Jump to content
Sign in to follow this  
luke36

Marco Pantani

Recommended Posts

Lo so. Non ? un topic automobilistico o che narra le gesta di un pilota che ha fatto la storia della F1. Per? ho sempre pensato che lo sport, qualunque sport fosse, sia fatto da uomini e donne prima di tutto e il mio ricordo ? per Marco Pantani, vittima di un sistema che lo ha esaltato per poi divorarlo indegnamente.

 

Non star? qui a narrare le sue gesta o a scrivere di polemiche inutili. Ma pubblicher? un articolo di Umberto Galimberti, scritto il giorno della sua scomparsa (San Valentino 2004), per far riflettere su quanto spesso non sappiamo ascoltare il prossimo, incapaci di provare a capire chi ci sta parlando.

 

Marco ? morto a Madonna di Campiglio. La sua frase rilasciata davanti alle scalette dell'hotel, erano semplicemente un grido di aiuto che nessuno ha voluto ascoltare. Ci sono eventi che scatenano una depressione fatale e quel giorno fu cos?. Un valore di ematocrito pari a 52 (un punto di scarto dal momento che il cut off era di 50 + 1 [di tolleranza]), quando solo pochi giorni prima al controllo fatto a Marco dopo un'altra tappa del giro il valore era stato di 46. Da medico ho sempre avuto sospetti su quel 52 e la ragione ? semplicissima: l'eritropoietina (EPO) non agisce immediatamente ma ha bisogno di settimane di terapia e settimane per dare una risposta midollare efficace. Ora come era possibile che in pochi giorni il suo ematocrito passava da 46 a 52 ? Inoltre stava stradominando il giro e che ragione avrebbe mai avuto di utilizzare sostanze dopanti che peraltro, per agire abbisognano di settimane ?

 

Fu chiarissimo per me che qualcosa "puzzava". Ma anche se fosse stato vero quel 52, nessuno prese in considerazione una banale spiegazione: quel giorno Marco fece una impresa mostruosa: gli salt? la catena e perse parecchi secondi mentre il gruppo se ne andava. Ebbe difficolt? a recuperarlo. Pass? 70 corridori ! Prese la testa della corsa e stacc? tutti. Disperse molte energie e soprattutto liquidi e per questo si emoconcentr?. L'ematorcito si alz? per una banale non adeguata reidratazione nel post gara. Tutto qui. Non a caso il controllo che Marco fece a Monza pochissimi giorni dopo era normale ! Ora chi utilizza l'eritropoietina ha valori di ematocrito alti anche a riposo e allora su Marco avrebbero dovuto trovare valori elevati anche a Monza. Cos? non fu.

 

Alcuni reagiscono in un modo, altri no. Marco vide in quel 52 una onta al suo professionismo e alle sue fatiche. E ne aveva ben donde ! Per questo vi chiedo di rileggere questo articolo perch? spesso accade che la mente di una persona, reagisca in modo devastante ad eventi per altri non significativi. Ma sta a noi saper riconoscere i segni di tale reazione negativa perch? il riconoscerli potrebbe significare salvare una vita.

 

Buona lettura.

 

Pantani nel deserto dei depressi

di UMBERTO GALIMBERTI

 

La cosa pi? sconvolgente nella tragedia di Marco Pantani forse non ? la sua morte, ma l'assoluta solitudine in cui era stata lasciato negli ultimi anni, quando le glorie del campione cedevano il posto alle sofferenze mute e forse abissali dell'uomo.

 

Educati come siamo alla cultura dell'applauso non sappiamo neanche dove sta di casa la cultura dell'ascolto. Distribuiamo farmaci per contenere la depressione, ma mezz'ora di tempo per ascoltare il silenzio del depresso non lo troviamo mai. Con i farmaci, utili senz'altro, interveniamo sull'organismo, sul meccanismo biochimico, ma la parola strozzata dal silenzio e resa inespressiva da un volto che sembra di pietra, chi trova il tempo, la voglia, la pazienza, la disposizione per ascoltarla? Tale ? la nostra cultura. E allora il silenzio diventa tumultuoso, e la depressione prende a parlare, non con le nostre parole banalmente euforiche o inutilmente consolatorie, ma con quelle rotture simili alla lacerazione delle ferite quando il corpo le conosce come ferite mortali.

? a questo punto che lo spettro della morte si annuncia e inizia a parlare con il tono tranquillo di chi sa di tenere nelle proprie mani tutte le sorti.

