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luke36

Elio de Angelis

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Tornando a De Angelis ... a Zeltweg '82 l'arrivo in volata con Rosberg, Chapman entr? veramente in pista per far volare il cappellino nero ? in questa foto si vede Colin in pista che fa volare il cappellino ma nel video ... non si vede ... allora penso che la foto sia un fotomontaggio ...

 

640515190701700.jpg

 

http://www.youtube.com/watch?v=KFgrUiwbmQk

Non penso sia un fotomontaggio (al di l? del fatto che per Chapman era la norma). Se noti nella foto l'asfalto ? di due colori diversi: pi? chiaro nella zona del traguardo, pi? scuro verso la prima chicane, e Chapman ? sul "confine"; l'inquadratura della telecamera, invece, mostra solo l'asfalto pi? chiaro, segno che Chapman non si vede semplicemente perch? ? fuori campo.

 

Da ricordare che quella vittoria fu anche l'ultima per Colin Chapman...

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Mai sentito Poltronieri urlare cos?, che figata...arrivo veramente spettacolare, che bella pista che era l'Osterreichring.

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era veramente uno spettacolo ... l'hanno distrutto :( dico io se una pista non viene usata e/o modificata perch? distruggerla? ? come se il colosseo non viene usato pi? e allora si abbatte ... bah

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ma al min:00.09 quello con la camicia bianca e cappellino good year che da una pacca a elio ? suo fratello?

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ma al min:00.09 quello con la camicia bianca e cappellino good year che da una pacca a elio ? suo fratello?

 

L'argentino Luis Ruzzi, amico e collaboratore personale di Elio De Angelis.

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che bello poter vedere un giro intero per non parlare della pista (oggi castrata) :sbav:

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Ieri 15 Maggio 2013 erano 27 anni...

Ieri 15 Maggio 1986 moriva un MiTo

 

Grande Pilota! Grande GeltilUomo!!

 

Aveva fatto coppia con Mario Andretti battendolo...

Ha battuto anche Nigel Mansell...

Si è fermato a solo 5 punti da Ayrton in un campionato...

 

Forse più forte di Alboreto, sicuramente più forte di Patrese.... un esempio per tutti!!!

 

ELIO DE ANGELIS

 

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Secondo me era più forte di Alboreto, puoi togliere il forse....

Tanto forte quanto sfortunato....

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Elio De Angelis, pilota e gentiluomo

 

15 maggio 2013 – Era il mese di agosto del 1981 e il mercato piloti era in pieno fermento in vista della stagione 1982. Si dava per certo il passaggio di Elio De Angelis, 23enne pilota della Lotus, alla Brabham-Parmalat.

Il patron della Lotus, Colin Chapman, da parte sua, era in grosse difficoltà: non aveva onorato gli accordi economici nè quelli tecnici, era in ritardo con i pagamenti e non aveva fornito al suo pilota un mezzo competitivo.

De Angelis, dopo un anno e mezzo in Lotus, era riuscito solo una volta a salire sul podio, quando aveva ottenuto un secondo posto nel GP del Brasile del 1980. Elio, in realtà, non cercava denaro perchè apparteneva a una benestante famiglia romana. Era istruito, aveva garbo, suonava il pianoforte, leggeva, giocava a tennis: stava sempre, come si diceva una volta, con “due piedi in una scarpa”. Il mondo delle corse l’aveva fatto sognare e lui si era fatto trascinare da quella immensa passione per la velocità, forse perchè in questo mondo, calata la visiera, si liberava della sua evidente timidezza.
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Elio aveva iniziato la sua carriera da pilota correndo con i kart, era arrivato secondo nel mondiale del 1975 e aveva vinto l’europeo del 1976. Poi, al primo tentativo, aveva conquistato il campionato italiano di Formula 3. Aveva corso anche in Formula 2 per Minardi e, in ultimo, aveva esordito in Formula 1 con il Team Shadow nel 1979.

Per il campionato mondiale del 1981, la Lotus aveva approntato, in gran segreto, la geniale “88″, munita di doppio telaio che consentiva di modificare l’altezza della vettura dal suolo durante la corsa. Poco prima dell’inizio del campionato, Elio aveva avuto modo di provare la nuova macchina a Le Castelet: aveva apprezzato l’impegno, anche economico di Chapman, proprio mentre alcuni “inviati” di altre blasonate scuderie spiavano la “nuova creatura” del tecnico inglese.

