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luke36

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Everything posted by luke36

  1. luke36

    Elio de Angelis

    Veniva soprannominato il pilota gentiluomo. Uno dei miei preferiti ! <img src="http://a166.ac-images.myspacecdn.com/images01/52/l_c3c35877e1d314475336f7d24892c7ed.jpg" border="0" class="linked-image" /> <b><i>26 Marzo 1958 ? 15 Maggio 1986 </i></b> Chi era Elio ? Parlatene qui se vi va. <a href=" target="_blank">Elio</a> Ciao Elio <img src="http://www.geocities.com/chasey_uk/1984_Hockenheim_smoking.jpg" border="0" class="linked-image" /> Luke 36
  2. Topic ufficiale della leggenda brasiliana. Postate foto, video, articoli su Senna.
  3. luke36

    Marco Pantani

    Lo so. Non ? un topic automobilistico o che narra le gesta di un pilota che ha fatto la storia della F1. Per? ho sempre pensato che lo sport, qualunque sport fosse, sia fatto da uomini e donne prima di tutto e il mio ricordo ? per Marco Pantani, vittima di un sistema che lo ha esaltato per poi divorarlo indegnamente. Non star? qui a narrare le sue gesta o a scrivere di polemiche inutili. Ma pubblicher? un articolo di Umberto Galimberti, scritto il giorno della sua scomparsa (San Valentino 2004), per far riflettere su quanto spesso non sappiamo ascoltare il prossimo, incapaci di provare a capire chi ci sta parlando. Marco ? morto a Madonna di Campiglio. La sua frase rilasciata davanti alle scalette dell'hotel, erano semplicemente un grido di aiuto che nessuno ha voluto ascoltare. Ci sono eventi che scatenano una depressione fatale e quel giorno fu cos?. Un valore di ematocrito pari a 52 (un punto di scarto dal momento che il cut off era di 50 + 1 [di tolleranza]), quando solo pochi giorni prima al controllo fatto a Marco dopo un'altra tappa del giro il valore era stato di 46. Da medico ho sempre avuto sospetti su quel 52 e la ragione ? semplicissima: l'eritropoietina (EPO) non agisce immediatamente ma ha bisogno di settimane di terapia e settimane per dare una risposta midollare efficace. Ora come era possibile che in pochi giorni il suo ematocrito passava da 46 a 52 ? Inoltre stava stradominando il giro e che ragione avrebbe mai avuto di utilizzare sostanze dopanti che peraltro, per agire abbisognano di settimane ? Fu chiarissimo per me che qualcosa "puzzava". Ma anche se fosse stato vero quel 52, nessuno prese in considerazione una banale spiegazione: quel giorno Marco fece una impresa mostruosa: gli salt? la catena e perse parecchi secondi mentre il gruppo se ne andava. Ebbe difficolt? a recuperarlo. Pass? 70 corridori ! Prese la testa della corsa e stacc? tutti. Disperse molte energie e soprattutto liquidi e per questo si emoconcentr?. L'ematorcito si alz? per una banale non adeguata reidratazione nel post gara. Tutto qui. Non a caso il controllo che Marco fece a Monza pochissimi giorni dopo era normale ! Ora chi utilizza l'eritropoietina ha valori di ematocrito alti anche a riposo e allora su Marco avrebbero dovuto trovare valori elevati anche a Monza. Cos? non fu. Alcuni reagiscono in un modo, altri no. Marco vide in quel 52 una onta al suo professionismo e alle sue fatiche. E ne aveva ben donde ! Per questo vi chiedo di rileggere questo articolo perch? spesso accade che la mente di una persona, reagisca in modo devastante ad eventi per altri non significativi. Ma sta a noi saper riconoscere i segni di tale reazione negativa perch? il riconoscerli potrebbe significare salvare una vita. Buona lettura. Pantani nel deserto dei depressi di UMBERTO GALIMBERTI La cosa pi? sconvolgente nella tragedia di Marco Pantani forse non ? la sua morte, ma l'assoluta solitudine in cui era stata lasciato negli ultimi anni, quando le glorie del campione cedevano il posto alle sofferenze mute e forse abissali dell'uomo. Educati come siamo alla cultura dell'applauso non sappiamo neanche dove sta di casa la cultura dell'ascolto. Distribuiamo farmaci per contenere la depressione, ma mezz'ora di tempo per ascoltare il silenzio del depresso non lo troviamo mai. Con i farmaci, utili senz'altro, interveniamo sull'organismo, sul meccanismo biochimico, ma la parola strozzata dal silenzio e resa inespressiva da un volto che sembra di pietra, chi trova il tempo, la voglia, la pazienza, la disposizione per ascoltarla? Tale ? la nostra cultura. E allora il silenzio diventa tumultuoso, e la depressione prende a parlare, non con le nostre parole banalmente euforiche o inutilmente consolatorie, ma con quelle rotture simili alla lacerazione delle