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Ayrton4ever

Green Hill

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apro un topic su quei macellai nazisti (e mi prendo la responsabilit? di quello che scrivo) di Green Hill per ascoltare le vostre impressioni su questo fatto.

 

Da parte mia a chi a pagamento offre ai propri clienti trattamenti chirurgici su richiesta, tra cui il taglio delle corde vocali o l?asportazione di alcune ghiandole, auguro soltanto che dal titolare all'amministratore delegato prenda un cancro alla gola che non li ammazzi ma che li lasci come quei 2500 beagle l'anno, soli e senza difese.

 

http://www.fermaregreenhill.net/wp/

Edited by Ayrton4ever

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Una realt? per me dolorosissima.

 

Da anni ho studiato a fondo la vivisezione, e ci sono ancora in giro tante "persone" che credono davvero che uccidere animali, dopo mille sofferenze, sia utile per i farmaci da somministrare all'uomo.

 

In realt? c'? una torta ultramiliardaria che i laboratori si spartiscono.

 

Vorrei segnalare le "FAQ" a cui Hans Ruesch, pilota in giovent?, poi romanziere, e infine paladino perseguitato della lotta contro la vivisezione, risponde nel suo sito:

 

 

VIVISEZIONE ? Risposte alle solite domande

 

D: Preferireste che si facciano esperimenti sugli esseri umani piuttosto che sugli animali?

 

R: Al contrario. Vogliamo che si smetta di sperimentare sull?uomo, come viene fatto continuamente, e proprio perch? gli esperimenti sugli animali non portano a conclusioni valide.

 

 

 

D: Allora come possiamo creare nuovi farmaci?

 

R: La vostra domanda presuppone che abbiamo sempre bisogno di nuovi medicamenti e che le probve sugli animali ci danno informazioni esatte sui loro effetti. Entrambe le supposizioni sono sbagliate.

 

 

 

D: Volete dire che non abbiamo bisogno di nuovi farmaci?

 

R: Solo l?industria farmaceutica ne ha bisogno, per rimpiazzare quelli di cui l?inutilit? e pericolosit? non possono pi? essere ignorate. La maggior parte dei 205.000 farmaci sviluppati fino al 1975, quando per la prima volta pubblicammo questa cifra hanno dovuto essere ritirati perch? gli esperimenti sugli animali avevano condotto gli ingenui ricercatori a conclusioni errate. Orami ? impossibile calcolare quanti nuovi farmaci siano stati sviluppati nell?ultimo quarto di seoclo, e quante nuove malattie, allergie, squilibri mentali essi hanno generato.

 

 

 

D: Di quanti farmaci abbiamo effettivamente bisogno?

 

R: Anni fa l?Organizzazione Mondiale della Sanit? (OMS) pubblic? una lista di soli 250 farmaci che considerava ?essenziali?. Anche questa cifra modesta era dieci volte superiore a quella specificate dalla commissione medica del Presidente cileno Allende, il quale era un medico. Poi l?Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale (UNIDO) pubblic? un elenco di 26 medicamenti ?veramente essenziali?, che in seguito furono ridotti a solo 9, come riport? l?autorevole Weltwoche di Zurigo il 14 ottobre 1981. E quale di questi era in testa dei 9 ?particolarmente essenziali?? La nostra vecchia Aspirina! Scoperta giusto pi? di un secolo fa ? senza sperimentazione animale, poich? per molti animali essa ? mortale.

 

 

 

D: ? possibile riconoscere l?efficacia d?un farmaco senza prima sperimentarlo sugli animali?

 

R: Certamente. In realt?, i farmaci che hanno dimostrato il loro valore terapeutico non sono stati trovati sperimentandoli sugli animali. Hanno origine vegetale ed erano conosciuti gi? nell?antichit?, quando molto saggiamente non venivano provati sugli animali.

 

 

 

D: Questi farmaci utili non sono stati adottati anche dall?industria farmaceutica?

 

R: Alcuni s?, ma in modo errato. Per produrli in massa (cio?, per guadagnare in fretta molto denaro), l?industria chimica ha tentato di sintetizzarne gli agenti benefici ? ha cercato di riprodurli artificialmente ? ma spesso con risultati disastrosi.

 

 

 

D: Pu? fornirci pi? informazioni al riguardo?

 

 

R: La ?Rauwolfia serpentina?, per esempio, ? una pianta originaria dell?India della famiglia delle Apocinacee che ? stata utilizzata per secoli e contiene importanti alcaloidi terapeutici, compresa la Reserpina, che abbassa la tensione arteriosa, e l?Ajmalina, un regolatore cardiaco. Al suo stato naturale, questa pianta contiene tracce di elementi e Sali che la rendono facilmente assimilabile, e in pi? le sostanze vitali naturali che nessuna analisi chimica ? in grado di individuare e quindi di riprodurre. Allora gli affaristi dei laboratori si sono messi a isolare la Reserpina, a ricrearla chimicamente e a prescriverla allo stato puro, fino a che divenne evidente, dopo una ventina d?anni, che questo preparato artificiale, cio? l?imitazione chimica del prezioso prodotto naturale, provocava il cancro del seno come pure serie depressioni negli esseri umani ? conseguenze che vari anni di prove sugli animali non avevano fatto prevedere e che la pianta naturale non produce affatto.

 

 

 

D: Ma supponiamo che dovessimo testare un nuovo farmaco: non sarebbe prudente provarlo prima sugli animali?

 

R: Certamente no. Tutti i numerosi disastri terapeutici del 20o secolo si sono prodotti perch? ci si fidava dei risultati degli esperimenti fatti sugli animali. Prima dell?introduzione massiccia di questi test, non c?erano state simili catastrofi.

 

 

 

D: I test sugli animali non possono dirci, per esempio, se un nuovo farmaco causer? delle deformazioni al feto?

 

 

R: Possono solo disinformarci, come ? accaduto con il Talidomide ? che fu il primo caso, e per questo il pi? noto e il pi? clamoroso, di tutti quelli che seguirono. Dopo essere stato testato massicciamente sugli animali per tre anni (secondo la rivista americana Time del 13 febbraio 1962), il talidomide era stato raccomandato specificamente alle donne incinte come un calmante totalmente innocuo. Dopo la famosa tragedia, i test sugli animali vennero moltiplicati, professatamente con lo scopo di evitare altre tragedie simili, ma con il risultato opposto: da allora i casi di neonati deformi si sono moltiplicati anzich? diminuire. (Per ulteriori informazioni, vedi capitolo ?Il caso del Talidomide? in Imperatrice Nuda). D?altra parte, se l?Aspirina fosse stata preventivamente testata sugli animali, questo farmaco, che ? il pi? diffuso e il meno pericoloso, non sarebbe probabilmente mai entrato in uso poich? ? mortale per molte specie di animali. Dunque le prove sugli animali possono anche bloccare l?utilizzazione di prodotti utili per l?uomo.

 

 

 

D: Allora voi considerate le prove sugli animali un errore?

 

 

 

R: E non siamo i soli. Migliaia di esperti indipendenti sono dello stesso avviso. Il pubblica ignora che a costoro i mass-media non danno voce in capitolo, poich? dipendono per la loro sopravvivenza interamente dalla pubblicit? della petrolchimica con la massa dei suoi prodotti, che producono pi? dell?80% degli annunci che li tengono in vita: per cosmetici, prodotti casalinghi e di bellezza, medicinali, coloranti, smalti, vernici, gomme, pneumatici e via di seguito, dei quali la sola ditta tedesca Henkel, per esempio, si vanta d?aver sul mercato pi? di ottomila nominativi differenti. I mass-media non possono permettersi di diffondere notizie invise ai loro principali inserzionisti e non lasciano filtrare che le controverit? diffuse dai portavoce dell?industria..

 

 

 

D: Allora perch? le autorit? sanitarie richiedono questi test?

 

 

 

R: Le sedicenti autorit? sanitarie non sono che delle marionette fornite dall?industria chimica. Dove altrimenti si troverebbero gli ?esperti? di medicinali se non nell?ambiente che li fabbrica? Gli esperimenti sugli animali hanno solo lo scopo di creare degli alibi. Ogni volta che un nuovo farmaco produce un disastri, i fabbricanti possono discolparsi dicendo di aver coscienziosamente eseguito tutti i test di sicurezza prescritti. Ma guardandosi bene dal ricordare che a prescrivere questi test equivoci e fallaci erano stati essi stessi.

 

 

 

D: Volete insinuare che questi test non costituiscono alcuna garanzia per il pubblico?

 

 

 

R: Non solo questo. Prima dell?introduzione dei test massicci sugli animali non c?erano state le tragedie terapeutiche dei nostri giorni, che si fa di tutto per nascondere al grande pubblico. I prodotti testati su animali hanno creato un mucchio di nuove malattie.

 

 

 

D: Per esempio?

 

 

 

R: La Neuropatia Mielo-Ottica Subacuta (SMON) ? una malattia molto grave de; sistema nervoso che ha condotto alla paralisi, alla cecit? e anche alla morte decine di migliaia di persone, soprattutto in Giappone, dove ci sono state 30.000 vittime e una lunga serie di processi a carico dei fabbricanti di Basilea.

 

 

 

D: Altri esempi?

 

 

 

R: Il Diethyl-Stilboestrol (conosciuto come Destilbene in Francia e DES negli Stati Uniti), un ormone sintetico estensivamente testato sugli animali e prescritto alle donne incinte per proteggerne la gravidanza, si ? dimostrato capace di provocare il cancro (della vagina) alle figlie di queste donne quando entrano nell?et? della fertilit? (vedi capitoli ?Il caso dello Stilbestrolo? e ?Apprendisti stregoni? in Imperatrice Nuda). Questi non sono che due esempi in mezzo a una moltitudine. La Food and Drug Administration, l?autorit? di vigilanza sui medicamenti e gli alimenti negli Stati Uniti, ha rivelato che in un anno circa un milione e mezzo di persone vengono ospedalizzate in seguito agli effetti dei farmaci e pi? di 100.000 ne muoiono.

