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SirVanhan

NASCAR Sprint Cup Series 2008

Il sondaggione  

4 members have voted

  1. 1. Chi tra i piloti nella Chase dopo Bristol uscir? dai 12?

    • Greg Biffle
      1
    • Kevin Harvick
      1
    • Jeff Gordon
      1
    • Matt Kenseth
      0
    • Denny Hamlin
      1
    • Clint Bowyer
      0


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Si sapeva da tempo :zizi:

 

Forse hai un problema col tuo browser, perch? io riesco a vederli bene i video da NASCAR.com!!!

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come faccio a metterlo apposto?

cmq il link che mi hai dato l'altra volta.....nn si vede + niente! :boh:

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UFFICIALE: DEI e Chip Ganassi Racing si fondono insieme!

13 Novembre 2008

 

Dopo mesi di speculazioni, il tanto atteso annuncio ? arrivato: Dale Earnhardt Inc e Chip Ganassi Racing si fonderanno insieme, dando vita all’Earnhardt Ganassi Racing.

 

MILANO – In un periodo di forte crisi come questo, anche la NASCAR ? rimasta danneggiata. E’ iniziato tutto a met? 2007, quando molte squadre sono rimaste senza sponsor, e la situazione si ? protratta fino all’attuale stagione. A rimaner colpiti sono stati anche due tra i team pi? noti: quello fondato dal sette volte campione Dale Earnhardt, e ora gestito dalla vedova Teresa, e da Chip Ganassi. La prima ha perso l’importante sponsorizzazione Menard, che passer? a Yates nel 2009, mentre il secondo ha dovuto chiudere il team numero #40, quello di Dario Franchitti.

 

Per molto tempo, i due sono andati in cerca nel paddock di un possibile partner con cui fondere la propria azienda (in seguito alla cosiddetta “merger-mania”, cominciata un anno fa), fino a qualche settimana fa, quando sono partite le voci di un accordo in vista tra DEI e CGR. E che accordo! A partire dal prossimo anno, i due team separati non esisteranno pi?, perch? ne rimarr? uno unico dal nome Earnhardt Ganassi Racing. E’ la fine di due nomi storici (per Ganassi, solo in NASCAR), ma l’inizio di una nuova era di successi: non ? un caso che negli ultimi 4 anni, DEI ha accumulato solo 3 vittorie, mentre CGR 4 successi dal 2002.

 

Una partnership totale, dal punto di vista finanziario, che da quello tecnico. Le vetture numero #1, #8 e #42 correranno sotto un’unica bandiera, il che permetter? a questa nuova squadra di avere tre grandi talenti aiutarsi l’un l’altro: Martin Truex Jr, Aric Almirola e Juan Pablo Montoya. L’EGR avr? anche un’altra vettura, la #41, ma il pilota non ? ancora stato nominato, in quanto Reed Sorenson passer? al Gillett Evernham Motorsports.

 

In questa era ultra competitiva della NASCAR, ? necessario costruire un team pi? forte possibile e la combinazione delle nostre persone e attrezzature con quelle del Dale Earnhardt Inc. ci aiuter? a costruire un forte programma di quattro vetture per gli anni a venire” fa sapere Chip Ganassi nel comunicato stampa. “E’ una vittoria per entrambe le nostre organizzazioni e per i nostri partner.”

 

Teresa Earnhardt: “Avere un partner come Chip, che ? estremamente coinvolto nel lato competitivo degli affari, ? una situazione ideale per il DEI. Chip ha una lunga storia nell’Indycar e nella Rolex Grand-Am Series, e io condivido la sua passione e i suoi obiettivi come vincere gare e in ultimo anche il campionato NASCAR Sprint Cup Series. Penso che questo sia un caso in cui saremo pi? forti insieme, piuttosto che da soli.”

 

Rimane aperta solo un’altra grande problematica: che auto utilizzeranno? Teresa Earnhardt, cos? come il suo compianto marito, ? stata sempre legata alla General Motors e alla Chevrolet, mentre Chip Ganassi ha sempre preferito le Dodge, anche se voci riportano che vorrebbe cambiare, vista la scarsa competitivit? delle Charger. Nonostante il tracollo finanziario della GM, il nuovo Earnhardt Ganassi Racing potrebbe optare proprio per le Chevrolet Impala SS per il 2009 e per il futuro.

