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luke36

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Everything posted by luke36

  1. luke36

    Bruno Senna

    E a me pare che in quel punto della pista, Di Resta non necessitasse di allargarsi cos? tanto per impostare la curva a sinistra. Almeno vedendo i passaggi in quel punto.
  2. luke36

    Bruno Senna

    Oggettivamente Bruno non stava nemmeno tentando di passare Di Resta. Direi invece che Di Resta ha fatto una manovra che poteva benissimo essere non eseguita, dal momento che Bruno non lo stava nemmeno attancando.
  3. Su internet c'? tanto materiale e quindi ho pensato di aprirci in topic. Si ..... vedere la pubblicit? in televisione delle automobili http://www.youtube.com/watch?v=O6t_-3d49w8&feature=relmfu http://www.youtube.com/watch?v=jOkOxkApWdY&feature=relmfu http://www.youtube.com/watch?v=9sNs-efQ6g0&feature=relmfu
  4. luke36

    Bruno Senna

    .. non sono pi? moderatore ma ..... inviterei a rientrare in topic.
  5. luke36

    Bruno Senna

    Senna slams di Resta for pushing him off the track ESPN Staff Bruno Senna was left fuming at Paul di Resta after the Italian Grand Prix following an incident in which he was forced off the track on the approach to the second chicane. The clash of wheels occurred early in the race and lost Senna a place as he ran across the run off area and rejoined the track in 11th. He said similar moves had been punished, drawing comparisons to Romain Grosjean's start line move at Spa-Francorchamps and Sebastian Vettel's move on Fernando Alonso later in the race, but did not want to question the stewards' decision. "It was pretty clear," he explained. "I had the front wing of my car next to his car and then under braking he squeezed me off the track and we touched. Fortunately we didn't launch each other. For me a driver has been banned for a race for doing something similar to that and even Sebastian Vettel got a drive-through penalty for doing something similar to that. It is the stewards' decision and we respect it, but I don't think what Paul did was right. Sometimes we make errors in judgement, but it's up to the stewards to decide." Asked if he expected di Resta to get a penalty, he replied: "What I expected was for Paul to give me space. I don't expect anything from the stewards because it's their decision and not mine. But I don't push people off the track and that's what I expect of my competitors." He said he would raise the issue at the next drivers' briefing to understand what is acceptable going forwards. "It's important to raise these points and try to understand why the decision was taken one way and the other was taken another way. We'll see but it won't change the result of today but hopefully it will change the result of similar situations in the future." Senna went on to finish tenth, but felt a better result was possible. "It's good to score a point. I think this is one of the tracks that we weren't so optimistic about our pace. I think scoring a point was a good achievement, but even looking back at our own race, if we were more aggressive with the strategy at the first stop then we could have scored more points by gaining track position. We were afraid of running out of tyres, but in the end track position was everything and we needed to be there to do it. It's a lesson learned for me as well to do it and learn how the tyres feel and give the team good feedback. But from now on we go back to the tracks that use maximum downforce and that's where are car feels most at home."
  6. luke36

    Bruno Senna

    Thanks Bruno for posting ! It is a real honour for all of us !
  7. luke36

    Bruno Senna

    Video ? Vediamo i due pesi / due misure
  8. luke36

    Bruno Senna

    Esatto. Io continuo a pensar male.
  9. Lo sappiamo che per te Bruno ? un a m***a. Lo abbiamo capito da tempo e in tanti.
  10. A me sembra che la Lotus debba fare un monumento a Kimi. E' lui che la tiene a galla. Direi stagione eccellentissima di Kimi !
  11. luke36

