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Bigmeu

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Everything posted by Bigmeu

  1. Valgono perché 125 e 250 sono considerati titoli mondiali mentre Gp2 no.
  2. Credo che abbia ragione Antonini. Queste voci iniziano a girare più per mettere paura alla dirigenza Mercedes e farle riconsiderare l'ipotesi di ritiro o, nel caso non ci stessero pensando, strappare più soldi al rinnovo di contratto, piuttosto che essere veramente fondate. Mi pare ovvio che i tedeschi abbiano raggiunto la saturazione in termini di ritorno d'immagine. Ormai le vittorie e i mondiali non fanno più notizia, al primo anno cannato faranno i piangina per un po' e alla fine venderanno tutto. Sapere che Hamilton e Toto potrebbero cambiare aria e legare il loro nome a quello che comunque è il marchio più prestigioso del circus e magari riuscire pure nell'impresa di vincerci, cancellerebbe in tempo zero 6 o 7 anni di dominio e probabilmente il rosso consacrerebbe Hamilton come miglior pilota della storia. Bel risultato buttare anni di sforzi e dominio solo per aver preso la "frettolosa" scelta di ritirarsi o aver lesinato su un paio di milioni.
  3. Che per come stanno le cose adesso c’e un’alta probabilità che questo avvenga. L’anno prossimo Ferrari sarà obbligata ad alzare sensibilmente l’ingaggio di Leclerc. Continuare a pagare Vettel così tanto invece non credo sia nei piani della squadra, ma non pensò che il tedesco resti in caso di pesante ridimensionamento sia economico sia di ufficiale declassamento alla pari di Leclerc. Giovinazzi potrebbe garantire una buona stabilità in squadra, va d’accordo con Charles e conosce l’ambiente Ferrari. Ha chiuso il 2019 in crescendo e alla fine, se si analizzano le sue gare sono più le volte che è stato messo in difficoltà dalla squadra che quelle in cui lui ha fatto veramente schifo. Verrebbe in Ferrari per un pezzo di pane, senza la pressione di dover vincere ma solo di non fare schifo. Anche perché la coppia Sauber 2021 mi gioco il mignolo del piede sarà Hulkenberg-Schumacher (superlicenza permettendo)
  4. Grazie a dio non ha i punti necessari per ottenere la licenza. Continua a saltare nei team migliori, nella speranza di un anno fortunato senza competitor. Se dovesse imbroccare un anno, troverebbe ben più di una porta aperta, visti i soldi che porta.
  5. Architetto, o meglio bridge designer in quanto l’abilitazione non l’ho ancora presa. Con il cambio attuale porto a casa circa 2k al mese. Se riesco a risparmiare 300 pound al mese è tanto.
  6. Mah, il lavoro in realtà ci sarebbe anche secondo me. La verità è che il costo del lavoro non è sostenibile e quindi fare impresa è impossibile. Sopravvivono le imprese strutturate che riescono a bilanciare con ricavi in altri settori, le piccole e medie galleggiano finché qualcosa non va secondo previsione e poi saltano a gambe all’aria. Anche l’incapa cronica di non essere in grado di fare massa critica pesa sulla situazione italiana. Ci sono una marea di micro imprese che se raggruppate avrebbero la potenza di una medio-grande. Esempio tipico sono le società dei genitori, smembrate dai fratelli perché incapaci di andare d’accordo, che si mettono a produrre la stessa cosa (abbastanza di nicchia) a 600 metri di distanza. Io ad esempio sono fuggito dall’Italia non per mancanza di lavoro, perché nell’architettura si lavora ancora se non sei il piccolo studio di paese. Solo che lo stipendio che prendo in Uk al primo impiego post laurea è paragonabile ad un architetto italiano con 20 anni di esperienza. Qui ho l’indeterminato a 37.5 ore a settimana (reali) orari flessibili, ferie pagate che non mi costringono a cambiare all’ultimo momento per via di consegne improvvise. Posso permettermi di convivere con la mia ragazza in un appartamento che sta sopra i soliti standard londinesi e togliermi qualche sfizio. Nonostante i £300 che spendo di trasporti al mese.
