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Illy

Gli italiani sono razzisti?

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51 minuti fa, lucaf2000 ha scritto:

Non mi pare di sentire di episodi "razzisti" nei confronti dei cinesi ad esempio.

 

Questa è interessante, vorrei sentire l'opinione di @S. Bellof a proposito.

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I cinesi si ghettizzano esattamente come gli altri, e di certo non amano i non-cinesi. La cosa almeno positiva è che raramente sono protagonisti di reati; quante volte si sente "Gruppo di cinesi stupra ragazza", "Fermata banda di cinesi che svaligiava case", "Cinesi incendiano nella notte auto e negozi"? Quasi mai. Non per niente la criminalità in Oriente è tra le più basse in assoluto.

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Dipende da cosa intendi per reato.

Comunque qui nessuno si sta mettendo il cappuccio per fare pulizia etnica, ci.si lamenta in modo civile per delle situazioni sepre piu tirate.

Neasuno sta dicendo che.gli italioti so.o dei santi o che prima dell'immigrazione di massa non ci fossero dei problemi.

Si fa notare, ed è incontestabile perché parlano i fatti, che ora di problemi ce ne sono molti di piu, e che non ne avevamo nessun bisogno.

Non vedo invasati in missione punitiva a picchiare i ghana, gli albanesi o i cinesi (che poi finirebbe male per gli incappucciati).

Ma ca**o, potrò lamentarmi o neanche quello?

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Il diverso entra in una comunità, una nuova città, e porta con sé scompiglio e sciagura all’intera città, che risolve tale maledizione, uccidendo, sacrificando, esiliando o scacciando il diverso. Dopo tale atto violento perpetuato dalla comunità, la violenza e la rabbia del popolo viene meno, e sopraggiunge uno stato di calma ( nonostante il malessere continua ad esserci) assieme ad un profondo senso di colpa che porta il popolo ad onorare il diverso che si è sacrificato per il bene della comunità, rendendolo un Eroe da ricordare. Girard osserva come sia la comunità stessa, in un profondo stato di malessere, come la carestia od una epidemia, a caricarsi di una violenza talmente forte da divenire ingestibile anche per i leader. Tale violenza rende impossibile il poter pensare e riflettere ad una soluzione ottimale per far fronte al malessere, piuttosto diviene preponderante la sfera istintuale e pulsionale. In tal senso, la comunità, violenta e disperata va alla ricerca di una risoluzione basica ed immatura, quindi piuttosto che pensare “Cerchiamo di capire quali sono state le cause rispetto ad una nostra gestione della comunità da modificare, per avere un nuovo stato di benessere”, agiscono con “pensieri” del tipo “Fino ad un anno fa stavamo bene, adesso siamo disperati, evidentemente c’è una causa immediata che ha causato tale malessere: individuiamola per ritornare al benessere perduto!”. L’estraneo si presta bene a divenire il capro espiatorio di tutta questa violenza, poiché essendo apparentemente diverso, e quindi un membro esterno al gruppo, è facile pensare che tale persona agisca ai danni della comunità per un proprio profitto. In preda alle pulsioni, e con una struttura rigidamente conservatrice, dove il cambiamento si percepisce come una minaccia, viene a mancare un riflessività interna delle problematiche del gruppo, si tende a cercare all’esterno la responsabilità del fallimento del sistema comunitario, piuttosto che all’interno, attaccando lo straniero o il leader della comunità, senza comprendere realmente la complessità della criticità. È come se una famiglia fosse in una continua lotta interna, ma non appena un figlio porta una compagna all’interno del nuovo sistema famigliare, la famiglia “smette” di litigare e si allea contro l’elemento non famigliare, accusandolo di provocare liti all’interno della famiglia.
 