ferite quando il corpo le conosce come ferite mortali. ? a questo punto che lo spettro della morte si annuncia e inizia a parlare con il tono tranquillo di chi sa di tenere nelle proprie mani tutte le sorti. Fine del baccano indiavolato in cui quotidianamente tentiamo di esprimere la nostra gioia. Un baccano che ? la parodia del grido d'angoscia che, se fosse ascoltato, ci farebbe riconoscere un uomo nel deserto delle cose. Un deserto che si espande da quel presente muto, in cui il depresso disabita per invivibilit? ogni evento, al passato che ha desertificato glorie, trionfi e amori che non si sono radicati, progetti estinti al loro sorgere, ricordi che non hanno nulla a cui riaccordarsi, in quella solitudine frammentata dove l'identico, nella sua immobilit? senza espressione, coglie quell'altra faccia della verit? che ? l'insignificanza dell'esistere. Non si pu? parlare neppure di disperazione, perch? l'anima del depresso non ? pi? solcata dai residui della speranza. E le parole che alla speranza alludono, le parole di tutti, pi? o meno sincere, le parole che non si rassegnano, le parole che insistono, le parole che promettono, le parole che vogliono guarire languono tutte attorno al depresso, come rumore insensato. Il rumore che gli altri, quelli che un tempo applaudivano, si scambiano ogni giorno per far tacere a pi? riprese quella verit? che il depresso, nel suo silenzio, dice in tutta la sua potenza. Bisogna avere il coraggio di vivere fino in fondo anche l'insignificanza dell'esistenza per essere all'altezza di un dialogo con il depresso. E solo muovendosi intorno a questa verit?, che ? poi la verit? che tutti gli uomini si affannano a non voler sentire, pu? aprirsi una comunicazione. Comunicazione rischiosa, non perch? ci pu? trascinare nella depressione, ma perch? pu? tradire la nostra insincerit?. Il depresso infatti ? sensibile al volto che smentisce la parola, e il suo silenzio smaschera la finzione e l'inconsistenza. Per questo i volti dei depressi sono rigidi e pietrificati. Abitando la verit? dell'esistenza con tutto il suo dolore, essi non stanno al doppio gioco della parola che danza disinvolta nell'insensatezza della vita, o che, impegnata, indica una formazione di senso laggi? ai confini del deserto. Il depresso sa che il confine, come l'orizzonte, ? sempre al di l? di ci? che di volta in volta appare come confine e orizzonte, sa che non c'? felicit? nella sequenza dei giorni, che il sole che muore ? lo stesso che risorge, e che nel cerchio perfetto che il ritorno disegna naufraga il progetto che per un giorno s'era levato per reperire un senso nella vita. Si pu? spezzare questo cerchio tragico e perfetto? S?, se siamo capaci di ritrovare l'essenza dell'uomo che H?lderlin indica l? dove dice: "Noi siamo un colloquio" . Il colloquio ? fatto solo di parole, ma le parole non si dicono solo, si ascoltano anche. Ascoltare non ? prestare l'orecchio, ? farsi condurre dalla parola dell'altro l? dove la parola conduce. Se poi, invece della parola, c'? il silenzio dell'altro, allora ci si fa guidare da quel silenzio. Nel luogo indicato da quel silenzio ? dato reperire, per chi ha uno sguardo forte e osa guardare in faccia il dolore, la verit? avvertita dal nostro cuore e sepolta dalle nostre parole. Questa verit?, che si annuncia nel volto di pietra del depresso, tace per non confondersi con tutte le altre parole. Parole perdute per il senso profondo della nostra esistenza, che ogni giorno tentiamo di disabitare dietro le maschere in cui ? dipinta ovviet?, incrostazioni di felicit?, recitate euforie. Esaltarci per i trionfi o piangere per la morte sono gesti insufficienti al limite dell'ovvio, cos? come non basta batter le mani tanto per una vittoria quanto per il passaggio di una bara. La depressione chiede di pi?: non entusiasmi, non pianti, non applausi. La depressione chiede ascolto. Quell'ascolto che tutti abbiamo negato a Marco Pantani e che, a partire dalla sua morte, potremmo incominciare a inaugurare come primo segno di una cultura meno plaudente perch? pi? riflessiva, pi? attenta alla solitudine degli uomini.
  4. Ho deciso di rompere gli indugi ed aprire io il topic su Kimi. Qui potete esprimere tutte le vostre riserve sul pilota, sull'uomo, citarne le deblacle e quanto pi? vi pare. Ovviamente anche le cose che ritenete positive, i successi e gli apprezzamenti. SOLO DISCUSSIONI SULLA CARRIERA PASSATA DI KIMI, NON SUL RALLY O EVENTI ATTUALI PER I QUALI C'E' L'APPOSITO THREAD NELLA SEZIONE ALTRE COMPETIZIONI Sfogatevi :blum3:
  5. luke36