  7. Io mi sarei tenuto stretto la biondina. Tanto il mondiale non lo vincerà mai e nel 2021 si troverà probabilmente a piedi. Sarà che forse Emilia si aspettava una vita di sfarzi e il boscaiolo ha programmato una vita nei boschi... O magari Lewisito ha approfittato di un attimo di distrazione di Valtteri e gli ha bombato la moglie
  8. Vorrei raccontarvi il mio primo gran premio di Monza, non da spettatore ma bensì da commissario di percorso. Pt 1 - Giovedì Sono ormai 3 anni che vesto i panni arancioni da commissario in autodromo, ma solo quest’anno sono riuscito ad essere in pista in questa occasione così speciale. Il gran premio per noi inizia Mercoledì sera, briefing di sicurezza con il direttore di gara. In questa occasione vengono definite le postazioni e i ruoli che ognuno avrà durante il weekend, ci vengono inoltre impartite istruzioni riguardanti l’organizzazione e norme di comportamento. Cattive notizie: non potremo portare le nostre auto in postazione come al solito. Un pullman ci aspetterà in pista vicino al cancello della postazione 2.4 (vicino alla seconda variante) per poi portarci alle nostre postazioni. Scordiamoci anche l’uso del cellulare. Assolutamente vietato fotografare mentre svolgiamo attività e soprattutto vietatissimo condividere fotografie durante il weekend di gara. Buone notizie: sarò alla postazione 10, in ingresso parabolica, ma soprattutto il pranzo sarà fornito dal circuito. Una piccola vittoria. Alcuni di noi, me compreso, saranno in pista anche giovedì per permettere lo svolgimento di tutti i test necessari allo svolgimento del weekend. Fortunatamente oggi ci è permesso portare la macchina in postazione. Entro dalla porta di Vedano, poi a sinistra dentro al cancello degli inglesi ed eccomi sul rettilineo di partenza. Ormai dovrei essere abituato, non è la prima volta che parcheggio la mia vettura sulla griglia di partenza per ritirare l’attrezzatura, ma oggi l’atmosfera è diversa, c’è un brulicare diverso di mezzi, ci sono ancora operai al lavoro per gli ultimi ritocchi. Sainz e Norris poco più avanti stanno svolgendo attività promozionali per una marca di biciclette. Grosjean si avvia per la sua camminata in pista. Mi avvio in pit lane, sono in anticipo sulla tabella di marcia, incontro un paio di amici e ci facciamo una passeggiata davanti ai box. Ormai le vetture sono montate, alcune sono già avviate alle verifiche tecniche. Avevo già vissuto da spettatore la pit lane ma, senza ressa, la calma è disarmante. La tranquillità regna nei box, nessun meccanico si affanna e tutti sanno cosa fare. È uno spettacolo unico. Suona la sirena, chiamata alle armi, torno in macchina e mi dirigo in postazione. È ancora in corso la track walk dei piloti, schivo Giovinazzi e Stroll e parcheggio. Svolgiamo alcuni test, SC, VSC, cronometraggio, alla fine i direttori di gara, quello della FIA e quello del circuito, compiono le ultime ispezioni e verifiche e successivamente ci liberano dal confino. Dobbiamo recarci di nuovo in corsia box per coordinare la Pit Walk del pubblico. Siamo in anticipo di nuovo, ma questa volta c’è attività, si stanno preparando ad accogliere i tifosi. Ci sono trupe televisive ovunque. Ammazza la Masolin dal vivo. Il nostro compito sarà proteggere il muretto box. A nessun tifoso sarà concesso salirci. Intanto alcuni team provano i Pit stop, incuriosito mi metto in marcatura del muretto RedBull per osservare le loro prove. Forse è la loro attività standard, forse con Max è abitudine, ma li ho visti provare veramente ogni situazione. A partire dai casi standard fino ai casi estremi con l’utilizzo di musetti senza ala e cerchioni senza pneumatico. Aprono i cancelli. Caos. Una marea di persone si riversa ai box. Realizzo solo ora che RB, Ferrari e Mercedes saranno prese d’assalto. Tutti vogliono fare “solo una foto” al muretto o alla pista. Passo due ore a chiedere “gentilmente” di non aggrapparsi al parapetto o negare foto da posizioni privilegiate. Ora sono dall’altra parte. Sono diventato uno di loro, uno di quei bacchettoni inflessibili che in maniera integerrima negano ogni concessione. Qui non si sale. Qui non si fotografa. Finisce la Pit Walk, i ragazzi della sicurezza ci chiedono una mano per accompagnare fuori la folla. Ora tutto tace. Abbiamo qualche minuto per goderci la pit lane, poi anche noi dobbiamo andare, non abbiamo più il permesso FOM. Mi avvio alla macchina, mi viene incontro un collega “noi proviamo ad entrare nel paddock, vieni?”, “certo che si”. Ovviamente il paddock di F1 è un fortino inespugnabile, la missione fallisce ancor prima di pensare ad una strategia, ripieghiamo con successo sul paddock F2. Furtivi ci aggiriamo tra i camion, consapevoli che, se qualcuno ci dovesse vedere, quasi sicuramente ci verrebbe ritirata la pettorina e magari anche il pass stagionali. Restiamo poco più di 5 minuti, giusto il tempo di fare le condoglianze al team Arden e rubare un paio di foto. La giornata finisce qui. Soddisfatto e trepidante per l’inizio dell’attività in pista mi avvio a casa. Da domani si fa sul serio.