Bion definì tale assetto della comunità “assunto di base” che si contrapponeva al “gruppo di lavoro”. Gli assunti di base sono formazioni gruppali dove viene a mancare la possibilità di riflettere e gestire i conflitti interni, piuttosto i membri vengono dominati dalle emozioni e dagli istinti. Esistono 3 tipologie di assunti di base: l’assunto di base dell’accoppiamento, dove la comunità si stringe attorno ad una coppia carismatica, sicuri che tale coppia li guiderà e salverà; l’assunto di base “ di dipendenza” dove il gruppo o la comunità dipende da una figura carismatica, il salvatore o il prescelto; e l’assunto di base “attacco-fuga” dove la comunità percepisce come minaccioso tutto ciò che è diverso dai propri valori, attaccandolo con rabbia e fuggendo da qualsiasi confronto, generando guerre. Un esempio di quanto detto lo possiamo ritrovare nel nazismo e nella sua politica di sterminio di ebrei, omosessuali, disabili e diversi. La Germania, dopo la prima guerra mondiale, versava in un profondo stato di povertà. Tale malessere ha generato un radicato animo di violenza nella popolazione tedesca, che si è trovata ben disposta a riversarlo verso i banchieri ebrei e verso tutto ciò che potesse minacciare ulteriormente la stabilità della comunità, ossia qualsiasi diverso. Dopo che la violenza è stata perpetuata, la popolazione stessa è rimasta sconvolta nell’osservare ciò che le proprie pulsioni avevano generato e, integrandosi con un profondo senso di colpa, hanno onorato le vittime come martiri, e la loro violenza da ricordare per sempre. Il paradosso sta nel fatto che proprio quando la comunità, in un profondo stato di malessere, necessità di un cambiamento del sistema, si difende con tutte le sue forze per negare questo cambiamento “strutturato”, regredendo ad un assetto ultraconservatore che scaccia l’idea innovativa e diversa, preferendo risoluzioni più immediate ed istintuali. Purtroppo, nonostante le tante giornate della memoria, stiamo regredendo ancora oggi a quest’assetto di violenza. La popolazione occidentale, fino agli anni 2000, aveva raggiunto un progresso culturale molto forte, con politiche di multiculturalismo e promozione dei diritti umani; ma non appena è sopraggiunta la profonda crisi economica, ecco che sopraggiunge il malcontento e la rabbia, che incontrollata e senza informazione, diviene violenza verso dei nuovi capri espiatori.
 

Senza rischiare di cadere in discorsi politici, altrettanto violenti, sarebbe opportuno riflettere nel modo opportuno, e cercare, per il bene della comunità, di informarsi nella maniera più adeguata. Il popolo Italiano, probabilmente per le sue radici cattoliche, è una comunità tanto affezionata all’assunto di base “della dipendenza”, alla ricerca incessante di un Salvatore che li guidi contro il male. Attualmente tale assunto è fallito, a causa del mancato stato di benessere immediato garantito dal leader di turno, bensì, con tale delusione, ci si sta spostando verso un assunto di “attacco-fuga”, via i politici, via gli immigrati, via tutto ciò che non ci permette di ritornare agli splendori di un tempo.

Purtroppo, ci sono solo due modi per bonificare tale violenza: individuare un capro espiatorio ed aggredirlo, scoprendo successivamente che non è servito a nulla ed il senso di colpa successivo permetterebbe di riflettere, seppur con una colpa che non porta con sé una risoluzione, ma il fantasma della violenza che un giorno ritornerà ( poiché è comunque un sistema che ha funzionato per riportare la pace, quindi, inconsciamente, da poter riutilizzare); oppure accettare la perdita dei tempi passati, di ciò che si è perso, permettendo di modificare il sistema con nuovi progressi che sono in linea con le nuove esigenze della collettività.

 

L’individuazione di un capro espiatorio è una dinamica caratteristica di qualsiasi gruppo, e generalmente si attiva per spostare ed attenuare la minaccia di sfaldamento del gruppo stesso: per evitare conflitti interni tra i vari membri del gruppo, generalmente viene individuato l’elemento ritenuto più disturbante, perché diverso dai valori comuni, e si accusa tale individuo di essere il portatore del malessere dell’intero gruppo. In tal modo il capro espiatorio porta con sé una duplice funzione: diviene il contenitore del malessere di tutti i membri e garantisce la sopravvivenza del gruppo stesso. Renè Girard teorizza che la dinamica del capro espiatorio è alla base della creazione dei miti d’origine, osservando come non solo nei piccoli gruppi, ma soprattutto nel collettivo e nella società di un paese o nazione, l’individuazione del capro espiatorio permetta di evacuare in parte la violenza ed il malcontento del popolo. Girard esamina la struttura tipo di un mito ed osserva come generalmente inizia con una persona che porta con sé una diversità, come l’essere uno straniero o l’avere una disabilità fisica (lo zoppo Edipo) o psichica ( il folle Dionisio).

Edited by crucco
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15 ore fa, M.SchumyTheBest ha scritto:

I cinesi si ghettizzano esattamente come gli altri, e di certo non amano i non-cinesi. La cosa almeno positiva è che raramente sono protagonisti di reati; quante volte si sente "Gruppo di cinesi stupra ragazza", "Fermata banda di cinesi che svaligiava case", "Cinesi incendiano nella notte auto e negozi"? Quasi mai. Non per niente la criminalità in Oriente è tra le più basse in assoluto.

 

ma infatti resto della mia idea.

e che quindi quando si punta il dito contro certe etnie il razzismo centra poco o nulla.