    Stagione 1985

    Vedevo la vittoria di Ayrton a Spa, sotto la pioggia, commentata da Ayrton stesso. Una review veramente bella poich? descritta dal pilota stesso, cosa non molto frequente. Alla partenza Prost si gira mentre Senna va via. Anche Mansell fece molte escursioni. Comunque nel 1985 non saprei quanti titoli mondiali piloti c'erano tra tutti quei nomi ! Spa - 1985 Luke 36
  6. luke36

    Bruno Senna

    Topic ufficiale su Bruno Senna
  7. Ho deciso di aprire un topic "ad hoc" su Juan Manuel Fangio, il cannibale della F1 degli anni '50. Colui che ha scritto la storia della F1 e che ne ha dato inevitabilmente le fondamenta. Lo far? facendo delle citazioni tratte da siti facilmente accessibili a tutti, nel tentativo di dare un'idea di quello che ? stato per la F1 e cosa ha rappresentato per il mondo, non solo quello automobilistico. Inizier? con la descrizione di Filippo Agazzini Fangio Juan Manuel, di Balcarce, dell?undici, da emigrati abruzzesi fu partorito, e a diciott? anni su e gi? nel Sudamerica, che gran gare per scomposte terre brulle d?agave di forza disputava. Gran Premio del Norde, ch? partiva da Buenos Aires a salire le Ande fino a Lima, e ritorno sempre spedito. A trentasette si spost? in Europa, all?Alfa Romeo, con Nino Farina, e nel 51 vinse il primo dei suoi cinque titoli. Lo vedevamo a Ospedaletti con Aurora, prendere le curve con la fulgida Maserati, il brillare del sole a picco sulla calotta, i muscoli sul maxi-volante a legno vivo. Fangio era l?orchestra a motore di serrata grancassa, su asfalto a tinta di grigio topo schiacciato, attorno le campagne tutte olivari, ogni movimento un rischio a morte, ogni colpo di accelerata un segno della croce in tuffo al cuore. Su un cumulo di terra a Monza, stanco e provato, dopo aver strappato per centimetri la pelle al camposanto, i meccanici pagati a percentuale, pens? la prima volta al ritiro. Lasci? nel 58, dicendo semplicemente: E? finita, l?occhio sempre vivace, la forza ancora intatta, lo ricordavo a Monza sulla Maserati, sempre o spesso davanti, airone spesso planante, gran tempesta di ruote, calmo e gatto mammone, sulle strade normali il pi? prudente, uomo tranquillo e serio, lo vedevo di nuovo a Ospedaletti su quella curva secca che la lucidava, e la rendeva argento, e lo specchio asfalto, e la morte allontanata a brusco sterzo, e tempi a disastro, di lamiere contorte come carta, rischio di quota cento, Fangio sterzava dei volanti da camion con rimorchio, d?assenza servosterzo, in muscoli d?acciaio pieno torniti, per anni sollevava le strade come un tornado urlante. Fangio lo ricordo saettare da lontano, col rombo di minacciante bomba, dietro la curva un missile di terra a tutta fionda, ruote pesanti in rullo quasi di cingolo, l?asfalto un cielo di stelle nere, il cielo il circuito ideale dopo il traguardo ultimo della gara di tutti. Inoltre questo bellissimo articolo che ci da una pallida idea del ruolo di Fangio nella storia dell'uomo ! Mercoled?, 5 Settembre 2007 IL SEQUESTRO DI JUAN MANUEL FANGIO - La missione simbolica per annunciare al mondo l?inizio della rivoluzione cubana - Per il pilota argentino Juan Manuel Fangio era soltanto una gara da correre su un circuito cubano. Non sapeva che quell?appuntamento automobilistico si sarebbe tramutato in una vicenda politica che avrebbe attratto l?interesse dell?opinione pubblica del pianeta su Cuba. Era un pilota capace di sfidare le curve pi? rischiose pur di arrivare primo al traguardo. Aveva voglia di volare quando accendeva la sua vettura per gareggiare nelle competizioni di Formula 1. L?automobilismo degli anni ?50 ebbe un eroe argentino che si chiamava Juan Manuel Fangio. Aveva vinto 5 volte il Mondiale piloti ed era stato alla guida di bolidi che erano un vero sogno di velocit?, dalla Maserati alla Mercedes, fino alla Ferrari. Nel 1958 aveva 47 anni ed era ormai deciso a ritirarsi dalla sua attivit? di corridore, ma prima di lasciare le piste accett? di partecipare ad una gara che si sarebbe svolta a Cuba. Juan non poteva immaginare che si stava per imbattere in un?avventura destinata a tramutarsi in un caso internazionale. Nel 1958 Cuba era un paese in bilico tra sogni di rivoluzione ed una realt? caratterizzata dal terrore, per le azioni repressive del sanguinario dittatore Fulgencio Batista. Giovani ribelli come Fidel Castro ambivano a conquistare il potere sull?isola e per questo l?instabilit? sociale di Cuba era sempre pi? tangibile. Fu in quel tragico scenario che sbarc? Juan Manuel Fangio per prendere parte ad una gara automobilistica, che per la propaganda di regime doveva essere la dimostrazione che all?Avana tutto era sotto controllo. Per paradosso per? quella gara avrebbe rappresentato sul piano simbolico, l?inizio di una svolta per il futuro di Cuba. L?atmosfera che dominava a Cuba in quella notte era di grande entusiasmo. Mancavano solo poche ore al grande evento, che tutti attendevano da tempo. Erano poche le circostanze capaci di suscitare una cos? accesa gioia popolare come per il Gran Premio automobilistico di l?Avana. Nella bella isola cantata dai poeti e destinata ad un futuro sempre pi? travagliato, c?era un regime che lasciava davvero rari motivi di felicit? ad un popolo che sembrava condannato ad un?indigenza cronica. Come in tutte le epoche per?, anche in quel 1958 la gente pi? semplice sognava grazie alle gesta di un divo del cinema o di un