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Ferrarista

Smart working

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così imparate a fare vacanza a casa in pigiama

@effe @MartinM

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36 minuti fa, M.SchumyTheBest ha scritto:

Ufficiale ritorno in presenza per tutti i dipendenti PA dal 15 ottobre, tra i carri bestiame e i piatti pronti a 10€ in pausa pranzo. Grazie Brunetta, un visionario che vede al futuro.

 

25 minuti fa, rimatt ha scritto:

 

Se non bestemmio, guarda...

 

Ora sì che il dipendente fannullone sarà produttivo svegliandosi alle 5-6 per andare in ufficio dopo 2 ore di mezzi pubblici stracolmi per poi poter lavorare sui modernissimi pc della PA con Windows '98, mangiando un panino al volo e tornando a casa alle 7 di sera.

 

E sopratutto grazie a questa grande e giusta idea di civiltà, si salverà l'economia delle varie mense lavorative, baretti e bettole che offrono pranzi a basso costo.

 

Per non parlare di tutti quegli sporchi meridionali della PA che stanno lavorando da casa (AL SUD) e non pagano più gli affitti nel Norde produttivo (soprattutto le stanze di 5 metri quadri a Milano a 500-600 euro al mese)

 

Ma poi vogliamo parlare della reperibilità? Almeno in ufficio il fannullone lo prendi e lo frusti subito. Mica come da casa che può spegnere il cellulare e non rendersi reperibile h48, anche in piena notte, come fanno tutti nel privato.

Su 100000 dipendenti della Pa forse 1-2 si rendono reperibili anche oltre l'orario di lavoro con i dirigenti, come invece fanno buoni buonini i vari schiav...ehm dipendenti delle aziende private che loro sì che sono devoti al lavoro e alla causa (che grande invenzione le email e whatsapp)
 

Questo articolo https://milano.repubblica.it/cronaca/2020/06/19/news/sala_smart_working_milano-259640234/ giusto per dire che la "guerra" allo smart-working è trasversale tra tutti i partiti. Brunetta è solo l'esecutore materiale.

 

 

2 minuti fa, Ruberekus ha scritto:

così imparate a fare vacanza a casa in pigiama

@effe @MartinM

 

Come @Ferrarista. E lui non è neanche un dipendente della PA. Figurati che possono mai fare i dipendenti della PA in smart

 

30926_pnw_small_famiglia.jpg

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era ora

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Urrà, viva il salvatore della patria @MartinM

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3 ore fa, Ferrarista ha scritto:

Urrà, viva il salvatore della patria @MartinM

 

Viva Martin. Ma quando torna? lui e @effe sono sempre nel mio cu...ore

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Tanto a metà novembre sarà tutto chiuso di nuovo.

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Dubito...

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Il lavoro in presenza per lavori che si possono fare da remoto o in smartworking serve unicamente per soddisfare queste esigenze/obiettivi:

 

1) controllare le presenze dei dipendenti: chi è a casa può tranquillamente lasciare PC e VPN accesi senza fare nulla e senza avere telecamere che lo sorvegliano. Questo è il rischio maggiore che corrono sia le aziende pubbliche che private.

2) giustificare le spese per le strutture e gli apparati: se tutti lavorano in smart, come fa un'azienda a mantenere una sede che diventa praticamente inutile?

3) consentire il ritorno economico per tutti quegli esercizi commerciali (bar, ristoranti, ecc...) che non hanno più clienti se le persone rimangono nelle proprie abitazioni.

4) Annullare le distanze ed equiparare le risorse tecnologiche.

 

Io ormai mi sto riabituando all'idea di dover pian piano rientrare stabilmente negli uffici, ma rimpiango il fatto di non poter lavorare comodamente e senza stress da viaggi di andata e ritorno per i mezzi pubblici.

 

Comunque le mie abitudini sono ormai cambiate: quando sono in sede non vado più a pranzo ai ristoranti, mi porto "la schiscia" che mangio direttamente in postazione.

Se è per questo non sto più dando un solo euro ai ristoratori, e devo dire che il mio portafoglio ringrazia, con un bel risparmio quotidiano.