  9. Oppure il loro ragionamento è più semplice. Io faccio questa prestazione con qualche pezzo illegale Loro fanno meglio di me Loro saranno sicuramente illegali come me o più di me Se vinci rubando, quando qualcuno ti batte l'unica cosa che pensi è che abbia rubato più di te.
  10. Io ho appena un messaggio privato sospetto da un sedicente magnate nigeriano Beyondu Barwua che mi informava della mia vincita del premio bannato. Per ritirare il premio, dell'inestimabile valore di oltre 1000 Lewisiti, chiede di versare sul suo conto 100€ per poter espletare velocemente il processo di premiazione e inviarmi la vincita, compresa del rimborso del mio contributo. Che dite, mi fido?
  11. Bellissimo a me o al racconto? Mi farebbe molto piacere esserci, ma vivendo oltremanica la vedo molto complicata..
  12. In super ritardissimo, avevo perso le speranze anche io. Scusate. Complice un triste sabato di studio in preparazione all’esame di stato, ho trovato un paio d’ore per scrivere sto mappazzone. Pt 3+4 Sabato e Domenica Anche oggi la sveglia suona prima delle 6. Ci metto un po’ di più a svegliarmi, non ho più il fisico per stare in piedi tutto il giorno. Mangio uno yogurt e mi fiondo in macchina, mi aspetto più traffico di ieri, oggi ci sono le prime gare e la qualifica. Ormai la procedura è entrata nella mia testa. Parcheggio, firma e pullman. Questa volta controllo ripetutamente se sono sul bus giusto. Qualche volto ora mi è familiare, mi aggrego agli australiani e scambio con loro qualche chiacchiera. Scopro, con una punta di invidia, che la sera prima il direttore di gara (quello dell’autodromo, non Masi) li ha portati con la Medical car a fare un paio di giri lanciati sul tracciato. Intanto prendiamo posto e aspettiamo che il bus parta. Mi stupisco ogni volta dell’atmosfera di cameratismo che c’è tra noi uomini vestiti di arancione. Che tu sia al tuo primo servizio o al trentesimo anno, ma soprattutto che tu nella vita vera sia un pensionato o un manager di una società, si trova sempre il modo di scherzare e fare gruppo tutti insieme. Arriviamo in postazione, ci sistemiamo e facciamo un rapido ripasso, non guasta mai. Prepariamo le postazioni come ieri, prova radio e ispezione. Per le 10 siamo più che operativi. Alle 10.15 si aprono i cancelli del paddock 2, entrano in pista i primi cavalli. Anzi, cavallini. Gara uno di F3. Il posto 10, soprattutto in gare con così tanti giovani partecipanti è molto rischioso al primo giro, le possibilità di intervento sono altissime. 30 giovani arrembanti che arrivano tutti insieme a tutta velocità in staccata alla parabolica. La ricetta perfetta per un incidente. Fortunatamente non accade nulla, la gara scorre senza problemi e sta iniziando anche a diventare noiosa. Ecco dai, almeno qualcuno ogni tanto va un po’ largo ma poi sparisce normalmente dietro la curva. Nemmeno il tempo di pensarlo che dalla radio si sente. “Posto 11, una vettura prende il salsicciotto e decolla” Mi racconteranno dopo che questa comunicazione è avvenuta con la vettura di Peroni ancora in volo. Il capo posto della 11 ha avuto il sangue freddo di comunicare l’avvenimento praticamente in tempo reale. Passano alcuni secondi e finalmente arriva una comunicazione dal posto 12.1. “qua tutti bene, adesso controlliamo il pilota” Pilota che per la cronaca è atterrato esattamente contro le reti davanti alla postazione. È veramente un miracolo che nessuno si sia fatto male. Io, fossi stato in loro, almeno le mutande le avrei dovute cambiare. Il resto della mattinata scorre abbastanza velocemente, le ultime prove libere non regalano nulla di interessante e, alternanza tra punta e postazione principale a parte, passano in un batter d’occhio. Le giornate sono molto meno dense rispetto al solito. Questi, in confronto a come siamo abituati, sono giorni di vacanza. Noi alla 10 siamo pure fortunati, abbiamo il cancello sul viale e durante i tempi morti possiamo passeggiare tra la folla, mangiare un panino schifoso a prezzi inverosimili. Insomma una pacchia. Finalmente