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mariom990_redento

Un tributo a Jackie Stewart

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]Ho trovato un bellissimo video su Jackie Stewart, dovrebbe essere stato fatto dal canale Nuvolari qualche tempo fa.. Si respira proprio l'atmosfera di quegli anni! :)

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=wTl3HC88SaY

Edited by mariom990 redento

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Mi posso solo inchinare al pi? grande pilota della storia!!!

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Bellissimo video.

Stupendo quel controsterzo anche se mi sembra Cevert e non Stewart.

Edited by Aleksander87

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Bello bello, ma com'era bella anche la Tyrrell e la moglie di Stewart :asd:

Purtroppo ne abbiamo viste poche immagini di quegli anni

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Uno dei grandissimi, non c'? dubbio! :dirol:

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Stewart ? veramente il simbolo del pilota moderno: non pi? solo driver, ma uomo-immagine alle prese con sponsor, interviste, pubblicit? di ogni tipo, Televisione, testimonial di Case automobilistiche, conferenze, grande attenzione alla sicurezza in pista.

 

C'? un prima e c'? un dopo-Stewart.

 

Di certo Niki Lauda, che Enzo Ferrari chiamava "l'ebreo" per la sua massima attenzione ai soldi, ? stato l'allievo che ha messo a frutto nel modo migliore e prima di tutti gli altri la lezione di Stewart.

 

Jacky Ickx, grande pilota e grande avversario di Stewart, disse una volta: "A Stewart lo sport automobilistico probabilmente deve la sua sopravvivenza". E aggiunse: "Stewart ha spoetizzato la competizione, facendone una cosa seria".

Al che lo scrittore e giornalista Cesare De Agostini faceva notare "che in questo forse Ickx si sbagliava, perch? non ? detto che qualcosa di poetico non possa essere anche serio".

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Un altro dei vari aspetti di Stewart che mi ha sempre colpito e commosso ? stato il suo rapporto con il giovane pilota francese che lo affianc? alla Tyrrel negli ultimi anni di carriera, Cevert ( :cray: ), nel quale confidava molto ed aveva instaurato un bel rapporto oltre che professionale (maestro/allievo) anche personale (quasi, consentitemi, padre/figlio). :zizi:

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Quoto in pieno ***.

C'? un prima e un dopo Stewart.

99 gp corsi 27 vittorie 3 mondiali... che aggiungere?

Solo che Cevert era bellissimo e mette un'infinita tristezza sapere che orribile fine ha fatto un ragazzo con quello sguardo.

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Stewart ? una fusione tra Clark e Lauda... Imbattibile!!!

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Quoto in pieno *** - contribuisco con qualche immagine

 

 

Stewart è veramente il simbolo del pilota moderno: non più solo driver, ma uomo-immagine alle prese con sponsor, interviste, pubblicità di ogni tipo, Televisione, testimonial di Case automobilistiche, conferenze, grande attenzione alla sicurezza in pista.

 

 

stewarthallmark.jpg

 

Qui troviamo Jackie fare da testimonial della Hallmark Tapes ai grandi magazzini Woolworths (Novembre 1973)

 

 

Bello bello, ma com'era bella anche la Tyrrell e la moglie di Stewart :asd:

 

helenstewart.jpg

 

Helen Stewart - l'uomo con baffi e occhiali è il famoso giornalista inglese Alan Whicker (qui parodiato dai Monty Python) ->

Edited by brabham

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Aveva gusto Stewart...

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Jackie Stewart: da Mister “A.N. Other” a campione del mondo

 

29 marzo 2013 – Con Jackie Stewart, campione del mondo a 30 anni compiuti (è nato a Dunbarton, l’11 giugno 1939), il pilota di automobili da corsa diviene, anche e soprattutto, un professionista nel senso più ampio della parola. L’entusiasmo e la passione non bastano. Da buon scozzese, Jackie Stewart intende ricavare dalla sua attività un compenso adeguato ai rischi cui è esposto. Il atteggiamento, spesso criticato, ma che in fondo tutti giustificano, produce una sorta di rivoluzione. I “gentlemen” escono definitivamente dalla scena e l’automobilismo agonistico cambia volto con la conseguenza di far gonfiare a dismisura il bilancio di ciascuna scuderia o team e determinando il progressivo inserimento, in questo sport, di società totalmente estranee a esso. Inizia l’era degli sponsor.