 

Andrea Giach?, ****** <--- lol :hihi:

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mah....quindi ci sar? qualche vettura in meno?

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Salta la #01 di Regan Smith (il nuovo Rookie of the year). La #15 non ci sarebbe pi? stata perch? Menard ? passato a Yates (#98 Ford), e la #40 ha chiuso quest'anno.

 

Riassunto:

#1 Martin Truex Jr

#8 Aric Almirola

#41 Boh, spero Allmendinger o Carpentier

#42 Juan Pablo Montoya

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Review 2008 - 12? Dale Earnhardt Jr

 

28 Novembre 2008

In attesa della Champions Week, la settimana in cui i primi dieci piloti classificati nella NASCAR Sprint Cup si spostano a New York City per le celebrazioni di fine anno, *********** andr? ad analizzare in dettaglio le tematiche della stagione appena conclusa. Iniziamo dunque con i dodici piloti che hanno duellato per la Chase for the Sprint Cup: al 12? posto, Dale Earnhardt Jr.

 

MILANO - Da 16? a 12?; qualificato per la Chase for the Sprint Cup; prima vittoria dal 2006, e trionfo nella Budweiser Shootout: sembrerebbero questi i risultati di una buona stagione, se non fosse che stiamo parlando di Dale Earnhardt Jr, su cui tutti riponevano grandi aspettative. Vittorie su vittorie, magari anche il titolo Sprint Cup: tali erano state le previsioni ad inizio stagione sul figlio di The Intimidator. Nessuna ? stata rispettata.

 

Dopo otto stagioni nel team della matrigna Teresa, Junior decise a met? dello scorso anno di lasciare il DEI, per approdare nella squadra pi? forte della NASCAR, quella che spesso e volentieri viene accostata a Ferrari e McLaren: Hendrick Motorsports. Un?organizzazione in grado di vincere sette titoli dal 1995 con tre piloti diversi, Jeff Gordon, Terry Labonte e Jimmie Johnson. Dale Jr rimase con la Chevrolet, e riusc? a tenersi anche il crew chief, suo cugino Tony Eury Jr: sapeva che con Hendrick, tutte quelle deludenti rotture di motore non ci sarebbero pi? state; sapeva di avere a disposizione i migliori ingegneri e i migliori set-up di tutto il campionato. Che cosa ? andato storto allora?

 

E? stata una questione di esperienza? Passare al team migliore ? sicuramente un vantaggio, ma non ? detto che si riesca ad andar forte sin da subito. La NASCAR ? uno sport umano, dove le persone, i colleghi di lavoro devono imparare a conoscersi. Il team numero #88 ha dovuto imparare a capire Dale Earnhardt Jr e Tony Eury Jr, due personaggi pi? complessi di quanto si possa pensare.

 

Continuamente si sente parlare dei pregi di Junior, di quanto sia disponibile verso i fan, di quanto sia ?uno dei buoni?. Mai si discutono i suoi difetti. Noi lo faremo: Earnhardt Jr non ? in grado di mantenere la calma. E? capitato in questa stagione, infatti, che si trovasse con una macchina in grado di agguantare la top5, ma che via radio cominciasse a lamentarsi perch? non riusciva a fare meglio. Cos?, dal muretto dovevano cominciare a immaginare soluzioni possibili, che tuttavia finivano per peggiorare la situazione.

 

L?esempio pi? lampante ? stato quello della Sylvania 300 al New Hampshire Motor Speedway: Earnhardt era in testa con cinque secondi di vantaggio, quando le gomme hanno cominciato a cedere, facendogli perdere il primo posto. Immediata ? stata la reazione del pilota via radio contro il crew chief: al che ? intervenuto Rick Hendrick in persona, per cercare di calmarlo.

 

?Non riesco a capire perch? c***o finiamo a met? gruppo in ogni gara? ha cominciato a urlare Dale Jr. ?Ogni volta!?

?Hai una gran macchina ora? ha risposto il team owner, tranquillo. ?Stai calmo.?

?Sono delle c***o di s*******e!?

?Hai avuto un set di gomme andate a male, succede.?

?Devo trovare un?altra serie con gare pi? corte.?

