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Rhobar_III

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  1. Zermiani era un professionista serio ma non si capiva niente di quello che diceva: biascicava ogni parola e a stento si riusciva a decifrare quello che diceva. Ettore Giovannelli, che lo ha sostituito, era un inviato di tutto rispetto: sempre puntuale, preciso, onnipresente. Anche Mara Sangiorgio è brava, non lo metto in dubbio, ma ad esempio non parla il tedesco e sembra meno poliglotta. Che sia più attraente non è certamente in discussione, stiamo pur parlando di una ragazza piacevole non ancora quarantenne.
  2. Ieri è comparsa un'indiscrezione giornalistica secondo cui Petronas abbandonerà la F1 a fine anno. Mercedes avrebbe trovato in Aramco il nuovo fornitore, che sarà anche il nuovo sponsor della squadra. Non c'è ancora niente di ufficiale ma potrebbe essere uno scenario verosimile, considerato che il gruppo malese, presente in F1 ininterrottamente dal 1995, ha sostenuto ingenti perdite con la pandemia, tanto che ha già annunciato che interromperà il programma MotoGP. Fosse vero Petronas perderà un importante partner tecnologico, che ha contribuito a ottimizzare il rendimento delle power unit del team ufficiale. L'impegno di Petronas con Mercedes è sostenuto in Italia, a Torino, dove era sede un tempo la "OlioFiat", che fu poi ceduta nel 2000 a un consorzio straniero che introdusse il logo "Selenia". Selenia fu main sponsor dell'Alfa Romeo nel programma WTCC. Nel 2007 Petronas, che all'epoca era fornitore di carburanti e lubrificanti per il team BMW Sauber, acquisì il marchio Selenia per 1 miliardo di euro. Petronas, che fino a quel momento aveva avuto risultati abbastanza scarsi nel panorama motoristico internazionale, divenne main sponsor della Mercedes AMG dal 2010, con cui iniziò il ciclo vincente che dura ininterrotto dal 2014.
  3. Dunque, se sei ritardatario e ti sei dimenticato di prenotare un posto, da noi succede che puoi comunque mandare la richiesta. Poi l'amministrazione del personale decide se approvarti o meno la prenotazione, a seconda dei numeri che hanno. Se non ti approvano la richiesta puoi farne un'altra per un altro giorno, dove potrebbero autorizzarti. Se proprio non ti approvano nessuna giornata, fai presente che non hai avuto modo di effettuare la prenotazione. Non succede niente, nessun richiamo o sanzione per fortuna, ma ti invitano semplicemente a premunirti prima per le prossime volte. In sostanza è una gestione abbastanza assurda, dove chi vuole può anche prenotare tutta la settimana per poi scegliere i due giorni in cui andare in sede. Così facendo però tiene impegnati 3 giorni in cui il sistema non permette di prenotare a qualcun altro... Quando è iniziata la pandemia le sedi di Milano non furono subito chiuse, ma fu sconsigliato a chi si muoveva con i mezzi pubblici di recarsi in sede. In parallelo nella sede fuori regione si continuava come se nulla fosse, dal momento che nelle prime due settimane dal 24/2/2020 erano stati segnalati casi solo in alcune zone d'Italia. A noi non fu permesso di fare trasferte in quella sede, per evitare involontarie esportazioni del virus. Poi ci fu il lockdown e le sedi vennero chiuse ufficialmente, imponendo il lavoro da remoto. Si è continuato in quel modo fino a maggio di quell'anno, dove riaprirono e permisero di andare in sede a chi ne avesse avuto necessità o preferenza, previa autorizzazione, senza ancora alcuna imposizione. A settembre 2020 introdussero il sistema di prenotazione obbligatoria di due giorni su cinque, che fu mantenuto fino a ottobre, dove venne ridotto a una su cinque, per poi dover richiudere nuovamente per la seconda ondata. Restammo in smartworking 5/5 fino a metà primavera, quando reintrodussero il sistema che avevano imposto a settembre 2020. Da allora siamo costretti a fare avanti e indietro due volte a settimana, senza avere la certezza di trovare il posto in cui siamo soliti posizionarci. È una situazione che per certi versi toglie la monotonia dello stare sempre a casa. Ma imposta