 

La carriera professionistica di Jackie Stewart è tipica del personaggio. A proporgli di correre in automobile, per la prima volta, è il proprietario di due magnifiche vetture, una Porsche 90 e una AC Bristol, il quale non potendo utilizzare direttamente, per ragioni familiari, l’ottimo materiale che ha, lo mette sportivamente a disposizione di chi può servirsene vantaggiosamente. L’automobilismo agonistico, però non interessa Jackie Stewart o non ancora. Preferisce il tiro al piattello in cui eccelle. Oltre tutto le corse hanno già procurato non pochi affanni in famiglia. Il fratello Jimmy, rivelatosi più che promettente al volante di una Jaguar della “Ecurie Ecosse”, è vittima di una serie di incidenti che mettono in pericolo la sua vita. La mamma subisce un trauma dal quale si riprende a fatica.

 

Jackie-Stewart-primo-piano-436x291.jpg

 

Ma la seconda offerta mette fine alle esitazioni di Jakie. Nel frattempo ha avuto modo di provare l’ebbrezza della guida veloce girando per un’intera mattinata sulla pista di Oulton Park insieme all’amico Bob McIntrye, un nome in campo motociclistico. La macchina, l’AC Bristol è stata gentilmente offerta dal mecenate loro concittadino. Nei successivi tre anni Jackie, con la Porsche, l’AC Bristol e una Marcos, prende parte con successo ad alcune gare. Si cela sotto lo pseudonimo di “A.N. Other”, ma il padre è a conoscenza della svolta che la vita di Jackie ha subito. Anzi è felice è felice della scelta. Per molti anni Jackie ha collaborato con lui nel garage che possiede facendo di tutto, dal meccanico al “pompista” per il modico salario di 5000 lire la settimana. Nel 1962 si sposa con Helen. Si conoscono da anni. Il matrimonio felicissimo, allietato dalla nascita di Paul e Mark, è uno dei grandi eventi della sua vita. Lo è per tutti, ma più che mai per lui perché la stabilità psicologica che ne trae è una delle componenti, a suo avviso, di serenità in cui deve vivere un pilota di auto da corsa. Non è ancora un professionista. Prende parte a poche corse l’anno (otto, complessivamente, nel 1961 e ’62). Viene notato, però da David Murray, dinamico direttore della “Ecurie Ecosse” che, nel 1963, gli offre una Jaguar. Il gioco è fatto. Su 23 corse alle quali partecipa, Stewart ne vince 14 e conquista i trofei intitolati a Chris Bristow e Ron Flockhart. Anche Ken Tyrrell è favorevolmente impressionato dal suo stile, soprattutto dalla sua positività.

 

Jackie-e-Helen-Stewart-436x276.jpg

 

Sin dall’inizio Jackie concede poco alla platea. A vederlo correre non sembra impegnarsi. Non fa spettacolo, ma i tempi e i risultati che ottiene fanno già sgranare gli occhi. Ken Tyrrell, ex pilota, gestisce una scuderia di vetture di Formula 3 ed è in cerca di giovani talenti. Organizza una seduta di prove, che è anche un test psicologico, sul circuito di Goodwood. C’è anche Bruce McLaren, che è già qualcuno. E con grande sorpresa di tutti Jackie fa segnare tempi migliori del suo illustre compagno.

Tyrrell offre a Jackie una delle sue vetture e la proposta è tanto più allettante in quanto quest’ultimo sa che per fare veramente carriera occorre passare alle monoposto. Glielo ha detto il compagno e amico Jim Clark, già un grande nome della ribalta sportiva. Tyrrell propone a Stewart un contratto di 5 anni offrendogli 3000 sterline in contanti, ma lo scozzese respinge la proposta: preferisce rimanere indipendente. Ha già compreso che correndo in automobile si può guadagnare molto denaro. Comunque, nel 1964, sarà uno dei piloti di Tyrrell e vince 12 delle 14 gare alle quali partecipa. La stagione di Formula 3, da lui nettamente dominata, attrae l’attenzione di altri e piovono nuove offerte. A Stewart sembra che quella avanzata dalla BRM sia la più conveniente. Insomma è già arrivato alla Formula 1. L’esordio con la nuova marca è quanto mai promettente giacché nell’inverno 1964-65 vince il campionato di Tasmania. Il sesto posto nel GP del Sud Africa del 1965, prima prova di campionato mondiale, gli vale un punto, il primo della sua carriera, nella classifica per il titolo.