fuoriclasse dello sport. In quei giorni l?idolo di Cuba era Juan Manuel Fangio. La corsa in terra cubana per Juan Manuel Fangio, il grande pilota rinomato in tutto il pianeta, doveva rappresentare solo un?ulteriore conferma del suo grande talento nel guidare quei bolidi, che alla fine degli anni ?50 apparivano ai pi? come oggetti simili ad astronavi. Erano delle potenti vetture da corsa che sfrecciavano accanto a strade sterrate, nelle quali al massimo passeggiavano cavalli stanchi e ignari della velocit?. Per il popolo cubano Juan era come l?ambasciatore della modernit? che avrebbe sfiorato quelle povere baracche. Nessuno per? avrebbe mai potuto ipotizzare la circostanza straordinaria che si sarebbe verificata la notte prima della gara. Il pilota che per tutti era il miglior corridore al mondo, stava per essere coinvolto in una vicenda sensazionale, che avrebbe avuto risonanza internazionale, e non per un fatto puramente sportivo. Juan, nella notte di domenica 23 febbraio, si trovava nell?hotel Lincoln di l?Avana e come alla vigilia di tutte le gare che doveva affrontare, stava seguendo un preciso rituale. La meditazione e la chiacchierata con i meccanici che il pilota argentino faceva a poche ore da una corsa, secondo molti suoi estimatori, era il vero segreto per vincere sempre. Ma quella notte le riflessioni di Fangio vennero bruscamente interrotte da un incredibile e terrorizzante imprevisto. Juan Manuel Fangio, il pilota pi? amato del pianeta, mentre si trovava in un hotel di l?Avana si sent? chiamare cordialmente dalla voce di un uomo che gli sembr? di non aver mai sentito prima di quel momento. Il campione stava discutendo con i suoi meccanici dell?assetto tecnico che avrebbe dato alla gara dell?indomani. Quando la sua conversazione venne interrotta da quel misterioso individuo che parlava con il tipico accento spagnolo con inflessioni cubane, sin da subito Juan pens? che si trattasse di un ammiratore.. ma si sbagliava: l?identit? di quell?ambiguo personaggio era molto pi? preoccupante. Il pilota strinse la mano ad un uomo che non conosceva credendo che fosse un suo estimatore che aveva trovato il coraggio di avvicinarsi a lui per conoscerlo. Bast? un istante per? per far capire a Juan che si trovava in una trappola. L?individuo infatti gli disse, anche con una certa cordialit?, che avrebbe dovuto seguirlo, e che da quel momento era sotto sequestro. A tutti fu subito chiaro che non si trattava di un militare, ma di un rivoluzionario, ed opporre resistenza avrebbe significato soltanto mettere in pericolo l?incolumit? di Fangio. Il pilota segu? quell?uomo senza avere molte spiegazioni. Da quel momento fangio era sotto sequestro. Juan segu? il terrorista per raggiungere un?automobile che era parcheggiata in strada, proprio davanti all?hotel. Fangio venne fatto salire su quell?auto, che non appena lo caric?, part? a tutta velocit? verso una meta misteriosa che sarebbe stata la prigione del campione. L?unica richiesta di Juan a quei terroristi fu di non fargli del male. Disse anche che lui avrebbe potuto offrirgli qualsiasi somma di denaro per essere rilasciato al pi? presto. Un enigma restava per? del tutto irrisolto. Perch? quegli individui avevano scelto proprio lui per realizzare il loro colpo? Per Cuba era l?evento dell?anno, la gara automobilistica nella quale avrebbe gareggiato anche il pilota pi? rinomato al mondo, l?argentino Juan Manuel Fangio. Davvero a nessuno per? venne in mente che l?asso delle curve a l?Avana avrebbe corso il serio rischio di essere rapito da qualche banda armata. Il pilota, non avendo alcuna scorta, fu sequestrato da un gruppo di rivoluzionari non ben identificato. Juan voleva al pi? presto conoscere le richieste di quegli individui, che si dichiararono membri del Movimento 26 luglio comandato da un giovane e coraggioso ribelle destinato ad essere un protagonista della storia del ?900. Si chiamava Fidel Castro. Il sequestro di persona avvenuto senza alcuna sparatoria che somigliasse ai film d?azione di Hollywood, conferm? una delle caratteristiche psicologiche comune a tutti i grandi piloti come Juan Manuel Fangio. Aveva una capacit? immediata di affrontare la peggiore delle circostanze con immediato coraggio, come quando ci si trova a sfrecciare a 250 all?ora davanti ad una curva. Fangio ebbe anche il sangue freddo di chiedere ripetutamente spiegazioni ai suoi sequestratori affinch? gli comunicassero le motivazioni di quell?incomprensibile assalto. Dopo le domande di Fangio sulle ragioni del suo sequestro, i ribelli furono sin da subito espliciti. Dissero di non volere alcuna somma di denaro per liberarlo e spiegarono che la loro azione era puramente dimostrativa, ai fini di ledere l?immagine del regime dittatoriale di Fulgencio Batista, che proprio in quei giorni stava attraversando una grave crisi politica. L?intero evento della gara automobilistica doveva infatti rappresentare una manifestazione propagandistica, che inevitabilmente avrebbe finito per strumentalizzare la stessa figura dell?asso argentino. La psiche di un pilota vincente si regge sempre su un sofisticato equilibrio fatto di spregiudicatezza, coraggio e velata follia. Non fu di certo casuale che nei primi minuti del sequestro Juan mostr? quasi una spavalda indifferenza per l?arma che gli era stata puntata addosso. Pens? anche che si trattasse di una pistola giocattolo e che tutta l?intera operazione altro non