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sundance76

La "prima" del "Drago"

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Un feudo privato. Cos? la Renault considerava la Corsica, l?isola dove si correva uno dei pi? importanti rally dell?intera stagione agonistica. Un rally affascinante, difficile, con prove speciali durissime, ma anche trasferimenti con tempi impossibili da rispettare, disputato per di pi? in autunno, quindi quasi sempre tormentato dalla pioggia battente.

 

E sarebbe piovuto anche quell?anno, il 1967, quando la piccola squadra corse della Lancia, guidata da un giovanissimo Cesare Fiorio, si present? in Corsica con 4 Fulvia ?prototipo? alleggerite, con motore da 1400 cc e 125 cavalli, destinate a Leo Cella, Ove Andersson, Pauli Toivonen e al giovane Sandro Munari.

 

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Tuttavia i pronostici erano unanimemente a favore dell? ?armata? Renault, che aveva dominato nelle ultime edizioni e che quell?anno metteva a disposizione ben otto Alpine A110 per i migliori specialisti dell?isola: Andruet, Therier, Vinatier, Larrousse, Mauro Bianchi, Guichet, Orsini pi? una per lo svedese Kallstrom, oltre a tre R8 Gordini, fra cui spiccava quella di Piot. La Porsche schierava la potentissima 911 per Vic Elford, eclettico asso che saltava da una categoria all?altra, F1 compresa. Ma erano presenti anche le portentose Mini Cooper S, dominatrici delle ultime stagioni, affidate a Hopkirk, Aaltonen e Fall. In tutto, su 98 partenti, ben 27 erano equipaggi ufficiali. Ecco contro chi doveva misurarsi la piccola squadra Lancia, letteralmente ?inventata? due anni prima da Fiorio, che quel giorno in Corsica aveva ai suoi ordini meno di una dozzina di persone.

 

Sandro Munari, in coppia con Luciano Lombardini, era stato l?ultimo lancista a dirimere il dilemma di quali gomme adottare: scelse le Pirelli, meno veloci delle Dunlop, ma che potevano fare tutta la gara senza cambi, un vantaggio che poteva rivelarsi fondamentale in un rally dove si correva per 22 ore consecutive, su 1320 km (divisi in 4 prove speciali) di cui quasi 1000 da percorrere a piede gi?, e con trasferimenti tra le p.s. in cui era pressoch? impossibile rispettare il tempo imposto. Insomma, una vera e propria gara di velocit?.

 

Munari pot? comunque effettuare poche ricognizioni: appena due passaggi di prova sul percorso, mentre gli specialisti francesi passavano e ripassavano tra stradine, muretti, strapiombi, paesini, al punto da conoscerne ampi tratti a memoria. E tuttavia il suo navigatore, il bravissimo Lombardini, cronometro alla mano constat? che erano riusciti incredibilmente a percorrere tutti i tratti cronometrati entro i tempi imposti dal regolamento. Neppure uno dei piloti francesi credette all?exploit, anzi, tutti derisero apertamente l?equipaggio italiano, tanto pi? che nessuno aveva mai vinto in Corsica senza ?pagare? penalit? ai controlli orari.

 

Il ?rally delle diecimila curve? (cos? era soprannominato il Tour, ma in realt? le curve sono oltre centomila..) iniziava nel tardo pomeriggio del 4 novembre, e per la Fulvia di Munari e Lombardini, scesa dalla pedana di partenza verso le otto di sera, cominciano subito i guai: un forellino nel serbatoio causa pesanti esalazioni di carburante nell?abitacolo, procurando un pesante stordimento ai due italiani. All?assistenza che precedeva la prima prova speciale fu evidente che per il momento non c?era tempo per sostituire il serbatoio: i meccanici tentarono di ovviare sollevando leggermente il baule posteriore, ma la situazione peggior? perch? i vortici indotti dalla fessura del baule risucchiavano anche i gas di scarico nell?abitacolo. Come se non bastasse, l?infiltrazione di benzina stava per inzuppare le preziosissime note, che Lombardini salv? appena in tempo.

