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The King of Spa

Brabham BT55

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16 maggio 2013 – In Formula 1 si sa l’innovazione è tutto. Ogni anno, i tecnici delle scuderie cercano di trovare qualcosa, che sia di carattere motoristico che aerodinamico, pur di essere sempre all’avanguardia ed avere qualcosa in più degli altri per portare la propria monoposto alla vittoria del Campionato. Sono state molte, nella storia di questa competizione, le vetture che hanno fatto scuola nel campo delle innovazioni. Alcune sono divenute famose grazie a vittorie e titoli, altre non sono riuscite a fare altrettanto. Tra queste “monoposto sfortunate” non possiamo non ricordare la Brabham BT55, la “sogliola”.

Siamo nel 1986, in piena era turbo e le monoposto di Formula 1 riescono a tirar fuori dai loro piccoli motori da 1,5 cc una potenza che si avvicina ai 1000cv in gara ed intorno ai 1300-1400 cv in qualifica. A farla da padrone, in questo periodo, ci pensa la McLaren-Porsche che negli ultimi due anni aveva vinto il Mondiale con Niki Lauda e Alain Prost, e anche quest’anno è la favorita numero uno per il titolo. Tra le altre scuderie, un occhio di riguardo va dato alla Brabham che dopo aver lasciato lo scettro alla McLaren, non è più riuscita neanche lontanamente ad insidiare le prime posizioni. Per il 1986 però, la scuderia di Bernie Ecclestone ha pronta una monoposto rivoluzionaria, soprattutto nel design, con la speranza di ritornare ai vertici e lottare per la vittoria finale.

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Firmata da uno dei più grandi talenti ingegneristici di sempre, Gordon Murray, nasce così la Brabham BT55. Il concetto di base della monoposto era il posizionamento dell’alettone posteriore, lontano il più possibile dall’asse motrice ed in posizione rialzata rispetto al corpo vettura, per garantire così un maggior carico aerodinamico. Non potendo però alzare l’alettone posteriore (per via delle norme dettata dalla Federazione), Murray decise allora di progettare un corpo vettura più basso rispetto alle monoposto dell’epoca. Tanto per fare un paragone la vettura del 1985 misurava ben 28 cm in più in altezza, mentre la BT55 risultava così molto bassa e schiacciata a terra, da qui il nome “sogliola” riferito alla razza di pesce di uguale caratteristica.

Il motore, sempre un turbo BMW a 4 cilindri, raggiungeva la spaventosa potenza di 1400 cv in qualifica ed era inclinato di 70° al fine di garantire un miglior passaggio dei flussi verso il posteriore.Curiosa fu anche la posizione che doveva assumere il pilota, il quale oltre ad avere il casco che appoggiava sul petto, aveva buona parte del corpo (spalla e braccia) che usciva dall’abitacolo lasciando il guidatore privo di protezione. Nonostante tutte queste caratteristiche, che facevano presagire un’annata vittoriosa, la “sogliola si rivelò un disastro fin dai primi test invernali. La vettura venne afflitta subito da problemi di surriscaldamento e ciò comportò l’adozione di un cambio manuale a sette marce, che si rivelò però molto fragile.

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Problemi ebbe anche il motore che soffriva di un eccessivo turbo-lag. La stagione quindi assunse i contorni del fallimento per la Brabham, che collezionò solo 2 punti in classifica generale con l’italiano Riccardo Patrese, grazie ai i due sesti posti ottenuti nel GP di San Marino e a Detroit. Addirittura nel GP di Gran Bretagna venne usata la monoposto dell’anno precedente, la BT54, per motivi di scarsa competitività.Purtroppo questa monoposto verrà ricordata anche come l’ultima vettura del pilota italiano Elio De Angelis, morto proprio al volante della BT55, durante un test a Le Castellet il 15 Maggio 1986 nel pieno della stagione. Il suo posto, per le restanti gare venne preso dal britannico Derek Warwick, che affiancò così Patrese.

A seguito di tutte queste vicende negative legate alla vettura, Murray lasciò la scuderia, ormai in lento declino per approdare alla McLaren. Qui il brillante tecnico sud africano, riutilizzò i concetti della BT55, modificandone la natura, per progettare in coppia con Steve Nichols una delle vetture più vincenti di sempre: la McLaren MP4/4 Honda vincitrice del Mondiale 1988 di Formula 1. Vincendo 15 gare su 16, la vettura britannica regalò il primo alloro della carriera ad Ayrton Senna ed infranse molti record. La “sogliola”, certo, non sarà ricordata per i risultati ottenuti, ma più che altro per essere stata una monoposto che rivoluzionò il panorama tecnico degli anni’80 per via delle sue innovazioni ed è giusto tenerlo presente. Perché si sa in Formula 1, l’innovazione è tutto.

 

F1Passion

 

 

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ciao, per caso stai faccendo la collezione ferrari f1 collection? :)

 

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L'esasperzione dei concetti di vettura molto bassa era già stata sviluppata dalla Shadow Dn2 can.am

 

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