è ora delle prove ufficiali di F1, si fa sul serio. Sono in punta con la ragazza australiana, ma a questo giro tengo io sia radio che bandiera. Non possiamo rischiare incertezza o errori. Pronti via ed è subito bandiera rossa, Perez è fermo da qualche parte. Si riprende e tutto scorre abbastanza tranquillamente. Inizia il Q3, distolgo lo sguardo dalla pista, le tribune sono gremite, non me ne ero accorto prima. Mi rendo contro finalmente che non sono più uno spettatore. Ho realizzato un piccolo sogno. Sono parte di un weekend di F1, non una parte principale, non una colonna portante, ma nel mio piccolo ho un ruolo anche io. Insomma alla fine potrei essere io quello che chiama in radio un contatto illecito o un sorpasso sotto bandiera. Una chiamata che potrebbe costare una penalità. Sarò anche irrilevante ma potrei avere un ruolo fondamentale. Passa la prima macchina per lanciarsi per il giro veloce, il mio cervello smette di fantasticare e torna sulla terra. Nemmeno il tempo di connettere tutti i neuroni che ho un déjà-vu. Kimi a muro a 50 metri da me. ca**o però, stamattina avevo scommesso con un collega su Giovinazzi. Ancora l’Alfa sbagliata. Si riprende e onestamente noi dall’interno non ci siamo accorti dell’ultimo giro. Dai maxi schermi li vediamo fare i cretini in prima curva, ma quando arrivano davanti a noi sono tutti molto veloci e molto vicini. Occhi spalancati e attenzione a mille. Io controllo l’ingresso e l’australiana verifica la percorrenza, fornendo una visuale differente al capo posto. Una Mercedes, quella di Hamilton, con un sovrasterzo quasi fucila Stroll, per il resto, tutto regolare. Per modo di dire. È POOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOLE POSITION, per citare il telecronista del circuito. Quella vocina fastidiosa che abbiamo sempre nelle orecchie e che purtroppo usa sempre le solite 5 frasi. Noi, in pista ad ogni occasione, non lo sopportiamo più, ma tant’è, c’è una Ferrari in pole a Monza. Il pubblico esplode in un boato. La successiva gara di F2 scorre. DeVries continua a farmi paura, partiva dietro e sta risalendo come un dannato. Anche Ghiotto fa una gara niente male, entrambi andranno sul podio. Il tifo per l’italiano è molto alto, la cosa mi stupisce positivamente. Che la cura Liberty Media stia iniziando a funzionare, rendendo più popolari le categorie minori? Finisce la gara, con gli inni che ancora suonano, noi riponiamo il materiale e ci fiondiamo in Pit lane. Abbiamo mezz’ora per fare quello che vogliamo. Noi decidiamo di avviarci a piedi, non ha senso perdere tempo aspettando la navetta, la corsia box è giusto dietro l’angolo. Noi siamo tra i primi ad arrivare, le vetture sono ancora sotto verifiche. Scopro, con molto stupore, che è vietato fare foto alle vetture in parco chiuso. Un commissario tecnico mi invita gentilmente ad aspettare qualche secondo, il tempo di terminare le verifiche sulla 16. I membri dei team sono veramente molto disponibili. Ho scoperto che l’inglese e la gentilezza ti aprono una marea di porte. Non penso di dover spiegare oltre. Allego marea di foto che valgono più di mille parole. Ah si, il capellone con gli occhiali blu polarizzati sono io, dopo anni di militanza sul forum svelo la mia identità. La giornata è finita, si torna alle macchine con il sorriso. Domani solo gare. Sveglia, colazione, macchina, parcheggio, firma, bus, postazione. Ormai questa routine la conoscete, non starò a ripetermi. Non saprei nemmeno come renderla più avvincente di così. Sette parole in rapida successione, come rapido è lo svolgimento delle medesime azioni. La giornata passa in attesa della gara principale. Nulla degno di particolare nota, al di fuori di un piccolo episodio avvenuto durante le Porsche. Una vettura esce dalla traiettoria ideale e qualcosa colpisce il mio sguardo, si alzano dei pezzettini bianchi o almeno che sembrano bianchi se illuminati dal sole. Corro dal capo posto e segnalo la situazione. Dei detriti in quel punto sono abbastanza pericolosi, ma osservando la pista non