 

Se prima dovevo prelevare regolarmente in media 100 € al mese in contanti (da aggiungere ai buoni pasto), adesso non prelevo più un solo euro dai bancomat.

 

Chiaramente questa cosa non va bene a chi fa politica, perché chi fa come me "non fa girare l'economia".

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Il problema è che non la fa girare solo in determinati luoghi, perché il lavoro da remoto ha decentralizzato questo tipo di spese. Ad esempio a me capita ogni tanto di fare tardi con le riunioni in videocall e di ordinare qualcosa su just eat. Ovviamente, invece di farlo in città, lo faccio nel mio paesino in periferia e così immagino anche tanti altri. Semplicemente, con i dipendenti in home office permanente, verrebbe meno il supporto economico nelle grandi città in favore delle province (o meglio ancora in favore del sud). Chiaramente queste cose non piacciono a chi ha investito in modo che le città (e soprattutto certe città) diventassero la locomotiva trainante dell'economia del paese. Purtroppo (anzi per fortuna) però bisogna rassegnarsi a tutto ciò, è un cambiamento che prima o poi avverrà.

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La realtà è che si vuole mantenere l'impianto sociale ed economico che si era creato perché creava in equilibrio e permetteva posti di lavoro a intere categorie che altrimenti oggi non servirebbero o non avrebbero abbastanza lavoro.

 

Pensate ai maniscalchi: una volta tutti andavano in giro con il cavallo, quindi in ogni città/villaggio c'era almeno un maniscalco che ferrava i cavalli.

 

Con l'avvento delle automobili, man mano nessuno ha più avuto bisogno del cavallo e quindi il maniscalco è diventato improvvisamente un mestiere obsoleto, inutile e non redditizio.

 

Quali erano le alternative per i maniscalchi?

- andare nelle piazze a protestare contro le automobili o i mezzi pubblici

- cercarsi un altro mestiere

 

Sono stati costretti a cambiare mestiere. Ormai ne esistono pochissimi e solo nei pochi maneggi rimasti, perché è un mestiere specializzato e raro.

 

Allo stesso modo, fare il ristoratore, il barista o il cameriere poteva diventare un mestiere totalmente inutile con il lavoro domestico.

 

Ma siccome ce ne sono a migliaia di questi esercizi, avremmo avuto un'intera categoria che avrebbe potuto ribellarsi per le piazze e creare fortissime tensioni sociali.

 

In tanti sono già stati costretti a chiudere, ma il rischio di avere situazioni non facilmente gestibili era molto forte.

È per questo che si cerca sempre di mantenere l'equilibrio fragile che si era ormai raggiunto.

 

Fossero stati tutti come me già prima del covid, ad esempio, i bar e i pub avrebbero chiuso da anni le botteghe perché non frequentavo mai questi locali.

 

Ma non è comunque questo il motivo principale che ha fatto modo che si ritornasse al lavoro in presenza, era certamente un pretesto "a contorno" che aiuta l'economia, ma i motivi veri sono altri.

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Riprendo dal topic sul virus:

Io sto ancora aspettando direttive, ma vista la tendenza dovranno lasciarci lavorare almeno per metà dei giorni da casa, altrimenti metà della gente se ne andrà altrove e si ritroveranno solo con i bangla arrivati ieri obbligati ad andare in ufficio ma nessuno che li frusta. :asd:

Lavorare in remoto dall'Italia sarebbe fattibile, ma non mi interessa, preferisco staccare del tutto quando scendo. Piuttosto lasciami libero di prendere un mese di ferie non pagate, così la smettiamo di fare ferie col contagocce per salvare giorni.

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12 minuti fa, White Star ha scritto:

Piuttosto lasciami libero di prendere un mese di ferie non pagate, così la smettiamo di fare ferie col contagocce per salvare giorni.

 

Sai che non sarebbe una cattiva idea? Se resti a casa non sei pagato, così uno si sceglie quanti e quali ca**o di giorni stare a casa. Se uno vuole lavorare il resto della sua vita è libero, così come io posso stare a casa un mese intero, rinunciando ovviamente allo stipendio. 

