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Peterson

NIKI LAUDA

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Davvero belli i resoconti di Lauda, l'ultimo soprattutto e quello su Merzario.

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A quei tempi la morte era messa nel conto dai piloti, interessante notare come la gara sia andata ugualmente avanti segno che il rispetto per i morti ? merce rara nel business allora come ora

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A quei tempi la morte era messa nel conto dai piloti, interessante notare come la gara sia andata ugualmente avanti, segno che il rispetto per i morti ? merce rara nel business allora come ora

 

Beh, ma in questo caso non ? questione di rispetto per i morti. Sin dagli albori dell'automobilismo (fine '800), quando ancora non era un "business", le gare continuavano sino alla fine nonostante eventuali incidenti mortali.

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Beh, ma in questo caso non è questione di rispetto per i morti. Sin dagli albori dell'automobilismo (fine '800), quando ancora non era un "business", le gare continuavano sino alla fine nonostante eventuali incidenti mortali.

 

E' sempre stato business, al proposito Piero Ferrari disse del padre:

 

"Ogni volta che succedeva un incidente mortale, si chiedeva se era lecito continuare, ma poi l'ha sempre fatto per il bene della sua azienda"

 

non penso proprio che le gare anche all'epoca potessero fermarsi senza dare fastidio agli organizzatori e alle case; all'epoca poi era molto piu' semplice perchè la morte era già messa in conto, d'altronde le case automobilistiche si sono formnate all'inizio del secolo scorso, quindi nel già nel '51 la prima gara di F1 si parlava già delle grandi case. Al proposito è uscito un film nell'88 di uno che cerco' di mettersi contro di esse prioprio in quegli anni. Anzi direi che lo strapotere delle case era ben maggiore in quegli anni e il business era molto simile ad ora.

Edited by tigre

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Aggiungo solo che Gran Premi sono cominciati nel 1906, non nel '51. Semmai, il campionato ? nato nel '50, ma lo sport dei Gran Premi esisteva gi? da cinquant'anni.

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Sempre in Protokoll, il racconto di prove e gara in Austria '77:

 

Austria ’77 Qualifiche

 

L’ansia e la pressione si accavallano, perché è già passato parecchio tempo delle prove, gli altri hanno ottenuto ottimi tempi, mentre io ho soprattutto lavorato per la messa a punto della macchina. E ora so che presto devo combinare qualcosa. Presto qualcosa deve succedere, l’ansia cresce continuamente.

Salgo nella macchina e faccio tre giri, mi concentro sempre più intensamente sull’ “ora o mai”, e poi parto con tutto quello di cui sono capace! Nonostante ciò quel giro non è ottimale, noto piccoli errori, sento che in certi punti posso frenare una frazione di secondo più tardi, dunque ancora un giro, ma vado troppo velocemente in un punto, ed esco dalla curva con la macchina in posizione trasversale e capisco che così non va bene, ancora un giro, l’ultimo, perché più a lungo non posso andare in questo modo, allora “raccogli le forze, non finire di traverso, non fare sciocchezze, dai il massimo!”.

 

E dopo ogni curva ho una sensazione piacevole perché è andata così bene, già, quella era la curva che prima ho preso male, ma ora ci ho preso la mano, entro bene, scivolo fino ai cordoli, dove la macchina sbanda e quasi sfugge al mio controllo, ma mantengo la piena velocità, meglio non può andare, qui mi sono guadagnato un decimo di secondo. E se prendo così tutte le curve, posso tornare subito ai box e dire: “Basta, grazie signori, mi ha fatto piacere, più velocemente non posso andare, un giro del genere lo faccio soltanto una volta in queste prove e non posso rifarlo di nuovo”.

La soddisfazione di un tale momento è molto forte, e dal box mi confermano: trentanove-trentadue, cioè il mio tempo è stato 1.39.32, e allora mi siedo da qualche parte, sono felice e non faccio più niente, anche se le prove durano ancora una mezz’ora. “Cosa c’è, mi chiede Forghieri, “Cosa c’è?”, “Niente”, rispondo, “solo che non posso andare meglio, e se oggi gli altri vanno più velocemente, mi dispiace, non ci posso fare niente". Ma tanto nessuno raggiunge il mio tempo, e io me ne sto seduto tranquillamente da qualche parte, guardo gli altri e sono un uomo felice.

