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The King of Spa

Arrows: una lunga storia e il miraggio della vittoria

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11 gennaio 2013 – Ha attraversato, seppur in parte, quattro decenni di storia della Formula 1 e alternato al volante piloti di assoluto livello tra cui un campione del mondo che le ha portato in dote il numero 1 sulla carrozzeria: stiamo parlando della Arrows, storica scuderia che ha chiuso la sua lunga avventura 10 anni fa.

 

La Arrows Grand Prix International é una scuderia inglese che venne fondata nel 1977 e che può vantare radici italiane dato che uno dei fondatori é stato il finanziere campano Franco Ambrosio. Dall’italiano avrebbe anche dovuto prendere il nome: Ambrosio Racing Team. La sede, ipotizzata in un primo tempo in Italia, fu invece poi aperta a Milton Keynes (vi ricorda qualcuno?). Il primo colore scelto fu un ambizioso oro. Il nome Arrows, che in inglese significa “frecce”, é l’acronimo dei cognomi dei fondatori: Ambrosio, Rees, Oliver, Wass e Southgate.

 

Questi ultimi quattro provenivano dalla Shadow, altra scuderia inglese protagonista in Formula 1 negli anni ’70, in grado di cogliere anche una vittoria con Alan Jones nel 1977 nonché diversi podi. Dallo stesso team arrivava anche il primo pilota Arrows, il nostro Riccardo Patrese che nel 1978, stagione di debutto della scuderia, faceva coppia con Rolf Stommelen.

 

Patrese-Arrows-FA1-1978.jpg

 

Non erano solo i fondatori e il pilota ad arrivare dalla Shadow però, in quanto la prima Arrows della storia, la FA1, risultò una copia identica della monoposto della scuderia inglese. Il team si beccò una multa di 50mila dollari, mentre gli esemplari delle monoposto vennero lasciati come parziale risarcimento a Don Nichols, titolare della Shadow. Southgate e Warr riuscirono a progettare in tempi brevissimi la monoposto sostitutiva, la A1.

 

Il primo anno della scuderia in Formula 1 fu molto movimentato e il team entrò subito nei libri di storia non solo per questo episodio: mentre Ambrosio veniva arrestato in Italia per reati di tipo finanziario, Patrese rimase coinvolto nell’incidente che costò la vita a Ronnie Peterson a Monza. Accusato in particolar modo da James Hunt di essere il colpevole del drammatico episodio, il pilota veneto venne fermato per una gara ma poi scagionato dalle accuse da una commissione d’inchiesta.

 

In quell’anno Patrese riuscì comunque a racimolare 11 punti, giungendo addirittura 2° in Svezia. La FOCA non assegnò però al team i bonus per il decimo posto tra i costruttori a causa della vicenda della monoposto copiata dalla Shadow. L’anno successivo la Arrows presentò la A2, monoposto rimasta nei ricordi in quanto priva di appendici aerodinamiche e per questo soprannominata “supposta“. La vettura però soffriva di problemi di bilanciamento e ottenne modesti risultati, non andando mai oltre il quinto posto.

 

Arrows-A2-1979-436x291.jpg

 

Meglio andò nel 1981 quando Patrese, giunto oramai alla 4a stagione nel team, colse l’unica pole nella storia della Arrows, a Long Beach. Patrese avrebbe anche potuto vincere il gran premio ma un guasto meccanico lo costrinse al ritiro mentre si trovava al comando. Nella stessa annata il padovano ottenne anche un ottimo secondo posto nel GP di San Marino.

 

Gli anni ’80 furono senz’altro il periodo migliore per la scuderia. Tra il 1984 e il 1987 la Arrows si avvalé della collaborazione della BMW come fornitrice dei propulsori. Erano gli anni dei propulsori turbo e al volante c’era un altro pilota che, come Patrese, avrebbe poi corso per la Williams. Si trattava di Thierry Boutsen. Il belga rimase tre stagioni e mezza, raccogliendo diversi piazzamenti a punti, tra cui un clamoroso secondo posto nel GP di San Marino (evidentemente la gara fortunata per la Arrows). Nel 1985 con Boutsen c’era una giovane promessa che negli anni successivi fu uno dei protagonisti della Formula 1: Gerhard Berger. Episodio curioso nel 1987: la BMW ritirò la collaborazione con la squadra e i propulsori vennero così pomposamente rinominati Megatron.

 

Arrows-A10-Megatron-436x291.jpg

 

Nel 1987 si formò la storica coppia Derek Warwick-Eddie Cheever, con la quale il team raccolse in tre stagioni i risultati migliori. Cheever raccolse due terzi posti, Warwick non andò mai oltre al quarto ma la costanza di rendimento permise ai due di portare la Arrows fino al quarto posto tra i costruttori nel 1988. In questo periodo la monoposto aveva la classica colorazione biancorossa e lo sponsor USF&G scritto a caratteri cubitali (vedi foto copertina). In quegli anni, e non é una coincidenza, il direttore tecnico della scuderia era un certo Ross Brawn.

 

Dal 1990 si aprì una nuova era per il team, purtroppo non molto fortunata. Il marchio Footwork, dietro cui c’era l’uomo d’affari giapponese Kazuo Ito, divenne lo sponsor principale comparendo anche nel nome della squadra che divenne Footwork Arrows. C’era di nuovo molta Italia nel team, dato che i piloti erano Michele Alboreto e Alex Caffi. Il 1991 si chiuse senza punti, unica stagione in bianco di tutta la storia della squadra che anche negli anni di peggior crisi economica, come vedremo, riusciì a smuovere la classifica. Artefice di questo pessimo risultato fu senz’altro il motore Porsche che si rivelò ingombrante e poco potente.

