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Bigmeu

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  1. Bigmeu

    Ferrari SF21

    Finchè il comparto stradale andrà bene, non avranno mai interesse nell'avere un reparto corse vincente. Stanno capitalizzando adesso il periodo dei primi 2000. Con chi, al tempo giovane e squattrinato, ha sognato di possedere una Ferrari guardando Michael vincere e oggi può permettersi di realizzare quel sogno. Quando la generazione di quelli che hanno segnato di possedere una Rossa volgerà al termine allora saranno ca**i.
  2. No, non siamo dei complici perché in primis non eravamo con te e non abbiamo la certezza della tua affermazione e soprattutto perché l'uso personale non è reato. Se però spacciassi e noi, per qualsiasi ragione, accettiamo dei soldi da te di cui conosciamo la provenienza, si, questo farebbe di noi complici e anche riciclatori di denaro. Soprattutto se poi la polizia ti becca e noi diciamo "no, non ne sapevamo nulla". Se uno è a conoscenza di qualcosa, volendo può anche non fare la spia, ma se a domanda specifica risponde come se fosse estraneo, allora si, c'è complicità.
  3. A parte il già citato rischio d'impresa. La società si evolve e con essa cambiano domanda e offerta. Se sei un imprenditore o ti adatti al cambiamento o chiudi. Quando si passò dal cavallo all'automobile, i maniscalchi si saranno ritrovati senza più cavalli da ferrare. Alcuni si saranno pianti addosso, altri saranno diventati gommisti. Ovvio che non è così semplice, però alla fine va così. O ti reinventi o chiudi e vai a fare il dipendente. Che poi parli come se, finita sta situazione, tutta la popolazione smetterà di uscire di casa. Come detto ci sono una marea di lavori che non si possono fare da casa. Quelli continueranno ad uscire, a pranzare fuori, a bere il caffè al bar come è sempre stato. Non penso poi che in futuro le aziende faranno lavorare da casa 5 giorni a settimana. Sarà probabilmente bilanciato in 3 e 2 o 2 e 3. Quindi la domanda continuerà ad esserci, ma leggermente meno di prima.
  4. @effe non ha senso pensare che l'introduzione massiccia del lavoro da casa porti il datore di lavoro ad assumere in bangla paesi a metà del costo. Se io posso svolgere il mio lavoro da casa, al 90% è perchè il lavoro lo consente e soprattutto perché sono "solo" io persona specializzata/formata/illuminata a poter svolgere quel lavoro, non è quindi importante dove svolgo il lavoro, ma chi lo svolge. Se negli anni abbiamo assistito a fenomeni di delocalizzazione non è certo stato per colpa delle aziende di servizi, dove il fattore umano è ancora importante, ma si sono spostate aziende il cui fattore umano era nullo, in cui dipendenti erano e sono solamente chiamati ad azionare dei macchinari. Poi ovviamente non tutti i lavori si prestano al lavoro da casa. Durante la prima pandemia, mia madre, impiegata in una filiale bancaria, ha fatto 2 o 3 giorni di smart working a settimana. Lascio a te le conclusioni.... Converrai con me che, a meno di non riempire di soldi le case degli impiegati, uno sportello non può operare da casa. Io sono architetto e se le mie idee me le faccio venire in ufficio, a casa o in spiaggia alle Hawaii non frega niente a nessuno, basta che consegni i miei disegni per tempo. Se non consegno però il capo si incazza.
  5. Dal 23 Marzo 2020 giorni in ufficio: 1. Per quanto mi riguarda, facendo un lavoro creativo, avere l'ufficio a casa ha decisamente aumentato la mia produttività. L'idea arriva quando arriva e avere la possibilità di lavorarci in ogni momento è un gran vantaggio, così come non dover interrompere il lavoro ad un orario preciso perché il treno non aspetta. Non conosco i dati precisi sulla produttività, però ad ottobre 2021 dovremmo cambiare ufficio e al momento non è così remota la possibilità che finché i capi non trovano l'ufficio "perfetto", spostino i server da qualche parte e smaterializzino l'ufficio. Quindi penso che tanto male non non stia andando. Il discorso è: Sono/Siamo più produttivi perché lo smartworking effettivamente funziona o solo perchè siamo chiusi in casa a causa pandemia e non abbiamo accesso a svaghi/amici/ecc?
  6. Non chiedermi mai i numeri del lotto
  7. Oggi annuncia il rinnovo. 1 milione per candelina + 4,4 di bonus.
  8. Bigmeu

