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luke36

Kojima KE009

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Kojima KE009

 

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Chi ne sa di pi? ? Bellissima.

 

 

Luca

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Ma forse andrebbe in amarcord, credo...

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So solo che ? stata l'ultima monoposto prodotta dalla Kojima e corse solamente il gp del giappone del 1977 con al volante Noritake Takahara e il privato Kazuyoshi Hoshino e il miglior risultato ? stato l'11? posto raggiunto con quest'ultimo.

 

Altre foto:

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Per prima cosa, come ha detto The Magic, di questa macchina ne sono stati prodotti almeno 2 esemplari, scesi in pista per il GP del Giappone 1977: una vettura ufficiale per Noritake Takahara e una "clienti", schierata dal team Heroes Racing, per Kazuyoshi Hoshino. E' interessante notare come il pilota clienti sia stato pi? veloce di quello ufficiale.

 

Notando la sovrabbondanza (si fa per dire) di immagini riguardanti la numero 51 di Takahara, per par condicio posto una foto dell'esemplare guidato da Hoshino

 

hoshino_2.jpg

 

Ho provato poi a fare qualche ricerca sulla Kojima KE009, e su un forum inglese ? saltato fuori un thread, scritto quasi 10 anni fa (posto il link), nel quale, tra le altre cose, si parlava di una disputa tra il costruttore giapponese e il gommista Bridgestone. Avevo intenzione di mettere il link a quel racconto, ma poi ho preferito effettuare una controprova, per vedere se effettivamente il fatto era accaduto veramente. Dopo aver impostato la ricerca ? uscito un link che rimandava proprio a un post di questo forum, thread "Strani test", autore Patresalboretangelis, in cui si parla proprio del dopo gara del Fuji 1977, e delle notevoli potenzialit? di questa macchina.

 

Quel link ? comunque buono per raccattare qualche altra informazione sulla Kojima: innanzitutto il numero totale di esemplari costruiti oscilla tra 3 e 4; infatti c'? il dubbio su un esemplare, guidato in un test al Fuji da Kunimitsu Takahashi, danneggiato pesantemente in un incidente dal pilota giapponese; non si sa se quell'esemplare ? stato riparato oppure se ? stato costruita una nuova scocca.

 

Un'altra informazione interessante ? che il patron Kojima aveva una vettura pronta in Giappone da mandare in Brasile per il Gran Premio del 1978, senza l'ausilio in termini di assistenza di nessun altro team, ma alla fine non se ne fece nulla. Mr. Kojima aveva un grande interesse a portare in alto il nome del Giappone nelle corse automobilistiche, ma voleva farlo con un team interamente nipponico: motore, telaio, pneumatici, piloti, meccanici, capitali... Il livello del Giappone all'epoca, tuttavia, era piuttosto basso (lo dimostrer? anche la disputa con la Bridgestone), gli sponsor pochi e quindi il progetto naufrag?.

Le due KE009 furono modificate, con una nuova ala anteriore in stile Ferrari e un nuovo corpo vettura, simile a quello delle monoposto di Formula 2. Questi due esemplari furono anche portati in Europa per dei test sul tracciato di Hockenheim, nel maggio del 1978; in questo contesto si inserisce anche la storia della trattativa con Willi Kauhsen per la vendita delle due KE009B, trattativa che, da quel che ho potuto ricostruire, non and? in porto (anche se alcune fonti dicono che effettivamente Kauhsen compr? le vetture, ma non le utilizz? mai). Dopo i test in Europa, le KE009B tornarono in Giappone per ulteriori test, ai quali non seguirono per? delle partecipazioni in competizioni iridate.

 

Questo ? quanto ho potuto ricostruire. Atttendo eventuali correzioni in caso di errori, imprecisioni, omissioni e quant'altro

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Da questo link sembra che le vetture costruite fossero 4, due 007 di cui una non ha mai corso e due 009

 

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La Kojima, il “Mago” della pioggia e la Bridgestone

 

 

28 aprile 2013 – Il Gran Premio del Giappone, 24 ottobre 1976, Circuito di Mount Fuji, è passato alla storia per la rinuncia di Niki Lauda, spaventato dalla pioggia. Rinuncia che gli è costata il titolo mondiale, andato sorprendentemente a James Hunt, McLaren. Il 1976 è l’anno dell’incidente di Lauda al Nurburgring e del suo miracoloso risveglio alla vita e alle corse dopo soli 42 giorni.