si nota nulla. Decide di aspettare a chiamare. In fondo c’è una postazione molto più vicina di noi, se loro tacciono vuol dire che la situazione non è grave. Oppure che stanno dormendo. La gara volge al termine, io e un altro ragazzo, muniti di scopa, corriamo immediatamente sul luogo del misfatto, dobbiamo essere sicuri che la pista sia libera, eventualmente pulirla o nei casi più estremi richiedere l’intervento dei mezzi appositi. Effettivamente qualcosa c’era in pista, il mio occhio non mi aveva ingannato, fortunatamente però erano solo pezzi di vernice staccatasi dai cordoli. Nulla che una bella spazzata non possa risolvere. Domenica per noi è il giorno più noioso. Le gare, dal nostro punto di vista sono noiose. C’è poco spazio per godersi l’evento con attenzione. Noi dobbiamo fare il nostro lavoro. Se avessimo voluto goderci le gare ci saremmo accomodati in tribuna. È difficile trasmettere emozionalmente questa giornata. La tensione è alle stelle, personalmente aspettavo questo momento dal 2009, anno del mio primo GP da spettatore. Dieci anni di attesa snervante, di chiamate e mail all’Aci per avere informazioni sui corsi. Dieci anni di fantasie su come sarebbe stato ascoltare l’inno sulla pista, indossare la pettorina e magari accontentare Seb con qualche “Blue Flag”. Dieci anni che si concludono con le frecce tricolori che sfrecciano sopra la mia testa, disegnando nel cielo il tricolore e riempiendo l’aria di quel rumore assordante che certifica che non sto sognando. La gara me la faccio tutta in punta. Fino a quel momento avevo detestato quella postazione, mi sembrava di stare in castigo, ma in questo caso l’ho chiesto io. Io volevo stare tutto il tempo ad 1 metro dalle macchine in staccata, non mi interessava capire la gara, volevo solo godermi il momento. E così è stato. Per tutti i giri del gran premio ho avuto modo di godermi a occhio nudo l’avvicinarsi e l’allontanarsi delle Mercedes dietro a Charles. Due squali d’argento a caccia della goccia di sangue Rosso. Ho staccato gli occhi dalla pista solo in un momento. Dalla radio sento “vettura 5 in testa coda in ascari”, effettivamente passano Charles e i due squali. Abbiamo una vittima. Lo conferma anche il replay e il boato di disapprovazione del pubblico. Si torna con gli occhi sulla pista, gli squali sono sempre a caccia, ma Charles, forse data la sua giovane età, conosce perfettamente le strategie delle ragazze in discoteca. Gli fa annusare il profumo della vittoria tutto il tempo, quando però Hamilton fa l’inopportuno gli arriva un bello schiaffone che lo rimette al suo posto. Intanto i giri passano. La folla si prepara all’invasione. Noi abbiamo ricevuto la direttiva di non far muovere nessuno fino a espressa comunicazione via radio del questore. La sensazione di impotenza che si prova cercando di arginare una folla di migliaia di persone che cerca di scavalcare le reti è qualcosa che mi lascia tutt’ora interdetto. In quel momento eravamo in due contro mille, ad urlare di aspettare, di non scavalcare e che avremmo aperto i cancelli a tempo debito. Qualcuno ci prova anche ad ascoltarti, quando poi però vedi con la coda dell’occhio una marea di gente che probabilmente ha sfondato il cancello principale e si sta già riversando in pista, non puoi fare altro che smettere di urlare e acconsentire all’invasione. Per noi non c’è nessun podio, nessun concerto e nessuna celebrazione. Noi dobbiamo aspettare il bus. Ma per evitare il panico generale, i bus non partiranno prima che la pista non si sia svuotata almeno parzialmente. Saranno scortati dalla polizia e procederanno a passo d’uomo. Insomma, non usciremo mai. Dopo il Gp, è tradizione per i commissari trovarsi al museo per un brindisi di ringraziamento offerto da Aci. Dobbiamo però prima uscire dalla pista, andare alla macchina, rientrare in pista e parcheggiare alla junior(il piccolo raccordo che collega l’uscita box con l’Ascari). Insomma un’odissea. Io e qualche amico, australiani compresi, dopo esserci velocemente abbuffati e rinfrescati con