 

 

 

D: La situazione ? cos? anche in Europa?

 

 

 

R: Certo. Soprattutto nei paesi dove con la complicit? dei governi e delle autorit? sanitarie, l?industria chimica ? riuscita a imporre a un pubblico superstizioso la fede cieca nei poteri magici della ?medicina moderna? come una sorta di nuova religione.

 

 

 

D: Vorreste dire che la gente viene ingannata di proposito?

 

 

 

R: Proprio cos?. Dal potere, per favorire l?onnipossente industria petrolchimica, l?unica al mondo che ? ancora pi? redditizia dell?industria della guerra e non meno letale, anche se i danni che produce sono meno appariscenti perch? a lunga scadenza.

 

 

 

D: Come potete fare una simile affermazione?

 

 

 

R: Perch? prima o poi ogni guerra finisce, mentre la guerra della medicina istituzionalizzata contro la salute non finisce mai. Per i governi, i posti di lavoro sono ben pi? importanti che non la salute dei loro cittadini. ? per questo che fin dalla pi? tenera et?, le persone vengono rese farmaco-dipendenti e medico-dipendenti, col pretesto che ci? sia nel loro interesse anzich? nell?interesse dell?industria. In questa frode, i genitori sono complici innocenti, essendo stati allevati pure loro in quest?ottica.

 

 

 

D: Com?? la situazione in Svizzera?

 

 

 

R: Come potrebbe essere altrimenti in un paese dominato dall?industria chimica? In Svizzera non ci sono meno medici fuorviati, terapie nocive, politicanti venali e giornalisti obbedienti che altrove.

 

 

 

D: Intanto come combattere il cancro, le malattie del cuore e l?ipertensione senza ricerca sugli animali?

 

 

 

R: Sebbene da pi? di due secoli a questa parte milioni di animali siano stati sacrificati per la ricerca sul cancro e delle malattie cardiache, questi mali non hanno fatto che aumentare anno per anno. Le loro cause sono ben conosciute e le malattie potrebbero essere evitate da misure preventive. Ma con la prevenzione non c?? da guadagnare soldi, mentre le malattie e la sedicente ?ricerca? ne apportano a bizzeffe. Basta pensare ai miliardi estorti ogni anno con promesse da marinaio a un pubblico ingenuo e terrorizzato dai vari Telethon e lotterei di Capodanno. Nessuno sa dove vanno a finire questi miliardi. Si fa credere alla gente che non hanno bisogno di fare alcuno sforzo personale per la loro salute, che basta comprare le capsule e pillolette fabbricate per loro da un?industria filantropica. Intanto le malattie rimangono e aumentano, mentre ogni anno i fondi si rinnovano.

 

 

 

D: Il diabete non ? stato debellato grazie alla sperimentazione sui cani?

 

 

 

R: Non ? stato debellato affatto. Anzi, ha cominciato ad aumentare quando venne introdotta l?insulina negli anni venti, allorch? il diabete era ancora una malattia rarissima. Lo si pu? curare, e meglio ancora prevenire, con la dieta giusta. A lungo andare, l?assunzione quotidiana di insulina produce problemi cardiocircolatori, cecit?, cancrena pancreatica e porta irrimediabilmente a una morte precoce. Il suo uso incoraggia il paziente a trascurare la dieta che potrebbe guarirlo, e provoca l?atrofia totale della ghiandola pancreatica, che con la dieta adatta avrebbe potuto essere stimolata a rinforzarsi, per? solo senza la somministrazione d?insulina. Tanto vero che ? solo dopo l?introduzione dell?insulina che il diabete ha incominciato ad aumentare fino a essere oggi la terza causa di tutti i decessi negli Stati Uniti, preceduta soltanto dal cancro e dalle malattie cardiovascolari. Un bel successo!

 

 

 

D: Bene, lasciamo perdere l?insulina. Ma almeno la Penicillina non ? stata scoperta grazie alla sperimentazione animale?

 

 

 

R: Al contrario. Ha rischiato di non venire mai scoperta proprio a causa della sperimentazione animale. Secondo i suoi stessi scopritori (Fleming, Florey e Chain), non sarebbe probabilmente mai stata utilizzata se fosse stata testata dapprima, come previsto, sui porcellini d?India, poich? per loro la penicillina ? mortale. Ma a quel momento, tutti i porcellini d?India nel laboratorio erano gi? stati uccisi, per cui al loro posto vennero utilizzati dei topi, i quali, a differenza dei porcellini d?India, sono immuni alla penicillina.

 

 

 

D: Ma non ? vero che almeno per stabilire il dosaggio giusto bisogna provarlo sugli animali?

 

 

 

R: Come pu? esser vero, visto che certe specie d?animali tollerano pi? di 100 volte pi? e altre oltre 100 volte meno di alcune sostanze che non l?uomo? Del resto anche tra due individui della stessa specie, perfino tra due fratelli, possono riscontrarsi enormi differenze di tolleranza. Inoltre, molti esperti oggi pensano che gli antibiotici abbiano fatto pi? male che bene.

 

 

 

D: Com?? possibile?

 

 

 

R: Con gli anni, la somministrazione massiccia e indiscriminata di antibiotici, impiegati anche profilatticamente, ha finito col produrre, per la legge Darwiniana della sopravvivenza dei pi? forti, nuovi ceppi di batteri, pi? resistenti dei precedenti e immuni anche a tutti i nuovi antibiotici che sono stati sviluppati dopo che la penicillina aveva perduto la sua efficacia. Cos? gli apprendisti stregoni dei laboratori possono vantarsi d?essere riusciti a sviluppare esseri umani sempre pi? fragili e nel contempo ceppi di batteri sempre pi? forti. Del resto, ?antibiotico? significa ?ostile alla vita?. In verit? gli unici prodigi che questi nuovi prodotti hanno compiuto sono stati per i conti bancari dei loro fabbricanti.

 

 

 

D: Quali sono i metodi di ricerca senza animali?

 

 

 

R: Il pi? importante ? l?osservazione clinica, che ha gi? risolto tanti problemi del passato da parte di medici interessati a scoprire la causa delle malattie, piuttosto che trovare nuovi modi d?infliggerle, come fanno i ?ricercatori? odierni. Inoltre, per studiare reazioni a una nuova sostanza, al posto di animali vivi, che reagiscono in modo diverso da noi, si possono utilizzare culture di cellule, di tessuti e di organi umani, disponibili senza limiti da biopsie, operazioni chirurgiche, cordoni ombelicali, placente e cos? via, che danno risultati molto pi? affidabili proprio perch? sono d?origine umana.

 

 

 

D: Allora perch? non si utilizzano pi??

 

 

 

R: Perch? non c?? ignoranza pi? tenace di quella dei dotti, prigionieri dei loro dogmi. I nostri ricercatori vivono ancora nel secolo scorso. L?uso di metodi progressivi presuppone un po? di preparazione o perlomeno un?intelligenza media ? laddove qualsiasi idiota pu? mettersi a squartare o avvelenare animali vivi per poi riferire ci? che vede. Che tali esperimenti siano validi o meno per la medicina umana, non interessa questi signori ossessionati dalla sperimentazione animale.

 

 

 

D: ? la sola ragione?

 

 

 

R: Certo che no. La vivisezione ? divenuta un immenso business al quale i profittatori non vogliono pi? rinunciare, un?industria estremamente lucrativa che opera nel buio, poich? i media hanno il divieto perentorio di parlarne: grandi allevamenti, per lo pi? sotterranei, di animali condannati a venire al mondo in un habitat di cemento e di morirci senza mai aver visto la luce del giorno, n? altri esseri umani se non i loro torturatori; e poi tutta l?infrastruttura di fabbriche di gabbie, di incubatrici, di mangimi in pillole, di apparecchi di contenzione, di strumenti elettronici d?analisi e di tortura sempre pi? sofisticati. I soli Stati Uniti consumano pi? di 100 milioni d?animali da laboratorio all?anno, l?Europa certamente ben presto altrettanti dopo che Bruxelles ha imposto questi test fraudolenti a tutti i membri del Mercato Comune per sostenere i commercio della malattia.

 

 

 

D: Ma non ? vero che la speranza di vita ? stata allungata grazie ai vaccini?

 

 

 

R: Gli storici della medicina non sono di questo parere, poich? il declino delle malattie infettive, e quindi l?aumento della speranza di vita, ? cominciato mezzo secolo prima dell?inizio delle vaccinazioni, Fu il risultato di un miglioramento delle condizioni igieniche e della qualit? di vita conseguente all?evoluzione industriale. Nel Medioevo gran parte della popolazione moriva di fame e dormiva nella paglia insieme ai topi, condizioni in cui soprattutto i bambini non sopravvivevano alle malattie.

 

 

 

D: Come furono debellate le grandi epidemie del passato se non con le vaccinazioni?

 

 

 

R: Tutte le epidemie seguono un ciclo, checch? facciano le autorit? sanitarie: sorgono (di solito in aree sovrappopolate, il che compromette anche le condizioni igieniche), crescono inarrestabilmente fino a toccare il loro azimut, poi declinano e finalmente scompaiono. Le inoculazioni sono sempre state iniziate quando il declino era gi? molto avanzato, e le infezioni hanno immancabilmente registrato una recrudescenza dopo ogni inoculazione di massa, per poi riprendere il loro declino precedente, come dimostrano chiaramente i grafici del Dott. Buchwald e altri ricercatori in materia. La grande peste bubbonica del Medioevo, che decim? la popolazione di tutta Europa, scomparve da s?, senza il minimo intervento. La febbre puerperale, che in passato faceva stragi di neonati e giovani madri, ? praticamente scomparsa grazie alle misure igieniche imposte dal Semmelweis molti anni prima dell?avventio di Pasteur (vedi Imperatrice Nuda, capitolo ?La chirurgia?)

 

 

 

 

 

D: Il vaiolo non ? stato debellato mediante la vaccinazione?