 

Pochi, allora, hanno preso nota del debutto di una Formula Uno giapponese, la Kojima “KE007″, progettata da Masao Ono, che aveva già firmato un’altra monoposto subito finita nel dimenticatoio, la Maki. Ingombrante, brutta, poco o nulla funzionale quest’ultima; bella efficiente e razionale la prima. Talmente efficiente da segnare il quarto tempo nelle prove, bagnate, del venerdì e piazzarsi al decimo posto in griglia, davanti a gente come Jochen Mass, Jacques Laffite, Alan Jones, Emerson Fittipaldi, Arturo Merzario. E da segnare il giro più veloce in corsa. Per poi scomparire fino al GP del Giappone 1977, quando scendono in pista due esemplari del nuovo modello “KE009″.

 

La Kojima Engineering era una mini-scuderia guidata e sostenuta finanziariamente dal campione giapponese di motocross Matsushita Kojima. Grazie alla disponibilità del motore Cosworth DFV, del cambio Hewland e dell’accessoristica inglese, la “KE007″ fu progettata e costruita in tempi relativamente brevi, seguendo l’impostazione tradizionale della monoscocca in alluminio rivettato con il motore in funzione portante e l’ordinata anteriore (in “dural” e poi in magnesio) a sostenere le sospensioni anteriori. L’aerodinamica era molto curata, con soluzioni innovative quali i radiatori a sfioramento nelle pance laterali, i due condotti di raffreddamento e alimentazione motore prolungati lungo i fianchi dell’abitacolo, il largo frontale a spazzaneve tipo March.

 

Il pilota, un giovane giapponese sconosciuto, Masashiro Hasemi, si permetteva di mettere in fila quasi tutti sotto la pioggia battente del venerdì per poi danneggiare irreparabilmente la scocca in un’uscita di strada. La leggenda narra che, dal venerdì pomeriggio alla domenica mattina, nel piccolo atelier di Kojima, a due passi dalla pista, sia stata costruita una seconda scocca sulla quale trapiantare tutto il resto, vampirizzato dall’esemplare danneggiato. Hasemi è regolarmente al via, parte bene, recupera tre posizioni al quinto passaggio, sempre sotto il diluvio, segna il giro più veloce in 1’18″23, media 200,593 Km/h, che è anche il record della corsa e del circuito, dato che quello del 1976 è il primo GP del Giappone e il primo al Mount Fuji. Si ferma a 66 giri, ma viene ugualmente classificato undicesimo e ultimo.

 

Questo esemplare (KE007/2), molto rovinato, è stato scoperto nel 1997 a Matsuyama, nell’isola di Shikoku, da Sohji Tochibayashi, un appassionato di auto storiche che ne promosse il restauro, effettuato dagli uomini del Banfan Team. La vettura è stata ricostruita nella versione 1976, rifinita in nero, numero 51, come allora. L’auto è importante perché ha portato al debutto in Formula Uno gli pneumatici Bridgestone, utilizzandoli anche nel 1977. Allora ci fu un litigio tra Kojima e Bridgestone, con il gommista che accusava il costruttore per il deficit prestazionale del pacchetto vettura-gomme. Per dirimere la questione, si fece provare la Kojima-Bridgestone a Keke Rosberg sempre Mount Fuji dopo il Gran Premio del 1977.

 

Con le gomme gonfiate a 1.5 bar (esattamente come in corsa), Rosberg la giudicò inguidabile e contro le raccomandazioni Bridgestone, fece aumentare la pressionea 1.8, bar girando più veloce. Quando al posto delle gomme giapponesi, vennero montate le Goodyear solo posteriormente, a parità di assetto Rosberg girò 1.8 secondi più veloce. Nonostante l’evidenza pare, che nel 2001, la Bridgestone imputasse ancora a Kojima quella mancanza di prestazioni.

 

(Tratto da Automobilismo d’Epoca – nr.9, settembre 2004)

 

Via F1Passion

Edited by The King of Spa

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