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RL83

Per conoscere un po' meglio alboreto..

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Michele Alboreto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando accadono tragedie come questa, saltano subito alla mente ricordi, aneddoti, situazioni, che si affollano confusamente e dolorosamente, in cerca ognuno di uno spazio, anzi, dello spazio maggiore. Fra essi, ce ne sono alcuni che si fanno largo con pi? prepotenza. Gran Premio del Brasile 1992, alla fine delle prove, Michele Alboreto ? accreditato del 14? tempo con la sua Footwork-Mugen: 1'19?533, mentre Nigel Mansell ? in pole position con un incredibile 1'15?703. Un tempo, quello del pilota della Williams-Renault pigliatutto di quella stagione (che consentir? al britannico di vincere il mondiale a mani basse), inferiore addirittura di un secondo al rilievo cronometrico fatto registrare da Riccardo Patrese, suo compagno di squadra. Di fronte a tanta superiorit?, Alboreto ci lanci? una delle sue battute: ?Per favore, vai a chiedere a Mansell se fa la stessa nostra pista!?. Per poi concludere con un sarcastico: ?La cosa pi? intelligente che c'? su quella macchina, comunque, sono le sospensioni?. Come si ricorder?, infatti, quello era il periodo in cui le monoposto di Formula 1 adottavano appunto sospensioni dotate di sensori capaci di rilevare l'andamento dell'asfalto, e di regolare di conseguenza l'assetto della vettura. A fine corsa, Alboreto acciuffer? un punto con un sesto posto insperato: ?Dopo questo risultato, con questi mezzi, ti lego a un giuramento ? ci disse lasciandosi andare a un abbraccio emozionato -: devi sempre venire tu come inviato. Mi porti troppa fortuna per permetterti di startene a casa!?. Sempre in quella occasione, Giovanna Amati aveva tentato di qualificarsi con la sua Brabham-Judd, restando fuori dallo schieramento, come nelle due precedenti occasioni in Sud Africa e Messico. Michele Alboreto comment? cos? la cosa: ?Io non sono antifemminista, ma con tutti i lavori che pu? fare una donna, proprio questo doveva scegliere???. Monza 1988. Anche questo Gran Premio, come tutti gli altri precedenti della stagione, sembra essere appannaggio della McLaren-Honda: questa volta, ad avviarsi alla vittoria ? Senna, che a fine anno far? suo il mondiale (mente la sua squadra vincer? 15 gare su 16 anche grazie a Prost, unico contendente del brasiliano!), ma alla prima variante, quando manca un giro al termine della corsa, Senna incontra la Williams-Judd del doppiato Schlesser alla prima variante, che per un'incomprensione manda ?Magic? fuori pista. Il popolo ferrarista esplode in un boato di gioia, perch? le due Ferrari di Berger e Alboreto passano cos? al primo e al secondo posto: posizioni con le quali taglieranno il traguardo. Relativamente a quella gara, gli chiedemmo se non avesse accarezzato l'idea di attaccare il suo compagno di squadra e superalo, regalando a se stesso e ai tifosi della rossa un successo tutto italiano: ?Certo che c'ho pensato ? rispose -. Ho pensato di fare qualche sbuffo nell'interfono quando dai box mi dicevano di mantenere le posizioni: cos? avrei potuto dire che la radio funzionava male e non avevo sentito niente. E questo perch? ero pi? veloce di Gerhard. Poi ha prevalso il mio spirito di squadra e ha vinto il mio compagno?. Un vero peccato quell'88, che avrebbe rinverdito la vittoria di Ludovico Scrafiotti nel '66: l'ultima di un pilota italiano a Monza con una Ferrari. Una vittoria che certamente Enzo Ferrari avrebbe voluto per Michele Alboreto, proprio come era avvenuto 22 anni prima con Scarfiotti, quando il grande vecchio fece sapere ai suoi uomini che avrebbe gradito la vittoria di un pilota italiano. E cos? era stato, con Parkes che aveva scortato come una chioccia il suo compagno di squadra torinese fino al traguardo. Altri tempi, altri sentimenti. Sentimenti che scandivano anche la personalit? di Alboreto. Gran Premio di Francia del '90. Nel paddock, siamo con Michele a parlare delle possibilit? per una gara che per lui si presenta difficile