 

 

 

D: Al contrario. L?Inghilterra, che ? stato il primo paese a introdurre l?obbligo della vaccinazione contro il vaiolo nel 19? secolo, ? stato anche il primo paese a scoprirne il pericolo e ad abbandonarne l?obbligo gi? prima della fine dello stesso secolo. Come risultato, durante tutto il 20o secolo l?Inghilterra ha conosciuto meno casi di vaiolo che tutti gli altri paesi dove la vaccinazione era obbligatoria (vedi Imperatrice Nuda, capitolo ?Vaccini, confusioni ecc.?).

 

 

 

D: ? veramente impossibile stabilire con certezza se una inoculazione ha raggiunto il suo scopo?

 

 

 

R: Per una risposta scientificamente valida, si dovrebbe esporre un folto gruppo d?individui non vaccinati ad un?infezione virulenta e poi confrontarlo con un gruppo equivalente d?individui vaccinati, esposti alla medesima infezione. Evidentemente, non lo si ? mai fatto.

 

 

 

D: L?esplosione demografica del Terzo Mondo non ? una prova che la vaccinazione protegge contro le malattie?

 

 

 

R: L?introduzione di programmi di vaccinazione sistematica ? sempre accompagnata da misure d?igiene e da un miglioramento della qualit? della vita. ? nomale che pi? nutrimento e meno sporcizia abbiano effetti positivi sulla speranza di vita.

 

 

 

D: Non sar? dunque mai possibile stabilire con certezza gli effetti positivi di una vaccinazione di massa?

 

 

 

R: Finora ? stato solo possibile provare irrefutabilmente quali terribili danni i vaccini possono produrre. Esistono libri interi al riguardo. Possono essere consultati nelle biblioteche. Ma adesso non parliamo della fondatezza o meno delle vaccinazioni, che ? un capitolo a parte, ma dell?opportunit? o meno di sviluppare i vaccini su animali. E quelli non prodotti sui animali si sono dimostrati molto meno rischiosi.

 

 

 

D: Per esempio?

 

 

 

R: Per produrre vaccini ci suole un materiale biologico di base che non deve necessariamente essere costituito da animali viventi. In Russia, per esempio, quasi tutti i vaccini sono prodotti sui uova di anatra. Anche le colture di cellule umane rappresentano un terreno di sviluppo molto meno pericoloso.

 

 

 

D: La Polio non ? stata debellata grazie agli esperimenti sulle scimmie?

 

 

 

R: ? quanto si credeva una volta. Oggi si sa che ? vero precisamente il contrario. Anche le campagne antipolio vennero messe in atto quando l?epidemia era gi? in declino. Cominci? a regredire in tutti i paesi non vaccinati nella stessa misura come nei paesi vaccinati. Questi ultimi, peraltro, subirono la solita recrudescenza della malattia subito dopo l?imposizione della vaccinazione. Particolarmente grave ? stato il caso del Brasile, dove non c?era mai stata un?epidemia di polio fino al giorno in cui gli venne imposta la vaccinazione.

 

 

 

D: Questo vaccino ha realmente provocato tante catastrofi?

 

 

 

R: S?, oltre al sospetto di aver scatenato l?AIDS. Nel 1983, per esempio ? 30 anni dopo la pretesa eliminazione della Polio ? ci furono scandali negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Nuova Zelanda, presto soffocati, riguardo a questo vaccino. Le culture di tessuti dei reni di scimmia, sulle quali sia Salk che Sabin avevano sviluppato i loro vaccini, si dimostrarono molto nocive, precisamente perch? erano di origine animale. Fu in questa occasione che si cap? per la prima volta che dei virus congeniti, cio? innati, naturali per un animale e dunque innocui per lui, possono diventare virulenti quando saltano la barriera della specie, come quando vengono immessi nell?uomo. Questa scoperta port? alla produzione di un nuovo vaccino contro la Polio, molto pi? sicuro, coltivato su culture di cellule diploidi umane (v. capitolo ?Vaccini cancerogeni? in Imperatrice Nuda).

 

 

 

D: Un articolo sull?Osservatore svizzero-tedesco affermava tempo fa che ? impossibile provare la presenza della tubercolosi in un malato senza sperimentazione animale. ? vero?

 

 

 

R: Nemmeno per sogno. Questo genere di controverit? scientifiche in favore della necessit? della vivisezione e l?eccellenza miracolosa della medicina ufficiale appaiono continuamente sulla stampa svizzera, che allo stesso tempo rifiuta di pubblicare tutte le opinioni contrarie.

 

 

 

D: Allora non ? vero che non si pu? provare la presenza della tubercolosi senza ricorrere agli animali?

 

 

 

R: Per parecchi anni, ricercatori incapaci di concepire un metodo diverso non avevano trovato di meglio per constatare la presenza o meno della tubercolosi in un paziente se non iniettare un miscuglio di sue materie organiche ? tra cui un po? di saliva, di pituita, di succhi gastrici e di urina ? in un porcellino d?India e poi attendere varie settimane per vedere se l?animale sviluppava o non sviluppava la tubercolosi. I risultati ? come sempre nel caso della sperimentazione animale ? non erano affidabili. Da allora, i ricercatori pi? dotati hanno pensato di coltivare ?in vitro? i batteri del paziente, cio? fuori da un corpo animale, in un brodo di cultura di queste sostanze, di modo che oggi l?esame si svolge per mezzo del solo microscopio e d? risposte sicure e immediate. Ma esistono sempre ancora ricercatori ottusi che se non ci va di mezzo un animale preferirebbero cambiare mestiere.

 

 

 

D: Come la mettiamo con la chirurgia? Come si pu? sviluppare la destrezza manuale senza prima esercitarsi sugli animali?

 

 

 

R: Permettete una controdomanda: vi lascereste operare da un veterinario? Perch? no? Vi risponderemo con le parole di Lawson Tait, il grande chirurgo inglese che alla fine del 19o secolo svilupp? tutta una gamma di tecniche operatorie fondamentali seguite ancora oggi. Dopo anni di allenamento su animali, Tait fin? per sconfessarne totalmente la validit? e si elev? contro la sperimentazione sugli animali con una vera e propria campagna di conferenze e pubblicazioni intese per i propri colleghi. Scrisse tra l?altro: ?Come metodo di ricerca, la sperimentazione su animali vivi ha condotto tutti coloro che l?hanno praticata a conclusioni errate, e i loro rapporti abbondano di casi in cui non solo animali sono stati inutilmente sacrificati, ma dove in seguito a questi errori, anche molti esseri umani si sono aggiunti al numero delle vittime?.

 

 

 

D: Allora come fa un chirurgo ad acquisire la destrezza manuale che gli occorre?

 

 

 

R: Abel Desjardins, gi? professore di chirurgia al?Universit? di Parigi, ha risposto a questa domanda una volta per tutte nel corso di una conferenza a Ginevra.: ?Si comincia come assistente di un chirurgo esperto. Dapprima si osserva, poi si assiste il chirurgo esperto, un gran numero di volte. Sar? lui che decider? quando l?allievo pu? passare alla sua prima operazione. Si comincia con casi semplici, in cui s?invertono i ruoli, ? il maestro che osserva, pronto a intervenire se l?allievo fa uno sbaglio o ? in difficolt?. Si passa progressivamente a casi pi? complicati. ? questo il metodo per la formazione del chirurgo e io sostengo categoricamente che non ne esistono altri. L?esercitazione su cani, come venne provato una volta, non pu? condurre che a fallimenti pietosi. Un chirurgo cosciente della sua arte non pu? appendere niente da tali pratiche, al contrario, diventer? un chirurgo pericoloso?. (Per maggiori dettagli, v. capitoli ?Chirurgia?e ?Formazione del chirurgo? in Imperatrice Nuda).

 

 

 

D: Se ? come dite, perch? questi fatti non sono generalmente conosciuti?

 

 

 

R: Perch? l?informazione pubblica, soprattutto in medicina, ? manipolata, non solo dai mass-media, ma anche dalle lobbies, i gruppi di pressione al soldo del business petrolchimico che in ogni paese lavora in collusione con le autorit? sanitarie e il corpo medico. ? una coalizione altrettanto potente quanto lo fu in passato la Chiesa del medioevo. In svizzera, per esempio, l?industria chimica, ancor pi? che nelle altre sedicenti democrazie, ? cos? potente che si identifica con il potere politico. Scrisse un umorista tedesco: ?In Svizzera non c?? censura, per? funziona?.

 

 

 

D: Vorreste insinuare che non tutti i medici s?ispirano ad alti ideali umanitari, al punto da lasciarsi a volte manipolare dall?industria?

 

 

 

R: Proprio cos?. Mediante generose donazioni in nome del ?progresso medico?, l?industria chimica si assicura la complicit? delle Facolt? universitarie, tanto che queste si guardano bene dal rivelare agli studenti di medicina che la salute non la si acquista in farmacia e tantomeno lasciandosi iniettare veleni nel sangue fin dalla nascita, ma che dipende unicamente dagli alimenti che si ingeriscono, dai liquidi che si bevono e dall?aria che si respira. Medici onesti e intelligenti che prescrivono rimedi naturali, comprovatamente sicuri ed efficaci, vengono denunciati come ?ciarlatani? dai ciarlatani che dirigono la medicina istituzionalizzata e rischiano l?espulsione dall?ordine dei medici, se non addirittura la prigione.

 

 

 

D: L?Accademia Elvetica delle Scienze Mediche non ha pubblicato un manuale d?etica al fine di proteggere gli animali di laboratorio?

 

 

 

R: Questo si ? rivelato come ancora una nuova frode quando si ? scoperto che tale organizzazione, dal titolo altisonante ? camuffato da ?Fondazione? ? ? stata fondata dall?industria chimica, che la finanzia.

 

 

 

D: Voi allora negate qualsiasi fine filantropico a questa industria?

 

 

 

R: Cosa pensate voi di una industria che scarica sulle popolazioni del terzo Mondo medicamenti che era stata costretta a ritirare dai propri mercati perch? ne erano stati scoperti gli effetti letali?