prosecco di dubbia qualità, abbiamo ancora una missione da compiere. La missione che giovedì è naufragata malamente. Missione paddock 2.0 Riceviamo la soffiata di un varco, a noi accessibile, non controllato. Nemmeno ci rendiamo conto e, attraverso il box Williams, portiamo a termine la missione. Siamo dentro. Come cinesi fuori patria fotografiamo qualsiasi cosa. Io come Alvaro Vitali spio nell’hospitality Ferrari mentre Mario Miakawa esce. La domanda è lecita. Mario, ma si può entrare? Il candore che si stampa sul suo volto e il sorriso che sfoggia, contrasta nettamente alla risposta ottenuta. "Mai, neanche tra un milione di anni, assolutamente no, scordatelo, toglitelo dalla testa, niete, negativo... mmhm, naa, noo, e naturalmente quello che preferisco in assoluto: l'uomo che cade nel burrone: Noooooo... puf…!" (cit.) Vabbeh poco male, c’è tutto un paddock da esplorare. Mi volto e gli australiani stanno parlando con qualcuno. ca**o è Camilleri. Lo abbracciano, fanno foto, mi tirano in mezzo. Diciamo che se volevamo tenere un profilo basso e non farci notare stavamo sbagliando su tutta la linea, e infatti nel giro di pochi secondi qualche guardia si avvicina e ci chiede gentilmente di lasciare l’area. Inizia una lunga trattativa in cui noi per guadagnare tempo e sbirciare ancora in giro ci offriamo di uscire di qua, poi di la, ma no dai, forse meglio di qua. Questo gigioneggiare porta risultati. Io guadagno un sefie con gli pneumatici che hanno portato Charles alla vittoria e un autografo del vincitore. L’autografo, sul libretto dei commissari, me lo tengo stretto, per il selfie con il treno di gomme invece scambio solo in privato al miglior offerente Usciamo Questa volta è finita per davvero. Ma non importa, finalmente posso dirlo. Sono un commissario di F1.
  13. Ocon un metro di paragone troppo scomodo per il buon Nikita, Ricciardo troppo costoso per le ambizioni del team. Entrambi a casa con Hulkenberg che rientra con stile dalla finestra.
  14. Come ho già spiegato nella pagina precedente, non è tanto avere le possibilità di investire, ma quanto effettivamente da quell'investimento ritorna. Per le aziende da te citate, già super conosciute, sponsorizzare un team non produrrebbe alcun beneficio. Non sceglierei il mio prossimo tablet/pc/smartphone in base alla sponsorizzazione, si hanno già altri parametri, ormai radicati nella cultura di massa a fare da discriminante. Microsoft sponsorizza con una partnerchip Renault, ma usa la sponsorizzazione per vendere servizi di analisi dati alle aziende, non sistemi operativi alle masse. Apple ha un posizionamento completamente differente, ha fatto "dell'esclusività" il suo brand. Se hai un iphone hai uno status, motivo per cui tutti si mettono in coda come deficienti la sera prima delle commercializzazioni. Redbull, a differenza di Coca cola, investe perchè ha un posizionamento di nicchia (principalmente sportivi), un gusto che può non piacere e soprattutto se smette di essere sulla bocca di tutti è facile che perda quote di mercato. Già solo se al tg parlano del "pilota della Redbull" o sui giornali pubblicano una foto con la macchina a fianco della notizia, hanno risparmiato milioni per avere lo stesso posizionamento in pubblicità tradizionale e hanno una copertura mondiale al "solo costo" di un team di F1. Coca Cola è la bevanda per eccellenza, ha già fatto in passato questo tipo di marketing, ora è diventato un prodotto standard. Al supermercato la famiglia tipo non si pone la domanda "che bibita gassata prendiamo" ma più probabilmente "la prendiamo la Coca cola" Chi ha veramente interesse a investire in pubblicità in F1 sono le aziende grandi che non hanno però una notorietà diffusa. BWT, Singha, Husky Chocolate, Rokit e via così. Aziende che hanno una distribuzione almeno internazionale, che però offrono prodotti o servizi di nicchia.
  15. @KimiSanton c'è un piccolo errore nella classifica team. Sia Haas che Racing Point sono segnate come 5 nel campionato scorso, mentre la Racing Point arrivò settima.