è solo fastidiosa, non lo hanno compreso. Personalmente preferirei o 100% in sede, senza limitazioni, oppure 100% da remoto. Le soluzioni ibride non servono a niente e le reputo inutili forzature. Riconoscimenti? A parole, sì. Ci hanno ringraziato per gli sforzi profusi in quel difficile periodo. Ci hanno "promossi" virtualmente dandoci a ognuno un ruolo più alto, ma solo nominalmente, per uniformarlo a quelli adottati da altre aziende. Nessun aumento di stipendio né bonus extra, a parte quelli che riceviamo alla fine dell'anno fiscale a metà anno. Personalmente ho anche ricevuto una valutazione più bassa rispetto a quella dell'anno precedente, nonostante tutte le ore di straordinario non pagato (l'azienda non paga straordinari), perché "sono stato troppo rigido" in alcune situazioni. (??? forse quando mi sarò rifiutato di lavorare a oltranza un paio di sabati in cui volevano risolvere bug per accontentare il cliente) Diciamo che il malumore serpeggia, c'è sempre stato non a caso tanto turnover di lavoratori. Alcune persone neo assunte in periodo di lockdown hanno già lasciato l'azienda, tanto per capire ... Purtroppo non sembrano capire che la realtà è cambiata: lo smartworking è ormai una realtà consolidata e preferita dai dipendenti, ma certe aziende sono ancora ancorate a mentalità vecchie dove per loro conta la presenza diretta, non importa se la sede o il cliente sono distanti chissà quanti km e quante ore servano per raggiungerla. Questo approccio era già obsoleto prima della pandemia, riproporlo ancora adesso è proprio sbagliato, perché si è avuta la dimostrazione che i dipendenti rendono di più se sono messi nelle condizioni migliori per lavorare, non se vengono imposte situazioni di scomodità che non portano valori aggiunti. Prima era consuetudine far spendere all'azienda migliaia di euro al mese per le continue trasferte dei dipendenti, che chiedevano poi i rimborsi a fine mese. In lockdown avranno potuto apprezzare la voce 0 su questi centri di costo, ma adesso è quasi come prima: ci sono ancora persone che fanno lunghe trasferte tra le sedi, oppure per andare in presenza dal cliente lontano anche 4 ore di viaggio...
  4. Caspita, addirittura ti incentivano a stare a casa pagandoti pure di più. Da noi invece da parecchi mesi siamo costretti a fare obbligatoriamente due giorni su cinque in sede. Non ci è stata data possibilità di fare richiesta di smartworking totale permanente. Non si è nemmeno parlato di revisioni contrattuali. In pratica lo smartworking da noi è visto come "fase temporanea", in cui è parzialmente e provvisoriamente concesso. Tant'è vero che l'azienda si è organizzata per ideare un sistema di prenotazione obbligatoria di un posto in sede tramite app con un obbligo di almeno due giorni a settimana. Formalmente non esistono postazioni assegnate: ognuno si mette dove c'è posto sulle postazioni disponibili, che sono state ridotte causa regole anticovid. Per prenotare i posti bisogna fare alla svelta, altrimenti superato un numero massimo di soglia, la giornata diventa non più prenotabile e non si può accedere alla sede. Alla mattina, quando si va in sede, è meglio andare presto, altrimenti rischi di trovare il "tuo" posto occupato da qualcun altro o di trovare l'ufficio senza più posti disponibili. Queste sono le assurdità che stiamo purtroppo sperimentando e subendo da alcuni mesi, dove è un continuo andirivieni tra casa e ufficio. 8 giorni al mese sono eccessivi e inutili, soprattutto se fatti in questo modo dove ognuno prenota il giorno che gli pare. È abbastanza pesante, lo ammetto. Tutto il contrario di come fanno da noi... Anche da noi hanno ridimensionato, sopprimendo una delle due sedi di Milano. Con il risultato che ora c'è chiaramente molta più gente che deve andare in sede 2 giorni a settimana rispetto a prima. Pure da noi la gente fa assolutamente come gli pare: ci sono quelli che vengono in sede tutti i giorni (sì, è concesso, basta prenotare in tempo), ci sono quelli che fanno solo il minimo imposto, come me. Non c'è tuttavia margine per la flessibilità: non è