 

 

 

D: Le imprese chimiche non hanno minacciato di dislocarsi all?estero se la vivisezione venisse abolita in Svizzera?

 

 

 

R: ? un bluff, per spaventare i politici e la popolazione. Hanno gi? da tempo stabilito fabbriche in paesi esteri dove la mano d?opera ? molto meno cara, ma manterranno sempre la loro sede in Svizzera, perch? non possono fare a meno della protezione del proprio governo a livello politico e internazionale. D?altronde, noi non chiediamo all?industria di rinunciare alla vendita di prodotti lucrosi destinati ai sognatori, ma di cambiare la loro metodologia di ricerca e di mercato. Un?industria che ? riuscita per un secolo a spacciare prodotti cancerogeni come cure contro il cancro, riuscir? sicuramente a vendere con profitto anche dei prodotti un po? meno nefasti.

 

 

 

D: E il fattore Rhesus? Non ? stato scoperto mediante esperimenti sulle scimmie, come indica il nome?

 

 

 

R: Il fattore Rhesus ? stato scoperto, come tutto il resto, dapprima su un essere umano e in seguito ? stato riprodotto sugli animali. Nel 1939 Levine e Stetson avevano scoperto un nuovo antigene (sostanza che causa la formazione di anticorpi nel sangue) nel siero di una donna che dopo un aborto aveva subito una trasfusione da suo marito, con gravi conseguenze. Descrisse l?agglutinina (sostanza che produce l?agglutinazione dei globuli rossi nel sangue) senza darle un nome. Se glielo avessero dato il ?fattore Rhesus? avrebbe oggi un nome diverso.[1] Un anno dopo, Landsteiner e Wiener scoprirono che quando si inietta del sangue di una scimmia Macaco Rhesus nel peritoneo di un coniglio, un agglutinante appare nel sangue del coniglio che ? simile (ma non identico) all?agglutinina descritta da Levine e Stetson, e la designarono con le iniziali ?RH?, per ?Rhesus".[2]

 

 

 

D: Un?ultima domanda: perch? vi date pi? da fare per gli animali che non per i nostri simili?

 

 

 

R: Invece ci sembra che tutto quel che abbiamo detto dimostra che ci siamo altrettanto da fare per l?umanit?, e certo ben pi? che tutta l?industria chimica, i mass-media, il corpo medico e i governi messi insieme. Per loro, la ?salute dei cittadini? e ?dei nostri figli? non sono che scaltri pretesti per mantenere bene imbottite di soldi le loro poltrone.

Edited by sundance76

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Brutta gente.:zizi:

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c'? un punto che non ho ben capito: se testare sugli animali oltre che inutile pu? rivelarsi dannoso, perch? lo fanno?

non credo che alle aziende farmaceutiche piaccia buttare soldi in ricerche inutili...

 

non sono molto informato sull'argomento sinceramente...

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Se la vivisezione garantisse di trovare cure per guarire le persone la accetteri tranquillamente. Siccome non ? cos? (se date l'aspirina a un cane il cane muore) non capisco perch? si continui a praticare.

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Ma effettivamente, come ha detto Yellow, non ? che la gente spende soldi in cose inutili e dannose...comunque ne so poco anche io, sarei curioso di sentire un po' entrambe le campane.

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Ma effettivamente, come ha detto Yellow, non ? che la gente spende soldi in cose inutili e dannose...comunque ne so poco anche io, sarei curioso di sentire un po' entrambe le campane.

 

Idem: medicinali e quant'altro andranno pure sperimentati in qualche modo. Io non ne so niente, ma dubito che sia completamente inutile la sperimentazione sugli animali, per esempio, se non sto dicendo una ca**ata, alcuni tipi di trapianto (se non tutti) furono inizialmente provati su animali.

 

 

Se ? davvero inutile e dannosa, perch? ci sprecano tempo e denaro?

 

http://www.airc.it/ricerca-oncologica/sperimentazione-animale.asp

Edited by Garviel Loken

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Alcuni test su animali sono semplicemente agghiaccianti, e non possono essere giustificati. Poi personalmente non so di preciso cosa accada la dentro, tendenzialmente ho una stima pari a zero di questi posti.

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Hans Ruesch (fra l'altro ex-pilota di GP) spieg? bene nei suoi libri i motivi (di lucro, non certo scientifici o di salute) che mantengono in piedi la vivisezione.

 

Il sito della fondazione:

 

http://www.hansruesch.net/

Edited by sundance76

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beh il gene delle metastasi e del moscerino della frutta ? molto indicativo...

 

io credo che nessun essere umano degno di questo nome sia favorevole a torturare gli animali con cure assurde per niente, cos? come non conviene alle aziende farmaceutiche finanziare progetti senza un minimo ritorno economico!

certo servirebbero delle normative che per esempio vietino le sperimentazioni sugli animali per prodotti cosmetici! ben altra cosa ? lo studio magari di possibili cure contro altre patologie pi? importanti: sla, tumori, geni, cellule staminali ecc...

 

poi secondo me questa protesta ? una cosa che va molto di moda, son convinto che almeno 3/4 di quelli che protestavano non sa neanche cosa succede l? dentro e magari usano prodotti cosmetici proprio derivati da quelle ricerche e sperimentazioni!

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beh il gene delle metastasi e del moscerino della frutta ? molto indicativo...

 

io credo che nessun essere umano degno di questo nome sia favorevole a torturare gli animali con cure assurde per niente, cos? come non conviene alle aziende farmaceutiche finanziare progetti senza un minimo ritorno economico!

certo servirebbero delle normative che per esempio vietino le sperimentazioni sugli animali per prodotti cosmetici! ben altra cosa ? lo studio magari di possibili cure contro altre patologie pi? importanti: sla, tumori, geni, cellule staminali ecc...

 

poi secondo me questa protesta ? una cosa che va molto di moda, son convinto che almeno 3/4 di quelli che protestavano non sa neanche cosa succede l? dentro e magari usano prodotti cosmetici proprio derivati da quelle ricerche e sperimentazioni!

 

 

Lascia stare. Chi lotta attivamente a favore degli animali non lo fa mai per "moda". Non ? affatto semplice.

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non sto dicendo questo, sto dicendo che magari molte persone che hanno partecipato non sanno la reale questione della cosa!

prendi per esempio la brambilla...

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Ma effettivamente, come ha detto Yellow, non ? che la gente spende soldi in cose inutili e dannose...comunque ne so poco anche io, sarei curioso di sentire un po' entrambe le campane.

 

@ Ferrarista: sul sito della fondazione, si pu? trovare risposta a moltissime domande.

 

C'? una lista di FAQ che ho gi? trascritto proprio in questo thread qualche post pi? su, pochi mesi fa, precisamente nel post #2.

 

Dacci un'occhiata, per i dubbi pi? comuni.

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Quelle le ho lette, io vorrei leggere i lavori di quelli che fanno queste sperimentazioni per vedere se giungono a conclusioni utili e scientificamente rilevanti. Che poi credo che neanche sarei capace di approfondire per bene la questione dato che non sono n? un medico, n? un biologo.

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Gi? guardando in questo stesso momento la trasmissione Report sull'aspartame, si capisce chi sono veramente le Case farmaceutiche, e quali sono i loro scopi...

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Di Stefano Cagno (Dirigente Medico Ospedaliero, disciplina Psichiatria)

 

L?essere umano quando viene picchiato urla, protesta, invoca i suoi diritti, ma ...quando ? lui a picchiare l?altro crea mille tesi per giustificare l?orrore che sta compiendo. No alla vivisezione?

 

Cos'? in realt? la vivisezione?

 

Per vivisezione s'intende un esperimento in cui sono impiegati animali. I vivisettori invece preferiscono il termine pi? neutro di sperimentazione animale. In realt? esistono ricerche in cui, pur non compiendo una "sezione da vivo", l'animale subisce un notevole grado di sofferenza. Nel campo della psicologia, ad esempio, si condizionano gli animali a comportarsi in una certa maniera, sottoponendoli a ripetute scariche elettriche attraverso il pavimento della gabbia.

 

La sofferenza in ogni caso comincia prima dell'esperimento, quando gli animali sono prelevati dal loro ambiente naturale. Quelli invece nati negli allevamenti subiscono dal primo giorno di vita le condizioni innaturali della permanenza nelle gabbie.

 

Tutte le specie vengono usate: topi, ratti, conigli, uccelli, pesci, ma anche cani, gatti, scimmie, bovini e cavalli. Secondo i dati ufficiali in Italia ogni anno sono vivisezionati pi? di un milione di animali, in Gran Bretagna circa tre milioni, negli USA venti milioni, nel mondo trecento milioni.

 

Si compiono esperimenti nelle Universit?, negli ospedali, in Istituti di ricerca pubblici e privati. Tutti i prodotti, prima di essere commercializzati devono, per legge, essere testati sugli animali: farmaci, cosmetici, pesticidi, ma anche olio per i motori delle macchine, additivi alimentari, prodotti per l'igiene della casa, inquinanti ambientali, alcol e tabacco e molti altri.

 

Le modalit? con cui vengono compiuti gli esperimenti sono le pi? svariate: gli animali sono avvelenati, ustionati, accecati, shockati, affamati, mutilati, congelati, decerebrati, schiacciati, sottoposti a ripetute scariche elettriche attraverso elettrodi conficcati nel cervello e infettati con qualsiasi tipo di virus o batterio, anche quelli che non colpiscono gli animali, come il Treponema Pallidum per la sifilide o l'HIV per l'AIDS. In ogni caso, secondo i dati britannici, che sono gli unici al mondo ad essere piuttosto attendibili, nel 70% circa degli esperimenti agli animali non viene somministrata alcuna terapia per lenire il dolore e solo ad una parte del 30% rimanente viene somministrata una anestesia, per gli altri vi sar? solo qualche antidolorifico.

 

Stefano Cagno

Dirigente Medico Ospedaliero, disciplina Psichiatria

 

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ci sono allevatori responsabili di canili e persone normalissime trattano gli animali ben peggio di quelli di green hill.

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Questa ? l'altra campana.