con quello schieramento in 9? fila: in gara, la sua Arrows-Ford gli consentir? solo il 10? posto. Si avvicinano alcuni colleghi giornalisti per alcune interviste, ma contemporaneamente tenta di farsi largo con la sua carrozzella anche un portatore di handicapp. Che resta inesorabilmente alle spalle dei nuovi venuti, coperto, ma visibilissimo per Michele, che non sente neanche le domande che cominciano a fioccargli, avviandosi decisamente verso questo ragazzo sulla carrozzella. Gli firma l'autografo con tanto di dedica su una sua foto per poi dirgli: ?Mi raccomando, domani fai il tifo per me!?. E tornare quindi al dovere delle interviste. Ma prima aveva assolto a un altro dovere morale, per lui ben pi? importante. Alboreto era anche, dome detto, il tipo cui piaceva molto scherzare, nella maniera? pi? seria. Come accadde a Imola nel '92, dopo il warm-up: il tabellone dei tempi metteva al primo posto Michele Alboreto con la Footwork-Mugen. In prova, aveva staccato l'11? tempo e in gara sarebbe arrivato 5?, come nel precedente Gran Premio di Spagna, a conferma del ruolo di portafortuna che ci aveva assegnato. La meraviglia per quel tempo realizzato nel warm-up che metteva in fila tutti, colse di sorpresa anche noi, che ci precipitammo a chiedergli cosa avesse cambiato sulla sua macchina: ?Cosa vuoi che abbia trovato di tanto miracoloso: niente! Ho solo messo pochissima benzina: volevo essere ancora una volta davanti a tutti?. E gi? una risata generale, a spiegazione, se cos? si pu? dire, di quel ?tempone? improbabile. Avrebbe potuto barare, come tanti altri: dire cio? che aveva girato col pieno come tutti, ma non era da lui. Rigoroso e scrupoloso fino all'inverosimile, era serio anche quando scherzava. Un giorno di fine '92 ci telefon?: ?Senti, per l'anno prossimo passer? alla Scuderia Italia: ci sar? una presentazione Arexons a Firenze e io ho chiesto che a presentare l'evento sia tu?. Sulle fiancate della Lola-Ferrari ci sarebbe stato infatti anche quel logo di area Fiat. Prima di concludere la telefonata si raccomand?: ?Fatti pagare bene le spese: l? i soldi non mancano?. In occasione di un suo compleanno, fummo invitati a Milano a pranzo. Gli portammo in regalo un motore in scala della Ferrari F40, una delle supercar che possedeva, e lui ricambi? con una coppa. Quando termin? di montare quel motore ci telefon?: ?Senti, ho finito il lavoro!?. ?Che lavoro??. ?Il montaggio del motore: non ti resta che venire a vedere come ? venuto e dove l'ho messo?. Due anni fa eravamo con lui a Le Mans, nel corso delle prove di qualificazione per la 24 Ore, ospiti dell'Audi. A un certo punto pass? vicino al nostro tavolo del ristorante un altro pilota di un'altra squadra concorrente: mi alzai per concordare un'intervista. ?Dove vai?? ci apostrof? mentre non eravamo ancora in piedi del tutto. ?A chiedere un'intervista?? ?Perch? non ti bastano le nostre?? rispose guardando Dindo Capello, per poi concludere cos?: ?E poi sei ospite Audi, non vorrai mica fare una gaffe simile!?. Battute fra il serio e il faceto: fatto sta che riprendemmo la cena: quel pilota si era ormai allontanato. Battute sempre pronte e per ogni situazione, come era accaduto un anno prima a Milano: eravamo in macchina, imbottigliati nel traffico:? Ma chi ha disegnato la viabilit? di questa citt? ? sbott? - Stevie Wonder? E quello della circolazione ? aggiunse arrabbiato - ? solo uno dei problemi di Milano!?. Tanto arrabbiato da meritarsi una provocazione: ?Perch? non ti impegni in politica??. Dopo averci guardato come un marziano, rispose: ?Ognuno deve fare il proprio mestiere: io ho cercato e cerco di fare bene il mio, e gli amministratori facciano il loro. Possibilmente al meglio, se non bene. Io seguo con attenzione tutto quello che accade e mi comporto di conseguenza quando come cittadino sono chiamato ad esprimermi, ma da qui a impegnarmi in prima persona ce ne passa, e io non ci penso minimamente. Sono loro che devono lavorare bene e io devo poterli criticare tutte le volte che vedo cose storte. Come questo traffico!?. A proposito di provocazioni,