possibile fare 8 giorni consecutivi e i restanti tutti a casa. L'obbligo è proprio quello di andare in sede almeno due giorni a settimana, non importa quali giorni. Personalmente faccio sempre giovedì e venerdì: meno gente sui mezzi, meno gente anche in sede. Ma purtroppo non abbiamo margine di flessibilità: se facciamo 4 giorni in una settimana, non coprono le due giornate della settimana successiva. È solo un'inutile imposizione che non sta piacendo a nessuna delle persone che lavoravano in azienda, a parte chi preferisce andarci tutti i giorni per evitare fastidi di figli piccoli o altre scomodità. Purtroppo o così, oppure ci si deve guardare attorno. Io per ora non ho cercato alternative, è un periodo di forte incertezza dove cambiare è rischioso. Ma ammetto che non mi piacciono imposizioni di questo livello, soprattutto per un lavoro come il mio, il programmatore informatico, che si può fare tranquillamente in qualunque posto. Aggiungo che di recente l'azienda ha organizzato un "corso" di formazione da effettuare in presenza nell'aula di una sede fuori regione. A me sarebbe toccato svegliarmi la mattina alle 6 per essere lì alle 9. Ho chiesto se ci fosse la possibilità di seguire via Webex e mi è stato concesso, come ad altri colleghi, sebbene non fossero entusiasti di ciò, perché avrebbero preferito che seguissimo in presenza. A che pro? Perché convocare 50 persone a presenziare per un inutile corso in cui spiegano il nuovo sistema di valutazione e di consuntivazione? È evidente che non ha senso: è solo un modo per impiegare e giustificare una enorme sala riunioni, finora scarsamente utilizzata in quella nuova sede inaugurata, manco a dirlo, 5 mesi prima della pandemia. Ecco come funziona come vedi in alcune aziende... Si stanno già preparando per tornare a come era prima, annullando i vantaggi del lavoro da remoto e tornando a effettuare sprechi inutili (il viaggio andata/ritorno di 80 euro lo faccio risparmiare stavolta, ma in futuro?)
  5. Le esigenze lavorative sono sempre prioritarie rispetto ai momenti dove il lavoratore non presta servizio. Per farti un esempio, nell'azienda dove lavoro io ci sono sempre, ufficialmente, dei periodi di "chiusura aziendale" nei quali l'azienda è "chiusa" (tra virgolette), in modo da ottemperare all'esigenza di calcolare un numero minimo di giornate nell'anno sufficienti a coprire il numero di giorni di ferie che ogni lavoratore deve consumare. Peccato però che l'azienda offre servizi ai clienti in tutto il periodo dell'anno. Ufficialmente non esistono pertanto periodi in cui i clienti non hanno supporto o assistenza. Quindi succede che, per coloro che non sono figure essenziali per il supporto da dare ai clienti (consulenti, manager, personale, risorse umane, ecc ...), le ferie durante i periodi di chiusura aziendale sono praticamente certi e garantiti. Possono fare tranquillamente tre settimane in agosto a cavallo di ferragosto, o fare le due settimane piene tra fine dicembre e inizio gennaio, per intenderci. Per chi invece è analista o tecnico, come nel mio caso, viene richiesto di dare copertura in modo che qualcuno sia sempre attivo. Cosa succede dunque? Ci si deve dividere le giornate, organizzandosi in modo che non vadano a sovrapporsi con i propri alter eghi. Quest'anno ad esempio ho fatto le ultime due di luglio e la prima di agosto, mentre la mia collega che lavora sullo stesso progetto ha fatto le due settimane successive più altri due giorni. E nel periodo natalizio non si riesce mai a fare tutte le festività: o si fa natale/fine anno, oppure fine anno/epifania. È purtroppo impossibile staccare quando si vuole in certi contesti, perché non viene permesso o non viene tollerato. Tra l'altro, come potrete immaginare, i manager non la prendono bene quando vengono a sapere che per 5 settimane consecutive dispongono di una sola risorsa dedicata sul cliente/progetto a loro carico, soprattutto se per molti giorni "non di ferie" (dei clienti) manca una delle risorse principali. Purtroppo funziona così, non c'è niente da fare. In realtà poi finisce sempre che la