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Conosco aziende che hanno applicato questa politica per i giorni di quarantena di ritorno da viaggi all'estero (in Germania). Oggettivamente non sarebbe male introdurre una quota di ferie non pagate che ognuno può decidere se prendere o meno. Per via di un matrimonio la settimana scorsa, sono stato obbligato a prendermi giusto una settimana di ferie in estate facendo poi home office dall'Italia per il resto dell'estate col mio capo che mi stava sul collo perché tornassi in Germania. Se invece avessi avuto la possibilità di ferie non pagate, le avrei prese volentieri per godermi l'estate in modo più rilassato.

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Le esigenze lavorative sono sempre prioritarie rispetto ai momenti dove il lavoratore non presta servizio.

 

Per farti un esempio, nell'azienda dove lavoro io ci sono sempre, ufficialmente, dei periodi di "chiusura aziendale" nei quali l'azienda è "chiusa" (tra virgolette), in modo da ottemperare all'esigenza di calcolare un numero minimo di giornate nell'anno sufficienti a coprire il numero di giorni di ferie che ogni lavoratore deve consumare.

 

Peccato però che l'azienda offre servizi ai clienti in tutto il periodo dell'anno.

Ufficialmente non esistono pertanto periodi in cui i clienti non hanno supporto o assistenza.

 

Quindi succede che, per coloro che non sono figure essenziali per il supporto da dare ai clienti (consulenti, manager, personale, risorse umane, ecc ...), le ferie durante i periodi di chiusura aziendale sono praticamente certi e garantiti.

Possono fare tranquillamente tre settimane in agosto a cavallo di ferragosto, o fare le due settimane piene tra fine dicembre e inizio gennaio, per intenderci.

 

Per chi invece è analista o tecnico, come nel mio caso, viene richiesto di dare copertura in modo che qualcuno sia sempre attivo.

Cosa succede dunque?

Ci si deve dividere le giornate, organizzandosi in modo che non vadano a sovrapporsi con i propri alter eghi.

 

Quest'anno ad esempio ho fatto le ultime due di luglio e la prima di agosto, mentre la mia collega che lavora sullo stesso progetto ha fatto le due settimane successive più altri due giorni.

E nel periodo natalizio non si riesce mai a fare tutte le festività: o si fa natale/fine anno, oppure fine anno/epifania.

 

È purtroppo impossibile staccare quando si vuole in certi contesti, perché non viene permesso o non viene tollerato.

 

Tra l'altro, come potrete immaginare, i manager non la prendono bene quando vengono a sapere che per 5 settimane consecutive dispongono di una sola risorsa dedicata sul cliente/progetto a loro carico, soprattutto se per molti giorni "non di ferie" (dei clienti) manca una delle risorse principali.

 

Purtroppo funziona così, non c'è niente da fare.

In realtà poi finisce sempre che la fantomatica urgenza/necessità non si verifica MAI, e comunque si può gestire in tutta tranquillità anche dando istruzioni a persone che possono essere ingaggiate, oppure al cliente stesso.

Ma è impossibile convincere certa gente. I clienti pagano e non tollerano un disservizio magari totale che dura per più di qualche minuto.

 

Anche restando in smartworking non ci sarà mai il concetto di abolizione delle ferie pagate, perché è un must-have sociale a cui ormai nessuno è disposto a rinunciare.

 

La realtà è che lo smartworking stesso non è molto tollerato dalle stesse aziende, che continuano a preferire/imporre il lavoro in presenza senza apparente necessità.

 

Proprio ieri mi sono trovato a presenziare in sede, stando 5 ore su 9 in call.

Che senso ha avuto stare in sede se ho fatto 5 ore di call che potevo fare a casa, evitando una inutile trasferta e perdita di tempo?

 

Le aziende che non offrono smartworking 5/5 non capiranno mai queste cose. Continueranno a restare ancorate alla vecchia mentalità retrograda dove si lavora in ufficio, come ai tempi della megaditta di Fantozzi, per controllare che i dipendenti lavorino e non facciano finta di lavorare, proprio come avveniva satiricamente nell'ufficio sinistri dei film di Villaggio.

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7 ore fa, Rhobar_III ha scritto:

 

Caspita, addirittura ti incentivano a stare a casa pagandoti pure di più.

