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Ma quanto guadagna la gente?

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2 ore fa, Paolo1986 ha scritto:

Lavoro in Irlanda a Cork nel campo del Customer Service, lavoro in Inglese, Spagnolo e Italiano. Mi ritengo fortunato perche' si tratta di un bel 

lavoro ed inoltre lavoro in messaging (non devo sbattermi con chiamate in entrata, solo se strettamente necessario posso fare chiamate

in uscita). L'ambiente mi piace, dinamico, giovanile e soprautto c'e' una grande dignita lavorativa (sono laureato in lingue)

 

Guadagno circa 1.8k netti al mese, che mi permettono di vivere dignitosamente condividendo casa con un mio fidatissimo coinquilino conterraneo. Ovviamente ci ho sudato per arrivare dove sono, pero posso dire che nei paesi anglosassoni (e anche nei paesi germanici e scandinavi) la bravura e la meritocrazia valgono. Qui non c'e' l'idea del lavoratore schiavo.

 

Ho notato che tendenzialmente, nei paesi latini (tipo sud america, spagna, portogallo e italia) c'e' un'idea del lavoro come qualcosa di brutto, dove c'e' il capetto che ti sfrutta e gli impiegati sono prostrati e sottopagati. Inoltre, viene ammirata la mentalita' dell'imbroglio e della raccomandazione. Se sei una crapa e provieni da una famiglia dove hai genitori e parenti invischiati in politica, e' tutto spianato.

 

Se sei onesto e valido, vieni sfrutato e malpagato. Onestamente mi trovo meglio in irlanda che in italia (a parte il tempo, anche se non e' cosi male come dicono, dato che sono nell'estremo sud dell'irlanda). Qui chi lavora viene trattato come un essere umano e non come un numero. Si da anche spazio al benessere e sinceramente, non c'e' tutta quella pressione tipica dell'italia, dove ti senti sempre sull'orlo del licenziamento (oppure ci sono i capetti sbafandi che ti fanno mobbing).

 

Riepeto, mi reputo una persona molto umile, ma sicuramente qualcosa deve essere cambiata nella mentalita' lavorativa in Italia ed in generale nei paesi latini. Secondo me deriva da qualche retaggio storico culturale medievale la mentalita' del 'capetto malvagio' e poi ci sono al di sotto i sudditi. Poi per quanto riguarda la mentalita' del clientelismo e raccomandazioni, sicuramente e' retaggio della mentalita' spagnola e baronaggio (sopratutto in sud italia)


Concordo in tutto e per tutto. Anche io da espatriato a Londra mi sono ritrovato a fare paragoni con l'Italia e non c'è un singolo punto in cui il nostro paese ne esce vincitore. 
Tralasciando l'aspetto burocratico, dove il datore di lavoro non ha nulla a che vedere. Nonostante io a 27 anni sappia già il giorno in cui potrei andare in pensione e la cifra che mi spetterebbe. Cosa che in Italia non esiste. 

È verissimo che nei paesi anglosassoni il lavoratore è visto come una risorsa da tutelare, non un frutto da spremere. Io mi sono stupito del fatto che i miei capi abbiano "rimproverato" me ed altri miei colleghi perché è capitato che abbiamo lavorato fino ad oltre l'orario d'ufficio, ma anzi si sono addirittura scusati perché spetta a loro pianificare il lavoro e quella volta era andato male qualcosa. In Italia nel mio campo (architettura) gli orari e i weekend sono per quelli affermati, gli altri si attaccano. Spesso sei assunto a partita iva e la tua giornata è di minimo 12 ore. 

 

Ed è altrettanto vero che gli anglosassoni valorizzano e riconoscono il talento e fanno di tutto per farti emergere e farti crescere. Anche perché hanno capito che quelli buoni portano più soldi di quelli con lo zio parlamentare. Quelli buoni restano buoni sempre, lo zio deve essere rieletto. 
In più un gruppo di dipendenti competenti rende comunque l'azienda più forte e in grado di ottenere maggiori guadagni poiché può fornire un prodotto di una qualità maggiore. 
Al contrario, come dici tu, nei paesi latini, il guadagno lo si vuole aumentare sempre attraverso il taglio dei costi, andando però a riflettersi sulla forza lavoro, che non darà il meglio e produrrà lavoro di qualità peggiore che di conseguenza varrà meno e obbligherà in loop il datore di lavoro a tagliare i costi. 