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Marco Mamone Capria (Dipartimento di Matematica, Universit? di Perugia, e-mail: mamone@dmi.unipg.it )

 

Una recente polemica sulla vivisezione,

ovvero: da che parte sta la scienza?

 

[1 luglio 2011]

 

? bello scoprire che ogni tanto la stampa a grande diffusione, almeno nei suoi siti, ospita una testimonianza di una delle controversie scientifiche pi? accese e censurate da oltre un secolo e mezzo: quella sulla validit? scientifica della sperimentazione su animali effettuata per decidere questioni riguardanti la medicina umana. Seguendo la denominazione storica chiamer? ?vivisezione? questa metodica.1

 

 

La Lega Nord ha avanzato nel mese di marzo di quest?anno al Consiglio Regionale della Lombardia una ?mozione per la promozione dell'utilizzo di sistemi alternativi all'uso di animali nella sperimentazione per fini didattici e scientifici?, in cui chiede che si ?restringa al massimo la possibilit? di utilizzare animali per la vivisezione?. Il 27 maggio il coordinatore delle ricerche all?Istituto Mario Negri di Bergamo, Giuseppe Remuzzi, ha dichiarato in risposta che: ?Il giorno che non ci sar? pi? la sperimentazione sugli animali finir? la medicina?. Questa ? un?affermazione cos? stravagante che suscita una naturale curiosit? di capire come una persona con un minimo di rispetto per l?intelligenza del suo pubblico possa averla fatta. Uno scopo di questo articolo ? appunto di soddisfare, almeno in parte, tale curiosit?.

 

 

Prima di procedere nel merito, e per contribuire alla comprensione di che paese sia oggi l?Italia, noto che la mozione avanzata dalla Lega Nord premette che ?la societ? civile ha ormai preso atto dell?assoluta importanza della vita e del benessere degli animali [...]?: ebbene, si tratta dello stesso partito che riserva a membri della nostra stessa specie cui c?pita di essere nati in altri paesi -- gli immigrati -- un?attenzione molto meno benevola, per non parlare dell?aggressione della polizia contro i dimostranti della Val di Susa, ordinata da un ministro leghista proprio in questi giorni. L?apparente contraddizione si spiega con la circostanza che anche le forze di destra cercano di attingere al bacino di voti ?animalisti?, e che per di pi? mostrandosi cos? sensibili verso gli animali possono dissimulare quella erosione dei diritti umani che ? una delle cifre della loro politica. In questo non c?? necessariamente un calcolo consapevole: basta il normale ?fiuto? del politico di carriera. Ci? premesso, e quali che ne siano le finalit? politiche, il contenuto della mozione ? ragionevole e, anzi, tutto sommato piuttosto moderato: chi decide, infatti, quale sia il ?massimo? a cui restringere l?attivit? dei vivisettori? Ma naturalmente ? lo stesso verbo ?restringere? che i vivisettori non riescono a sentire senza avere l?impressione (giusta) di essere messi sotto accusa.

 

 

 

 

La dichiarazione di Remuzzi ha provocato diverse reazioni. Una ? stata della LAV (Lega Anti Vivisezione), a cui Remuzzi ha replicato sul sito del Corriere della Sera. ? su questa replica che soprattutto mi soffermer? nel seguito. Non intendo, comunque, limitarmi a polemizzare. Desidero soprattutto fornire informazioni il pi? possibile oggettive e verificabili alle persone onestamente interessate alla questione, alcune delle quali mi hanno sollecitato al riguardo, in quanto autore di articoli che sostengono che cercare di ?provare? sui membri di una specie animale ci? che serve di sapere in un?altra ? una pericolosa pratica pseudoscientifica.2

 

 

 

 

La linea del Corriere ? la stessa da sempre tenuta dai principali media in materia di vivisezione: nominare come ?esperto? cui si d? l?ultima parola un vivisettore, ignorando il fatto che questi ? un personaggio la cui reputazione ? parte in causa nella controversia. In effetti, per un vivisettore ammettere che la vivisezione sia una branca della pseudoscienza e/o qualcosa di inaccettabile da un punto di vista etico equivarrebbe a squalificarsi pubblicamente come scienziato e/o come essere umano. ? mai probabile che ci? avvenga? Sarebbe un po? come aspettarsi che l?ex presidente George W. Bush o qualcuno del suo entourage dichiarasse che la guerra scatenata contro l?Iraq nel 2003 era ingiustificata e basata su un castello di menzogne, come adesso -- si badi bene -- ? noto al di l? di ogni ragionevole dubbio e destinato ad essere riportato in questi termini nei libri di storia.3

 

 

 

 

La guerra che ho appena menzionato ha causato, secondo le stime pi? favorevoli all?amministrazione USA, oltre centocinquantamila vittime, l?80% delle quali civili. Questo numero pu? essere paragonato con quello annuale dei morti per reazioni avverse da farmaco nella sola Unione Europea, che, secondo una stima del 2008 della Commissione Europea, ammontano a 197.000 (con un costo economico per la comunit? valutato sui 79 miliardi di euro). L?accostamento non ? peregrino, in quanto i critici della vivisezione da un punto di vista scientifico e metodologico ritengono che di questa ecatombe annuale planetaria la vivisezione sia tra i principali responsabili4 -- unitamente all?avidit? dell?industria farmaceutica che, senza escludere l?impiego di vari altri tipi di frode, non esita a far ?garantire? i propri prodotti anche da questa ingannevole metodica.

 

 

 

 

In tutto il suo breve articolo Remuzzi non usa mai espressioni di cautela come ?io credo?, ?secondo me?, ecc., ma solo formulazioni impersonali e categoriche, come se asserisse qualcosa su cui non esiste disputa tra gli ?esperti?. Per esempio:

 

 

 

 

Ma ancora oggi purtroppo nessun laboratorio di ricerca al mondo pu? prescindere dall'impiego di animali. Vale per tutta la ricerca in medicina ed ? specialmente vero nei campi a cui fa riferimento il comunicato della Lav [che citava ?ricerca sul cancro?, ?sclerosi multipla?, ?studi di tossicit?? ?ricostruzione di organi e tessuti?]

 

Senza la ricerca sugli animali non sapremmo che la tossina dell'E. coli -- che ? tossica sulle cellule renali in coltura -- da sola non basta a fare danni al rene che portano alla dialisi tante persone, e danni al cervello che possono portare a morte. Senza animali non avremmo, quindi, potuto mettere a punto nessuna cura per questa malattia che in passato ha preoccupato gli Stati Uniti e oggi preoccupa l'Europa. [...]

 

Il numero di topi e ratti che impieghiamo nei nostri laboratori oggi non arriva al 20% rispetto a vent'anni fa. Ma l? dove gli animali servono, non utilizzarli vuol dire fermare il progresso della medicina.

 

 

 

 

Tranne l?ultimo enunciato, che ? in parte una tautologia e in parte una petizione di principio (visto che gli antivivisezionisti negano appunto che gli animali ?servono? ai fini del progresso della medicina), queste affermazioni farebbero tremare le vene e i polsi a qualsiasi serio storico della medicina, in quanto (tra l?altro) implicano ipotesi controfattuali su ci? che sarebbe successo se i ricercatori avessero cercato e seguito strade diverse dalla sperimentazione animale -- una questione che si pu? affrontare solo con molta cautela e competenze interdisciplinari. In ogni caso e a un primo livello possiamo dire, con sicurezza, che non ? vero che le suddette opinioni possano essere presentate come materia di consenso tra gli esperti del settore. Per esempio, che l?uso di modelli animali nella ricerca sul cancro sia una condizione necessaria del progresso medico (piuttosto che, tutto al contrario, un ostacolo) ? un?opinione respinta da diversi ricercatori, come vedremo esplicitamente in seguito. E non ? affatto vero che ? nessun laboratorio di ricerca al mondo pu? prescindere dall'impiego di animali?: una banale ricerca su Internet basta a scoprire che, per esempio, i laboratori della Pharmagene lavorano ai nuovi farmaci usando ?solo? tessuti umani e tecnologie informatiche.5

 

 

 

 

Ci sono altri aspetti per cui l?inadeguatezza della replica di Remuzzi risulta evidente anche a un osservatore neutrale e privo di particolare preparazione. Consideriamo innanzitutto l?argomento che parte dalla circostanza che in certi settori di ricerca le ricerche pubblicate che fanno uso di animali sono molte di pi? di quelle che non ne fanno uso:

 

 

 

 

Chiunque pu? consultare PubMed, il sito di tutte le pubblicazioni in medicina, alla voce cancro o sclerosi multipla, si render? subito conto che per un lavoro fatto con le cellule in coltura o con simulazione al computer di fenomeni biologici, ce ne sono dieci che impiegano topi e ratti.

 

 

 

 

Questo argomento (ammesso che il dato bibliografico citato sia vero) sarebbe convincente se I) il maggiore favore goduto da una tecnica di ricerca ne dimostrasse la maggiore validit? scientifica (piuttosto che la maggiore facilit?, economicit? o opportunit? carrieristica); II) nel settore indicato si potesse dimostrare che i progressi medici dovuti alla maggioranza di ricerche che utilizzano animali siano pi? importanti di quelli dovuti alla minoranza che non ne fa uso. ? chiaro che dimostrare i due punti suddetti esorbiterebbe dallo spazio di un breve articolo, ma Remuzzi avrebbe dovuto rimandare i suoi lettori a qualche studio approfondito o almeno a qualche buona inchiesta giornalistica in cui tali dimostrazioni siano presentate o abbozzate. Dal seguito penso che si capir? meglio il perch? di questa strana omissione.