 

Da noi invece da parecchi mesi siamo costretti a fare obbligatoriamente due giorni su cinque in sede. Non ci è stata data possibilità di fare richiesta di smartworking totale permanente.

 

Non si è nemmeno parlato di revisioni contrattuali.

In pratica lo smartworking da noi è visto come "fase temporanea", in cui è parzialmente e provvisoriamente concesso.

 

Tant'è vero che l'azienda si è organizzata per ideare un sistema di prenotazione obbligatoria di un posto in sede tramite app con un obbligo di almeno due giorni a settimana.

 

Formalmente non esistono postazioni assegnate: ognuno si mette dove c'è posto sulle postazioni disponibili, che sono state ridotte causa regole anticovid.

Per prenotare i posti bisogna fare alla svelta, altrimenti superato un numero massimo di soglia, la giornata diventa non più prenotabile e non si può accedere alla sede.

 

Alla mattina, quando si va in sede, è meglio andare presto, altrimenti rischi di trovare il "tuo" posto occupato da qualcun altro o di trovare l'ufficio senza più posti disponibili.

 

Queste sono le assurdità che stiamo purtroppo sperimentando e subendo da alcuni mesi, dove è un continuo andirivieni tra casa e ufficio.

 

8 giorni al mese sono eccessivi e inutili, soprattutto se fatti in questo modo dove ognuno prenota il giorno che gli pare.

 

È abbastanza pesante, lo ammetto.

 

 

Tutto il contrario di come fanno da noi...

 

Anche da noi hanno ridimensionato, sopprimendo una delle due sedi di Milano.

Con il risultato che ora c'è chiaramente molta più gente che deve andare in sede 2 giorni a settimana rispetto a prima.

 

Pure da noi la gente fa assolutamente come gli pare: ci sono quelli che vengono in sede tutti i giorni (sì, è concesso, basta prenotare in tempo), ci sono quelli che fanno solo il minimo imposto, come me.

 

Non c'è tuttavia margine per la flessibilità: non è possibile fare 8 giorni consecutivi e i restanti tutti a casa.

L'obbligo è proprio quello di andare in sede almeno due giorni a settimana, non importa quali giorni.

 

Personalmente faccio sempre giovedì e venerdì: meno gente sui mezzi, meno gente anche in sede.

 

Ma purtroppo non abbiamo margine di flessibilità: se facciamo 4 giorni in una settimana, non coprono le due giornate della settimana successiva.

 

È solo un'inutile imposizione che non sta piacendo a nessuna delle persone che lavoravano in azienda, a parte chi preferisce andarci tutti i giorni per evitare fastidi di figli piccoli o altre scomodità.

 

Purtroppo o così, oppure ci si deve guardare attorno.

Io per ora non ho cercato alternative, è un periodo di forte incertezza dove cambiare è rischioso.

Ma ammetto che non mi piacciono imposizioni di questo livello, soprattutto per un lavoro come il mio, il programmatore informatico, che si può fare tranquillamente in qualunque posto.

 

Aggiungo che di recente l'azienda ha organizzato un "corso" di formazione da effettuare in presenza nell'aula di una sede fuori regione.

A me sarebbe toccato svegliarmi la mattina alle 6 per essere lì alle 9.

Ho chiesto se ci fosse la possibilità di seguire via Webex e mi è stato concesso, come ad altri colleghi, sebbene non fossero entusiasti di ciò, perché avrebbero preferito che seguissimo in presenza.

 

A che pro?

Perché convocare 50 persone a presenziare per un inutile corso in cui spiegano il nuovo sistema di valutazione e di consuntivazione?

È evidente che non ha senso: è solo un modo per impiegare e giustificare una enorme sala riunioni, finora scarsamente utilizzata in quella nuova sede inaugurata, manco a dirlo, 5 mesi prima della pandemia.