 

Edited by lucaf2000

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non sono protagonisti di reati? hanno creato un sistema economico nascosto impressionante

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E' chiaro che parlavo di reati violenti contro le persone, dove sono praticamente agli ultimi posti. Che poi non siano dei santi manco loro è risaputo; anche nei loro confronti, in ambito economico, è stato permesso di fare un po' quello che volevano. E qui si torna al punto iniziale, ovvero che l'Occidente, Europa in particolare, sono pieni di fessi.

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Ma serio, solo perché le porcherie che fanno non si vedono, non vuol dire che non le facciano. è come la mafia qui in Germania. Finché non spacciano e non fanno rapine, li lasciano investire come gli pare.

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Si, gli italiani sono razzisti. E me ne vergogno

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"Zingaro di m...", la versione di Miha: l'insulto da un agente in divisa

Sinisa Mihajlovic, 50 anni, allenatore del Bologna. Afp
 

Il tecnico del Bologna ricostruisce lo spiacevole accaduto: a offenderlo non un tifoso ma un rappresentante delle forze dell’ordine

 

Oltre agli scontri tra gli ultrà della Lazio e la polizia, il difficile pre-gara di Coppa Italia di ieri sera è stato caratterizzato anche dallo spiacevole episodio che ha visto coinvolto Sinisa Mihajolivc, apostrofato come “zingaro di m...”. Da chi? Non da un tifoso biancoceleste, come emerso nei primissimi istanti, bensì da un agente in divisa. Questa, almeno, la ricostruzione del tecnico del Bologna che ha raccontato la sua versione dei fatti.

 
L’ACCADUTO
—   

Mihajlovic si trovava in auto con il d.s. rossoblù Bigon e l’avvocato del club quando, indirizzandosi verso l’Olimpico, avrebbe chiesto informazioni sull’accesso al vialone che porta allo stadio, ai varchi di controllo. Quindi l’inizio del diverbio: una risposta sgarbata dell’agente che alla richiesta di informazioni manda a quel paese Mihajlovic, la reazione di quest’ultimo e il definitivo epiteto (“Zingaro di m...”) che ha poi scatenato la rabbia del tecnico, sceso dall’auto nell’intenzione di confrontarsi con l’agente in divisa in questione (come può vedersi dalle immagini diventate virali), poi dileguatosi tra i colleghi. La conferma della versione di Mihajlovic arriva anche dalla moglie che, sui propri canali social, ha comunicato l’avvio degli accertamenti sul caso: “Probabilmente si tratta di un rappresentante delle forze dell’ordine”, scrive Arianna Rapaccioni. La figlia di Sinisa non ha nascosto l'amarezza per l'accaduto: "Ignoranti, avete rotto il c...o".

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Liverpool, effetto Salah anche fuori dal campo: crimini e razzismo drasticamente diminuiti

L’egiziano decisivo non solo sul terreno da gioco

 
di Redazione ITASportPress
 
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DA

Mohamed Salah fondamentale per il Liverpool non solo dal punto di vista calcistico. Autore del gol che ha sbloccato la finale di Champions League, e capocannoniere della Premier League a parimerito con Mané e Aubameyang, l’egiziano risulta importantissimo anche per la città e il benessere delle persone.

 

Infatti, come riporta uno studio dell’Università di Stanford, dal momento dell’arrivo di Salah a Liverpool il tasso di criminalità e gli episodi di razzismo nei confronti di musulmani sono diminuiti drasticamente.

 

I DATI – Secondo lo studio effettuato, nel Merseyside, infatti, i crimini sono diminuiti del 19% e i commenti anti-musulmani online, su Twitter in modo particolare, sono scesi del 50%. Da quanto si apprende, la figura di Salah ha influito notevolemente a rendere più familiare l’Islam. L’egiziano è stato visto come un modello positivo che ha rassicurato la popolazione. Questo studio avrebbe anche provato che l’attaccante Reds ha influito radicalmente sull’abbassamento dei messaggi di odio contro i musulmani: si è passati dal 7,2% di messaggio “negativi”, al 3,4%.

Edited by crucco

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Di neri che fanno goal in italia ce ne sono a decine ma purtroppo questo non impedisce a quelli per strada di combinare casini un giorno si ed un giorno anche. 

:(

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L‘accento era sul valore della capacità di giudizio, critica e analisi di gran parte delle persone, che - senza sapere molto degli altri - riescono incredibilmente a capire tutto in un battibaleno e cambiare atteggiamento (almeno finché uno fa goal...).

 

E, non volendo negare i gravi problemi che i flussi migratori portano con sé, è evidente che l‘assorbimento più o meno positivo e drammatico oltre che conflittuale, dipende in gran parte dalla forza economica e culturale di un paese.

 

Ma esisteranno sempre troppe persone che hanno subito le risposte ad ogni problema .