 

 

 

 

Per dare maggiore concretezza alla questione, e per ragioni di spazio, sar? io a citare un?inchiesta giornalistica molto interessante e informata, pubblicata dal periodico statunitense Fortune nel 2004 a proposito di uno degli esempi citati da Remuzzi e dalla LAV: la ricerca sul cancro. Come il nome stesso suggerisce, si tratta di una rivista di affari e finanza, alla cui linea editoriale non appartiene la bench? minima preoccupazione per i diritti o il benessere degli animali: a Fortune interessa solo dare informazioni che possano aiutare i suoi lettori a investire bene il proprio denaro. Inoltre l?inchiesta ? particolarmente significativa in quanto riguarda l?Eden scientifico dei ?cervelli in fuga? o aspiranti tali di tutto il mondo: gli Stati Uniti. L?autore ? Clifford Leaf e l?articolo si intitola ?Perch? stiamo perdendo la guerra contro il cancro (e come vincerla)?. In questa inchiesta l?autore ha intervistato diversi prestigiosi ricercatori del settore, e questo giustifica le citazioni abbastanza lunghe che ne far?.6 Ecco come viene esposto, limpidamente, il problema dei ?modelli murini?, cio? quelli che utilizzano i topi per simulare la malattia umana:

 

 

 

 

Un gene di un topo pu? essere molto simile a un gene umano, ma il resto del topo ? molto diverso. Il fatto che tanti ricercatori nel campo dei tumori sembrano dimenticare o ignorare questa osservazione quando lavorano con ?modelli murini? in laboratorio chiaramente infastidisce Robert Weinberg. Professore di biologia al MIT e vincitore della Medaglia Nazionale della Scienza per la sua scoperta sia del primo oncogene umano sia del primo gene soppressore di tumore, Weinberg ? una persona concreta [...] e si lancia in una lezione:

 

 

 

 

?Uno dei modelli sperimentali del cancro umano pi? frequentemente usati ? prendere cellule cancerose in una coltura, metterle in un topo -- un topo immunocompromesso --, permettere ad esse di formare un tumore, e quindi esporre lo xenoinnesto che ne risulta a vari tipi di medicinali che potrebbero essere utili nella cura delle persone. Questi sono i cosiddetti modelli preclinici?, spiega Weinberg. ?Ed ? ben noto da pi? di un decennio, forse da vent?anni, che molti di questi modelli preclinici del cancro umano hanno pochissimo potere predittivo in termini della risposta degli esseri umani -- cio? dei veri tumori umani nei pazienti?. Malgrado le somiglianze genetiche e del sistema degli organi tra un topo nudo e un uomo in camice bianco, le due specie hanno differenze chiave in fisiologia, architettura dei tessuti, tempi del metabolismo, funzione del sistema immunitario, sistema di segnalazione molecolare eccetera. Quindi i tumori che sorgono in ognuno, per uno stesso valore dell?interruttore genetico, sono vastamente diversi.

 

 

 

 

Weinberg dice: ?Un problema fondamentale che dev?essere risolto nell?intero sforzo della ricerca sul cancro, in termini di terapie, ? che i modelli preclinici del cancro umano, in gran parte, sono una schifezza?.7

 

 

 

 

Facciamo una pausa per sottolineare che Robert Weinberg, che non ? un animalista ma uno scienziato di primissimo piano, afferma nel 2004 che ? da una ventina di anni che si sa che i topi presi come modelli dell?uomo in campo oncologico non funzionano. Cio? non sta dicendo che si tratta di una scoperta recente, o di una sua particolare opinione, ma che ? un dato di fatto risaputo. Eppure i vivisezionisti, nella loro litania sulla supposta necessit? della vivisezione per il progresso medico, non tengono minimamente conto di questo fatto risaputo: sono veramente cos? ignoranti? Penso che la verit? sia un?altra, e ci torneremo. Ecco altre testimonianze citate nella stessa inchiesta:

 

 

 

 

Homer Pearce, che dirigeva la ricerca sul cancro e l?indagine clinica alla Eli Lilly e adesso ? collaboratore di ricerca della ditta farmaceutica, ? d?accordo che i modelli murini sono ?dolorosamente inadeguati? per determinare se un farmaco funzioner? sugli umani. ?Se considerate i milioni e milioni e milioni di topi che sono stati curati, e li confrontate con il successo relativo, o l?insuccesso, che abbiamo ottenuto a livello clinico nel trattamento del cancro metastatico?, dice, ?capite che per forza ci dev?essere qualcosa di sbagliato con quei modelli?.

 

 

 

 

Vishva Dixit, un vice-presidente per la ricerca in oncologia molecolare alla Genentech in South San Francisco, ? ancora pi? inorridito dal fatto che ?il 99% dei ricercatori nell?industria e nell?universit? usano xenoinnesti?. Perch? il modello murino ? cos? pesantemente utilizzato? Semplice. ?? molto conveniente, facile da manipolare?, spiega Dixit. ?Basta uno sguardo per riuscire a valutare le dimensioni del tumore?.

 

 

 

 

Sebbene le industrie farmaceutiche riconoscano con chiarezza il problema, non vi hanno per? rimediato. E sarebbe meglio che lo facessero, dice Weinberg, ?se non altro perch? ogni anno le industrie farmaceutiche sprecano centinaia di milioni di dollari usando questi modelli?.

 

 

 

 

Seconda pausa: si noti che queste citazioni sono gi? sufficienti a stabilire che ci sono specialisti del settore, e di riconosciuta competenza, secondo i quali l?adozione dei correnti modelli animali del cancro non ? scientificamente giustificata, e costituisce per di pi? un immenso spreco di risorse. Ma il problema con i modelli animali del cancro ? che ci possono portare fuori strada non solo con dei falsi positivi, ma anche con i falsi negativi -- cio? ? probabile che ci facciano perdere farmaci efficaci sull?uomo i quali invece non lo sono sui topi:

 

Ancora pi? deprimente ? la possibilit? molto reale che la fiducia accordata a questo modello difettoso abbia indotto i ricercatori a trascurare farmaci che avrebbero funzionato sugli umani. Dopotutto, se tanti farmaci promettenti che hanno sbaragliato i tumori dei topi hanno fallito sugli umani, ? probabile che sia accaduto anche l?inverso: un certo numero tra le centinaia di migliaia di composti scartati negli ultimi vent?anni potrebbero essere stati veramente efficaci. Roy Herbst, che divide il suo tempo tra laboratorio e clinica alla M.D. Anderson e che ha diretto grosse prove cliniche su Iressa e altre terapie mirate del cancro al polmone, ? sicuro che questo accade spesso. ?? qualcosa che mi innervosisce parecchio?, dice. ?Probabilmente perdiamo un sacco di cose che o non sono attive da sole o che non abbiamo sperimentato nel giusto contesto, o di cui non abbiamo identificato il giusto bersaglio?.

 

A questo punto il giornalista pone la domanda cruciale: ?Se tutti capiscono che c?? un problema, perch? non ci si sta facendo niente??. Ecco la risposta di Weinberg:

 

Le ragioni sono due, dice Weinberg. La prima ? che non c?? un altro modello con cui sostituire il povero topo. La seconda, dice, ?? che la FDA [Food and Drug Administration] ha creato inerzia perch? continua a riconoscere in questi [modelli] lo standard aureo per la predizione dell?utilit? dei farmaci?.

 

Lasciamo perdere la frase, non virgolettata, sulla non esistenza di ?un altro modello con cui sostituire il povero topo?: in primo luogo, perch? ci sono gi? metodi realmente scientifici che non fanno uso di animali; e in secondo luogo perch? chiunque capisce che anche se non ci sono sistemi per sostituire l?astrologia nella predizione dell?incontro con l?anima gemella (e no, proprio non ci sono), questo non basta a raccomandare la consultazione degli oroscopi ai cuori solitari... Ma il punto veramente importante che Weinberg sottolinea ? che finch? le autorit? regolatorie continueranno ad adottare criteri vivisezionisti per l?approvazione dei farmaci, i ricercatori del settore non si sentiranno incentivati a prendere atto delle drammatiche limitazioni della metodica che usano: per loro, le opportunit? di carriera e i contratti con le case farmaceutiche continueranno a prevalere sugli scrupoli scientifici.

 

 

 

 

Un esempio di questo fenomeno, che traggo dallo stesso articolo di Fortune, ? che la stragrande maggioranza delle ricerche sui tumori (quelle che affollano la contabilit? di PubMed a cui fa riferimento Remuzzi) si concentra su un aspetto della cancerogenesi che ha una rilevanza molto debole rispetto allo sviluppo della malattia e alla sua letalit?. In effetti, come praticamente tutti sappiamo, non ? di solito il tumore primario che uccide il malato, bens? una sua metastasi. Per la precisione il ?di solito? pu? essere sostituito con ?in circa il 90% dei casi?. Ebbene, Fortune ha esaminato i finanziamenti per la ricerca concessi dal National Cancer Institute (NCI) dal 1972 in poi, trovando che

 

 

 

[...] meno dello 0,5% delle proposte di ricerca avevano come principale obiettivo la metastasi -- per esempio tentare di capire il suo ruolo in un tipo specifico di cancro (per es. alla mammella, alla prostata) o anche solo il processo stesso. Dei quasi 8.900 assegni di ricerca attribuiti dal NCI l?anno scorso, il 92% neppure menzionava la parola ?metastasi?.

 

Cos? la stragrande maggioranza delle ricerche sul cancro riguardano la possibilit? di riduzione del tumore primario, e questo ? anche considerato il principale criterio di efficacia terapeutica per un farmaco antitumorale, sebbene sia perfettamente noto che la riduzione di un tumore primario ?? improbabile che aumenti le possibilit? di sopravvivenza? del malato. Il paradosso ? che, al contrario di quello che ingenuamente si penserebbe, la cosa pi? difficile in oncologia ? farsi finanziare ricerche... sulla metastasi:

 

Un ricercatore con tutte le carte in regola mand? una proposta elegante al NCI due anni fa per studiare l?epigenetica (cio? i cambiamenti nelle normali funzioni del gene) delle metastasi confrontata con quella dei tumori primari. Adesso che sta sottoponendo la proposta per la terza volta, dice: ?Voglio dire, di questo argomento non si sa niente. Ma per una ragione o per l?altra non riesco a suscitare interesse nelle persone che dovrebbero finanziarmi!?.