 

Ecco come funziona come vedi in alcune aziende... Si stanno già preparando per tornare a come era prima, annullando i vantaggi del lavoro da remoto e tornando a effettuare sprechi inutili (il viaggio andata/ritorno di 80 euro lo faccio risparmiare stavolta, ma in futuro?)

rispondo qua per non intasare il topic del covid 

 

anche noi avremo un sistema di prenotazione delle postazioni in ufficio per non sforare la capienza massima (che come ho detto sarà ridotta rispetto al pre pandemia), ma naturalmente, nell'idea di massima flessibilità che ci hanno concesso, se non si trova posto si sta a casa e non succede nulla (non mi strapperò i capelli se dovesse succedere :asd: )

 

avere l'obbligo di presenza due giorni a settimana con l'azienda ridimensionata mi sembra metta un po' in difficoltà i dipendenti, se ti ritrovi al venerdì con il giorno in presenza da consumare e l'azienda piena cosa fai ? accumuli giorni e rischi avvertimenti disciplinari ?

 

comunque come hai spiegato mi sembra la solita mentalità retrograda ed elefantiaca nello stare al passo coi cambiamenti di società ed abitudini

 

nella mia azienda per fortuna fin da subito hanno avuto un atteggiamento molto più aperto e flessibile (forse perché, essendo la filiale italiana di una multinazionale americana, hanno ereditato un po' di linee guida sensate dalla corporate), ci hanno messo in home office fisso dal 24 febbraio 2020 (mai fatto un giorno in ufficio da allora), chi ha voluto è tornato al paese d'origine e ha lavorato da là e non gli è stato detto niente, in estate per "ricompensarci di un anno difficile" ci hanno regalato un giorno di ferie e 250€ di bonus, e alla fine indovina un po', hanno visto che produttività e soddisfazione dei dipendenti sono aumentati (così difficile capire che se il dipendente arriva in ufficio dopo 2h di bestemmie sui carri bestiame sarà in un tutt'altro stato che se accende il pc mezz'ora dopo essersi svegliato), oltre naturalmente ai guadagni che pure l'azienda ha avuto tra risparmi di utenze, catering per la mensa, benzina per le auto aziendali, ecc

 

vedremo adesso (cioè da gennaio) come andrà questa modalità di smartworking estremamente flessibile, personalmente penso che farò più o meno 4vs1 a casa, con magari il venerdì (o giorni di riunioni importanti) in ufficio

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16 minuti fa, Ruberekus ha scritto:

rispondo qua per non intasare il topic del covid 

 

anche noi avremo un sistema di prenotazione delle postazioni in ufficio per non sforare la capienza massima (che come ho detto sarà ridotta rispetto al pre pandemia), ma naturalmente, nell'idea di massima flessibilità che ci hanno concesso, se non si trova posto si sta a casa e non succede nulla (non mi strapperò i capelli se dovesse succedere :asd: )

 

avere l'obbligo di presenza due giorni a settimana con l'azienda ridimensionata mi sembra metta un po' in difficoltà i dipendenti, se ti ritrovi al venerdì con il giorno in presenza da consumare e l'azienda piena cosa fai ? accumuli giorni e rischi avvertimenti disciplinari ?

 

comunque come hai spiegato mi sembra la solita mentalità retrograda ed elefantiaca nello stare al passo coi cambiamenti di società ed abitudini

 

nella mia azienda per fortuna fin da subito hanno avuto un atteggiamento molto più aperto e flessibile (forse perché, essendo la filiale italiana di una multinazionale americana, hanno ereditato un po' di linee guida sensate dalla corporate), ci hanno messo in home office fisso dal 24 febbraio 2020 (mai fatto un giorno in ufficio da allora), chi ha voluto è tornato al paese d'origine e ha lavorato da là e non gli è stato detto niente, in estate per "ricompensarci di un anno difficile" ci hanno regalato un giorno di ferie e 250€ di bonus, e alla fine indovina un po', hanno visto che produttività e soddisfazione dei dipendenti sono aumentati (così difficile capire che se il dipendente arriva in ufficio dopo 2h di bestemmie sui carri bestiame sarà in un tutt'altro stato che se accende il pc mezz'ora dopo essersi svegliato), oltre naturalmente ai guadagni che pure l'azienda ha avuto tra risparmi di utenze, catering per la mensa, benzina per le auto aziendali, ecc

 

vedremo adesso (cioè da gennaio) come andrà questa modalità di smartworking estremamente flessibile, personalmente penso che farò più o meno 4vs1 a casa, con magari il venerdì (o giorni di riunioni importanti) in ufficio

 

Eretico.