 

 

 

Austria ’77 Gara

 

Mi sveglio prima delle sei, la sveglia non è ancora suonata: ieri mi sono beccato un’influenza intestinale e sentendomi piuttosto stanco, sono andato a letto alle dieci.

 

Fuori piove, le nuvole sono basse, insomma un tempo poco adatto per volare. Sveglio Helmut, il mio pilota e faccio alzare in fretta James Hunt e la sua compagnia perché vengono con noi. Ci troviamo vicino al lago, a 100 km di distanza dal circuito perché qui è più tranquillo. Incito tutti a fare presto. Una macchina ci porta all’aeroporto. Le nuvole avvolgono la montagna. Il tempo ci preoccupa; infatti possiamo osservare l’aeroplano di Colin Chapman che sta decollando con visibilità zero. Dirigiamo il nostro piccolo jet, prima con il volo strumentale verso est, ci infiliamo in una valle e poi voliamo a vista. La visibilità sta peggiorando; giù vedo le automobili con i fari accesi. Atterriamo all’aeroporto militare; c’è molta gente, anche soldati, ma facciamo prestissimo di modo che posso sgusciare via verso l’elicottero che decolla immediatamente. Cedo pioggia e gente dappertutto.

 

Al circuito Bertl mi aspetta con un ombrello. C’è confusione e l’atmosfera generale è deprimente. Vengono annunciate le prove. La mia macchina non è ancora pronta, perciò vado da Nosetto e gli chiedo se c’è qualcosa che non va perché tra dieci minuti cominciano le prove. “Non ti preoccupare” dice. “Invece io mi preoccupo, rispondo, “perché ho bisogno di ogni singolo minuto. La pioggia ha cambiato la situazione”. Mi dice di non innervosirmi. In compenso sono nervosi i meccanici. Stanno lavorando febbrilmente intorno alla macchina e nell’agitazione generale dimenticano di chiudere il coperchio del circuito di raffreddamento. Solo dopo 20 giri di prove ce ne ricordiamo. Il fatto è che se il livello dell’acqua cala finchè i bulbi che misurano la temperatura non rimangono scoperti, non si riceve alcun segnale di preavviso. Ora non sappiamo nemmeno se il motore ha subìto danni, se magari è già fuso. Tanto per cambiarlo non c’è tempo, dato che abbiamo solo un’ora e mezza a disposizione; per la sostituzione invece avremmo bisogno del doppio di tale tempo. Nel camion della Ferrari posso riposare. Mi sistemo in un angolo e aspetto, mangiando qualcosa. Poi arriva il brutto momento di dover uscire in mezzo alla folla curiosa. Sto male quando vedo come i fotografi, inginocchiandosi, appoggiano le loro pesanti borse sugli alettoni della Ferrari che sono stati messi a punto al millimetro. Urlo ai miei meccanici che facciano attenzione e che mandino via tutti!

 

La tensione nervosa è ancora peggiore a causa della pioggia. Slick o gomme da pioggia? Questo preoccupa tutti. Guardando gli altri piloti mi rendo conto che anche loro non si trovano in condizioni migliori. Con gli slick si possono facilmente commettere errori sulla pista bagnata. Sbanda senza che si possa correggere la manovra. Nonostante tutto devo decidermi per gli slick e faccio adattare di conseguenza gli alettoni. Faccio una buona partenza, approfittando del fatto che sono in pole position e prendo subito il comando. Alla prima curva sento che la macchina non tiene bene la strada e che ho scarse possibilità di successo. Potrei anche andare più forte e rischiare di più per compensare lo svantaggio, ma probabilmente mi troverei a fare un brutto testa-coda. Forzare la macchina sarebbe insensato oggi, così mi adatto alle condizioni reali e guido prudentemente. E’ frustrante, quando uno dopo l’altro ti superano. Retrocedo fino alla decima posizione.

 

Calma, mi dico, calma, qualcosa succederà. Devo superare questa fase con pazienza perché i fattori negativi si sommano pericolosamente: la pista è infida a causa della pioggia, la macchina tende a sbandare, stanno tutti mi stanno passando e per avere sbagliato i miei calcoli: avevo pensato che la pista si sarebbe asciugata dopo 5 giri, invece questo accade solo dopo 20 giri. Avrei dovuto far graduare diversamente gli alettoni. Ciò mi sarebbe stato di gran vantaggio. Man mano che la pista si viene asciugando, la macchina si fa sempre più maneggevole, e ora posso guidare normalmente e inizio la rimonta, cercando di recuperare le posizioni perdute. Vedo la macchina di Hunt fuori pista, dal box m’informano che Andretti è fuori gioco. Nel frattempo ho passato anche Scheckter ed ho già 18 secondi di vantaggio rispetto a lui, quando vedo che compie una manovra falsa, sembra quasi che voglia buttare via la sua macchina: propri nell’unica curva rimasta bagnata vuole sorpassare una vettura. E’ un vero regalo per me!