 

Caffi-Arrows-A11B-1990-436x291.jpg

 

La squadra cambiò spesso motorizzazioni negli anni ’90: Mugen Honda, Ford, Hart, Yamaha. Gianni Morbidelli e Max Papis andarono ad aumentare la pattuglia di italiani transitati in Arrows. La squadra tornò a racimolare un pò di punti a ogni stagione, con qualche exploit (3 quarti posti tra 1994 e 1995). Nel 1994 venne abbandonato la tradizionale colorazione biancorossa: ai due colori si aggiunse il blu.

 

Damon-Hill-Arrows-1997.jpg

 

Il 1996 sembrò poter segnare una nuova svolta per la Arrows. La scuderia venne acquistata da Tom Walkinshaw che ingaggiò il campione del mondo Damon Hill affiancandogli il brasiliano Pedro Diniz, buon pilota e soprattutto ottimo portafoglio per rimpinguare le casse del team. La stagione ’97 vide però solo tre piazzamenti a punti per la squadra, tra cui l’amaro secondo posto in Ungheria quando Hill, ritrovatosi in testa a pochi giri dalla fine, venne beffato dal cambio che lo costrinse a rallentare quando mancava pochissimo alla fine, cedendo la vittoria all’ex compagno Jacques Villeneuve che ottenne così un risultato cruciale per la conquista del titolo iridato.

 

L’accoppiata con Hill durò solo per quella stagione. Nel 1998 la monoposto si presentava con un look total black molto intrigante e, in mezzo a tanti ritiri, riuscì a cogliere qualche buon piazzamento con Diniz e Salo. Il nero rimase anche negli anni successivi, accompagnato dall’arancione dello sponsor Repsol. La scuderia cominciava però ad essere in difficoltà: correre in Formula 1 in quegli anni era molto costoso e i piccoli team dovevano sempre compiere pericolosi equilibrismi per sopravvivere. I risultati ovviamente ne risentivano anche se nel 2000, con l’accoppiata Verstappen-De la Rosa e il buon propulsore Supertec, l’Arrows riusci a cogliere dei buoni risultati.

 

Arrows-2002-ultima-gara-436x291.jpg

 

Fu il canto del cigno per il team, costretto a passare nel 2001 ai motori Asiatech e a salutare buona parte dello staff. In quell’anno Verstappen conquistò l’unico punto in Austria. Il 2002 chiuse in maniera indegna la gloriosa storia della Arrows. Walkinshaw riuscì ad ottenere come motori i Cosworth V10 e sostituì Verstappen con Frentzen, affiancato da Bernoldi. Il pilota olandese citò in giudizio la squadra per violazione del contratto e vinse la causa. Frentzen, tra mille difficoltà, riuscì ad andare a punti giungendo due volte sesto. Nel frattempo il team perse una causa con un’altro suo ex pilota, Diniz, passato nel 1999 alla Sauber. I soldi finirono ben presto, costringendo la squadra a situazioni grottesche, come quando nel Gran Premio di Francia Frentzen e Bernoldi non centrarono deliberatamente la qualificazione. Il successivo Gran Premio di Germania fu l’ultimo che vide al via la Arrows. Il team venne messo in liquidazione forzata, costringendolo così alla chiusura.

 

La storia della scuderia inglese si chiude così con 382 gare disputate, nessuna vittoria (record negativo in Formula 1), una pole, cinque podi e tanti ricordi nei cuori degli appassionati.

 

http://www.f1passion.it/2013/01/f1-arrows-una-lunga-storia-e-il-miraggio-della-vittoria/

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:) ottimo

 

Ho sempre avuto ammirazione per questo team che mi ha dato un'impressione di "rapace" nell'esser spesso pronto a raccogliere buoni risultati anche quando la macchina proprio non andava.

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Tra i vari ricordi della Arrows ho ben nitido in mente Monza '88: Cheever e Warwick portarono entrambe le macchine a partire dalla terza fila dietro le imprendibili Mclaren, e le Ferrari, quest'ultime aiutate dal fatto di essere le uniche, oltre alla scuderia di Woking, a montare ancora i motori turbo. La Domenica i 2 piloti fecero praticamente gara a se senza riuscire ad impensierire chi stava davanti, e, a loro volta, conservando un certo margine sugli inseguitori. Il doppio ritiro di Prost prima, per un problema al motore, e Senna poi, per una collisione con un doppiato, fecero scalare i nostri protagonisti fino al 4_o e, soprattutto, 3_o posto. Un podio e un piazzamento a punti appena sotto il podio: un risultato notevolissimo per una scuderia come quella.

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Curioso come nel GP dell'unica pole della Arrows (Long Beach '81), l'altra Arrows, quella di Stohr, neppure si qualific?.

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Curioso come nel GP dell'unica pole della Arrows (Long Beach '81), l'altra Arrows, quella di Stohr, neppure si qualificò.

 

Al povero Stohr davano materiale usato ... pensa che nei primi GP la macchina era quella di Mass del 1980 riverniciata ... mentre Patrese aveva sempre a disposizione gomme da qualifica e tutti gli aggiornamenti

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[pigna mode on]

Io citerei l'episodio quasi finito in tragedia della partenza del GP del Belgio del 1981.

 

Inoltre la Shadow da quel che mi risulta era un team statunitense.

E di campioni del mondo che hanno corso con la Arrows ce ne e' un altro. Alan Jones nel GP USA-West 1983

Da ricordare infine che dei telai Arrows A23 corsero con la SuperAguri nel 2006

[pigna mode off]

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