 

Fine del baccano indiavolato in cui quotidianamente tentiamo di esprimere la nostra gioia. Un baccano che ? la parodia del grido d'angoscia che, se fosse ascoltato, ci farebbe riconoscere un uomo nel deserto delle cose.

 

Un deserto che si espande da quel presente muto, in cui il depresso disabita per invivibilit? ogni evento, al passato che ha desertificato glorie, trionfi e amori che non si sono radicati, progetti estinti al loro sorgere, ricordi che non hanno nulla a cui riaccordarsi, in quella solitudine frammentata dove l'identico, nella sua immobilit? senza espressione, coglie quell'altra faccia della verit? che ? l'insignificanza dell'esistere.

Non si pu? parlare neppure di disperazione, perch? l'anima del depresso non ? pi? solcata dai residui della speranza. E le parole che alla speranza alludono, le parole di tutti, pi? o meno sincere, le parole che non si rassegnano, le parole che insistono, le parole che promettono, le parole che vogliono guarire languono tutte attorno al depresso, come rumore insensato. Il rumore che gli altri, quelli che un tempo applaudivano, si scambiano ogni giorno per far tacere a pi? riprese quella verit? che il depresso, nel suo silenzio, dice in tutta la sua potenza.

 

Bisogna avere il coraggio di vivere fino in fondo anche l'insignificanza dell'esistenza per essere all'altezza di un dialogo con il depresso. E solo muovendosi intorno a questa verit?, che ? poi la verit? che tutti gli uomini si affannano a non voler sentire, pu? aprirsi una comunicazione.

 

Comunicazione rischiosa, non perch? ci pu? trascinare nella depressione, ma perch? pu? tradire la nostra insincerit?. Il depresso infatti ? sensibile al volto che smentisce la parola, e il suo silenzio smaschera la finzione e l'inconsistenza. Per questo i volti dei depressi sono rigidi e pietrificati.

 

Abitando la verit? dell'esistenza con tutto il suo dolore, essi non stanno al doppio gioco della parola che danza disinvolta nell'insensatezza della vita, o che, impegnata, indica una formazione di senso laggi? ai confini del deserto.

 

Il depresso sa che il confine, come l'orizzonte, ? sempre al di l? di ci? che di volta in volta appare come confine e orizzonte, sa che non c'? felicit? nella sequenza dei giorni, che il sole che muore ? lo stesso che risorge, e che nel cerchio perfetto che il ritorno disegna naufraga il progetto che per un giorno s'era levato per reperire un senso nella vita.

 

Si pu? spezzare questo cerchio tragico e perfetto? S?, se siamo capaci di ritrovare l'essenza dell'uomo che H?lderlin indica l? dove dice: "Noi siamo un colloquio" . Il colloquio ? fatto solo di parole, ma le parole non si dicono solo, si ascoltano anche. Ascoltare non ? prestare l'orecchio, ? farsi condurre dalla parola dell'altro l? dove la parola conduce. Se poi, invece della parola, c'? il silenzio dell'altro, allora ci si fa guidare da quel silenzio.

 

Nel luogo indicato da quel silenzio ? dato reperire, per chi ha uno sguardo forte e osa guardare in faccia il dolore, la verit? avvertita dal nostro cuore e sepolta dalle nostre parole. Questa verit?, che si annuncia nel volto di pietra del depresso, tace per non confondersi con tutte le altre parole.

Parole perdute per il senso profondo della nostra esistenza, che ogni giorno tentiamo di disabitare dietro le maschere in cui ? dipinta ovviet?, incrostazioni di felicit?, recitate euforie.

 

Esaltarci per i trionfi o piangere per la morte sono gesti insufficienti al limite dell'ovvio, cos? come non basta batter le mani tanto per una vittoria quanto per il passaggio di una bara. La depressione chiede di pi?: non entusiasmi, non pianti, non applausi. La depressione chiede ascolto.

 

Quell'ascolto che tutti abbiamo negato a Marco Pantani e che, a partire dalla sua morte, potremmo incominciare a inaugurare come primo segno di una cultura meno plaudente perch? pi? riflessiva, pi? attenta alla solitudine degli uomini.

Edited by luke36

Share this post


Link to post
Share on other sites

Davvero un bellissimo articolo Luca!