 

Il 1965 si conclude con una sola vittoria (GP d’Italia) ma i buoni risultati complessivamente conseguiti nel corso della stagione gli consentono di classificarsi la terzo posto nel campionato mondiale. Fra l’altro, sempre nel 1965, in coppia con Graham Hill, pilota a Le Mans la Rover a turbina. Il 1966 è un anno infausto. Lo inizia bene vincendo il Daily Express Trophy in apertura di stagione e il GP di Monaco, ma nella 500 Miglia di Indianapolis, gara alla quale partecipa per la prima volta, deve abbandonare quando è in testa e mancano solo otto giri al termine della gara. Una settimana dopo, nel GP del Belgio, incorre in un serio incidente. Non sono tanto le conseguenze (riporta la frattura di una spalla) quanto le circostanze a metterlo a tu per tu con la realtà delle corse.

 

Jackie-Stewart-Brm-Gp-Italia-1965-436x291.jpg

 

Dopo aver slittato sull’asfalto rimane intrappolato nella macchina in un lago di benzina. Graham Hill e Bob Bondurant corrono in suo aiuto, ma ci vogliono parecchi minuti prima che i due riescano a toglierlo dall’incomoda posizione con il rischio continuo che la benzina possa essere innescata dal tubo di scarico. Questa esperienza rafforza in lui la volontà di battersi per migliorare la sicurezza dei circuiti e delle corse in generale. Ne farà una crociata. Dopo sei settimane di convalescenza, riprende l’attività nel GP d’Inghilterra, ma la stagione si conclude in modo insoddisfacente. Ottiene tuttavia alcuni successi in Formula 2 con una Matra, sotto la guida di Ken Tyrrell. Soprattutto a causa del modesto rendimento del 16 cilindri BRM il 1967 è un anno avaro di soddisfazioni. Stewart ritiene di aver perduto del tempo prezioso e alla fine del 1967 accetta l’offerta di Tyrrell di correre ancora una volta per lui con una Matra F1 azionata dal motore Ford V8. E’ l’inizio di un più intenso e redditizio. Nel 1968 vince tre Gran Premi nonostante sia costretto a disertarne due per essersi fratturato un polso in una gara di F2 in Spagna. Con i successi ottenuti nel 1969 il titolo di campione del mondo è suo. Il vero successore di Jim Clark, morto nel 1968 a Hockenheim, è lui. Le sue quotazioni salgono alle stelle Il suo fiuto per gli affari ne fa un uomo di successo in tutti i sensi. Ormai ogni sua mossa è calcolata, ma nonostante tutto Jackie continua a essere disposto al dialogo e pieno di humor come al tempo in cui era soltanto Mr. “A.N. Other”.

 

Divenuto campione del mondo nel 1969, Jackie Stewart può condurre la sua crociata per la sicurezza delle corse con ben altra voce. “Non sono un vigliacco. Hanno chiamato me, Rindt e gli altri della nostra generazione “piloti latte e miele”; non sono d’accordo, poiché se c’erano da affrontare delle difficoltà noi non ci siamo tirati indietro. E’ che non vedo la necessità di fare gli interessi degli altri. Se si può fare qualcosa per aumentare i margini di sicurezza, noi dobbiamo pretendere quel “qualcosa” venga fatto. Siamo noi a rischiare la pelle; non sono né gli organizzatori, né i costruttori di macchine da corsa, né tantomeno il pubblico”.

 

Matra-F1-Jackie-Stewart-Nurburgring-1969-436x291.jpg

 

La crociata per la sicurezza non si limita alle parole. E’ sempre lui a voler andare come delegato della GPDA (Grand Prix Driver Association) a visionare i circuiti sotto il profilo delle misure protettive, è spesso lui ad adottare per primo nuove soluzioni atte ad aumentare il margine di protezione: è stato così per le cinture di sicurezza, è stato così per gli indumenti ignifughi e per i caschi. Naturalmente da quando è al vertice, Stewart non pensa che al modo di rimanervi più a lungo possibile. E rivedendo la vita dell’asso scozzese sino al suo definitivo ritiro dall’attività alla fine del 1973, bisogna dire che egli è perfettamente riuscito nel suo intento. Se si pensa superficialmente alla carriera di Jackie Stewart, si è portati a vederla come una linea di perenne ascesa, immaginando lo scozzese che passa da un piedistallo all’altro, da un trionfo a un altro trionfo. E invece non è così, poiché la storia di Jackie è ricca di insuccessi. Solo che egli sa minimizzarli, così come sapientemente sa supervalutare le sue affermazioni. Dopo il trionfo del 1969 e dopo la conferma dei ricchi contratti con Dunlop, Elf e Ford, Stewart conosce nel 1970 una annata no. Come mai? Per non perdere l’interessante rapporto con la Ford e nella convinzione (suffragata poi dai fatti) che la Matra con motore Matra non avrebbe fatto molta strada, Stewart e Tyrrell preferiscono sciogliere il sodalizio con i francesi per puntare su una nuova monoposto, che consenta al team di intrattenere buoni rapporti con la Ford.