?Fai cos?: dicci come si comporta la macchina. Possiamo fare le giuste modifiche di assetto.?

 

Alla fine ha concluso in quinta posizione. Dale Earnhardt Jr ? un pilota che generalmente sa quello che vuole: conosce la macchina, sa come metterla a punto. Il problema ? che quando le cose non vanno alla perfezione, perde completamente la testa. E di certo il suo cugino-crew chief non lo aiuta in questo.

 

Dal 2000 al 2004, l?accoppiata Dale Earnhardt Jr-Tony Eury Sr ha portato a casa quindici vittorie, una cinquantina di top5, una Daytona 500, una Pepsi 400 e un terzo posto nella classifica finale del 2003. Poi, Teresa Earnhardt ha deciso di cambiare l?organizzazione del suo DEI, trasformando la #15 nella #8 e viceversa. Il figlio del sette volte campione Cup si ? ritrovato con il figlio del precedente crew chief (prima lo zio, poi il cugino), e da quel momento le cose non sono state pi? le stesse. Solo tre visite in Victory Lane, e ben due non qualificazioni alla Chase, sebbene la colpa fosse da attribuire alle rotture di motore.

 

Per farla breve: Eury Jr non vale il padre. Anche in questo 2008, Dale ? stato vittima di scelte scellerate di Tony, il quale pi? volte ha tentato di fargli vincere le gare, portandolo al traguardo con un goccio di benzina: gli ? riuscito solo una volta, a Michigan, ma per il resto ? stato un continuo fallimento. Se il team #88 vuole altri successi, deve capire che rischiare una volta si pu? fare, ma non ogni Domenica!

 

L?off-season sar? importantissima in vista del prossimo campionato: Dale Earnhardt Jr non andr? a New York City per la Champions Week, non essendo arrivato tra i primi dieci, di conseguenza avr? pi? tempo per riprendersi e respirare. Rick Hendrick, Tony Eury Jr e tutta la crew #88 lavoreranno invece senza sosta nella factory situata a Concord, NC, per permettere al pilota pi? popolare della NASCAR di tornare l? dove tutti i suoi fan lo vorrebbero: in prima posizione.

 

GARA - CIRCUITO - POS FINALE - GIRI IN TESTA

1 - Daytona - 9 - 12

2 - Fontana - 40 - 0

3 - Las Vegas - 2 - 17

4 - Atlanta - 3 - 62

5 - Bristol - 5 - 0

6 - Martinsville - 6 - 146

7 - Fort Worth - 12 - 31

8 - Phoenix - 7 - 87

9 - Talladega - 10 - 46

10 - Richmond - 15 - 15

11 - Darlington - 4 - 35

12 - Charlotte - 5 - 76

13 - Dover - 35 - 0

14 - Pocono - 4 - 0

15 - Michigan - 1 - 14

16 - Sonoma - 12 - 0

17 - Loudon - 24 - 29

18 - Daytona - 8 - 51

19 - Chicago - 16 - 0

20 - Indianapolis - 12 - 8

21 - Pocono - 12 - 1

22 - Watkins Glen - 22 - 33

23 - Michigan - 23 - 43

24 - Bristol - 18 - 0

25 - Fontana - 11 - 0

26 - Richmond - 4 - 90

27 - Loudon - 5 - 79

28 - Dover - 24 - 0

29 - Kansas - 13 - 0

30 - Talladega - 28 - 19

31 - Charlotte - 36 - 0

32 - Martinsville - 2 - 0

33 - Atlanta - 11 - 1

34 - Fort Worth - 20 - 1

35 - Phoenix - 6 - 0

36 - Homestead - 41 - 0

 

Andrea Giach?

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Review 2008 - 11? Matt Kenseth

 

29 Novembre 2008

Continua su *********** l?analisi della stagione dei dodici chaser 2008. Dopo Dale Earnhardt Jr, ? il turno del campione NASCAR Sprint Cup 2003 Matt Kenseth, il quale ha mancato la vittoria per la prima volta dal 2002, sebbene sia l?unico pilota nella storia insieme a Jimmie Johnson ad essersi qualificato per ogni playoff.