 

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Aggiungo una cosa visto che arrivo dal sudamerica.

 

In Argentina, in generale chi lavora tanto e guadagna poco, viene visto come un cogglione, uno sfigato. Pure chi lavora tanto e guadagna bene, viene visto come un mezzo sfigato, perchè dare l'anima per ottenere qualcosa viene visto come un'ovvietà, almeno da buona parte della popolazione. In generale, la visione media è quella che il capo ha il privilegio di guadagnare tanto e lavorare poco, potendo arrivare tardi alla mattina. Infatti molti titolari fanno così, disdegnano il lavoro fisico e alimentano la voglia di vendetta dei dipendenti (della serie, appena il tipo esce dall'ufficio, comincio a grattarmi). Esiste questa contrapposizione tra capo e dipendente in cui la visione comune è: "il lavoro fa schifo, quindi bisogna cercare di avere soldi senza lavorare".

 

Vi assicuro che tra amici e parenti, conoscono una valanga di persone (la maggioranza) che ha un lavoro nel settore pubblico ottenuto grazie a raccomandazioni, sia da parte di gente che si da da fare, sia da fancazzisti.

 

Nel nordest in cui vivo da vent'anni invece ho notato una visione un po' migliore. Il titolare in genere è quello che si fa il mazzo più di tutti, quello che il sabato pomeriggio va al lavoro a verificare nei singoli angoli del capannone se la gente pulisce o lascia le cose buttate via. Un po' di meritocrazia la vedo, nel senso che chi sa lavorare bene, se viene sfruttato, può cambiare lavoro.

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Riprendo questo discorso perché recentemente è avvenuta una cosa che è un po' l'esempio del discorso che stavamo facendo, sul fatto che nel mondo anglosassone il datore di lavoro tende a valorizzare e coccolare maggiormente il dipendente. 

Settimana scorsa è stato il mio compleanno e dato che in UK siamo ancora tecnicamente in lock down, il mio capo mi ha fatto recapitare a casa una torta di compleanno con tanto di biglietto di auguri. E così hanno fatto per altri miei colleghi che hanno compiuto gli anni in questo periodo. 
Sicuramente non è la norma in UK, ma molti ci si avvicinano. 

È una stupidata, ma in primis a me ha fatto molto piacere e poi all'azienda il costo di questa roba è marginale.
Vero anche che questa cosa può avere senso in un'azienda da 30 persone, ma non è applicabile alla grande compagnia che altrimenti spenderebbe cifre enormi in pasticceria ogni giorno.
Però è il pensiero che conta, ed è il risultato finale che fa la differenza.
Un dipendente felice è un dipendente che si impegna in quello che fa, che ti da la sicurezza (non assoluta) di poterlo formare e sapere che non scapperà alla prima occasione utile e che magari ci pensa 4 volte prima di chiedere un aumento, perché comunque è felice. 

Al contrario penso che se un dipendente non si sente valorizzato o si sente sfruttato, appena potrà te lo metterà nel..., magari ti usa pure per ottenere un tipo di formazione o esperienza e poi alla prima occasione utile ti saluta e si accasa dalla concorrenza o diventa la tua concorrenza. 
In italia il concetto di L'unione fa la forza è completamente ignoto ai più, anzi quando qualcuno riceve una gratificazione si cerca sempre di fargli le scarpe o addirittura è il datore di lavoro stesso che non gratifica ma anzi affossa i propri sottoposti. 