 

Se ti sentisse brunetta...tutti al rogo, voi dipendenti e l'azienda...

 

E poi...chi pensa ai baretti, le mense e tutti quelli che campano affittando monolocali al prezzo di un attico di New York? Eh?

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50 minuti fa, Ruberekus ha scritto:

anche noi avremo un sistema di prenotazione delle postazioni in ufficio per non sforare la capienza massima (che come ho detto sarà ridotta rispetto al pre pandemia), ma naturalmente, nell'idea di massima flessibilità che ci hanno concesso, se non si trova posto si sta a casa e non succede nulla (non mi strapperò i capelli se dovesse succedere :asd: )

 

avere l'obbligo di presenza due giorni a settimana con l'azienda ridimensionata mi sembra metta un po' in difficoltà i dipendenti, se ti ritrovi al venerdì con il giorno in presenza da consumare e l'azienda piena cosa fai ? accumuli giorni e rischi avvertimenti disciplinari ?

 

comunque come hai spiegato mi sembra la solita mentalità retrograda ed elefantiaca nello stare al passo coi cambiamenti di società ed abitudini

 

nella mia azienda per fortuna fin da subito hanno avuto un atteggiamento molto più aperto e flessibile (forse perché, essendo la filiale italiana di una multinazionale americana, hanno ereditato un po' di linee guida sensate dalla corporate), ci hanno messo in home office fisso dal 24 febbraio 2020 (mai fatto un giorno in ufficio da allora), chi ha voluto è tornato al paese d'origine e ha lavorato da là e non gli è stato detto niente, in estate per "ricompensarci di un anno difficile" ci hanno regalato un giorno di ferie e 250€ di bonus, e alla fine indovina un po', hanno visto che produttività e soddisfazione dei dipendenti sono aumentati (così difficile capire che se il dipendente arriva in ufficio dopo 2h di bestemmie sui carri bestiame sarà in un tutt'altro stato che se accende il pc mezz'ora dopo essersi svegliato), oltre naturalmente ai guadagni che pure l'azienda ha avuto tra risparmi di utenze, catering per la mensa, benzina per le auto aziendali, ecc

 

vedremo adesso (cioè da gennaio) come andrà questa modalità di smartworking estremamente flessibile, personalmente penso che farò più o meno 4vs1 a casa, con magari il venerdì (o giorni di riunioni importanti) in ufficio

 

Dunque, se sei ritardatario e ti sei dimenticato di prenotare un posto, da noi succede che puoi comunque mandare la richiesta.

Poi l'amministrazione del personale decide se approvarti o meno la prenotazione, a seconda dei numeri che hanno.

 

Se non ti approvano la richiesta puoi farne un'altra per un altro giorno, dove potrebbero autorizzarti.

 

Se proprio non ti approvano nessuna giornata, fai presente che non hai avuto modo di effettuare la prenotazione.

Non succede niente, nessun richiamo o sanzione per fortuna, ma ti invitano semplicemente a premunirti prima per le prossime volte.

 

In sostanza è una gestione abbastanza assurda, dove chi vuole può anche prenotare tutta la settimana per poi scegliere i due giorni in cui andare in sede.

Così facendo però tiene impegnati 3 giorni in cui il sistema non permette di prenotare a qualcun altro...

 

Quando è iniziata la pandemia le sedi di Milano  non furono subito chiuse, ma fu sconsigliato a chi si muoveva con i mezzi pubblici di recarsi in sede.

In parallelo nella sede fuori regione si continuava come se nulla fosse, dal momento che nelle prime due settimane dal 24/2/2020 erano stati segnalati casi solo in alcune zone d'Italia.

 

A noi non fu permesso di fare trasferte in quella sede, per evitare involontarie esportazioni del virus.

 

Poi ci fu il lockdown e le sedi vennero chiuse ufficialmente, imponendo il lavoro da remoto.

 

Si è continuato in quel modo fino a maggio di quell'anno, dove riaprirono e permisero di andare in sede a chi ne avesse avuto necessità o preferenza, previa autorizzazione, senza ancora alcuna imposizione.