 

 

 

 

 

nel '97, all'indomani del secondo e definitivo divorzio fra la Ferrari e John Barnard, gli telefonammo, perch? sapevamo quanto fossero stati poco idilliaci i rapporti fra il tecnico inglese e il pilota milanese: ?Finalmente se n'? andato! ? Esord? di slancio -. Era ora che le macchine tornassero a essere progettate, oltre che realizzate, a Maranello! Brawn e Byrne sono due ottimi tecnici che fra l'altro conoscono bene Schumacher per averci lavorato insieme alla Benetton. Ecco, la Ferrari ha preso mezza Benetton e quindi non pu? che migliorare, mentre la Benetton ha preso mezza Ferrari (il riferimento era ad Alesi e Berger, ndr) e i risultati della passata stagione sono sotto gli occhi di tutti, con la Benetton che non solo non ha pi? vinto il titolo, ma neanche una gara!?. In un'altra occasione, fuori dalle vesti ufficiali di giornalista e pilota, ricord? il '94, il suo ultimo anno in F.1. ?No, non ho proprio nessun ripensamento su quella decisione. Certo, se un top team mi offrisse una sua macchina non ci penserei due volte a tornare in F.1. Ma credo proprio che sia molto improbabile che questo possa accadere. Al di l? delle battute, come ti ho gi? detto non ci penso minimamente a guidare macchine da poco, sapendo fin dalla partenza che, bene che vada, arriver? al traguardo. Io la mia carriera in F.1 l'ho fatta tutta, compresa la gavetta iniziale e le soddisfazioni che mi sono arrivate con le vittorie?. Una decisione, quella di lasciare il Circus, maturata a Imola, in quello che Alboreto ricordava come il weekend peggiore da quando correva in macchina, per le tragedie di Senna e Ratzenberger, e con quella ruota della sua Minardi staccatasi all'uscita dalla pit lane per andare a colpire un meccanico. ?E' stato il giorno peggiore in assoluto della mia carriera, tanto da determinare il mio abbandono della F.1?. Ma la sua rabbia era un'altra, per certe ipocrisie riguardanti il processo per la morte di Senna, che qualcuno non voleva.?E' giusto che si faccia quel processo. ? Sentenzi? scuro in volto come lo avevamo visto poche volte -. E non capisco chi grida a un attacco contro la F.1. Bisogna essere miopi o faziosi per ragionare cos?. Sono soddisfatto che la magistratura italiana si stia dando da fare per venire a capo di quell'incidente, le cui cause sono perfino state addebitate allo stesso Senna, con una facciatosta rivoltante, visto che si accusa una persona non pi? in grado di difendersi. Quel giorno sulla Williams ? successo qualcosa di strano, ed ? giusto che lo si appuri, cos? come sono state subito chiare le cause della tragedia di Ratzenberger. Anche se dovesse durare molto, ? un processo sacrosanto, che alla fine risponder? alla domanda che ci siamo fatti tutti: perch? ? morto Senna??. Parole che oggi assumono una valenza dolorosa, perch? viene da porsi la stessa domanda: perche ? morto michele

 

ciao michele, grazie di tutto

 

RL

 

 

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Michele ? stato uno con le palle. Uno degli ultimi piloti di una vecchia guardia che aveva personalit?, carisma e capacit? ! Non a caso di piloti cos? non ne vdiamo pi? e soprattutto italiani ! Non a caso Michele ha vissuto l'epoca dei grandissimi e ci stava bene perch? era un grande anche lui. Inoltre quando parlava, contava ! Insomma gente come lui, Prost, Senna.....Nelson....sembra che si siano dati appuntamento per vivere nella stessa epoca e non ? vero assolutamente che ci si ricorda di certe cose solo perch? in adolescenza si fissano i ricordi e si amplificano le gesta dei piloti di F1. Michele era di un'altra generazione, quella dei migliori appunto !

 

*** :up:

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grazie ragazzi....io qualunque cosa riusciro a reperire su di lui la poster?....quest'ultima per? mi mancava...

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