 

Si ? gi? discusso mesi fa sulla vicenda di Pantani, io mi emoziono ancora oggi ad ammirare le sue gesta e le sue grandi vittorie come fu la gi? citata Oropa 1999.

 

Penso anche io che Pantani sia stato vittima di un sistema che non lo voleva pi?, perch? considerato troppo forte. Tutto ci? sta accadendo anche oggi, ma forse in misura inferiore, con un altro atleta che si ? dimostrato essere una spanna sopra gli altri come modo di correre come Alberto Contador. Dico "in misura inferiore" perch? Contador ? circondato da molta pi? gente, nel suo periodo di squalifica (molto spinta a mio avviso) non si ? ritrovato nella solitudine che ha provato Marco in quelle settimane di inizio giugno 1999.

 

Spero che questa discussione non ricada nel trambusto generatosi nel thread del doping, rimanendo invece una celebrazione del Campione che ? stato.

Share this post


Link to post
Share on other sites

Gianni Mura ? stato vero amico di Marco. Un giornalista molto schivo, sincero e di poche parole.

 

Qui una sua lettera a Marco.

 

I sogni, la tristezza

e due ali sul Tour

di GIANNI MURA

 

Caro Marco, so bene che scrivere una lettera a un morto pu? sembrare il massimo della retorica, ma questo sento di doverti adesso che sei sparito dalle prime pagine ma continui a restare in quelle che noi siamo, vecchi e giovani libri, muri, lavagne, cortecce, ricordi. E poi sulla retorica sono vaccinato, nulla ti e ci ? stato risparmiato, nemmeno Alessia Merz e Sinisa Mihajlovic che commentavano la tua morte, nemmeno il titolo "Ucciso dall'antidoping". Sarebbe il primo caso, mentre il doping ne ha uccisi parecchi.

 

Ma devo dirti altre cose: in morte sei stato generoso come in vita. Una vita, cento discussioni: il doping, l'antidoping, la droga (l'altra), la depressione, la solitudine, la giustizia. Stanno cercando l'ultimo spacciatore, ma tu eri gi? spacciato. Non m'interessa che lo trovino, era l'ultimo. Avessero trovato il primo, sarebbe cambiato qualcosa? Non lo so. So che ? un'ingiustizia dire che t'avevano abbandonato tutti.

 

Non ? vero n? per la tua famiglia n? per altri del gruppo, n? per la tua donna, quella che forse ti ha capito pi? di tutti, in un ambiente maschilista come pochi, quella che ha cercato di farti capire che si pu? vivere bene anche senza bicicletta, quella di cui rimpiangevi gli occhi e il cuore, in uno degli ultimi bigliettini che hai scritto.

 

E credo che tu pensassi a lei, nel finale di quel documento letto nella chiesa di Cesenatico: "Questo documento ? verit?, la mia speranza ? che un uomo vero o una donna legga e si ponga in difesa di chi, come si deve dire al mondo, regole per sportivi uguali per tutti. E non sono un falso, mi sento ferito e tutti i ragazzi che mi credevano devono parlare".

 

Io questo documento, che per com'? stato presentato si pu? definire testamento, o anche messaggio nella bottiglia che ci arriva da lontane isole, l'ho letto centinaia di volte. Credo che sia tutta roba tua, forse scritta in momenti diversi, perch? in queste righe ti ritrovo, ritrovo il tuo modo di ragionare e anche di correre. C'? qualche salto, qualche spezzatura, si capisce (si sa) che le hai scritte a Cuba (altrimenti hasta la victoria non si spiega), scritte sulle pagine del passaporto. Centinaia di volte, non esagero. Speravo che qualcuno lo analizzasse bene (non serve, ormai), invece hanno deciso che erano frasi da uno gi? di testa e amen.

 

Mica tanto. In tv mi ha preso come un pugno quel passaggio: "Ma andate a vedere cos'? un ciclista e quanti uomini vanno in mezzo alla torrida tristezza per cercare di ritornare con quei sogni". Torrida tristezza, bellissimo, e anche quel cercare di ritornare (non sempre si riesce).

 

Tarder? molto a nascere, se nasce: confesso che avevo pensato di cominciare cos? il pezzo, parafrasando il "Lamento" di Lorca per il torero Inacio caduto nell'arena. Perch? nella tua vita e nella tua morte disperata ci sono forti tracce di poesia. Ho lasciato stare, perch? il toro tu lo portavi dentro, finch? t'ha incornato e in apparenza ha vinto lui. Avrei anche potuto parafrasare Ungaretti: "Sono un ciclista/Un grido unanime/Un grumo di sogni".

