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gio66

Terlamen bocht

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Ho gi? messo il promemoria per domani sera!!! ;):up:

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bello, ovviamente me lo registro e me lo guardero', anche se io personalmente non ho mai considerato gilles un campionissimo.

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Gilles per sempre!

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Ciao Gilles

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...

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Edit.

Edited by Rain

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Potrebbe essere un assurdo ma all'epoca, avere il cuore diviso in due tra Niki e Gilles...due piloti completamente diversi e per diversi motivi ammirabili e ammirevoli, talvolta forse criticabili. Come tutti del resto.

La morte di Gilles ? quella che personalmente ho impiegato di pi?, diciamo cos?, a "metabolizzare", non ci potevo e volevo credere, ma del resto tutto va avanti. Purtroppo, vien da dire.

 

ciao Gil!! :yeah:

 

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Ho visto la trasmissione. Certo ben fatta ma tutto troppo "di fretta".

 

Su Gilles ho sempre avuto la mia opinione "contro". Certo, emozioni ne dava ma forse Rene Arnoux ha detto una cosa verissima: che non sarebbe mai diventato campione del mondo. Troppo poco lucido per comprendere che vincere una gara non era il campionato. Anche nelle interviste se ne guardiamo gli occhi, capiamo che c'? qualcosa di anomalo, quasi esaltazione. L'incidente del tutto irrazionale per me, causato da una leggerezza assoluta di Gilles, sottolineata anche da Forghieri pi? volte in passato, fa aumentare il mio rimpianto per non aver mai potuto vedere Gilles maturare come pilota e smentirmi, vincendo un titolo mondiale.

 

Luke 36

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il video deve aver avuto qualche problema e non mi ha fatto la registrazione....

che palle

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L'ho rivisto per l'ennesima volta e come ogni volta ho spento la TV con le lacrime agli occhi. Non solo per la sua morte (quando successe avevo 9 anni e non pensavo assolutamente che uno dei miei eroi fosse mortale, potesse morire), ma anche perch? rivedere quella F1 di grandi uomini coraggiosi, macchine bellissime e piste mozzafiato mi rende sempre pi? "freddo" nei confronti dello "spettacolo" attuale.

Quello che penso di Villeneuve l'ho probabilmente gi? scritto mille volte: da tifoso di una scuderia pi? che dei piloti io ho sempre preferito chi, come Lauda, anteponeva il cervello al cuore; per? Gilles faceva storia a se: il suo approccio alle corse era simile a quello dei pionieri degli albori dell'automobilismo (l'era di Nuvolari per intenderci); a lui non interessavano i campionati, le classifiche, i punti, lui correva per amore della velocit? e andava sempre al massimo, anche quando era inutile (tipo nel maledetto giro dell'incidente). Nel documentario Mass racconta di come Gilles si fosse fatto montare due motori Ferrari sul suo motoscafo e di come questo fosse talmente rumoroso che quando passava, anche al largo della costa, lo si sentiva per tutta Montecarlo; ecco questa era l'essenza di Villeneuve, un uomo che amava correre, con qualsiasi mezzo dalle F1, ai motoscafi, alle motoslitte con cui aveva iniziato da ragazzo.

Il suo palmares ? pi? povero quello di tanti piloti che in quanto a talento (per non parlare di coraggio) gli sono nettamente inferiori, per? Gilles ha compiuto IMPRESE che sono rimaste nella storia delle corse (l'arrivo su tre ruote, la "lotta" con l'alettone, il duello di Digione...), imprese che non si vedevano, appunto, dai tempi di Nuvolari e IMHO sono queste cose che fanno entrare uno sportivo nel cuore della gente, non il numero di titoli vinti.

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Oggi, 8 maggio 2008, ricorre il ventiseiesimo anniversario della scomparsa di Gilles Villeneuve. Il primo maggio scorso sono trascorsi quattordici anni dalla fine di Senna, mentre il 15 maggio prossimo sar? il ventiduesimo anniversario dell'incidente occorso in Francia al mio compagno di scuola Elio De Angelis. Ognuno di questi uomini ? stato grande a modo suo, dentro e lontano dalle piste ma Gilles Villeneuve era proprio fuori concorso!

In fondo tutti i grandi dell'automobilismo mondiale hanno interpretato la vittoria come misura della competizione, hanno cercato, nel superamento dell'avversario, il fine primario della loro attivit? agonistica.

Gilles invece, aveva un altro parametro costante: s? stesso, il superamento del limite era s? stesso, solo questo contava, la vittoria tecnica era opzionale, il vero trionfo era cercare in ogni gara il proprio limite.

Per questo, Villeneuve e Nuvolari, sono stati diversi da chiunque altro pilota apparso sulle piste di tutto il mondo.

Oggi celebriamo Schumacher, che ? certamente il pi? grande campione di ogni tempo, di questo non c'? dubbio, ma Gil era pi? di un campione, era una persona che aveva fatto di quell'emozione costante, rappresentata dal confronto con il proprio limite, una filosofia di vita, un modo di essere.