 

Josh Fidler, della M.D. Anderson's , suggerisce che la metastasi sta ricevendo scarsa attenzione semplicemente perch? ?? tosta. D?accordo? E gli individui non sono ricompensati per mettersi a fare cose toste?. I revisori che devono assegnare i finanziamenti, aggiunge, ?si sentono pi? a loro agio con progetti con una visuale limitata. Ecco un anticorpo che intendo usare, ecco un bla-bla-bla, e allora i soldi me li danno?.

 

In sintesi: le ricerche sulla possibilit? di ridurre tumori umani impiantati su un topo sono quelle che ricevono pi? finanziamenti, anche se si sa che ? improbabile che da queste arriveranno mai i reali progressi per la cura dei tumori. Ma, come dice molto bene Weinberg, ?l?accumulazione dei dati d? l?illusione alla gente di aver fatto qualcosa di significativo?. ? questo un problema molto serio: gran parte delle pubblicazioni scientifiche non arricchiscono ma inquinano la letteratura, mettendo in circolazione risultati irrilevanti o fuorvianti -- per non parlare degli articoli fraudolenti in senso stretto. Poich? a sentire Remuzzi e altri il lettore potrebbe pensare che queste siano insinuazioni ingiustificate sull?onore della classica ?stragrande maggioranza dei ricercatori che si sacrificano per il bene dell?umanit??, mi limiter? a ricordare due articoli pubblicati sulla rivista ad accesso gratuito PLoS Medicine nel maggio 2005, Il primo si intitola:

 

 

 

 

?Le riviste mediche sono l?estensione del ramo commerciale delle compagnie farmaceutiche?.8

 

L?autore ? Richard Smith, che ? stato direttore del British Medical Journal e comincia l?articolo citando la dichiarazione fatta nel marzo 2004 da Richard Horton, direttore di un?altra prestigiosa rivista medica, Lancet, secondo cui: ?Le riviste si sono dedicate ad operazioni di riciclaggio dell?informazione per conto dell?industria farmaceutica?. Qualche anno prima Marcia Angell, direttore di un?altra prestigiosa rivista medica, il New England Journal of Medicine, aveva intitolato senza troppi riguardi il suo editoriale con la domanda: ?La medicina accademica ? in vendita??.9 Tre direttori di importanti riviste che sottolineano in maniera cos? enfatica l?influenza corruttrice dell?industria farmaceutica sulla ricerca medica mi sembra che siano pi? che sufficienti.

 

Il secondo articolo, di un notissimo esperto di statistica medica, John P. A. Ioannidis, si intitola:

 

?Perch? la maggior parte dei risultati di ricerca pubblicati sono falsi?,10

 

 

 

ed elenca le ragioni (comprese le pressioni dei finanziatori, naturalmente) per cui in praticamente ogni campo della medicina la probabilit? che un risultato pubblicato sia vero ? molto bassa. Di questi articoli raccomando la lettura ai ricercatori che veramente hanno l?ideale scientifico come loro faro, e anche a chiunque altro sia interessato a questioni di metodologia e sociologia della ricerca scientifica.

 

 

 

 

Quanto precede, e in particolare le citazioni in cui udiamo la voce di scienziati impegnati, di alto livello e appartenenti a pieno titolo all?establishment (cio? non si tratta di scienziati ?dissidenti?), direi che illustri pi? che a sufficienza diversi punti che troppo facilmente sono ignorati dai fautori della vivisezione:

 

 

 

 

a ritenere la vivisezione gravemente colpevole ?per atti e omissioni? ai danni del progresso medico sono scienziati di primissimo piano, esperti riconosciuti del settore -- non un gruppuscolo di incolti e sentimentali amanti degli animali;

 

 

il fatto che un certo indirizzo di ricerca sia seguito dalla massa della comunit? scientifica del settore non prova minimamente che si tratti di un indirizzo particolarmente fruttuoso (salvo che, ovviamente, in termini di pubblicazioni e di altri vantaggi extrascientifici);

 

 

l?insistenza sulla ?pubblicabilit?? di una ricerca sta deviando molti ricercatori medici dai problemi realmente importanti, quelli cio? che riguardano il paziente e il decorso della sua malattia, e li mette nelle braccia dell?industria farmaceutica che ha bisogno dell?avallo di uno scienziato ai suoi bollettini pubblicitari.

 

 

 

 

Potrei moltiplicare gli esempi a conforto di queste tesi,11 ma per i miei fini attuali sarebbe superfluo. In effetti non posso credere che Remuzzi (o i tanti colleghi che in un contesto pubblico si esprimerebbero pi? o meno come ha fatto lui, a partire da Silvio Garattini, fondatore del Mario Negri) non sappia quanto sono andato illustrando. Non posso cio? credere che non sappia che ci sono studiosi di altissimo livello secondo i quali i modelli murini sono una disgrazia per la ricerca oncologica, non certo una garanzia di progresso. Del resto, se veramente credesse che solo qualche inesperto animalista possa essere scettico circa l?uso dei modelli animali nella ricerca biomedica, ne dovremmo concludere che la sua disinformazione ? di gran lunga superiore a quella che rimprovera ai non scienziati nella parte del suo articolo dedicata a improvvisate considerazioni sui rapporti tra scienza e democrazia. Essere ignari del carattere problematico e controverso di certe tesi ha conseguenze molto gravi, perch? chi non riconosce un problema difficilmente ne trover? la soluzione: e abbiamo visto che ignorare la scarsa affidabilit? dei modelli animali del cancro costituisce un grande spreco di risorse -- e di vite umane.

 

 

 

 

Quello dei rapporti tra scienza e democrazia ? un tema di cui mi occupo a vari livelli da diversi anni, e trovo abbastanza divertente che Remuzzi assuma che, a differenza della ricerca medica, su di esso si possa tranquillamente esprimere, per giunta con sussiego, anche chi non se ne ? mai occupato -- come appunto sembra essere il suo caso.12 Comunque sia, la tenuta logica del suo discorso al riguardo ? facilmente valutabile quando si consideri che questo autore, il quale tratta sdegnosamente la percentuale dell?88% di italiani opposti alla vivisezione (in quanto, ci insegna, ?Scienza e democrazia hanno regole molto diverse?), ? lo stesso che, solo poche righe prima, aveva citato la proporzione di articoli su esperimenti su animali come prova della validit? scientifica della vivisezione: insomma, il criterio della maggioranza vale o no nella scienza? Prima di esporci le sue considerazioni forse Remuzzi avrebbe fatto bene a mettersi d?accordo con s? stesso.

 

 

 

 

Desidero infine dare soddisfazione a quei lettori che l?argomento di Remuzzi sull?Escherichia coli potrebbe aver impressionato (soprattutto in queste ultime settimane!):

 

 

 

 

Senza la ricerca sugli animali non sapremmo che la tossina dell'E. coli -- che ? tossica sulle cellule renali in coltura -- da sola non basta a fare danni al rene che portano alla dialisi tante persone, e danni al cervello che possono portare a morte. Senza animali non avremmo, quindi, potuto mettere a punto nessuna cura per questa malattia che in passato ha preoccupato gli Stati Uniti e oggi preoccupa l'Europa. [...]

 

 

 

 

Esaminiamo in dettaglio quanto qui sostenuto (peraltro senza riferimenti scientifici).

 

 

 

 

In primo luogo, ammesso e non concesso che quella particolare propriet? della tossina dell?E. coli sia stata scoperta effettuando esperimenti su animali, non ne seguirebbe che senza tali esperimenti non avremmo potuto arrivarci. ? come dire che siccome il signor Rossi ha preso l?ascensore per raggiungere il suo ufficio, egli non sarebbe potuto essere al suo posto di lavoro se l?ascensore fosse stato fuori servizio.

 

 

 

 

In secondo luogo la premessa nasconde una petizione di principio: esperimenti su animali possono aver suggerito che sull?uomo la tossina dell?E. coli non era da sola sufficiente a fare danni renali, ma la prova di ci? pu? essere stata data solo dallo studio di malati umani: pensarla diversamente significa assumere appunto ci? che ? da provare, cio? la validit? dell?estrapolazione interspecifica da animale a uomo. Del resto, l?idea che la logica di una scoperta scientifica possa essere ricostruita semplicemente citando alcuni aspetti della procedura effettivamente seguita dagli scopritori ? cos? ingenua che non merita nemmeno una confutazione formale.

 

 

 

 

Infine la terza asserzione pu? sembrare sensata solo a chi abbia una conoscenza molto superficiale e idealizzata della storia della medicina, poich? il dato di fatto ? invece che un gran numero di rimedi realmente efficaci per le malattie sono stati trovati e provati validi senza che si conoscesse n? il meccanismo dell?insorgenza della malattia, n? il meccanismo di azione del rimedio.

 

 

Ma ammettiamo, per amore di discussione, che l?esempio accennato da Remuzzi sia corretto: che cosa ne seguirebbe? In effetti ci? che pi? sconcerta in questa argomentazione ? l?illusione che citando qualche esempio di successo di una certa metodica si possa dimostrarne la validit?. Essendo vissuto a lungo a Napoli, mi ? capitato di sentire raccontare casi sorprendenti di persone che avevano fatto una grossa vincita al lotto traducendo in numeri un sogno per mezzo della cosiddetta ?Smorfia Napoletana?. Analogamente le persone che credono nell?astrologia possono di solito citare diversi casi di quasi miracolosa coincidenza tra un oroscopo e un?esperienza da loro realmente vissuta. Devo dire, a mio onore, che nemmeno da bambino questi aneddoti riuscirono a convincermi delle virt? della Smorfia Napoletana, dei sogni premonitori o dell?astrologia. E se i fautori della vivisezione sono costretti a far uso di argomenti che non convincono nemmeno un bambino, allora questa ? un?altra conferma che sul piano scientifico e metodologico sono messi veramente molto male.