 

Hai scritto un messaggio pieno di speranze, di sogni, di cuore. Come quando pedalavi. E di umiliazioni, ferite, come quando non pedalavi. Una volta mi hai detto, in gergo ciclistico, che fino all'ultimo chilometro dal tuo cuore, la flamme rouge, potevano arrivare in tanti, ma nessuno avrebbe mai avuto la chiave per andare oltre gli ultimi duecento metri. L'hai detto con orgoglio.]

 

Se qualcuno l'avesse avuta, quella chiave, saresti ancora vivo. Invece sei morto (ma non del tutto). Per colpa della giustizia e dei giornalisti, dicono quelli che pensano di amarti senza averti mai conosciuto (si pu? amare senza conoscere?), e di questi tempi a dire cos? non sbagli mai, ? una frase che vale come "piove, governo ladro".

 

E' un complotto, dicono, ma a chi conveniva far fuori la gallina dalle uova d'oro? Te li ricordi quelli che protestavano contro la tv che continuava a riprendere la tua processione in coda, dopo la caduta sul Chiunzi? Il ciclismo non ? solo Pantani, dicevano. Gi?, ma senza Pantani che ciclismo ??

 

Se avevi nemici (non avversari, nemici) era in gruppo, per? nel testamento-documento tu parli da difensore di tutto il gruppo, "perch? si sta dando il cuore". Da capofila, con toni quasi profetici, con un inciso colloquiale, disarmante e disarmato: "e poi dopo come fai a non farti male". Te ne sei fatto e te ne hanno fatto, non c'? ematocrito alto che valga pi? di due settimane di stop, n? ombre (si sapr? mai com'? andata a Lugano col sangue di Forconi?) che meritino i tuoi ultimi anni da condannato a morte. Tu sei morto perch? la vita non aveva molto senso.

 

Un suicidio ? un gesto tecnico, preciso, uno pu? lasciare un bigliettino come Esenin, Majakovskij e Pavese, oppure nulla. Una deriva come la tua ? un gesto diverso, e tu sei morto perch? eri diverso. S'era mai visto prima un corridore pelato e col pizzetto? S'era mai visto negli ultimi tempi un vincitore del Tour che non andasse forte a cronometro? Quando sei morto, ho scoperto che avevi vinto 34 corse in tutto. Merckx ne vinceva di pi? in una stagione. Ma era il modo, non il numero. Per questo Villeneuve ? stato pi? amato di Schumacher. Per questo al tuo funerale c'era Charly Gaul, malato, e c'era Michele Dancelli, altro sognatore nomade, che non ti ha mai conosciuto, forse, ma Cuba s?.

 

Non morirai del tutto perch? il ciclismo ? lo sport pi? ricco di memoria e, per riflesso, di morti. Lo so gi? che da qualche parte, sulle strade del Tour, ci saranno sul gruppo due ombre taglienti, larghe, simmetriche. Le ali di Pantadattilo, ma qualche stupido dir? che sono nuvole.

Share this post


Link to post
Share on other sites

Durante la famosa intervista di Min? a Marco:

 

Min?: "Perch? non vai al giro di Francia e lo vinci?"

 

Marco: "Perch? qualcuno dubiterebbe..."

 

 

Cos? si muore di depressione.

Share this post


Link to post
Share on other sites

http://www.youtube.com/watch?v=2F-9AYF5zyo

 

Oggi prima uscita in bici della stagione, e non posso che dedicarla a Marco.

 

Ma il regalo pi? grande glielo stanno facendo tutti quei pezzi di m***a che, anno dopo anno, scandalo dopo scandalo, vedono le loro antiche certezze tramutarsi in barzellette...

E non finir? qui.. spero di campare ancora a lungo per godere del momento in cui chi ha la responsabilit? della sua distruzione avr? ci? che merita.

Share this post


Link to post
Share on other sites

Da tifoso del Pirata come te, non posso che concordare :)

Share this post


Link to post
Share on other sites

Confermo.All'epoca Marco Pantani fu ucciso anche da molte persone che considerava "amiche"e che invece si rivelarono dei veri e propri carnefici.

Share this post


Link to post
Share on other sites

forse il più grande scalatore di sempre. se non avesse avuto tutta quella sequela di incidenti sfortunati avrebbe ottenuto il triplo..

quando potè allenarsi alla grande stracciava gli altri.