fantomatica urgenza/necessità non si verifica MAI, e comunque si può gestire in tutta tranquillità anche dando istruzioni a persone che possono essere ingaggiate, oppure al cliente stesso. Ma è impossibile convincere certa gente. I clienti pagano e non tollerano un disservizio magari totale che dura per più di qualche minuto. Anche restando in smartworking non ci sarà mai il concetto di abolizione delle ferie pagate, perché è un must-have sociale a cui ormai nessuno è disposto a rinunciare. La realtà è che lo smartworking stesso non è molto tollerato dalle stesse aziende, che continuano a preferire/imporre il lavoro in presenza senza apparente necessità. Proprio ieri mi sono trovato a presenziare in sede, stando 5 ore su 9 in call. Che senso ha avuto stare in sede se ho fatto 5 ore di call che potevo fare a casa, evitando una inutile trasferta e perdita di tempo? Le aziende che non offrono smartworking 5/5 non capiranno mai queste cose. Continueranno a restare ancorate alla vecchia mentalità retrograda dove si lavora in ufficio, come ai tempi della megaditta di Fantozzi, per controllare che i dipendenti lavorino e non facciano finta di lavorare, proprio come avveniva satiricamente nell'ufficio sinistri dei film di Villaggio.
  6. Un venerdì insolitamente al di sopra delle aspettative. Ma pur sempre un venerdì. Leggo ovunque che in molti siano convinti che oggi Ferrari avesse meno benzina e una mappa di motore meno conservativa degli avversari. Lo penso pure io. Se le qualifiche saranno bagnate sarà un peccato perché non sarà possibile avere un riscontro effettivo sulla prestazione massima. Comunque penso che la seconda fila, vista la penalità di Hamilton, possa essere un obiettivo possibile ma non scontato. Dipenderà molto (se non quasi tutto) dalle condizioni meteo del sabato.
  7. È un paradosso, se ci pensate. Red Bull: capitali austriaci, inno austriaco sul podio; negli ultimi 7 anni è stata battuta da un team anglo-tedesco capitanato da un manager austriaco, che fino a qualche anno fa era coadiuvato anche da un ex-pilota austriaco. Chiaramente è uno scherzo del destino, beffardo ma sapientemente diabolico.
  8. Red Bull paga i soli 2 punti totali raccolti a Silverstone e Budapest, contro i 58 raccolti dalla Mercedes in quelle due gare. Mercedes è stata in testa solo quando contava, ma quando lo ha fatto, in quelle due gare ha raccolto 75 punti (2 vittorie, 1 terzo e 1 quinto posto) su 88 idealmente disponibili (2 doppiette + 2 giri veloci). La differenza sta tutta lì. Verstappen per eccesso di foga ed esuberanza ha buttato via parecchi punti a Silverstone e Monza, a Budapest non è stata colpa sua è solo stato sfortunato.
  9. A mio modo di vedere ciò è sbagliato perché fa pesare eccessivamente i singoli episodi. Se si corre un campionato nell'arco di N gare, devono essere tutte le gare disputate a determinare, nel computo totale dei risultati, il vincitore del campionato, non soltanto alcune di esse. Il premiare solo le vittorie paradossalmente si realizza anche con il sistema di punteggio se un pilota vince N gare e si ritira/non va a punti in tutte le altre. Alla fine, se vince il campionato, lo vince di fatto per le vittorie acquisite, ma in realtà ha semplicemente realizzato più punti degli avversari lungo tutto il campionato, ergo: contano anche le gare in cui non ha vinto, in cui ha realizzato la somma aggiuntiva di... 0 punti.
  10. Sono i risultati parziali, presi in senso assoluto, che distorcono la realtà, non il contrario. Alpine ha vinto una gara in circostanze fortuite, ma non è certo stata migliore della Ferrari in questa stagione. Eppure, usando il semplice criterio dei piazzamenti, le sarebbe davanti in classifica. Il sistema del punteggio tende a bilanciare nel tempo e lungo più gare gli eventi favorevoli e quelli sfavorevoli, assottigliando le differenze dettate dai singoli episodi che altrimenti avrebbero troppo peso rispetto al loro reale peso effettivo. I singoli episodi contribuiranno sempre in ogni caso a fare la somma totale, ma non nella misura abnorme che avrebbero altrimenti.