Edited by crucco

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Io sto diventando un po' razzista con in terun. E pure con gli argentini.

 

Comunque preciso che il terronismo è un pericoloso fenomeno anche  del nord. Anzi, ci sono molto terun non terronisti. E i primi terronisti sono gli altoatesini, cioè terun degli austriaci. Ecco le caratteristiche:

 

1) celebrazione costante dei luoghi comune.

 

2) pianisteo per tutto quello che non va bene.

 

3) complottismo.

 

4) vittimismo.

 

5) assenza di forza di volontà.

 

6) mancanza di sesso.

 

7) voglia di far na mazza.

 

8) assenza di responsabilità.

 

Chi è che riesce a capire il mio pensiero?

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  • Fernandello 1

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2 minuti fa, chatruc ha scritto:

Io sto diventando un po' razzista con in terun. E pure con gli argentini.

 

Comunque preciso che il terronismo è un pericoloso fenomeno anche  del nord. Anzi, ci sono molto terun non terronisti. E i primi terronisti sono gli altoatesini, cioè terun degli austriaci. Ecco le caratteristiche:

 

1) celebrazione costante dei luoghi comune.

 

2) pianisteo per tutto quello che non va bene.

 

3) complottismo.

 

4) vittimismo.

 

5) assenza di forza di volontà.

 

6) mancanza di sesso.

 

7) voglia di far na mazza.

 

8) assenza di responsabilità.

 

Chi è che riesce a capire il mio pensiero?

I napoletani ti capiranno perfettamente 

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I terun del sud chi sono? I marocchini? 

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4 minuti fa, Aerozack ha scritto:

I terun del sud chi sono? I marocchini? 

 

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58 minuti fa, chatruc ha scritto:

Io sto diventando un po' razzista con in terun. E pure con gli argentini.

 

Comunque preciso che il terronismo è un pericoloso fenomeno anche  del nord. Anzi, ci sono molto terun non terronisti. E i primi terronisti sono gli altoatesini, cioè terun degli austriaci. Ecco le caratteristiche:

 

1) celebrazione costante dei luoghi comune.

 

2) pianisteo per tutto quello che non va bene.

 

3) complottismo.

 

4) vittimismo.

 

5) assenza di forza di volontà.

 

6) mancanza di sesso.

 

7) voglia di far na mazza.

 

8) assenza di responsabilità.

 

Chi è che riesce a capire il mio pensiero?

Tu ce l'hai un po' con i napoletani,  almeno è quello che ho intuito in alcuni tuoi post.

Però a volte non si deve fare tutta l'erba un fascio, poiché come in altre città,  ci sono persone educate e garbata ed altre scostumate e acide.

 

Tornando in topic,

Oltre al razzismo è molto comune la territorialità, molto diffusa al Nord, questa territorialità fa disprezzare qualsiasi individuo dal Lazio in giù. 

Come ho detto poc'anzi è di larga diffusione ma non espresso da tutti.

 

Sono pensieri discriminatori di un individuo verso gli altri.

Una sorta di forma di razzismo può essere anche l'omofobia, ma è meglio non allargare il discorso.

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1 ora fa, Rio Nero ha scritto:

Tu ce l'hai un po' con i napoletani,  almeno è quello che ho intuito in alcuni tuoi post.

Però a volte non si deve fare tutta l'erba un fascio, poiché come in altre città,  ci sono persone educate e garbata ed altre scostumate e acide.

 

Tornando in topic,

Oltre al razzismo è molto comune la territorialità, molto diffusa al Nord, questa territorialità fa disprezzare qualsiasi individuo dal Lazio in giù. 

Come ho detto poc'anzi è di larga diffusione ma non espresso da tutti.

 

Sono pensieri discriminatori di un individuo verso gli altri.

Una sorta di forma di razzismo può essere anche l'omofobia, ma è meglio non allargare il discorso.

 

Parlando seriamente, sono d'accordo con te. Semplicemente ultimamente provo una forte repulsione per un tipo di comporamento che mi urta il sistema nervoso. Dico che sia il cosidetto fenomeno del "terronismo" ma come ho precisato, riguarda un po' tutti. Comunque non parlo di malcostume e acidità. Anzi, per acidità, il Friuli è numero uno al mondo.

 

Il razzismo/xenofobia nasce quando si crea preconcetto per l'appartenenza religiosa/etnica. Il problema è che effettivamente le varie etnie hanno le loro caratteristiche, quindi il razzismo tra virgolette ha un fondo di verità. Se ti dico che gli argentini sono spacconi, non è razzismo, ma è vero, perchè una grossa parte degli argentini sono spacconi. Lo stesso dicasi per la tamarraggine napoletana in fatto di vistiti, tagli di capelli e musica (musica?) neomelodica.

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