Share this post


Link to post
Share on other sites

Io toglierei il forse..

Ormai sono passati 15 anni da quella impresa sotto la pioggia, tappa e tour..

Non lo dimenticher? mai, nessuno nel ciclismo mi ha regalato quelle emozioni

Share this post


Link to post
Share on other sites

Che ricordi :cray: La tappa sul Galibier al tour del 1998 ce l'ho stampata ancora negli occhi e nel cuore. Ciao Pirata...

Edited by Ferrarista

Share this post


Link to post
Share on other sites

Ieri notte su raisport hanno trasmesso uno speciale condotto da de zan in cui si ricordava il tour vinto da marco nel 98. Ospite in studio gianni mura

 

Toccante

Share this post


Link to post
Share on other sites

Beh, solo in Italia si poteva dare del suicida (anche a livello giuridico) ad uno che muore per aver ingoiato, in un sol boccone, un intero panino imbottito di coca...

 

Bella ricostruzione comunque, un pò un riassunto per grandi linee di una vicenda che non basta un libro per raccontarla...

 

 

Quello che mi preme ricordare però, è che gli artefici della vera morte di Marco stanno ancora lì sulle loro poltrone e continuano a fare i loro giochetti di potere sulla pelle di molti altri corridori.

I fatti degli ultimi giorni, stanno lì a dimostrarlo. I deja vu si sprecano, ahimè...

 

 

Share this post


Link to post
Share on other sites

A me sembra un'esagerazione, manco si trattasse di Kennedy.

Share this post


Link to post
Share on other sites

A me sembra un'esagerazione, manco si trattasse di Kennedy.

 

Per il ciclismo (italiano e non) era più importante di Kennedy in quel periodo. Mai girati tanti soldi ed interessi attorno ad un solo corridore, prima di lui, nemmeno per Mercx...

 

Copio e incollo un paio di dati relativi all'audience del ciclismo in tv in Italia, tanto per capire la portata del fenomeno e gli interessi che potevano derivarne:

 

 

TOP 15 Televisione Italiana

 

01 – DOM – 16/07/2000 – TOUR – Briancon - Courchevel 6.046.000 (54,15%) 1H RAI3

02 – DOM – 05/06/1994 – GIRO – Merano – Aprica 5.847.000 (50,90%) 3H ITA1

03 – SAB – 06/06/1998 – GIRO – Mendrisio – Lugano 5.835.000 (58,70%) 2H RAI3

04 – SAB – 29/05/2004 – GIRO – Bormio – Presolana 5.262.000 (47,76%) 2H RAI3

05 – SAB – 11/06/1994 – GIRO – Les Deux Alpes – Sestriere 5.102.000 (49,70%) 2H ITA1

06 – DOM – 28/05/1995 – GIRO – Val Senales – Lenzerheide 4.793.000 (28,62%) 2H ITA1

07 – DOM – 05/06/1994 – GIRO – Merano – Aprica 4.617.000 (30,13%) 2H ITA1 *

08 – GIO – 04/06/1998 – GIRO – Cavalese – Monte Campione 4.557.000 (51,03%) 1,5H RAI3

09 – SAB – 02/06/2001 – GIRO – Cavalese – Arco 4.526.000 (47,15%) 1,5H RAI3

10 – DOM – 28/05/2000 – GIRO – Selva Val Gardena – Bormio 4.497.000 (37,06%) 1H RAI 3

11 – DOM – 25/08/1991 – Mondiale – Stoccarda 4.465.000 (52,22%) 2H RAI2

12 – SAB – 28/05/2005 – GIRO – Savigliano – Sestriere 4.429.000 2H RAI3

13 – VEN – 10/10/1987 – Record Ora Moser 4.396.000 (37,82%) 1H RAI1

14 – VEN – 10/06/1994 – GIRO – Cuneo – Les Deux Alpes 4.369.000 (44,70%) 2H ITA1

15 – SAB – 08/06/1996 – GIRO – Cavalese – Aprica 4.356.000 33,59%) 2H ITA1

 

* Primo Collegamento

 

29 Programmi hanno superato i 4 Milioni di Telespettatori

 

Nelle 4 ore di collegamento la tappa di Briancon – Courchevel ebbe un’audience di 4.258.00 con uno share del 34,25%

Globalmente la tappa piu’ vista resta la Merano – Aprica

 

Giro d’Italia

 