 

A settembre 2020 introdussero il sistema di prenotazione obbligatoria di due giorni su cinque, che fu mantenuto fino a ottobre, dove venne ridotto a una su cinque, per poi dover richiudere nuovamente per la seconda ondata.

 

Restammo in smartworking 5/5 fino a metà primavera, quando reintrodussero il sistema che avevano imposto a settembre 2020.

 

Da allora siamo costretti a fare avanti e indietro due volte a settimana, senza avere la certezza di trovare il posto in cui siamo soliti posizionarci.

 

È una situazione che per certi versi toglie la monotonia dello stare sempre a casa.

Ma imposta è solo fastidiosa, non lo hanno compreso.

 

Personalmente preferirei o 100% in sede, senza limitazioni, oppure 100% da remoto.

Le soluzioni ibride non servono a niente e le reputo inutili forzature.

 

Riconoscimenti? A parole, sì. Ci hanno ringraziato per gli sforzi profusi in quel difficile periodo.

Ci hanno "promossi" virtualmente dandoci a ognuno un ruolo più alto, ma solo nominalmente, per uniformarlo a quelli adottati da altre aziende.

Nessun aumento di stipendio né bonus extra, a parte quelli che riceviamo alla fine dell'anno fiscale a metà anno.

 

Personalmente ho anche ricevuto una valutazione più bassa rispetto a quella dell'anno precedente, nonostante tutte le ore di straordinario non pagato (l'azienda non paga straordinari), perché "sono stato troppo rigido" in alcune situazioni. (??? forse quando mi sarò rifiutato di lavorare a oltranza un paio di sabati in cui volevano risolvere bug per accontentare il cliente)

 

Diciamo che il malumore serpeggia, c'è sempre stato non a caso tanto turnover di lavoratori.

Alcune persone neo assunte in periodo di lockdown hanno già lasciato l'azienda, tanto per capire ...

 

Purtroppo non sembrano capire che la realtà è cambiata: lo smartworking è ormai una realtà consolidata e preferita dai dipendenti, ma certe aziende sono ancora ancorate a mentalità vecchie dove per loro conta la presenza diretta, non importa se la sede o il cliente sono distanti chissà quanti km e quante ore servano per raggiungerla.

 

Questo approccio era già obsoleto prima della pandemia, riproporlo ancora adesso è proprio sbagliato, perché si è avuta la dimostrazione che i dipendenti rendono di più se sono messi nelle condizioni migliori per lavorare, non se vengono imposte situazioni di scomodità che non portano valori aggiunti.

 

Prima era consuetudine far spendere all'azienda migliaia di euro al mese per le continue trasferte dei dipendenti, che chiedevano poi i rimborsi a fine mese.

In lockdown avranno potuto apprezzare la voce 0 su questi centri di costo, ma adesso è quasi come prima: ci sono ancora persone che fanno lunghe trasferte tra le sedi, oppure per andare in presenza dal cliente lontano anche 4 ore di viaggio...

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Il 17/10/2021 Alle 01:19, Rhobar_III ha scritto:

alter eghi

alter ego, non cambia al plurale :belloleggiqua:

 

 

 

comunque parlando del tuo post

Il 17/10/2021 Alle 01:19, Rhobar_III ha scritto:

Quest'anno ad esempio ho fatto le ultime due di luglio e la prima di agosto, mentre la mia collega che lavora sullo stesso progetto ha fatto le due settimane successive più altri due giorni.

E nel periodo natalizio non si riesce mai a fare tutte le festività: o si fa natale/fine anno, oppure fine anno/epifania.

 

onestamente non ci vedo niente di strano, vale per una marea di lavori questo.

io l'ho dovuto fare per buona parte dei miei anni di lavoro finora, in quanto il mio ruolo di supporto alla produzione prevede che, tranne quanto lo stabilimento è chiuso, ci debba sempre essere qualcuno che dia assistenza. ergo di norma non posso prendere una settimana di ferie in contemporanea con l'altro collega altrimenti non ci sarebbe nessuno in caso di necessità. 

credo sia qualcosa di piuttosto comune.

Edited by Beyond
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beh anche da me è così, all'interno di uno stesso progetto si tende a non prendere ferie tutti assieme altrimenti il cliente rimane scoperto

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Confermo, anche da noi è così.

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