fosse che uno scherzo ordito contro di lui dai suoi meccanici. Ci volle un po? perch? Fangio comprendesse che il suo rapimento non era una messinscena, ma il risultato di un piano architettato con estrema precisione da un gruppo di astuti rivoluzionari. A circa un?ora dal sequestro, l?auto sulla quale si trovava Fangio venne fermata ad un posto di blocco dalla polizia cubana. Il pilota si trovava accasciato e il fugace e superficiale controllo permise ai rapitori di continuare la loro missione. Juan cambi? automobile per due volte, poi venne portato nel luogo dove sarebbe stato tenuto nascosto sino alla fine della gara automobilistica. Quei sequestratori non fecero mai del male al corridore argentino, anzi: Juan venne trattato con molta riverenza e, fatto abbastanza anomalo in un rapimento, non gli furono mai bendati gli occhi. Fangio vide in volto i suoi sequestratori. Nella casa dove venne condotto c?erano molte persone che festeggiavano il successo dell?operazione. Juan cap? che in breve tempo sarebbe tornato al suo hotel, ma era comunque meglio non essere troppo ottimisti, in quanto nei suoi confronti era stato pur sempre commesso un grave reato. Le scuse che gli porsero i rivoluzionari lo rasserenarono, ma immediatamente la sua calma venne interrotta da un?ipotesi agghiacciante che nei complicati meccanismi di quella societ? cubana poteva rappresentare una circostanza non impossibile da verificarsi. Fangio cap? che la sua vita era comunque in pericolo. La notizia del sequestro del pi? famoso pilota di Formula 1 di fine anni ?50 si diffuse da New York a Parigi in pochi minuti e l?opinione pubblica venne sconvolta da quell?inattesa vicenda. Per comprendere lo shock che gener? la notizia del rapimento di Juan Manuel Fangio, si potrebbe fare un paragone con il presente, dicendo che per tutti fu come se oggi, poco prima di scendere in pista, venisse sequestrato Valentino Rossi. All?epoca il fatto gener? molta emozione nonostante i rivoluzionari del Movimento 26 luglio affermarono sin dal primo comunicato che il pilota argentino sarebbe stato trattato con assoluto rispetto. Il vero problema che preoccupava Juan era come e quando sarebbe stato liberato: doveva evitare di ritrovarsi faccia a faccia con i brutali scagnozzi del dittatore Fulgencio Batista. La gara sul circuito cubano si svolse senza Fangio. Per gli uomini della futura rivoluzione, la missione era compiuta per? soltanto in parte. Per loro infatti era un punto d?onore non mettere a rischio il pilota. La preoccupazione era dovuta all?etica del dittatore Batista, che pur di additare come assassini i ribelli con a capo Fidel Castro, sarebbe stato pronto ad ordinare l?omicidio di Fangio, per poi accusare gli uomini del Movimento 26 luglio. Il dilemma non era di certo facile da risolvere, ma non c?era tempo da perdere: ad ogni ora che trascorreva, aumentavano i rischi che il sequestro si tramutasse in una tragedia. quel 1958, per Cuba, era un anno davvero instabile. Da una parte c?erano i ribelli del Movimento 26 luglio che facevano riferimento ad un giovane Fidel Castro, e dall?altra il regime sanguinario di Fulgencio Batista. Fu in quel clima politico che sfiorava la psicosi generale che avvenne il sequestro del pilota di Formula 1 Juan Manuel Fangio. I rapitori che avevano compiuto quell?azione soltanto per dimostrare al mondo il profondo malcontento del popolo rispetto al dittatore cubano, erano pronti a rilasciare il campione. La faccenda era durata poche ore e per quanto potesse apparire facile restituire la libert? al pilota argentino, in realt? i rischi che questi venisse assassinato dagli scagnozzi di Batista pur di far ricadere la colpa su Fidel Castro erano molto alti. Bisognava procedere con attenzione. Qualsiasi passo falso avrebbe potuto condurre Fangio alla morte. Per evitare che i soldati del dittatore Batista gli facessero del male, i rapitori di Fangio pensarono di rilasciarlo in una chiesa. Fu per? un?idea del campione quella di telefonare all?ambasciatore argentino ed annunciare che di l? a poco sarebbe giunto in compagnia di una donna e di due giovani. Ancora una volta era d?obbligo agire con molta cautela, perch? in caso di soffiata, la polizia di regime avrebbe potuto organizzare un?imboscata, durante la quale si sarebbe certamente accesso un conflitto a fuoco. Sia la vita di Juan Manuel Fangio che quella di alcuni rivoluzionari erano a rischio. L?azione di rilascio del pilota argentino si svolse in modo perfetto e fulmineo. Fangio venne accompagnato all?ambasciata argentina da alcuni misteriosi rivoluzionari che poi fuggirono. Il pilota era salvo. Il suo sequestro era durato 27 ore ed aveva accresciuto la sua gi? straordinaria popolarit?. Anni dopo quel rapimento i guerriglieri con a capo Fidel Castro, che aveva ormai conquistato il potere su Cuba e spodestato il dittatore Fulgencio Batista, invitarono il pilota ad andare come ospite d?onore nell?isola, scusandosi ancora una volta per quanto era avvenuto. Ancora oggi all?hotel Lincoln, dove avvenne il sequestro di Fangio, c?? una targa che ricorda quella vicenda come una delle azioni simboliche pi? incisive per colpire il regime batista e per portare avanti il sogno, poi realizzatosi, di liberare Cuba. Ed infine concluderei con un video Juan Manuel Fangio Ed infine una perla: la conversazione tra Fangio e Senna in .mp3. Buon divertimento. Fangio and Senna Luke 36
  8. luke36