Anno – Tappa piu’ vista – Tappe con 3 Ml – TV

 

1991 – 3.506.000 – 3 – RAI2

1992 – 3.172.000 – 3 – RAI2

1993 – 4.281.000 – 1 – RAI2

1994 – 5.847.000 – 6 – ITA1

1995 – 4.793.000 – 3 – ITA1

1996 – 4.356.000 – 2 – ITA1

1997 – 4.282.000 – 4 – RETE4

1998 – 5.835.000 – 8 – RAI3

1999 – 4.182.000 – 5 – RAI3

2000 – 4.497.000 – 7 – RAI3

2001 – 4.526.000 – 2 – RAI3

2002 – 2.868.000 – 0 – RAI3

2003 – 3.640.000 – 2 – RAI3

2004 – 5.262.000 – 4 – RAI3

2005 – 4.429.000 – 3 – RAI3

2006 – 3.641.600 – 2 – RAI3

2007 – 4.155.000 – 3 – RAI3

2008 – 3.947.000 – 3 – RAI3

2009 – 2.950.000 – 0 – RAI3

 

Dal 2006 la Rai utilizza la “ Tecnica del Giro all’Arrivo “ per la rilevazione dell’audience , in pratica rileva l’ultima ora di corsa (invece prima era quasi tutta la trasmissione)

Il grosso aumento di pubblico si ha con l’entrata di Italia1 , l’evento è molto piu’ pubblicizzato , le tappe piu’ interessanti vengono poste nel fine settimana , in piu’ la corsa è molto avvincente

Si nota un enorme calo di spettatori dal 2001 in poi (salvo l’eccezione 2004) causato secondo me dalla mancanza di credibilità delle prestazioni (dovute al doping) e all’eccessivo attendismo dei corridori

I dati relativi al Satellite non sono rilevati (quindi negli ultimi anni mancano un 5% di ascolti).

 

La tappa piu’ vista della storia del Tour sulla televisione francese è:

 

La tappa di Loudenvielle del Tour 1997 con 8.263.000 (vinta da Brochard il 14 Luglio) che stacca di poco la tappa di Courchevel del Tour 2000 (il record della Tv italiana..) con 8.238.000.

 

 

E questa è solo una minima parte della questione.

Share this post


Link to post
Share on other sites

Per oggi evito di ricordare quanto successo 14 anni fa e di mandare a cagare i soliti noti, mi limito a ricordare ben altro, alla luce di quanto appreso pochi mesi fa...

 

 

Meno di 2 mesi di preparazione + depressione vs 1 anno + bonus.

Chi pensa ancora al doping non sa cosa s'è perso.

 

Share this post


Link to post
Share on other sites

Ieri 12h di ipocrisia a canali unificati... Avessero dimostrato un milionesimo di questo "amore" quando serviva, oggi sarebbe qui con noi.

 

Alla fine, nel mare di ciarlatani che vendono belle parole un tanto al chilo, c'è qualcuno che con Marco ha avuto poco a che fare e che forse, senza nemmeno volerlo, raccontando la semplice realtà, lo ha descritto meglio di chiunque altro leccaculo postumo. Poche parole, nessuna adulazione, tantissima sostanza, la perfetta sintesi di un corridore unico e irripetibile:

 

 

Tour 2000

 