 

MILANO - Gli appassionati NASCAR pi? cattivi hanno da sempre soprannominato il sistema Chase for the Sprint Cup ?The Matt Kenseth Rule.? Nel 2003, ultimo anno con il punteggio tradizionale, il pilota del Roush Fenway Racing vinse il titolo solo grazie ai piazzamenti: in Victory Lane arriv? una sola volta. Dall?anno successivo, i risultati finali di Kenseth non furono pi? gli stessi, escluso il secondo posto del 2006. In ogni caso, ? vero: lo stile di guida di Kenseth non si adatta al sistema di playoff utilizzato dalla NASCAR, ed ? stato cos? ancora una volta.

 

Nel 2007, Brian France modific? il riaggiustamento di punti all?inizio delle dieci gare finali: niente pi? una nuova classifica basata sulle posizioni ottenute (5050 punti al primo, 5040 il secondo e cos? via), bens? per ogni vittoria nelle 26 gare trascorse dovevano essere aggiunti 10 punti ai 5000 standard. Un vero disastro per il #17!

 

Kenseth ? cos?: un tipo generalmente calmo, sebbene talvolta si lasci andare a grandi polemiche, specialmente con il compagno di squadra Carl Edwards; un?attitudine conservativa verso il mondo delle corse. Un pilota che preferisce rallentare e portare a casa un?utilissima top10, piuttosto che sbattere pur di vincere. Tuttavia qualcuno deve spiegare al campione Cup 2003 e IROC 2004 che la Winston Cup non esiste pi?: ora ci sono la Sprint Cup e la Chase. I piazzamenti non contano pi?.

 

A maggior ragione, Kenseth dovrebbe cercare di essere pi? aggressivo (e sa di poterci riuscire) visto come ha perso il titolo 2006: negli ultimi dieci round ha cercato di approfittare degli errori dei suoi rivali, andando in testa al campionato dopo Martinsville. Non vinse nemmeno una gara nei playoff, al contrario di Jimmie Johnson, che lo pass? andando a vincere il primo dei tre titoli consecutivi.

 

Ci? che stupisce ? come Kenseth non sia riuscito a capire di dover cambiare, nemmeno dopo un terribile inizio di stagione. Eliminato nella Daytona 500 da David Ragan, dopo dieci prove, il trentaseienne del Wisconsin aveva solo quattro top10 e una top5; per il resto una 20^ posizione e in tutte le altre corse ? arrivato 30? o peggio, il che lo ha catapultato in 22^ piazza.

 

Da l? ? iniziata la rimonta? a suon di vittorie? No. Per la prima volta dal 2002, il team #17 Ford ? rimasto a bocca asciutta, senza mai arrivare in Victory Lane. Undici top10 e cinque top5 hanno permesso a Kenseth di qualificarsi per la Chase for the Sprint Cup (unico insieme a Johnson ad esserci riuscito in ogni edizione), ma undicesimo era e undicesimo ? rimasto.

 

?E? deludente ? vero, ma certamente non abbiamo vinto perch? non ci abbiamo provato? ? stato il commento di Kenseth sulla sua stagione senza primi posti. ?Ci sono stati dei giorni in cui eravamo vicini alla vetta, ma alla fine sembra che non riuscivamo a finire il lavoro.?

 

Bisogna dirlo: Matt Kenseth in varie occasioni ha tirato fuori quell?aggressivit? che stavamo chiedendo qualche paragrafo sopra. La chiediamo perch? sappiamo che lui ce l?ha: a Dover e a Homestead lo ha dimostrato ampiamente, anche se le macchine dei compagni di squadra si sono dimostrate pi? competitive, oppure il crew chief ha sbagliato strategia. Quest?ultima ? una questione da non sottovalutare: Robbie Reiser, lo storico capo squadra di Kenseth, ? diventato il general manager del Roush Fenway Racing alla fine dello scorso anno, lasciando il suo pilota nelle mani di Chip Bolin. Se Bolin ? un buon o cattivo crew chief ? ancora presto dirlo: da un lato ha aiutato Kenseth ad entrare nei playoff nonostante i numerosi incidenti in cui il pilota ? stato coinvolto (mai colpa sua, se non a Phoenix), ma dall?altro non ha ottenuto nessuna vittoria.

 

L?unione Kenseth-Bolin sar? uno degli interrogativi della stagione 2009, quella da cui ripartire per tornare alla caccia del secondo titolo Cup.