    Stefano Modena

    Un pilota italiano di cui ho sempre ammirato le qualit? ? stato Stefano Modena. Purtroppo talento incompreso da moltissimi e soprattutto dalla Ferrari. Mi piace ricordarlo con un "tribute" molto bello, il cui autore ? secondo me, da ammirare e che mi farebbe molto piacere si facesse vivo su tale sito. Inoltre allego link di una recente intervista, guarda caso fatta da una persona a noi assai nota e competente :aham: Postate tutto ci? che ricordate di Modena che ? scomparso troppo presto dal mondo della F1 e con rimpianto. Tribute La sua storia raccontata da Stefano Modena Stefano Modena e Ivan Capelli ***
  9. luke36

    Robert Kubica

    Prendo spunto da questo articolo per aprire un topic "ad hoc" su Kubica. Leggendolo mi ha colpito la capacit? del pilota di essere molto obiettivo ed equilibrato, lontanissimo da altri "giovani" che si lanciano in proclami della serie ... ora vado, spacco il mondo e poi torno. Semmai il pilota polacco si ? fatto una robusta gavetta nei kart e con eccellenti risultati, per poi fare il collaudatore BMW, prima di ottenere buoni risultati in Formula Renault 2000. Insomma, un pilota che non si ? mai montato la testa, senza ricevere favori da nessuno. Kubica: "Il gap dai top team e' troppo grande per pensare al titolo" Secondo Robert Kubica il gap della BMW Sauber dai due top team della F1 si e' ampliato dall'inizio della stagione 2008. Dopo l'incidente in pitlane a Montreal tra Lewis Hamilton e Kimi Raikkonen, il polacco della BMW era riuscito, grazie alla sua prima vittoria, a portarsi in testa al mondiale. Ma dopo il quinto posto in Francia, durante i test di Silverstone, Kubica si e' detto pessimista riguardo le sue chances di restare in lotta per il mondiale. "Non siamo rimasti con Ferrari e McLaren. Sembra che non abbiamo migliorato abbastanza e il gap e' piuttosto grande, a Magny-Cours era di quasi un secondo" ha dichiarato ad ITV, spiegando che a suo parere il team ha preso alcune decisioni sbagliate in preparazione della gara francese. "Ad essere onesto, con la nostra vettura, anche con le migliori prestazioni possibili il miglior risultato di merito e' il quinto posto. E non e' abbastanza" ha aggiunto, spiegando che la sua posizione in classifica riflette anche i problemi tecnici e gli errori dei piloti di Ferrari e McLaren. "Questo e' il motivo per cui sono ancora li', ma se inizieranno a non avere problemi e a non fare errori sara' molto difficile tenere il loro passo". Penso che non serve solo andare forte in pista per fare il pilota ideale, ma anche essere "intelligente" e "oculato" nei commenti. Luke 36
  10. Molto spesso si sono aperte discussioni interminabili su chi fosse il pi? grande di tutti i tempi e sappiamo quante pagine si sono spese per tentare di dimostrare le proprie ragioni, a volte non proprio obiettive. Ma altrettanto spesso dimentichiamo di "tentare di leggere nelle stagioni passate" la vera eccellenza che di fatto ha dato e da la chiave di lettura e quindi di interpretazione su chi ha corso nelle stagioni pi? dure, sia tecnicamente che agonisticamente parlando. La foto qui sotto dovrebbe far riflettere in molti e portarvi a postare le vostre idee. Ma quello che ? certo ? che i quattro nella foto, in pista, hanno conquistato ben 11 (undici) campionati mondiali ! E non mi soffermo a parlare anche del resto della concorrenza (Alboreto, Arnoux, De Angelis, Rosberg etc). Luke 36
  11. luke36

    Funny F1