 

 

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Credo che nessun pilota, tra tutti quelli che ho visto correre, abbia lasciato un segno cos? profondo nella mia passione per le corse, nemmeno Ayrton con le sue imprese, nemmeno Valentino Rossi con le sue rimonte epiche.

 

Con Gilles in pista eri strasicuro che in quel GP ci sarebbe stato qualcosa da ricordare, a prescindere dalla sua classifica finale, anche quando avesse percorso solo 400 metri.

 

Quel giorno, avevo 15 anni, piansi quando appresi la notizia dalla sovrimpressione di una TV locale che faceva passare le informazioni provenienti direttamente da Autosprint, ma non "metabolizzai" la morte di Gilles in quanto tale; per me sarebbe stato comunque presente nei miei pensieri, nei poster che avevo in camera, nelle macchinine che collezionavo.

 

Il pensiero principale, guardando la partenza del GP del Belgio, era: "E adesso quelle stesse, identiche emozioni chi me le d??"

Di quella gara ricordo poco o niente (a differenza di tutti gli altri GP di quella stagione che potrei quasi citare giro per giro), forse ? stato anche un bel GP ma lo guardai con disinteresse perch? mancava Lui, mancava chi aveva fatto scoppiare in me quella febbre per le corse per la quale avevo cominciato a rompere le balle a chiunque, da mio padre a mio zio, da mio cugino al mio vicino di casa, perch? mi accompagnassero a vedere qualsiasi prova o gara ci fosse a Imola o a Misano.

 

Senza Gilles non era pi? la stessa cosa, mancava quel qualcosa in pi?, come mangiare una carbonara senza macinarci sopra un po' di pepe nero.

 

Poco tempo dopo un brasiliano sconosciuto, anche lui apparentemente venuto dal nulla, cominci? a riempire le cronache e qualcuno cominci? a fare dei paragoni con Gilles. Ricordo bene la mia "gelosia" per quei paragoni, per me irriverenti all'epoca: Gilles era Gilles e basta! Volevano dunque raccontarmi che le imprese di Gilles sarebbero state ripetibili? Non ci ho mai creduto.

 

Un paio di mesi fa, assieme ad un amico, abbiamo organizzato una mostra di foto e modellismo F1 che andava a coprire gli anni dal 1977 al 1994, il periodo che ha "contenuto" sia Gilles che Ayrton. Per ognuno dei 2 abbiamo allestito una teca con oggetti particolari; per Gilles, un casco replica, la bandiera canadese, un modellino di motoslitta, il volante della sua 308 e un ritratto autografato da Joann; per Ayrton un casco replica, un ritratto, una bandiera brasiliana autografata dalla famigia Senna, un cappellino Nacional autografato da Ayrton.

Sono stato quasi sempre presente alla mostra ed ho notato, purtroppo, come Gilles sia molto meno presente di Ayrton nella memoria collettiva, contrariamente a quanto pensavo. Solo la gente della mia generazione ha commentato con particolare trasporto le imprese di Gilles, mentre la stragrande maggioranza delle persone, soprattutto alla vista di quel casco giallo, ha cominciato ad elencare le gesta di Ayrton e qualcuno si ? anche commosso.

 

Credo che questa "differenza" non sia giusta e temo che molto dipenda proprio dal fatto che "alla fine Villeneuve non ha vinto niente", come ho orrendamente sentito commentare alla mostra. Gilles era immenso, riguardando oggi le immagini di allora ci si rende conto della sua incredibile capacit? di controllo di quegli ignobili telai che gli venivano affidati e che lui cercava sempre e comunque di fare andare pi? veloci delle monoposto migliori.

Ho negli occhi le immagini del GP di Francia del 1980 quando, con la T5, sal? fino al 6? posto ma per farlo doveva praticamente tagliare mezza pista perch? quel trattore che pilotava non stava in strada. Alla curva che immette sul Mistral usciva oltre il cordolo di almeno 4-5 metri eppure, finch? le Michelin non si sono grattugiate del tutto, lui era l?, a uno sputo da Williams, Renault e Ligier. Un GP non vinto, anzi, ma che per me vale quanto un mondiale.

 

Salut Gilles.

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Sai Ayrton viene ricordato di pi? di Gilles probabilmente non perch? abbia vinto di pi?, ma perch? ha sviluppato la sua carriera morendo al top delle sue capacit? tecniche. Gilles invece ci ha lasciato proprio nel momento in cui sembrava decollare ed iniziare ad ottenere dei risultati. Pertanto ci ricordiamo le sue imprese soltanto finalizzate ad un GP, una curva, un sorpasso. Troppo poco per poterlo vedere inserito in un contesto pi? generale di crescita e risultati.

 

Purtroppo Gilles mi ha negato la possibilit? di vederlo maturare e vincere un mondiale. Le sue epiche gare non sono solo una sorta di lascito delle sue doti ma soprattutto un grandissimo rimpianto su cosa avrebbe potuto ottenere se non fosse morto.

 

Luke 36

 

 

 

 

 

 

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