Purtroppo, l’inizio della stagione del 1981 era stato caratterizzato dalla battaglia scatenata tra la Federazione Internazionale (FISA) e l’Associazione dei Costruttori (FOCA) perchè la Federazione aveva bandito le “minigonne” sulle vetture di Formula 1. Ciò era apparso agli “assemblatori” come un aiuto per i “costruttori” che disponevano del motore turbo. Pertanto, a Long Beach, dove si svolgeva il primo GP in calendario, la Lotus pagava il prezzo di quella controversia: per la questione del doppio telaio, la “88″ veniva esclusa dal Gran Premio e, successivamente, veniva giudicata irregolare.

Così, al momento di firmare per la Brabham-Parmalat, Elio, che a ventitrè anni era un gentiluomo, non dimenticava quello che Chapman aveva fatto per lui: lo aveva voluto, aveva investito tanto per realizzare la geniale “88″, ma si ritrovava inaspettatamente in sofferenza tecnica e di denaro.

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Per questi motivi, il giovane pilota italiano decideva di non abbandonare la Lotus in quel momento così critico. Elio De Angelis aveva messo l’onore e la parola dell’uomo davanti a tutto. Quello, in effetti, era il suo stile.

 

F1Passion

Edited by The King of Spa

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Elio De Angelis, l’ultimo giro…

 

 

15 maggio 2013 – Circuito del Paul Ricard, mercoledi’ 14 Maggio 1986 ore 11.30. Una nuova ala posteriore viene montata sulla vettura di Elio De Angelis la Brabahm BT55 numero 8. Anche Alan Jones con la Lola Beatrice e Philippe Streiff su Tyrrell stanno testando le loro vetture.Improvvisamente all’entrata delle “Esses de la Verriere”, ad una velocità media di 270 km/h, per colpa del cedimento dell’alettone, il pilota della Brabham perde il controllo della vettura che impatta violentemente contro le barriere protettive e viene catapultata in aria atterra circa duecento metri più in là, oltre le reti protettive che delimitano il tracciato.

L’incendio non tarda a divampare, Elio perde coscienza ed inerme non può muoversi. Nessuno, nè commissari di pista, nè personale medico sono nei pressi del luogo fatale, soltanto un paio di meccanici della Benetton sono testimoni dell’accaduto. I primi a fermarsi subito sono i piloti: Alan Jones, Prost, Laffite, e Rosberg che scesi dalle loro vetture con gli estintori in mano li scaricano sulla macchina di Elio in fiamme. De Angelis è intrappolato sotto la carcassa. Prost non esitata a tuffarsi tra le fiamme per cercare di tirare fuori Elio, ma non c’ è niente da fare. Mentre i piloti vanno in cerca di altri estintori per domare il rogo, il serbatoio di carburante della Brabham esplode appiccando il fuoco perfino ad un pino che costeggia il circuito in quel punto.

Elio-De-Angelis-Brabham-BT55-1986.jpg

Quando arrivano i soccorsi e finalmente l’ incendio è spento, tutti cercano di tirare fuori il pilota, dopo aver raddrizzato la vettura ma ci vuole molto tempo. Il medico subito sente il polso di Elio e dice “è finita” aggiungendo poi “tentiamo il tutto per tutto”. Per un quarto d’ora gli praticano un massaggio cardiaco e la respirazione artificiale finchè il cuore riprende a battere. Poi arriva l’ elicottero e che lo porta all’Ospedale “CHU de la Timone” di Marsiglia… Alle 17,15 del 15 maggio 1986 il cuore di Elio si ferma definitivamente… La causa della morte è asfissia cerebrale.

L’ingegnere sudafricano Gordon Murray progettista.

Murray non si capaciterà mai dell’accaduto, condizionato dal fatto che quella era la prima volta in cui un pilota perdeva la vita in una delle vetture da lui progettate. Per molto tempo rimarrà in bilico nella decisione di volersi ritirare dall’attività. D’altronde non si riuscirà mai a capire se l’ala posteriore si era staccata a causa del particolare design rivoluzionario della BT55. Murray lascierà la Brabham a fine stagione e la storia della Formula Uno non ricorda altri suoi progetti rivoluzionari. Ancor oggi comunque, lo stesso progettista si reputa l’unico responsabile della morte di Elio, addossandosi tutte le responsabilità di aver progettato una vettura estrema.