    Ci sono montagne di filmati che trattano del lato "divertente" della F1. Indipendente dalle generazioni, si ride sempre http://www.youtube.com/watch?v=7h4r0Mkfmkg
  12. luke36

    Mark Webber

    Difficilmente mi è capitato di cambiare idea su di un pilota di F1 ma su Mark Webber mi devo assolutamente ricredere. Quest'anno sta veramente impressionando soprattutto per le prestazioni realmente al limite, non raggiungibili se non con grandissima difficoltà da parte del più quotato Vettel. Eppure, fatto salvo alcune sue tipiche distrazioni di guida o cappelle che definirei "tipiche", quello che mi piace di più è il carattere ! Forse perchè sono stato abituato bene con i vari Prost, Senna, Piquet, Mansell e altri ma Webber ha anche il coraggio delle sue azioni. Da 10 e lode la frase pronunciata via radio al termine della gara, ancora più grande il suo rimettere in discussione il suo rinnovato contratto. Insomma dopo tanto ho rivisto le "palle" rispuntare dalla tuta di un pilota di F1. Questo ha contribuito secondo me a dare pepe all'annata e rivalutare la figura di Webber ! http://www.youtube.com/watch?v=oKMcGPxb_98 Cosa ne pensate ? Non vi piace un pilota che dimostra di avere gli attributi ?
  13. luke36

    Phil Hill

    Ci ha lasciati Phil Hill. <!--sizeo:2--><span style="font-size:10pt;line-height:100%"><!--/sizeo--><b>F1: morto Phil Hill, vinse mondiale '61 in Ferrari </b><!--sizec--></span><!--/sizec--><!--sizeo:2--><span style="font-size:10pt;line-height:100%"><!--/sizeo--> <!--sizeo:2--><span style="font-size:10pt;line-height:100%"><!--/sizeo--><!--sizec--></span><!--/sizec-->WASHINGTON - E' morto oggi in seguito a una malattia l'ex campione del mondo di formula 1 Phil Hill. Hill era affetto dal morbo di Parkinson ed ? morto all'ospedale di Salinas, in California, dove era stato recentemente ricoverato. Aveva 81 anni. Hill ? stato l'unico pilota americano a vincere un campionato mondiale. Vinse il mondiale con la Ferrari nel 1961. <!--sizec--></span><!--/sizec--> <a href="http://www.philhill.com/" target="_blank">Official WebSite</a> Luke 36
  14. Sulla base del topic relativo alle macchine raccapriccianti, apro quello sulle macchine splendide. Ovviamente mi riferisco a macchine retr?. Sarebbe troppo facile perscarle tra le attuali. Inizio io. Probabilmente causer? qualche conato di vomito ma per me rimane una delle pi? belle mai viste e se potessi ne prenderei una distrutta e la darei in mano a un tizio che vive in Alaska .... Corvette Sting Ray 1967 http://www.youtube.com/watch?v=24PCjiaiplA Bellissimo vedere le fasi del restauro di questa Corvette. A partire dall'acquisto della "carcassa" fino al filmato postato. Ovviamente non posso non esimermi dal farvi ascoltare il rombo http://www.youtube.com/watch?v=nZRcdGn-p2A A voi Luke
  15. Quante volte è capitato di saper riconoscere un motore soltanto dal suono ? Ecco, credo che sia molto didattico poter imparare ad ascoltare un motore, come si fa per la musica d'orchestra, affinchè si abbia una idea di quello che sentiamo con le nostre orecchie. Inizio con il suono di un V16, come potrebbe essere ad esempio quello della Bugatti Veyron, di cui posto anche l'assemblaggio. Il sito, www.sonory.org è decisamente una sorpresa. Provare per credere --> http://www.sonory.org/examples.html http://www.youtube.com/watch?v=yDBBnfhVwaY http://www.youtube.com/watch?v=2LbVeR0J7E4 Spero di fare cosa gradita a noi "fumati" di motori
  16. luke36