    Alpine A521

    Ho sempre pensato a lui quando mi immaginavo una rifondazione post Binotto in Ferrari, con un uomo capace ma esterno al mondo della F1. Alpine, se le voci fossero confermate, ha sicuramente guadagnato una pedina importante.
  9. Bigmeu

    Ferrari SF21

    Ci sono stati periodi, soprattutto nel 2017 e 2018, in cui probabilmente la macchina era complessivamente superiore alla Mercedes. Il vero problema è che la macchina non è tutto. Dall'ultimo mondiale vinto, Ferrari ha completamente sbagliato la vettura solo quest'anno e nel 2014, entrambe per str****te fatte a livello di motore. 2009 e 2016 hanno fatto schifo ma sempre terza forza erano, nel 2009 si è perso il 3 posto mondiale per un punto, correndo mezza stagione con una macchina sola. Non sarebbe stato da mondiale, ma sbagliare una macchina è un'altra cosa. La debolezza della Ferrari sta altrove. Strateghi, direzione sportiva e rapporti con la stampa. Negli anni di strategie fantasiose ne abbiamo viste parecchie, quasi sempre riusciamo a metterci in difficoltà da soli e mai una volta siamo riusciti a sfruttare una situazione in pista a nostro vantaggio, se non per culo. Nelle stanze della politica le vittorie Ferrari latitano. Soldi a parte, il team non vince una battaglia politica da anni. E in tutto questo teatrino l'ufficio stampa di Maranello si adopera per far passare tutti ancora più da zimbelli. Mercedes invece spesso ribalta la situazione con le strategie, le cappellate le fanno pure loro, ma episodi puntuali. Le battaglie politiche vinte da Mercedes ormai non si contano più. L'ufficio stampa sa come e cosa comunicare, oltre a saper spesso orchestrare i media a proprio favore per mettere pressione agli avversari. Hamilton non è mai stato e mai sarà avversario Ferrari. I piloti sono avversari tra loro e i team sono un discorso a parte. Mercedes senza Hamilton avrebbe vinto lo stesso, Ferrari con Hamilton probabilmente non avrebbe vinto lo stesso.
  10. Appunto. Su durata e stipendio gli accordi si trovano. Magari anche con soluzioni fantasiose. Sul resto penso non abbiano problemi, dato che gia adesso Lewis fa piu o meno il ca**o che gli pare (tra cui usare e postare foto di una vettura di un diretto concorrente), in un mondo dove addirittura i piloti che fanno gaming su twitch non possono manco usare una vettura diversa, addirittura Leclerc ha pure dovuto usare camion Iveco mentre passava il tempo con gli altri 3, o Norris si è dovuto inventare un marchio (Quadrant) per vendere del mechandise senza violare il contratto con Mclaren. Dico solo che mercoledì 7 è il suo compleanno #Blessed #3MoreYears #BestGift #BestTeam
  11. Bisognerebbe vedere qual'è il periodo di ritorno eventualmente anche di mareggiate più forti. Se questa potenza non si vedeva dal 79, può essere che una più potente non si veda dal 1930 e abbia un periodo di ritorno di circa 100 anni. Questo vorrebbe dire che nei prossimi 15 anni è altamente probabile che succeda un evento ancora più catastrofico. Ovviamente parlo per assurdo, però effettivamente se ci sono dei lavori da fare, tanto vale sfruttare l'occasione per pararsi il sedere anche per il futuro.
  12. Onestamente non penso faccia differenza. Alla fine bene o male quasi tutti perdono i primi 15/20 minuti, giro d'istallazione escluso. Il problema si pone in caso di bandiera rossa prolungata, perché un indicente ad inizio FP2 praticamente fa buttare la sessione a tutti.