 

 

 

 

Naturalmente il punto ? che la valutazione di una metodica, come la sperimentazione sugli animali o l?astrologia, non pu? essere fatta citando a caso qualche previsione indovinata. Senza negare l?importanza della ricostruzione storica di lungo periodo, o anche di quella di singoli episodi particolarmente significativi (ma fatta con sufficiente consapevolezza storico-metodologica), lo strumento di valutazione pi? indicato (anche se non privo di problemi anch?esso)13 ? la revisione sistematica, che nel caso della vivisezione seleziona nella letteratura le ricerche condotte su animali in un dato settore, attribuisce ad ognuna un ?punteggio? corrispondente alla sua qualit? e alla misura in cui sia stata confermata su base clinica, e poi sintetizza i risultati. Ora, la buona notizia ? che tali revisioni sono state gi? eseguite da studiosi qualificati, e che ? improbabile che i vivisezionisti non le citino per mera ignoranza, in quanto le hanno pubblicate riviste importanti. E allora come mai non le citano? Molto semplice: esse hanno portato a conclusioni non ?cattive? ma devastanti per la vivisezione.

 

 

 

 

Un articolo apparso sul British Medical Journal nel 2004 si intitola: ?Dove sono le prove che la ricerca su animali porta beneficio agli umani??. I cinque autori (tra i quali ci sono quattro professori universitari di medicina, operanti in Gran Bretagna e negli Stati Uniti in altrettanti settori diversi) hanno preso in esame 25 revisioni sistematiche, che riguardavano campi cos? diversi come la terapia dell?ictus, il trattamento delle ferite, la resuscitazione dopo dissanguamento, e vari disturbi cardiocircolatori. La risposta che hanno trovato alla domanda che si sono posti ?, in breve, che tali prove non ci sono. Ne concludono quindi, del tutto ragionevolmente, auspicando una moratoria sulla vivisezione:

 

 

 

 

Idealmente nuovi studi su animali non dovrebbero essere intrapresi finch? non si sia fatto il miglior uso degli studi su animali gi? esistenti, e finch? la loro validit? e generalizzabilit? alla medicina clinica non sia stata valutata.14

 

 

 

 

Nel 2008 ? stata pubblicata un?altra analisi, stavolta di 27 revisioni sistematiche, che esaminavano il contributo della vivisezione alla medicina, e il bilancio ? che delle 20 revisioni riguardanti il campo clinico solo due sembravano aver evidenziato un contributo positivo della sperimentazione animale, e di questi due casi uno era controverso; delle 7 revisioni riguardanti la tossicologia, ?nessuna dimostr? chiaramente l?utilit? dei modelli animali nella predizione di esiti tossicologici umani, come cancerogenicit? e teratogenicit??.15

 

 

 

 

A proposito della tossicologia, colgo qui l?opportunit? per precisare che la stima dei fallimenti della vivisezione basata sulle reazioni avverse da farmaco ? di gran lunga inferiore al totale. Bisogna infatti aggiungere gli enormi danni fatti da una tossicologia che continua a considerare le prove su roditori come la pietra di paragone. ? dell?ottobre 2010 uno studio che ha mostrato che se l?Organizzazione Mondiale della Sanit? si decidesse una buona volta a fissare il grado di tossicit? dei pesticidi agricoli sulla base dei dati umani piuttosto che di quelli ottenuti sui ratti, e quindi a vietarne un certo numero, si potrebbero evitare ogni anno ?centinaia di migliaia di morti intenzionali e accidentali globalmente senza compromettere i bisogni agricoli?. Centinaia di migliaia di morti ogni anno. Spero che a questo punto sia chiaro a ognuno di che cosa stiamo parlando.16

 

 

 

 

Sempre nel 2008 un esperto di statistica, Robert Matthews, ha affrontato sul Journal of the Royal Society of Medicine il problema dell?attendibilit? della vivisezione in maniera analoga a quella da me adottata in un articolo di qualche anno prima, cio? in termini di sensibilit? e specificit?.17 Matthews ha fatto alcuni calcoli in uno dei pochi casi in cui sono disponibili dati sufficienti, quello della tossicit? d?organo dei farmaci anticancro, e la sua conclusione (in accordo con quanto da me sostenuto in generale) ? stata che ?non ci sono prove che il modello animale abbia un qualsiasi valore di prova?.18

 

 

 

 

Un apologeta della vivisezione ha replicato a Matthews sulla stessa rivista criticando l?impianto stesso dell?articolo: secondo lui ? ?futile e pedante? assegnare un punteggio alla vivisezione in quanto questa ?? moralmente e scientificamente difendibile vuoi se ha contribuito ad alcuni, vuoi se a molti, vuoi se a praticamente tutti i progressi medici dell?ultimo secolo?.19 Cio? la vivisezione ? una buona cosa anche se non funziona... Evidentemente questo non ? il linguaggio del confronto razionale e del bilancio costi-benefici: ? il linguaggio del fanatismo religioso. Quello che ? peggio ? che lo si possa contrabbandare come ?difesa della scienza?, e farlo accettare come tale anche da riviste rispettabili.

 

 

 

 

Possiamo a questo punto dare una risposta alla domanda iniziale di come sia mai possibile che in difesa della vivisezione si dicano certe enormit?: si tratta di una strategia comune a molti difensori di cause perse. In altre parole, se la tua tesi ? implausibile, gioca al rialzo e sostienila con argomenti ancora pi? implausibili: pu? darsi che qualcuno, confuso dalle crescenti assurdit?, cominci a considerare quella iniziale come accettabile. Per esempio, se sei accusato di aver comprato un grosso appartamento pagandolo per pi? della met? con assegni in nero, dichiara che qualcuno ha pagato al posto tuo la somma incriminata senza informartene. Se sei un politico sospettato di una relazione con una minorenne, dichiara che pensavi fosse la nipote di un capo di stato straniero e che i tuoi interventi a suo favore avevano lo scopo di evitare al Paese un incidente diplomatico. Se dirigi un istituto con pi? di 150 ?borsisti? che hanno un orario di lavoro di 8 ore al giorno, e non ? tua regola assumerli neanche dopo 5 anni di permanenza, dichiara: ?Noi non conosciamo il fenomeno del precariato. In 50 anni non abbiamo mai avuto questo problema?. E se sei un vivisettore e ti si accusa di esercitare un?arte divinatoria pericolosa e senza fondamento scientifico, dichiara che senza esperimenti su animali sarebbe la fine della medicina.20

 

 

 

 

Storicamente parlando, l?imperviet? agli argomenti contro una certa attivit? in chi ha legato ad essa il proprio prestigio professionale (e lo stipendio)21 non ? certo una novit?. Chi cerchi una confutazione sostanzialmente definitiva dell?astrologia non ha che da consultare un?opera del I sec. a. C.: il secondo libro del De divinatione di Cicerone (?? 87-99).22 Ci? nonostante gli astrologi hanno continuato a lucrare sulle loro interpretazioni dei temi natali per altri due millenni (e non hanno finito!). Analogamente,23 non mi aspetto ?conversioni? di vivisettori, soprattutto di quelli con ruoli dirigenziali, qualunque sia la qualit? e la quantit? degli argomenti portati contro la vivisezione. Per un Pietro Croce che un giorno ha capito che aveva sprecato anni di lavoro praticando una metodica scientificamente spuria e ha avuto il coraggio (perch? di coraggio si tratta, non solo di intelligenza) di pubblicare un memorabile bilancio negativo di quella sua esperienza professionale,24 c?? un numero imprecisato di vivisettori che evitano accuratamente di imbarcarsi in una riflessione che potrebbe costringerli a un imbarazzante esame di coscienza e a un drastico ridimensionamento delle proprie ambizioni mondane. Come soleva dire Hans Ruesch, gli scienziati antivivisezionisti (che lui stesso aveva ampiamente pubblicizzato e antologizzato in opere famose e diffuse in tutto il mondo)25 pi? che una minoranza sono una ?lite.

 

 

 

 

A tal riguardo ? il caso di ricordare il famoso parere di un grande scienziato che operava in un altro campo, un po? pi? rigoroso, diciamo, di quello biomedico: la fisica. Lo scienziato era Max Planck, e nella sua autobiografia scientifica scrisse: ?[...] una nuova verit? scientifica non trionfa perch? i suoi oppositori si convincono e vedono la luce, quanto piuttosto perch? alla fine muoiono, e nasce una nuova generazione a cui i nuovi concetti diventano familiari?. Forse si deve anche a un?oscura consapevolezza che cos? stanno le cose se la legge 413 del 1993, sull?obiezione di coscienza alla vivisezione, ? stata sistematicamente boicottata in numerosi atenei per oltre un quindicennio (il che, si badi bene, configura un reato, per il quale sono in corso diverse denunce). Questa considerazione spiega anche perch? il ruolo dei cittadini nel premere affinch? la ricerca in campo medico cambi indirizzo ? importantissimo proprio dal punto di vista del progresso scientifico. Non dovrebbe essere necessario insistervi in Italia, dove i cittadini hanno dimostrato una notevolissima capacit? di assorbire, organizzare e condividere il sapere degli specialisti nelle lotte contro il nucleare (culminate nello straordinario esito del referendum del 12-13 giugno scorso) e contro la Tratta ad Alta Velocit? in Val di Susa, per citare solo due esempi recenti. Spetta piuttosto agli scienziati sforzarsi di considerare i propri concittadini, sistematicamente, come interlocutori (no, accorgersi della loro esistenza soltanto quando si tratta di lanciare appelli ?per il finanziamento della ricerca? non ? sufficiente).

 

In conclusione, c?? un punto che bisogna concedere a chi sostiene che senza la vivisezione la medicina finirebbe: la fine della vivisezione darebbe un forte impulso al declino di un certo tipo di medicina -- quella che ignora le obiezioni all?affidabilit? dei ?modelli animali? pur di permettere ai ricercatori di allungare con relativa facilit? la lista delle pubblicazioni; quella che confonde tra sponsorizzazione e meretricio scientifico; e quella che fa pi? vittime ogni anno della guerra contro l?Iraq e dello tsunami del 2004 messi insieme. Ma questa medicina non saranno in molti a rimpiangerla.

 

Per fonti, riferimenti bibliografici, note:

 

http://www.hansruesch.net/

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