  11. Non è per perché la F1 sia una categoria diversa che non si debba pensare di applicare un determinato sistema di punteggio. I punti assegnati "a una ristretta elite" sono ormai anacronistici e non più al passo con i tempi moderni. Assegnando punti a tutti i classificati avremmo gare dove ogni posizione in classifica conta per il computo totale. Oggi non è così, perché ciò vale fino alla decima posizione; anni fa valeva fino all'ottava, e fino al 2002 sono fino alla sesta. Con queste restrizioni una buona fetta di posizionamenti è totalmente inutile per muovere la classifica di campionato. Non si sta dicendo che le gare diventerebbero più spettacolari, bensì che ogni posizione conterebbe e sarebbe importante, che è un discorso diverso. Arrivare 15mo sarebbe comunque importante rispetto che arrivare 18mo. Non penso che verrebbero mai assegnati campionati per differenze così piccole, al punto che a uno dei contendenti basti un diciannovesimo posto per vincere il titolo. Potrebbe sembrare quasi ridicolo, ma in realtà se di 1 punto di differenza si tratta, sempre 1 punto è, a prescindere che significhi un ventesimo posto o un sesto posto.
  12. @Beyond Scusa se rispondo solo ora. Hai assolutamente ragione e condivido quello che hai scritto. Dico solo che a un certo punto ognuno fa liberamente le proprie scelte. Io ho scelto di affrontare la questione nel modo in cui sto facendo e ho deciso di fare. Per alcuni questo può essere sbagliato, per altri no. L'importante è che sia io a reputarlo giusto per me stesso, così come ognuno di noi deve reputare giuste le scelte e le decisioni che compie! Sul fatto che la decisione sia libera, condizionata o una conseguenza di determinate situazioni, non ha importanza. Se si fa una scelta significa sempre che si hanno delle alternative possibili tra cui poter scegliere, altrimenti non staremmo parlando di una scelta bensì di un'imposizione o di una forzatura. Per tutto quello che decidiamo di fare, significa che abbiamo preso una decisione valutando tra le possibili alternative. Io tendo a vederla in questo modo, anni fa come vi dicevo non l'avrei certo vista in questa maniera.
  13. Rispolvero questo topic che mi è tornato in mente. Domenica siamo andati molto vicini ad avere un nuovo vincitore di GP, ed era proprio Norris il probabile candidato. Ci è andato molto vicino e gli è sfuggita per un soffio. Certo è stata una gara anomala, con i primi 3 piloti autori di un improbabile exploit il sabato pomeriggio e con Verstappen ultimo in griglia.
  14. Ricordo anni fa che si discuteva animatamente su questo forum in un topic del sistema delle medaglie che voleva Ecclestone e che era stato lanciato da Jackie Ickx. Io ero uno dei sostenitori del sistema di punteggio numerico, ero fortemente contrario al sistema delle medaglie che premiava solo i risultati assoluti rispetto all'andamento del campionato.
  15. Il dare punti a tutti so che può sembrare a prima vista inopportuno o inutile. È vero che cambia poco dare pochi punti a chi è sempre nelle retrovie, ma permetterebbe anche a loro di dare dei numeri e un senso al loro campionato. Inoltre, la possibilità di dare punti a tutti i classificati farebbe sì che ogni piazzamento possa essere importante, anche in una gara compromessa. Pure per chi è in lotta per il titolo, arrivare 18mo con una vettura danneggiata potrebbe essere importante per aggiungere altri punti in classifica. Invece oggi, quando si è troppo indietro, capita spesso di vedere piloti che si ritirano unicamente per risparmiare chilometraggio sulle componenti. Io sono dell'idea che il dare punti a tutti renderebbe utile qualsiasi risultato. Non penso che farebbe desistere i piloti dal tentare un sorpasso in più, anzi: adesso non fa alcuna differenza fare un sorpasso che vale la tredicesima posizione negli ultimi giri, quindi semmai è un deterrente. Viceversa, dando punti a tutti, arrivare tredicesimi piuttosto che quattordicesimi darebbe qualche punto in più sia per sé che per la squadra.
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