 

In queste condizioni, con respirazione difficoltosa e minaccia di giramento di testa, Munari affronta la prima speciale di 23 km: fa il miglior tempo, staccando la Porsche di Elford di 3? e tutti gli altri. L?asfalto era ancora asciutto e quindi favoriva ancor pi? chi aveva cavalli a volont?, tuttavia la piccola Fulvia guidata da Sandro aveva neutralizzato la potenza della 911.

 

Alla nuova assistenza (dove Fiorio evita di comunicare all?equipaggio la loro posizione di classifica), Munari arriva con 6 minuti di anticipo al controllo orario, e i meccanici riescono in tempo record a sostituire il serbatoio, montandone uno prelevato da un?auto di servizio. Iniziava a piovere, elemento che, se da una parte rendeva ancora pi? difficile correre sulle strette stradine c?rse, dava comunque una chance in pi? a chi, come i piloti Lancia, erano in debito di cavalli rispetto agli avversari.

 

Alle tre e mezzo del mattino sotto la pioggia scatta la seconda speciale, costituita da 50 km di continue curve e con l?acqua che va a impastare foglie e castagne, formando un tappeto insidioso dove slittare fuori strada ? facilissimo. Munari ? di nuovo il pi? veloce, ma perde una ventina di secondi per un banale testacoda che lo fa arrivare in ritardo al controllo orario di soli otto secondi, e viene penalizzato di un minuto. Tuttavia nessuno riesce a completare il settore rispettando il tempo imposto: i due italiani sono ancora in testa alla corsa.

La successiva prova speciale, alle prime luci dell?alba di domenica 5 novembre, si snoda su un percorso molto veloce, favorevole alla Porsche. Infatti Elford ? il pi? rapido, ma la leadership ? ancora di Munari, quando il Tour arriva a Bastia.

 

Siamo ormai al pomeriggio, manca una sola prova, i 30 chilometri di Albertacce: superando se stessi e le limitate risorse della Fulvia, i due italiani segnano ancora il miglior tempo, risultando cos? i pi? veloci in 3 settori su 4.

 

All?arrivo, sul lungomare di Ajaccio, Sandro Munari e Luciano Lombardini conquistano clamorosamente la vittoria al Tour de Corse, proprio nella roccaforte dello squadrone Alpine Renault, ritenuta invincibile sull?isola. I piloti francesi, sonoramente battuti, ora non ridevano pi?, ma Munari, pur contento per l?importantissima vittoria che lo lanciava definitivamente nel firmamento dei rally, rimuginava su quegli 8 secondi persi a inizio gara, senza i quali avrebbe potuto stabilire l?eccezionale primato di vincere il Tour a zero penalizzazioni.

 

Quell?affermazione segn? la prima vittoria internazionale di prestigio per il futuro ?Drago?, Sandro Munari, ma anche per tutta la squadra HF (sigla ripresa dal club ?high fidelity?, che riuniva i clienti lancisti pi? fedeli): prese cos? il via l?entusiasmante avventura della Lancia nei rallyes, durata oltre un quarto di secolo, che port? la Casa torinese a diventare la squadra-faro dell?intera specialit?, fino al ritiro avvenuto nei primi anni ?90.

 

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Grazie ***,bel racconto.Certe volte,quando rileggo queste cose,non mi capacito del ritiro della Squadra Corse Lancia....Certo,la Delta sarebbe passata in cavalleria dopo il 1992,ma credo vivamente che il ritiro della Lancia nel 1992 sia stato un errore madornale.Avevamo infatti il monopolio del WRC(nonostante la Toyota era un ottimo team,basti pensare a Carlos Sainz)e per una scelta puramente strategica i signori del gruppo FIAT hanno preferito concentrare le loro risorse nel DTM(con l'Alfa Romeo)e in F1(con la Ferrari,ovviamente).

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