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Testimonianza di Ayrton Senna tratta dal libro “Senna vero”

“Il giorno precedente l’incidente di Elio ho commesso un grosso errore. Avevo dei problemi alla macchina e prima di rientrare ai box ho percorso un giro molto lentamente e, guardandomi attorno, lungo la pista i servizi di sicurezza erano praticamente inesistenti. Ho visto un uomo con un estintore, uno solo, ma non mi sono preoccupato più di tanto. Ho pensato che quello del Ricard è un circuito molto lungo, con grandi spazi, e che forse il serivzio di emergenza c’era, anche se dal mio abitacolo riusciva difficile vederlo. Quando sono rientrato ai box mi sono completamente dimenticato il problema. Purtroppo noi piloti non pensiamo molto al pericolo: sappiamo che c’è ma lo vediamo come qualcosa di lontano. Finito quel giro di pista avrei dovuto informarmi meglio della situazione, farmi dire dove erano gli uomini del servizio antincendio e sensibilizzare gli altri piloti sul problema. Non l’ho fatto questa volta così come non lo avevo fatto in passato durante altre sessioni di prove libere. E per questo anch’io mi sento addosso una parte di responsabilità per quello che è accaduto”.

Il giornalista Nestore Morosini, Corriere della Sera, nel 2006 a venti anni dalla scomparsa

Vent’ anni fa, il 15 maggio 1986, moriva all’ ospedale di Marsiglia Elio De Angelis, vittima, il giorno prima, di un tremendo incidente al Castellet mentre stava collaudando una Brabham, verso l’ ora solitamente concessa al pranzo. Il distacco dell’ alettone posteriore faceva impazzire la monoposto che si avvitava per aria e poi cappottava sei o sette volte finendo la corsa contro le barriere, 250 metri più avanti. Quando Elio ricevette i primi soccorsi era già in condizioni critiche. Nonostante la speranza di un miracolo, il giorno dopo Elio de Angelis cessava di vivere, come un matador ucciso da un toro d’ acciaio.

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Aveva 28 anni, aveva corso con Shadow, Lotus e Brabham, aveva vinto due Gran premi (Austria e Imola), aveva conquistato tre pole position. Era stato certamente un gran pilota ma, più ancora, un grandissimo personaggio: un ragazzo serio, posato, un «professionista di grandi qualità” – come ebbe occasione di scrivere allora, sul Corriere della Sera, Luca di Montezemolo – “che ha pagato con la vita la mancanza di professionalità che spesso accompagna lo sport forse più pericoloso del mondo». Figlio di Giulio de Angelis, campione della motonautica salito alla ribalta non solo per le sue vittorie iridate ma anche perché vittima di un rapimento, Elio si era messo subito in evidenza con la Formula 3. Girava l’ Europa col jet del padre, ospitando a bordo i suoi due grandi amici, Nelson Piquet e Piercarlo Ghinzani. Vinse, Elio, il Gp della Lotteria a Monza: lui, miliardario, aveva dispensato i miliardi del concorso nazionale. Un bel titolo per le pagine sportive del Corriere. Mi vide un giorno, in Germania, e mi disse: «Sai che quel titolo non riesco a perdonartelo? Non mi va giù di essere definito un miliardario per i soldi di mio padre e non un pilota. Il patrimonio di famiglia ti può anche aiutare, ma per andare avanti ci vogliono le qualità. E tutto ciò che mio padre mi ha dato, io gliel’ ho già restituito».

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Aveva il pudore di essere come tutti gli altri piloti: quando approdò in Formula 1, nel 1977, non usò più il jet personale e raramente viaggiava in prima classe. Elio era anche un eccellente pianista. Chi ha frequentato la Formula 1 dei primi anni 80, non può dimenticare come interpretò le musiche di Gershwin durante uno sciopero dei piloti, a Johannesburg in Sudafrica, per via di una superlicenza che nessuno voleva accettare. Elio suonava, le note portavano nell’ aria la dolcezza dell’ indole di quel giovane romano che si esaltava completamente solo al volante di una F1 e alle imprese della Roma: quando la squadra, allora allenata da Liedholm, vinse lo scudetto, Elio issò il gran pavese sulla sua barca a Montecarlo. Aveva una fidanzata tedesca, bellissima, Ute Kittelberger, e un amico intimo e fraterno, Louis Ruzzi, un giovane ingegnere argentino che dopo la morte di Elio sparì da un mondo che forse gli ricordava solo dolore. Negli anni in cui corse, ebbe solo un’ avversione, quella per Ayrton Senna che ebbe compagno di squadra alla Lotus, beniamino dei tecnici e dei meccanici. Da vent’ anni Elio de Angelis non c’ è più, e sembra ieri. Discreto e gentile, non ci ha mai importunato in questi lustri suscitandoci, dentro, reminiscenze segrete. È tornato in questi giorni, all’ improvviso: per farci capire che è morto ma non è scomparso. Dal nostro cuore.