  13. Scopro solo ora questa discussione (per i miei standard è comunque un record). Di cose ne avete già dette parecchie e su molte delle quali mi trovo d'accordo. Io sono "appena" (3 anni) uscito dall'università (architettura) e concordo con chi dice che ci sono università propedeutiche ad una professione mentre altre sarebbero da classificare come "amore per la cultura". Gente che si laurea in lettere, a meno di ambire ad un posto da insegnate, non vedo quali sbocchi lavorativi possa immaginarsi dopo la laurea. Dipende quindi qual è l'attitudine con il quale si inizia l'ultimo ciclo di studi, e quali sono le ambizioni per la sua vita successiva alla laurea. Non mi sembra sia stato detto, almeno non sotto questo aspetto, il fatto che molti giovani scelgono l'università perché dopo il liceo non sono mentalmente pronti al mondo del lavoro e allora scelgono la strada più facile nel continuare gli studi. Questi poi si dividono in due categorie, quelli che bene o male portano a casa il risultato e quelli che sono fuori corso dal primo giorno e usano l'università come scusa per rimandare l'ingresso nel mondo del lavoro e intanto vivere alle spalle dei genitori. Genitori che però hanno le loro colpe. Perchè la mia generazione (io sono del 92) è cresciuta con il mito della laurea. "laureati che è importante" laureati che troverai lavoro" "laureati che altrimenti non sei nessuno" , è ovvio che molti, pur non avendo voglia o attitudine si cimentano o si sono cimentati in corsi di laurea di dubbio valore. Uscendone si con un pezzo di carta, ma non veramente spendibile nel mondo reale. Questo poi porta ad un'altra conseguenza. "Io sono laureato" quindi quel lavoro non lo faccio. Ne conosco molti che pur essendo laureati in scienza delle merendine fanno i supponenti con alcune posizioni lavorative solo perché laureati e purtroppo possono permettersi di farlo perché non hanno realmente bisogno di un'entrata mensile o semplicemente danno la colpa al sistema. Per dire, anche la mia disciplina, a seconda del ramo che si prende può essere assimilabile o all'ingegneria o al decoupage. È chiaro che se una persona sviluppa le proprie competenze nella direzione in cui va il mercato del lavoro avrà più possibilità di trovarne uno dopo la laurea. Se uno sceglie solo per passione (o pigrizia) poi si ritrova a lamentarsi che nessuno vuole pagare 1000€ un architetto per farsi dire di che colore scegliere le mattonelle del bagno. Ci sarebbe anche da discutere sul fattore numero chiuso nelle università. Che al contrario di quanto sostenuto da molti io penso vada esteso e, per alcune facoltà reso più restrittivo. Vero che l'università deve essere accessibile a tutti, ma non per questo tutti dovrebbero usufruirne. Vero che la cultura e l'istruzione sono e devono essere per tutti, ma è altrettanto vero che se uno non riesce a mettere in sequenza due verbi coniugati direttamente vuol dire che il suo livello d'istruzione non è adeguato a quelli che sono gli standard universitari, che poi sono gli stessi che dopo aver ottenuto una laurea di dubbia utilità pretendono di fare il dirigente d'azienda o di essere troppo qualificato per svolgere un qualsiasi lavoro normale. Per concludere e provare a tornare in argomento. Non penso si possa valutare con pro e contro la scelta universitaria. Tutto va rapportato alle proprie aspirazioni di vita. La cultura non ha mai ammazzato nessuno, l'importante è fare l'università "per trovare lavoro". Penso che si possa riassumere tutto in base all'obiettivo finale. Se l'obiettivo finale è trovare un lavoro a caso, allora meglio risparmiarsi i 3 o 5 anni di studi e iniziare a cercare subito. Se l'obiettivo è trovare un lavoro specifico per cui serve un titolo di studio, ovviamente un università mirata è la scelta corretta. Se l'obiettivo è studiare per il piacere di farlo, a fine corso di studi si sarà più colti ma probabilmente non si avrà in mano nulla di valido nel mondo reale.
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