 

GARA - CIRCUITO - POS FINALE - GIRI IN TESTA

1 - Daytona - 36 - 1

2 - Fontana - 5 - 4

3 - Las Vegas - 20 - 70

4 - Atlanta - 8 - 0

5 - Bristol - 10 - 0

6 - Martinsville - 30 - 0

7 - Fort Worth - 9 - 68

8 - Phoenix - 38 - 0

9 - Talladega - 41 - 0

10 - Richmond - 38 - 0

11 - Darlington - 6 - 3

12 - Charlotte - 7 - 1

13 - Dover - 4 - 1

14 - Pocono - 7 - 2

15 - Michigan - 3 - 41

16 - Sonoma - 8 - 0

17 - Loudon - 18 - 0

18 - Daytona - 3 - 0

19 - Chicago - 7 - 7

20 - Indianapolis - 38 - 0

21 - Pocono - 11 - 3

22 - Watkins Glen - 12 - 0

23 - Michigan - 5 - 0

24 - Bristol - 9 - 0

25 - Fontana - 5 - 1

26 - Richmond - 39 - 2

27 - Loudon - 40 - 0

28 - Dover - 2 - 136

29 - Kansas - 5 - 49

30 - Talladega - 26 - 5

31 - Charlotte - 41 - 1

32 - Martinsville - 8 - 8

33 - Atlanta - 4 - 128

34 - Fort Worth - 9 - 0

35 - Phoenix - 15 - 0

36 - Homestead - 25 - 73

 

Andrea Giach?

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Review 2008 - 10? Kyle Busch

 

2 Dicembre 2008

Abbiamo criticato Dale Earnhardt Jr. Abbiamo criticato Matt Kenseth. Non ci va bene proprio niente? Scoprite se ? davvero cos? in questo terzo review, dedicato a Kyle Busch, dominatore della regular season e poi finito in decima posizione.

 

MILANO - Quando parliamo di dinastie familiari nel mondo della NASCAR, parliamo solitamente dei Labonte, degli Allison, dei Petty. Permettetemi di non citare tutti i padri e figli (addirittura figlie), o fratelli, cugini, zii che hanno corso l?uno contro l?altro nel campionato numero uno d?America; sappiate per? che da ora va aggiunto un altro cognome alla lista: quello dei Busch.

 

All?inizio c?era solo Kurt, il fratello maggiore: pilota Ford del Roush Fenway Racing, ? stato il primo campione con il sistema Chase for the Sprint Cup, nel 2004. L?anno successivo ? apparso un ragazzino dal nome Kyle, che con Hendrick Motorsports ? riuscito ad agguantare il titolo di miglior Rookie. Il pi? piccolo dei Busch era veloce, ma non quanto Kurt: oltretutto si era preso l?odio di tutti i tifosi che gi? disprezzavano il fratello.

 

Quattro vittorie dal 2005 al 2007, con un quinto posto finale nell?ultimo anno con la Chevrolet. A quel punto, Joe Gibbs ha deciso di fare la sua scommessa: aveva reso celebri Dale Jarrett, Bobby Labonte, Tony Stewart e Denny Hamlin, poteva fare lo stesso con Kyle Busch? Molti pensavano che la decisione di passare dalla Chevrolet alla Toyota fosse davvero rischiosa, ma sbagliavano. Kyle ? diventato il solo e unico Busch da tenere in considerazione, cos? come il pilota di punta della squadra e di tutta la corazzata giapponese.

 

Una stagione letteralmente mostruosa: per la prima volta dal 1971 (vedi Richard Petty), un pilota ? riuscito a vincere ben ventuno gare in NASCAR. Se ?The King? le aveva ottenute tutte in Sprint Cup, Busch le ha spalmate tra Cup, Nationwide e Truck. Ma importa davvero? No: anzi, dimostra l?eclettismo di un giovanissimo, soli 23 anni, che ha ancora tanto da offrire al mondo delle corse.

 

Poco importa che Kyle Busch sia il cattivo della NASCAR, il pilota pi? odiato dai fan. Poco importa che polemizzi sempre e comunque, e che risponda male nelle interviste. Fa parte del personaggio. Quello che importa ? che le stock-car hanno trovato un altro talento formidabile, in grado di dominare la regular season, con otto vittorie e la supremazia totale dei circuiti stradali. La Toyota era arrivata ad offrirgli anche un test con la F1 al Fuji Speedway, che non si ? realizzato solo per l?imposizione da parte della NASCAR, di presentarsi al festeggiamento per il sesto posto finale nella Nationwide Series.