 

F1Passion

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Elio de Angelis (Europe 1983)

Elio de Angelis (ITA) (John Player Team Lotus), Lotus 94T - Renault Gordini EF1 1.5 V6 (t/c) (RET)

1983 European Grand Prix, Brands Hatch

© John Millar | Source: Fickr

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Via F1history

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Da bambina Elio fu uno dei primi piloti di cui mi "innamorai" in senso platonico. Era il 1984, mi ero appena trasferita in Italia per via della mia adozione. Un giorno, mentre mio fratello allora diciassettenne era agli allenamenti di pallone, entrai nella sua camera e vidi questo poster con raffigurato questo bel pilota. Da lì nacque tutto... ricordo che prendevo abusivamente i suoi Autosprint e ritagliavo tutte le foto di Elio che riuscivo a trovare, per poi godermi le ire di Ridley per i buchi che si ritrovava sulle pagine... :lol2:

La sera in cui mi arrivò la notizia della tragica dipartita del pilota, 15 maggio 1986, ero una scolaretta di prima elementare seduta sul divano del salotto con la TV sintonizzata su RaiUno che aspettava l'inizio di non so che cartone, forse Disney o Looney Tunes. Sta di fatto che il TG1 non era ancora finito e, proprio quando sembrava che avrebbe finalmente dato la linea ai beneamati cartoons, arrivò una notizia come un fulmine a ciel sereno: "Elio de Angelis non ce l'ha fatta"... All'epoca Internet non esisteva nemmeno nella mente dei migliori scrittori di fantascienza, e io non avevo saputo nulla dell'incidente, perciò mi chiesi: "Cosa non è riuscito a fare?" Quando partì il servizio che mostrava le immagini dell'auto di Elio divorata dalle fiamme, corsi in camera, mi chiusi la porta alle spalle e piansi amaramente. I miei genitori e mio fratello non si accorsero di nulla. Poche settimane dopo adottai un micio, e lo chiamai Elio in suo onore.

Ricordo anche che alle elementari scrivevo il suo nome sul banco all'interno di un cuore trafitto, e la bidella me lo cancellava sempre... :blush2: io caparbia insistevo a rifarlo, e lei giù a cancellare... :agree:

Dieci anni dopo, ormai adolescente, sul mio diario sotto la data del 15 maggio 1996 incollai una foto di Elio e scrissi questo panegirico in suo onore...

"Ed eccoti qua, mio caro Elio, prima che il fuoco avvolgesse la tua monoposto e il tuo corpo, prima che il destino portasse via la tua vita di giovane brillante e di pilota talentuoso. Io cerco di ricordarti così, felice, bellissimo, a programmare un futuro in F1. Oggi sono esattamente dieci anni che sei venuto a mancare e la tua assenza inizia a sentirsi sempre di più. Sono stati dieci anni molto difficili, dieci anni intensi e pieni di cambiamenti. Sono maturata, sono diventata più consapevole e sicura di me, ma ho nel cuore e nell'anima un vuoto che niente e nessuno potrà mai colmare. Vorrei tanto che i genitori potessero capire l'importanza che gli idoli hanno per noi adolescenti, ma se ne rendono conto quando ormai è troppo tardi e un posto in griglia diventa vuoto. Tu sei infinito, Elio, sei la luce che illumina il mio cammino e mi scalda quando ho freddo. Non esisti più fisicamente, ma conservo gelosamente tutte le tue foto e le tue interviste, che spesso riguardo e rileggo per fare in modo che qualcosa ancora di tuo resti con me."

Spero non vi sia sembrata troppo sdolcinata... :blush2:

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Domani saranno trent'anni che ci hai lasciato, Elio! :(((

Mi sembra di tornare indietro nel tempo quando ci penso, la capriola fatta con gli occhi coperti per scendere dal divano senza vedere le orribili immagini della "sogliola" straziata dalle fiamme (dopotutto la ginnastica artistica mi è servita a qualcosa), la corsa nella mia cameretta, la porta sbattuta, il pianto inesorabile, i miei genitori che uscivano per la cena con gli amici, l'abbraccio ed il bacio di Ridley per consolarmi, la notte trascorsa al suo fianco perchè non riuscivo a dormire da sola... :-(

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