    Stagione 1991

    Carissimi members, ho pensato di iniziare una review delle passate stagioni attraverso l'ausilio delle sole immagini e video. Modo molto semplice e immediato per ricordare e commentare il passato. Il 1991 rappresenta certamente una stagione molto importante. La stagione che vede risorgere la Williams ad esempio. Qui un bel montaggio video da cui iniziare la discussione. Sperando che emergano interessanti spunti di riflessione e crescita, come sempre. Buon divertimento ! Luke 36
  17. luke36

    917

    Un numero. 917. Gli appassionati di motori sanno di cosa si parla. Probabilmente quel numero si identifica con un simbolo. Porsche ? diventata grande grazie a quel numero. Di cosa si parla ? Semplicemente della pi? vincente, della pi? famosa auto da corsa della storia dei motori come noi la conosciamo. Era il Salone Internazionale dell'automobile di Ginevra - 13 MARZO 1969. Nasceva il mito 917 ! Nella foto Ferdinand Pi?ch (destra) Gerhard Mitter (sinistra) posavano al fianco di quella che sarebbe diventata per lo sport di durata l'incona inarrivabile. L'esempio da imitare. La rivale da battere. Proprio quest'anno ? ricorso il 40? anniversario della nascita della Porsche 917. L'argomento che propongo ? realmente ponderoso. Impossibile da sviscerare da solo. Argomento che potrebbe diventare meritevole di essere collocato nella nostra enciclopedia. Omaggiare una automobile da corsa ? impresa titanica, soprattutto narrarne 40 anni di storia, vittorie e drammi agonistici. Quindi inizia oggi nella sezione Amarcord, il tentativo di narrare le vicende di un mito, attraverso ricerche bibliografiche, filmati, racconti dei protagonisti e quant'altro. Buon lavoro. Luke 36
  18. luke36

    Kojima KE009

    Kojima KE009 Chi ne sa di pi? ? Bellissima. Luca
  19. Steve McQueen è stato forse colui che ha meglio impersonificato il "trait d'union" tra il mondo dei motori e quello del cinema. E probabilmente è stato colui che ha, insieme a Paul Newman, saputo rendere credibile tale particolare simbiosi tanto che dopo la 12h di Sebring del 1970, insieme a Peter Revson su Porsche 908, destò l'ammirazione degli addetti ai lavori vincendo la sua categoria e arrivando a pochi secondi dal vincitore, Mario Andretti/Merzario su Ferrari. In particolare a tanti anni di distanza da quella impresa, si mette in discussione il risultato finale ed in particolare che il vero vincitore delll 12h di Sebring non fosse stato Andretti ma McQueen ! L'articolo che posto è molto interessante e se fosse confermato, avremmo McQueen vincitore della 12h di Sebring. Storia riscritta ? Nella foto Andretti/Merzario e McQueen/Revson, rispettivamente su Ferrari e Porsche. http://www.youtube.com/watch?v=f8vKwknEON8 Steve McQueen - Intervista ***
  20. Ho riflettuto molto se aprire un topic simile ma leggendo i vari interventi nei diversi argomenti trattati, emerge sempre la "mediocrit?" di Autosprint. Allora mi sono chiesto se sia possibile che in Italia l'informazione motoristica si basi sulla suddetta rivista e che, di fatto, non esista una concorrenza leale e soprattutto di contenuti. Saranno ormai decenni che Autosprint ? solo un nome per me. Grazie ad internet, l'informazione motoristica si ottiene da testate internazionali molto prestigiose. Forse non sarebbe sbagliato se il nostro forum provvedesse anche a fare una sorta di rivista telematica senza fini di lucro, dal momento che qui scrivono forumisti di qualit? e molto preparati. Pertanto la mia proposta ? la seguente: potrebbe mai nascere una rivista telematica di Motorionline.com ? Io so solo che parteciperei molto volentieri alla stesura di qualche articolo. La domanda ? rivolta soprattutto agli amministratori del forum.
  21. luke36

    Marco Pantani

    Durante la famosa intervista di Min? a Marco: Min?: "Perch? non vai al giro di Francia e lo vinci?" Marco: "Perch? qualcuno dubiterebbe..." Cos? si muore di depressione.
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