 

Ora c’è soltanto una macchina davanti a me e questo non m’interessa giacchè sarebbe quasi impossibile raggiungerla. Tra l’altro un secondo posto, in questa corsa, mi sta molto bene.

 

Poi tutto si accumula fino al limite del sopportabile. L’agitazione, il sudore che si asciuga lentamente e mi rimane addosso, freddo e sporco. L’indegna cerimonia: tutto uno spingere e un tirare, con mani da stringere, coppe da ritirare.

 

Nel camion mi tolgo la tuta, la gente mi preme contro l’angolo. Dall’altra parte Forghieri urla dicendomi tutto quello che ho sbagliato. Dice che io avrei vinto se fossi andato forte come Hunt sul bagnato e se avessi fatto graduare in modo corretto gli alettoni. Cerco di giustificarmi, ma tanto lui non mi dà retta e allora gli dico di andare a farsi fottere?. Salto fuori dal camion e corro verso l’elicottero, ma mi bloccano quelli della TV e mi dicono che devo assolutamente seguirli nella loro cabina. Rifiuto spiegando che non ce la faccio più, che sono sfinito, ma poi ci vado lo stesso. Mi siedo ma una telecamera non funziona ancora e inoltre ci sono altri inconvenienti tecnici; allora dico che se non sono pronti subito me ne vado. La dottoressa Kafka dice scherzando: “Eppure Lauda di solito sta così buono durante le riprese e ora sembra impazzito!”. Invece, io faccio sul serio: ho raggiunto il limite di sopportazione, mi sento estremamente agitato. Raccolgo le mie ultime forze e racconto qualcosa per la televisione. Poi corro all’elicottero che mi porta al mio jet. Solo quando posso pilotare il mio aereo, riesco a calmarmi. Volare ha sempre avuto un effetto rilassante su di me. All’aeroporto di Salisburgo, mi aspetta la Jaguar. Vado da Marlene all’ospedale, e le racconto della corsa; lei è felice. La mia infezione intestinale riprende con maggiore forza, vado continuamente in bagno, ho dolori allo stomaco e alla testa. Torno a casa, faccio una doccia, togliendomi il sudore che mi si è seccato sulla pelle e alle otto sono a letto. Riesco a mala pena ad addormentarmi, mi sveglio di continuo con la testa piena di pensieri di scarsa importanza.

 

A mezzanotte prendo un sonnifero, e la mattina sono in piedi alle sette, stanchissimo.

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Cerco di giustificarmi, ma tanto lui non mi d? retta e allora gli dico di andare a farsi fottere?.

 

:asd:

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Destini incrociati, bello su radio 24

 

http://www.radio24.ilsole24ore.com/player/player.php?filename=110405-destini-incrociati.mp3

 

http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=cavallino-briglie-ferrari-niki-lauda-arturo-merzario-ring-pista

 

Il cavallino con le briglie - Niki Lauda e Arturo Merzario

 

 

1 agosto 1976, circuito di N?rburgring. Niki Lauda, campione del mondo in carica con la Ferrari, sta bruciando vivo in quello che passer? alla storia della F1 come ?il Rogo del Ring?. Arturo Merzario si ferma, guarda la scena, e ha un flashback: Enzo Ferrari, tre anni prima, l'aveva rimpiazzato proprio con Lauda. Ma questo pensiero dura un istante, l'umanit? ? pi? forte, Merzario si getta in mezzo alle fiamme e trascina Lauda fuori dall?abitacolo. Quando arrivano i soccorsi, Lauda ? vivo, ma in ospedale entra in coma. Gli somministrano perfino l?estrema unzione, ma la morte, per ora, non ? nel suo destino. Al risveglio, guardarsi allo specchio ? uno shock, ed ? troppo preso a ritornare a vivere per perdere tempo a ringraziare l'uomo che gli ha salvato la vita. Gli regala un orologio d'oro, gesto che non serve a riavvicinare i due piloti reduci dalla tragedia. Niki Lauda, icona della F1, tre volte campione del mondo. Arturo Merzario, un mediano delle corse che mette la passione davanti a tutto. L?anno scorso, in occasione del suo sessantesimo compleanno, Lauda ha ringraziato Merzario. Lui ha sorriso ?Non ci sopportavamo, ma il tempo ha addolcito il rapporto?. E quando gli sussurrano che forse quel grazie ? arrivato un po' tardi, Merzario fa spallucce. ?Siamo entrambi fortunati, visto che siamo ancora vivi?.