 

Tuttavia non tutto ? andato alla perfezione. Quando abbiamo parlato di Matt Kenseth, abbiamo rimproverato al campione 2003 di essere troppo ragioniere; Kyle Busch ? l?esatto contrario. Troppa aggressivit?: vincere o morire. Non ? stato un caso, infatti, che ci ritroviamo a parlare di lui cos? presto: decimo nella classifica finale, dopo che si era presentato nella Chase al comando della classifica.

 

Tre ritiri consecutivi lo hanno costretto ad abdicare anzitempo: in New Hampshire si ? rotta una barra antirollio, mentre a Dover e in Kansas ? stato il motore ad andare KO. Dopodich?, Busch non ? stato pi? in lotta, facendo in modo che quella di Watkins Glen fosse la sua ultima vittoria in Cup. Il campionato ? finito (male), e l?unica cosa che pu? fare Busch ? pensare al 2009, e riflettere insieme al crew chief Steve Addington sugli errori commessi:

 

?Una cosa che abbiamo imparato ? quella di non esporsi troppo all?inizio di stagione.? Tradotto, significa spingere meno sull?acceleratore, e usare pi? il cervello. Del resto Kyle Busch di tempo ne ha ancora tantissimo davanti, e occasioni per portare a casa la coppa Sprint ce ne saranno in abbondanza.

 

Vogliamo concludere rispondendo a tutti quelli che odiano Busch perch? ? il nuovo ?Bad Boy? della NASCAR: dopo la decima vittoria stagionale ottenuta sul circuito del Texas in Nationwide Series, Kyle, che aveva raggiunto il record di successi di Sam Ard, ha deciso di donare al co-proprietario di tale primato ben 100000 dollari. Questa somma di denaro servir? a pagare le cure mediche di Ard, malato di Parkinson e Alzheimer al tempo stesso. Proprio un cattivo ragazzo!

 

GARA - CIRCUITO - POS FINALE - GIRI IN TESTA

1 - Daytona - 4 - 86

2 - Fontana - 4 - 14

3 - Las Vegas - 11 - 56

4 - Atlanta - 1 - 173

5 - Bristol - 17 - 7

6 - Martinsville - 38 - 0

7 - Fort Worth - 3 - 50

8 - Phoenix - 10 - 0

9 - Talladega - 1 - 12

10 - Richmond - 2 - 0

11 - Darlington - 1 - 169

12 - Charlotte - 3 - 61

13 - Dover - 1 - 158

14 - Pocono - 43 - 0

15 - Michigan - 13 - 5

16 - Sonoma - 1 - 78

17 - Loudon - 25 - 0

18 - Daytona - 1 - 31

19 - Chicago - 1 - 165

20 - Indianapolis - 15 - 14

21 - Pocono - 36 - 0

22 - Watkins Glen - 1 - 52

23 - Michigan - 2 - 34

24 - Bristol - 2 - 415

25 - Fontana - 7 - 0

26 - Richmond - 15 - 53

27 - Loudon - 34 - 3

28 - Dover - 43 - 0

29 - Kansas - 28 - 1

30 - Talladega - 15 - 20

31 - Charlotte - 4 - 14

32 - Martinsville - 29 - 0

33 - Atlanta - 5 - 0

34 - Fort Worth - 6 - 2

35 - Phoenix - 8 - 0

36 - Homestead - 19 - 0

 

Andrea Giach

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Review 2008 - 9? Tony Stewart

 

12 Dicembre 2008

Finita la Champions Week, *********** torna ad occuparsi dei 12 chaser NASCAR Sprint Cup 2008. In questo nuovo appuntamento andiamo a scoprire perch? Tony Stewart, noto per la sua estrema aggressivit?, abbia corso un campionato al di sotto di tutte le aspettative, con una sola visita in Victory Lane nemmeno meritata!