L'Italia non uscirà mai dalla crisi del lavoro se non cambia la mentalità generale dell'italiano.
Non penso che sia un caso che comunque chi ha competenze e conoscenze valuti sempre più l'estero. Non solo perché non ci sono i soldi, o la burocrazia è un casino, ma penso soprattutto perché l'ambiente di lavoro non è stimolate e valorizzante e ogni volta che si fa un passo avanti poi per mille ragioni te ne fanno fare 2 indietro. 

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Mi sento in dovere di fare un commento. Magari può sembrare che io voglia spezzare una lancia in favore dei datori di lavoro italiani, ma è più una critica ai dipendenti italiani.

Io ormai vivo e lavoro da sei anni in Germania e quello che io vedo di diverso rispetto all'Italia è la maggiore coscienza del dipendente e le maggiori pretese nei confronti dei datori di lavoro. Complice un tasso di disoccupazione molto basso (prima del corona...ora vedremo), il dipendente (o il candidato dipendente) tedesco pretende molto (sia in termini economici, sia in termini di tratamento generale) e guai se qualche diritto fondamentale viene violato. Questo è dovuto a sindacati molto forti che fanno sentire il proprio peso e soprattutto non hanno colore politico.

 

Dall'altro lato, invece, vedo un atteggiamento preoccupantemente fantozziano del dipendente medio italiano che vede il lavoro come un privilegio e non si chiede se il suo comportamento servile sia di danno non solo a se stesso ma anche a tutti gli altri.

 

il risultato di questo sono salari bassi, condizioni lavorative da semi schiavitù ed impossibilità di protestare, pena licenziamento (tanto ora col jobs act è facilissimo) o mancato rinnovo del contratto. Se invece tutti pretendessero condizioni migliori in partenza, rifiutando la carità dei datori di lavoro, tutti ne gioverebbero.

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Però non considerate il costo del lavoro, che in Italia si attesta su valori assurdi. Spezzo una lancia a favore dei titolari di impresa, ce ne sono di furbi, ma ce ne sono di onesti, che vogliono realmente bene ai dipendenti. Se abbiamo paghe da fame, dobbiamo anche ringraziare lo Stato, visto che per dare in tasca a te 1.5k, l'azienda ne deve versare 2.2/2.3 e dopo deve versare l'IVA, deve pagare fornitori ecc. La vita è dura ragazzi, io lavoro nell'azienda di famiglia da 20 anni ormai, fare impresa è un'opera titanica, perché per guadagnare poco serve ogni goccia della tua energia, perdere tutto ci si impiega un attimo. 

Inoltre per crescere ti serve capitale, vai in Banca e ti danno un prestito con tassi da strozzinaggio.

Vero, ci sono imprenditori pezzi di m***a, che a te non danno un ca**o, mentre loro girano in Maserati, ma ci sono anche tante realtà dove, anche volendo, non possono darti molto di più. 

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Il 12/6/2020 Alle 16:50, Bigmeu ha scritto:

un'azienda da 30 persone

 

direi che si spiega tutto lì. non conosco il lavoro in uk, ma non ho mai sentito di cose del genere in altri posti fuori dall'italia.

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8 ore fa, Beyond ha scritto:

 

direi che si spiega tutto lì. non conosco il lavoro in uk, ma non ho mai sentito di cose del genere in altri posti fuori dall'italia.


Sicuramente il mio è un caso limite dovuto anche alla quarantena, ma non è inusuale in UK che tra i benefit da contratto ci sia un abbonamento in palestra/simili o che un'eventuale successiva ulteriore formazione possa essere a carico del datore di lavoro. 

Per dire, la mia ragazza lavora in un Hotel da 1100 stanze  in centro a Londra, in questo periodo l'hotel lavora con meno della metà dei dipendenti, su turni allungati da 12h X 4 giorni poi 4 riposi. I dipendenti che lavorano hanno a disposizione una camera per dormire in hotel. Non è una piccola realtà locale, ma comunque cercano di mettere i dipendenti il più possibile in condizione di lavorare bene. 

Sono stupidate e piccole attenzioni, che però aiutano il dipendente a sentirsi meno sfruttato e più preso in considerazione. 

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