L'eroe non ? sempre quello che vince.

Edited by tigre

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merzario ha detto che quando e' andato tra le fiamme non sapeva bene chi fosse il pilota dentro l'abitacolo e solo una volta estratto ha capito che si trattava di lauda.

 

comunque sia aveva l'intenzione di lasciarlo dentro..

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merzario ha detto che quando e' andato tra le fiamme non sapeva bene chi fosse il pilota dentro l'abitacolo e solo una volta estratto ha capito che si trattava di lauda.

 

comunque sia aveva l'intenzione di lasciarlo dentro..

 

Massimo rispetto per Merzario pilota e, nonostante il carattere ...originale, anche per il personaggio. Tutto sommato ? simpatico.

Ma se dovessimo dar retta a certe fregnate che dice...per quale motivo avrebbe dovuto lasciarlo dentro?

Edited by duvel

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merzario ha detto che quando e' andato tra le fiamme non sapeva bene chi fosse il pilota dentro l'abitacolo e solo una volta estratto ha capito che si trattava di lauda.

 

comunque sia aveva l'intenzione di lasciarlo dentro..

 

Merzario non sapeva chi fosse il ferrarista, gia da molto prima riusciva a intravedere una Ferrari prima dell'uscita di Lauda, questo lo disse lui. Ma destini incrociati secondo me ha messo in evidenza proprio il succo della questione, di cui parlo' molte volte anche AS alcuni anni fa. Cio? che il regalo di Lauda a Merzario ? stato piu' che altro di facciata, a Merzario sarebbe bastato una pacca sulla spalla, detto questo io in ogni modo ho un enorme simpatia per entrambi i personaggi

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Merzario non sapeva chi fosse il ferrarista, gia da molto prima riusciva a intravedere una Ferrari prima dell'uscita di Lauda, questo lo disse lui. Ma destini incrociati secondo me ha messo in evidenza proprio il succo della questione, di cui parlo' molte volte anche AS alcuni anni fa. Cio? che il regalo di Lauda a Merzario ? stato piu' che altro di facciata, a Merzario sarebbe bastato una pacca sulla spalla, detto questo io in ogni modo ho un enorme simpatia per entrambi i personaggi

 

Non c'? regalo che tenga per una cosa del genere. Se al posto di Merzario ci fosse stato uno qualsiasi a fare quel gesto sicuramente non avrebbe voluto niente in cambio

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Si ma Merzario ha rischiato delle grosse ustioni, dicevga che Niki si contorceva dal dolore e non riusciva a staccare le cinture di sicurezza, non ? un rischio che tanti avrebbero corso.

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Massimo rispetto per Merzario pilota e, nonostante il carattere ...originale, anche per il personaggio. Tutto sommato ? simpatico.

Ma se dovessimo dar retta a certe fregnate che dice...per quale motivo avrebbe dovuto lasciarlo dentro?

 

sempliemente perche'...lauda gli stava sulle palle

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sempliemente perche'...lauda gli stava sulle palle

 

Appunto....ma parola secondo Arturio, motivo?

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Appunto....ma parola secondo Arturio, motivo?

 

non e' che ci debba essere sempre un motivo..da quanto diceva lui antipatia personale..

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Un articolo sul divorzio Lauda-Ferrari all'indomani della vittoria di Niki al GP d'Olanda '77, quindicesima e ultima affermazione dell'austriaco con le rosse in quattro anni. Interessanti anche le cifre dei suoi guadagni dai vari sponsor, nella didascalia sotto la foto:

 

http://archiviostorico.unita.it/cgi-bin/highlightPdf.cgi?t=ebook&file=/archivio/uni_1977_08/19770830_0010.pdf&query=

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non e' che ci debba essere sempre un motivo..da quanto diceva lui antipatia personale..

 

Beh in un certo senso ? quello che gli ha tolto il posto in Ferrari.

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