 

MILANO - Un tempo tutti avevano paura di Tony Stewart. Accendevi il motore, portavi le tue quattro ruote sulla pista e non sapevi quale sarebbe stato il tuo destino: la #20 ti avrebbe scaraventato addosso ad un muretto? O semplicemente non saresti riuscito a sorpassarla? E saresti riuscito a tornare a casa senza essere insultato o picchiato da quell?omaccione tanto amato dai fan? Stewart era cos?: uno che spingeva in fondo il pedale dell?acceleratore, pedal to the metal come direbbero gli americani, e che faceva tutto quello che voleva.

 

Nel 2008, il due volte campione Cup ? stato per? irriconoscibile. La sua stagione peggiore, sicuramente, con una sola vittoria e il nono posto nella classifica finale. Qualcuno potrebbe obiettare che non ? vero: ?Nel 2006 Stewart ? finito 11?, fuori dalla chase. E? quella la sua stagione peggiore!? Quella volta manc? la qualificazione per una ventina di punti, per poi vincere ben tre gare delle ultime dieci: se si fosse utilizzato il vecchio sistema senza playoff, ?Smoke? avrebbe chiuso in quarta posizione.

 

Stewart buone gare le ha fatte: ha rischiato di vincere la Daytona 500, perdendola all?ultimo giro per colpa di Kyle Busch che non lo ha aiutato; ? arrivato secondo ad Atlanta, Pocono, Watkins Glen e Richmond e si ? qualificato per la chase con un?ottava piazza. Non ? mai stato in corsa per il titolo, per?. Troppa incostanza, troppa poca velocit?: troppa poca voglia di vincere! E? strano dirlo per un pilota del suo calibro, ma quest?anno gli ? mancata la voglia di primeggiare, perch? la sua testa era impegnata nella preparazione del 2009.

 

Tony Stewart non ha sempre corso con le stock-car. Fino al 1998, infatti, ? stato soprattutto un pilota da ruote scoperte, trionfando nelle serie USAC, prima, e in Indycar Series poi. Non solo port? a casa il titolo IRL 1997, ma nella Indy 500 dell?anno prima conquist? la pole al debutto. Contemporaneamente si dilettava con le ruote coperte: trentasei partenze in Nationwide Series e una con i Truck fecero capire all?ex-allenatore dei Washington Redskins, Joe Gibbs, che Stewart era un pilota dal grandissimo valore; nel 1999 gli fece correre tutto il campionato Sprint Cup, e Smoke lo ripag? con tre vittorie, il titolo Rookie of the Year e il quarto posto finale.

 

La carriera in NASCAR di Tony Stewart ? sempre stata legata al Joe Gibbs Racing: il #20 ? diventato il suo numero, e nessuno avrebbe mai pensato che un giorno se ne sarebbe distaccato. Lo scorso Giugno Stewart ha annunciato la sua uscita di scena dal JGR alla fine dell?anno, per dedicarsi ad un nuovo team da lui gestito: comprando il 50% dell?Haas CNC Racing, cre? lo Stewart Haas Racing, una squadra formata da due Chevrolet preparate da Hendrick, la #14 e la #39, guidate rispettivamente da Stewart e Ryan Newman.

 

Ecco perch? Stewart non ? stato il pilota che conoscevamo in questo 2008: ha passato l?anno pensando solo a come gestire la nuova situazione, lasciandosi cos? superare in velocit? dai compagni di squadra Kyle Busch e Denny Hamlin. Una vittoria ? comunque arrivata, a Talladega, sebbene non fosse meritata. Bisogna fare un passo indietro: negli superspeedway ? vietato fare sorpassi tagliando la linea gialla interna. Nel 2007, per?, Johnny Benson vinse a Daytona infrangendo questa regola: quando furono chieste spiegazioni, la NASCAR rispose che ?nell?ultimo giro tutto ? consentito.? Bene: Regan Smith, Rookie of the Year a fine anno, se la ricordava bene quest?affermazione, quando nella curva prima del traguardo di Talladega decise di tagliare e passare Tony Stewart. Prima posizione e prima vittoria per il pilota del DEI. No: pochi secondi bastarono alla NASCAR per squalificarlo e regalare la vittoria a Stewart, arrivato secondo. Improvvisamente la regola della linea gialla valeva anche nell?ultimo giro. Misteri della NASCAR, che regal? in modo un po? truffaldino l?unica gioia dell?anno a Stewart.

 

Andrea Giach?

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