 

stewart-436x291.jpg

 

Si decide di puntare sulla neonata March. La macchina è interessante, l’azienda è seria, ma i risultati non arrivano. Pur conquistando l’unica vittoria dell’anno per la March (al GP di Spagna), Stewart non appare molto soddisfatto della scelta. Ken Tyrrell, che non vuol perdere il suo pupillo, decide così di dedicarsi a una nuova attività; oltre che commercianti in legnami e manager della squadra, si improvvisa anche costruttore, Fa disegnare a Derek Gardner una monoposto (naturalmente con motore Ford) e in tutta segretezza porta avanti il progetto sino alla fase esecutiva. Stewart ha così a disposizione la nuova unità già nel GP del Canada 1970 e per 30 giri va più forte di Ickx e di Regazzoni, che con le Ferrari in quei giorni sono sulla cresta dell’onda. Nel 1971, ecco di nuovo Stewart volare in alto. Con la Tyrrell-Ford ormai a punto, con un compagno prezioso come François Cévert, con un team che lavora per lui in modo totale, i risultati non tardano ad arrivare. Si fa valere nei circuiti “guidati” come quelli di Barcellona e Montecarlo e vincendo poi altri tre Gran Premi lo scozzese è campione del mondo per la seconda volta. L’esatta combinazione di un uomo (Tyrrell) che si è dedicato con grande passione e con mostruosa meticolosità alle corse e di un pilota che alla sensibilità eccezionale del collaudatore unisce un’immensa classe fornisce come prodotto il successo.

 

Non vi sono dubbi. E a conferma di questa tesi vi è un precedente illustre, costituito dall’accoppiata Chapman-Clark, un altro binomio eccezionale nella storia della Formula 1. Sono condizioni psicologiche più che concrete a far sì che un campione diventi veramente grande. Ormai dominatore incontrastato, nel 1972 Stewart conosce un nuovo scacco, a opera del giovane brasiliano Emerson Fittipaldi, che porta ancora al successo la Lotus 72. Stewart, che è amico di Emerson come lo fu di Clark e di Rindt, non soffre troppo per la sconfitta. Ha già in mente i programmi futuri, sa che non durerà ancora molto la sua vita da zingaro. Durante il 1973, sempre con la fedele Tyrrell-Ford, Stewart sfida nuovamente Emerson Fittipaldi e stavolta lo batte alla fine di una stagione densa di emozioni, totalizzando cinque vittorie che gli consentono di stabilire il nuovo record di Gran Premi vinti da una pilota (27, in nove stagioni, su 99 GP ai quali ha preso parte).

 

Stewart-Tyrrell-1973-436x291.jpg

 

L’ultima corsa, che doveva essere il 100° Gran Premio e che avrebbe coronato, secondo un preciso programma studiato a tavolino, la sua carriera, è rovinata dalla morte del compagno di squadra François Cevert, perito durante le prove del GP degli Stati Uniti. François era il fedele “scudiero” di Stewart, l’uomo che ne avrebbe preso il posto come “numero1″ poiché aveva dimostrato di aver appreso assai bene la lezione dal “maestro”. Purtroppo non è stato così e Jackie, profondamente prostrato, preferisce non disputare l’ultima gara del campionato, fermandosi a quota 99.

14 ottobre 1973 “Da oggi io non sono più un pilota. Mi sono ritirato e ne sono felice, felicissimo. Anzi, non sono mai stato più felice di oggi”. Con queste parole Stewart annuncia la fine della sua carriera agonistica. Ma non per questo egli esce dal giro. Al contrario, mantiene tutti i contatti importanti e ai Gran Premi è sempre vicino al suo amico Ken Tyrrell, dando preziosi consigli ai nuovi piloti della squadra. Felice di aver abbandonato un mestiere che egli reputa assai rischioso, ha deciso di dedicare più tempo alla moglie Helen, e ai due figli Paul e Mark, senza però abbandonare quel mondo dorato e pieno di fascino che ha fatto di lui uno dei più grandi campioni del volante.

 

(Tratto da 25 anni di Formula 1 – 1975, di Piero Casucci e Tommaso Tommasi)

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