  16. Non è tanto il prezzo in se della sponsorizzazioni. Ma il valore delle patacche in termini di ritorno sul mercato. Con una quindicina di milioni in Williams ti danno tutta la livrea e ci mettono in omaggio una notte di sesso con Claire.Se non erro Rokit paga 10. Per Amazon ad esempio, sponsorizzare la casa inglese sarebbe meno di una macchia sul bilancio. Ma alla fine cosa ottiene? Al contrario Huski chocolate o la stessa Rokit con la stessa cifra ottengono molta visibilità, pur magari influendo di più sulle loro casse. Scommetto che prima di quest'anno non sapessi dell'esistenza di questi brand. Se per caso in un supermercato ti trovassi davanti una bottiglia si Huski ora potresti essere tentato di provarla, solo perché " questi sponsorizzavano l'alfa, vediamo com'è" È tutta una questione di costi benefici. Huski spende 10 ma gli rientra 11, Amazon spenderebbe 0,1 ma gli rientrerebbe 0,001.
  17. Sta regola non la capisco. Anche se girasse sottopeso, durante le prove libere che influenza ha? Già il solo fatto di effettuare controlli durante le prove, prima del parco chiuso, è ridicolo. Ma addirittura penalizzare qualcuno così duramente per una stupidata del genere mi sembra fuori dal mondo. Perché ai team va bene così?
  18. Mah alla fine mezzo cancello non è. È stato difficile metterla a punto e tramutare in realtà quello che dicevano i dati della galleria/cfd e molto probabilmente per via delle gomme. Una volta capito come affinare tutto, la macchina proprio schifo non fa.
  19. Se uno tra Hamilton o Bottas non fa tutte e 3 le prossime pole, Leclerc ha vinto il trofeo pole FIA. In realtà già se non c'è una Mercedes in pole al COTA il monegasco si potrà fregiare del titolo. Poca roba perché è un trofeo di cartone, ma sarebbe il primo non Mercedes a vincere questo premio da quando è stato istituito. I Mercedes sono ancora in gioco perché hanno più secondi posti in griglia di Charles. Se Bottas facesse tutte e 3 le pole, con Leclerc sempre secondo, andrebbero a pari merito sia come pole che come secondi posti e la discriminante verrebbe dal terzo posto in griglia con il finlandese che batterebbe il monegasco per 4 a 3. Al contrario se Hamilton facesse tutte e 3 le pole, batterebbe in ogni caso Leclerc per secondi posti.
  20. Ni...Manley è uno dei “kids” di Marchionne. Uno che deve a Sergio praticamente tutto, uno che probabilmente ha sempre condiviso con Marchionne le scelte. Se non ci fosse stato un ritorno economico e/o una visione a lungo termine, Marchionne non avrebbe mai investito in Sauber. Per quanto passionale fosse, non era un cretino. Manley magari non è così passionale, ma non penso abbia idee differenti da Marchionne. Anche perché Alfa è l’unico brand europeo di FCA ad avere una possibilità di rompere il mercato dominato dai tedeschi. Tra l’altro, leggendo una biografia di Marchionne ho capito anche che forse il non essere più citato in nessuno degli eventi successivi alla sua morte, sia dovuto ad un suo volere/aspettò caratteriale. C’era il Sergio direttore d’azienda e il Sergio “privato”. Se Sergio non è in fca, fca non parla di Sergio.
  21. Comunque ragazzi sta discussione è assurda. La stessa discussione su una qualsiasi altra possibile innovazione nel mondo sarebbe da manicomio. (Miei interventi compresi) Esempio: Invenzione delle finestre con doppio/triplo vetro - Hanno appena testato delle finestre con vetro doppio, più isolanti sia termicamente sia acusticamente. Certo, i telai non sono ancora perfetti, qualche spiffero passa ancora ma in termini di comfort è un enorme passo avanti. -no, non esiste. Le case sono state fredde e rumorose per anni, se uno vuole stare e fare il principino al caldo va in albergo. -Ma stiamo scherzando? Ho già dovuto sopportare tutte le innovazioni costruttive, quando c’era il tetto in paglia non si lamentava nessuno d’inverno. Anzi, quando pioveva si ringraziava di averlo un tetto. -si va bene, però che cambino nome agli edifici. Non sono più case ma Bunker con pareti trasparenti. - non comprerò mai più una casa in vita mia. Ho comprato maglioni per anni per stare al caldo e tappi per le orecchie per non sentire i rumori e adesso sarà tutto inutile. Questo è veramente troppo. Ecco più o meno a leggerci la percezione è questa.