"Una volta raggiunta la vetta (del Mont Ventoux), Lance ha già dimostrato di essere il più forte, in modo così indiscutibile che alla fine molla e lascia vincere la tappa a Pantani.
Quell'episodio avrebbe dovuto segnare la fine del match: vittoria a Lance per ko tecnico. Ma non andò così. Pantani s'incazzò e non poco del gesto di Armstrong, per quella vittoria regalata sul Ventoux (l'italiano non voleva alcuna elemosina) e decise di rendere le nostre vite un inferno.
Nei giorni seguenti, attaccò, attaccò e poi attaccò. Attacchi folli, senza speranza, romantici alimentati dall'orgoglio e da chissà cos'altro. E questo portò con se una sequela di problemi, perchè io e Kevin (Livingston) non eravamo in grado di inseguire Pantani. [...]
Questo faceva si che Lance restasse da solo per tratti di corsa troppo lunghi, senza compagni che lo potessero aiutare in molte delle tappe successive.
La peggiore fu la sedicesima, da Courchevel a Morzine. Pantani partì prestissimo (120km dal traguardo), da solo, una mossa suicida che credevamo sarebbe finita presto. Ma non finiva. Pantani continuava a tenere il passo senza rallentare, anzi aumentando l'andatura. Lo seguimmo spingendo al massimo ma senza riuscire ad agganciarlo. C'era una sola cosa da fare: Lance disse a Johan (Bruynel) di chiamare il dottor Ferrari al telefono.
La conversazione fu breve e il verdetto arrivò: il suo passo era troppo veloce, non poteva tenerlo a lungo, Pantani sarebbe schiantato. E Ferrari, come sempre, aveva ragione.
Nell'ultima salita, una tremenda ascesa di 12km chiamata Joux Plane, Pantani schiantò.
Il problema era che anche Lance schiantò. [...] Cercò di nasconderlo, ma presto fu chiaro: il volto sbiancò, le spalle cominciarono a dondolare e presto Ullrich fu davanti, [...] Lance lo seguiva, più rigido, più frenetico, l'espressione sul volto fissa, una maschera di sfinimento e paura.
Quel giorno Lance mostrò tutta la sua tenacia, perse solo un minuto e mezzo da Ullrich (e più di 3 dal vincitore Virenque), quando avrebbe potuto perderne dieci.
Dopo la sedicesima tappa, Lance aveva un aspetto orribile: pallido, occhi piccoli e gonfi, segnato da profonde occhiaie. Nelle interviste, definì Pantani "un piccolo casinista" ("shit starter"), il che era abbastanza vero; il problema era che la Postal non aveva nessuno che potesse riportarlo all'ordine, nessuno abbastanza forte da domare Pantani.
Per fortuna nostra e di Lance, Pantani aveva sparato tutte le sue cartucce e si ritirò il giorno dopo. Lance recuperò [...] e ce la fece ad arrivare a Parigi e vincere il suo secondo Tour. Fu di nuovo festa al Museè d'Orsay, ma sotto c'era una punta di preoccupazione. Un Pantani da solo aveva quasi mandato all'aria la vittoria di Lance."

 

 

Tyler Hamilton, "The Secret Race"

Share this post


Link to post
Share on other sites

Io non ho mai capito una cosa, ma Pantani ha mai fatto uso di doping?

Share this post


Link to post
Share on other sites

Ufficialmente non è mai stato trovato positivo.

Io credo che al 99.9% era dopato come il 99.9% dei ciclisti e usava metodi per risultare nei limiti.

Quella mattina gli hanno taroccato l'esame .

Share this post


Link to post
Share on other sites

Non sono mai stato un tifoso di Pantani. Io, cresciuto con Fondriest, ero più un tipo alla Fabrizio Guidi, professionista che il quale vincere al Giro d'Italia non era indossare la maglia rosa ma quella azzurra dell'intergiro. Seguivo il ciclismo, qualche volta in televisione ma spesso sulla strada. Meglio prima della partenza dove tutti sono più disposti a chiaccherare e meglio ancora nei giri minori tipo il Tour de Suisse dove i campioni si allenano e i gregari (tra cui qualche amico) potevano lottare per la vittoria. Ero troppo snob per Pantani, io che quando vedo che la gente la pensa come me comincio a farmi delle domande...e la gente era tutta per lui, anche persone che non seguivano il ciclismo... ma il Pirata sì, erano lì solo per lui! La differenza con gli altri era netta e lui era isolato dal resto della carovana. Quando parlavo con gli altri ciclisti si percepiva il malumore dopo anni in cui i vari campioni si spartivano la torta economica e mediatica; colpa di Pantani o solo invidia? Probabilmente era solo troppo l'affetto che la gente gli riversava, specialmente lui che non è mai stato uno stratega diplomatico mentre ha sempre vissuto "di pancia".

Le domande sulla sua morte hanno poco senso per me, partendo dal presupposto che nessuno lo ha personalmente ucciso, si viaggia sulle ipotesi di induzione al suicidio. Le giuste accuse alla pressione mediatica passano, secondo me, in secondo piano rispetto alla mancanza di protezione da parte di chi gli era vicino o piuttosto dalla mancanza di persone a lui vicine e che sicuramente si sarebbe meritato.

Erano altri tempi, sapevo che il ciclismo non era pulito ma speravo sempre che una buona parte...ma quando, uno dopo l'altro, questa parte è scomparsa, ho preferito chiudere e vivere di ricordi.

Share this post


Link to post
Share on other sites
Sign in to follow this  

×