  22. Lo sporco lo hanno anche in America e stando alle mie informazioni, piove anche oltre oceano. In F1 non era stato implementato perché Vettel aveva commentato negativamente a causa di riflessi e distorsioni ottiche. Cosa che questa versione pare non avere. Sono gli stessi dell'Halo visto che lo screen ha la medesima altezza. Vedi ultima foto postata, la banda rossa è l'Halo/copre l'Halo.
  23. Nemmeno abitacolo chiuso è sinonimo di sicurezza. Tra la morte di Senna e quella di Hubert probabilmente mi vengono in mente più piloti morti in una vettura chiusa piuttosto che una Formula. Considerato che Hubert è morto per cause extra Halo/Cupolino e Bianchi probabilmente sarebbe morto lo stesso per la decelerazione subita. Solo Wilson e Surtees Jr si sarebbero salvati con una soluzione del genere. Wheldon forse, ma forse no. Dal momento che la soluzione adottata in F1 non è la migliore possibile, non vedo perché non si debba lavorare per trovarne una migliore. Non è che se il muratore ti fa il muro storto e tu ti lamenti, lui poi ti manda a cagare al grido di "se lo volevi dritto chiamavi Renzo Piano". Si può sempre lavorare per trovare una soluzione migliore. Concordo che questo al momento risulti sgraziato, lavoreranno e troveranno una soluzione migliore. Solo sperimentando può esserci progresso. Se poi una qualsiasi soluzione DISPONIBILE possa contribuire anche solo a salvare una vita nel corso del suo utilizzo, è giusto che questa venga implementata. Ricordo la super polemica prima dell'halo e ora quasi manco lo vediamo più.
  24. Il mondo è cambiato. Ma nemmeno tanto. Provate voi oggi a lasciare a casa Verstappen, Hamilton, Vettel e compagnia bella. Così come le squalifiche dei campionissimi del passato erano comunque cosa rara. Quelli in primis sono macchine da soldi, sia per i team sia per Fia e F1 stessi, sarebbe come tirarsi una mazza sui gioielli. Il rischio eventuale poi diventa di squalificare Verstappen prima del Gp d'Olanda o un pilota in lotta per il mondiale, magari pure per una decisione arbitraria o poco condivisibile (tipo Canada) diventa poi un'arma a doppio taglio. Nel 2012 fu squalificato Grosjean perché volò su Alonso, ma a già solo a piloti invertiti Alonso sarebbe stato al via in Italia tranquillamente. Se vogliamo tutte le misure di sicurezza adottate nel corso degli anni fanno parte della "cultura che la sostiene". Adesso ci si sente liberi di fare quello che si vuole, tanto c'è l'Hans, il casco nuovo della Fia, la cellula di sicurezza nella vettura, l'Halo, le barriere Tech Pro. Alla fine sapere che la balla di fieno in uscita curva 2, unita al casco di latta e alla struttura in cartapesta della vettura, non riuscirebbe a salvarmi la vita, sarebbe sicuramente un fortissimo deterrente a fare manovre sconsiderate, anche più forti di una squalifica. Se iniziassero con le squalifiche arriverebbero a pioggia, perché di manovre pericolose ne vediamo ad ogni sessione. Non puoi punire uno per un contatto e non punirne un altro perché nonostante tutto non è successo niente. Andrebbe punita la manovra pericolosa a prescindere dalle conseguenze. Solo che poi entra in gioco il giudizio dei commissari, Vanzini inizia a sbraitare "LASCIAMOLI CORREREH LASCIAMOLI CORREREH", il tifoso della domenica si lamenta e fanculo sicurezza. La soluzione non c'è. O si punta alla sicurezza e si accetta un maggior livello di imprudenza dei piloti, oppure si cede un po' di sicurezza per lasciare maggiore consapevolezza nei piloti. Oggi i fatti come Bianchi o Hubert sono casi eccezionali, io stesso mi aspettavo di vedere Hubert uscire dalla vettura con qualche contusione e mezzo rintronato per la botta. Anche lo spettatore è abituato a vedere incidenti paurosi senza conseguenze. Ormai non si associa più Motorsport a pericolo, o almeno non è tra i primi collegamenti che si fanno. Questo porta tutti a prendere tutto con più leggerezza.
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