    Bruno Senna

    Direi che la strategia ? stata molto discutibile. Maldonado ha dimostrato che con due si andava pi? veloce.
  12. .. non ? che replicate una cena domani sera ? Nel caso vi raggiungo a Monza per le 20.45 (Tutor permettendo)
  13. Si dice che questa impronta rimarr? impressa per milioni di anni sul suolo lunare perch? li non esiste il vento. Penso che sia morta una grande parte della storia dell'umanit? insieme a Neil Armstrong. Da Ansa - di Ugo Caltagirone "Un vero eroe americano". Cos? ? stato definito Neil Armstrong, timido e tranquillo ingegnere dell'Ohio destinato per? a diventare un eroe globale: il primo uomo a posare piede sulla luna, nell'ormai lontano 20 luglio 1969. Oggi Armstrong ha lasciato questa Terra, quella che commosso riusc? a contemplare dalla superficie lunare. Si ? spento ad 82 anni per complicazioni cardiovascolari, in seguito ad una delicatissima operazione al cuore subita all'inizio di agosto. "Neil ? stato uno dei pi? grandi eroi di tutti i tempi e ci ha insegnato l'enorme potere di un piccolo passo", sono state le parole del presidente statunitense, Barack Obama, che insieme alla First Lady Michelle si ? detto "profondamente colpito". La costernazione per la scomparsa del primo 'moonwalker' della storia coinvolge ogni angolo del mondo. Insieme a Edwin 'Buzz' Aldrin e Michael Collins quel giorno di 43 anni fa emozion? un'intera generazione. E le sue prime parole, appena toccato il suolo lunare, sono rimaste impresse nella memoria e nei libri di storia: "That's one small step for [a] man, one giant leap for mankind", un piccolo passo per un uomo, un balzo da gigante per l'umanit?. Si coronava il sogno del presidente americano John Fitzgerald Kennedy a cui, in piena guerra fredda, l'Unione Sovietica aveva lanciato il guanto di sfida anche sul fronte della corsa allo spazio, lanciando in orbita nel 1957 il satellite Sputnik. Ora l'America aveva vinto. Il simbolo di questa vittoria era proprio Armstrong che, in quelle ore passate sulla Luna, insieme ad Aldrin raccolse reperti, scatt? fotografie, fece esperimenti, gettando le basi per la futura esplorazione dello spazio. Dopo di loro altri dieci astronauti americani lasciarono le loro impronte sulla luna tra il 1969 e il 1972. Armstrong mostr? anche un enorme coraggio, lui che alcuni amici di infanzia ricordano come un giovane un po' 'nerdy', imbranato: quando il computer del modulo lunare Eagle in fase di atterraggio fece le bizze, prese i comandi manuali e si rese protagonista di un atterraggio mozzafiato: "Houston, qui Base della Tranquillit?. L'Aquila ? atterrata", disse alla fine della spericolata ma decisiva manovra, facendo tirare a tutti un sospiro di sollievo. Anche ai milioni di telespettatori che in tutto il mondo seguirono - in bianco e nero - l'evento. Forse il primo grande evento mediatico globale della storia della televisione. Armstrong, nato in Ohio da genitori di origine tedesca, ? rimasto schivo e poco avvezzo alle luci della ribalta anche dopo essere andato in pensione. Ha continuato a insegnare all'universit? e le sue apparizioni negli anni sono state sporadiche. Solo nel 2010 fece parlare di s? per essere per la prima volta intervenuto nel dibattito politico, criticando la politica spaziale dell'amministrazione Obama che, in tempi di crisi economica, aveva secondo lui indebolito il ruolo della Nasa promuovendo la corsa allo spazio da parte delle compagnie private. I problemi al cuore lo avevano costretto ai primi di agosto ad un delicato intervento per installare un bypass. Sembrava tutto fosse andato per il verso giusto, come la stessa moglie Carol aveva confermato. "Lo spirito pioneristico di Neil gli ? stato utile in questo momento difficile", erano state le parole del numero uno della Nasa, Charles Bolden. Ma stavolta Neil non ce l'ha fatta. E ora l'America, ma non solo, piange il suo eroe. Da Ansa - di Patrizio Nissirio Neil Armstrong, il comandante dell'Apollo 11, l'uomo che il 20 luglio del 1969 lasci? la prima impronta sulla Luna pronunciando la celebre frase "un piccolo passo per un uomo, un balzo gigantesco per l'umanit?", era nato in un piccolo paese dell'Ohio, Wapakoneta, nel 1930. La sua passione per l'aviazione era iniziata con un volo in aereo a soli sei anni, e quando nel 1950 scoppi? la guerra in Corea, il giovane Neil abbandon? gli studi all'universit? per diventare un pilota di marina, terminando quel conflitto con ben 72 missioni al suo attivo. Dopo la guerra si specializz? nei test di nuovi aerei, come l'affusolatissimo X-15, che port? a 38 miglia di altezza, quasi nello spazio. Armstrong entr? quindi a far parte del primo gruppo di astronauti civili in forza alla Nato: il primo volo, sulla Gemini 8 nel 1966, fu un mezzo disastro. Solo la freddezza di Armstrong evit? che la navicella - un guasto a un propulsore inizi? a farla roteare a grande rapidit? - evit? la tragedia. Il comandante us? un sistema di riserva e la riport? sotto controllo, atterrando nel Pacifico. La missione per la Luna dell'Apollo 11 fu lanciata il 16 luglio 1969. Neil aveva 38 anni, e con lui volarono nella storica impresa Buzz Aldrin e Mike Collins. All'atterraggio, Armstrong disse un'altra frase entrata nella leggenda: "Houston, qui Base Tranquillit?. L'Aquila ? atterrata". Dopo il trionfale allunaggio e il ritorno a terra, che coronarono il programma spaziale Usa lanciato da John F. Kennedy, Armstrong spar? di fatto dalla vita pubblica. Lasci? la Nasa e and? ad insegnare ingegneria all'Universit? di Cincinnati; pi? tardi avrebbe fatto parte di consigli di amministrazione di varie aziende aerospaziali. Armstrong ricomparve in pubblico per il 30.mo anniversario dell'impresa dell'Apollo 11, quindi per il quarantennale, in occasione del quale lui, Aldrin e Collins furono ricevuti dal presidente Barack Obama. Lo scorso novembre era stato insignito, insieme ai compagni, della Medaglia d'oro del Congresso, la pi? alta onorificenza civile statunitense. All'inizio del mese si era sottoposto a un intervento di angioplastica per liberare una coronaria occlusa, e il decorso era apparso buono. Della conquista della Luna disse: "La cosa pi? importante della missione Apollo fu dimostrare che l'umanit? non ? incatenata per sempre a un solo pianeta, e che le nostre visioni possono superare quel confine, e che le nostre opportunit? solo illimitate". http://www.youtube.com/watch?v=RMINSD7MmT4&feature=player_embedded Da Ansa - Apollo 11 Quelli degli astronauti Neil Armstrong, Michael Collins e Buzz Aldrin sono i nomi pi? celebri dell'impresa che, il 20 luglio 1969, ha portato l'uomo a camminare sulla Luna, con la missione Apollo 11, ma i protagonisti della missione sono stati in realt? centinaia. Neil Armstrong, nato il 5 agosto 1930 nell'Ohio, ? stato il primo uomo a metter piede sulla Luna. Ex pilota di jet per la marina militare americana nella guerra di Corea, era ingegnere aeronautico e pilota civile. Era andato per la prima volta nello spazio nel marzo 1966, con la missione Gemini 8. Michael Collins, nato il 31 ottobre 1930 a Roma, ha pilotato il modulo di comando della missione Apollo 11. Selezionato dalla Nasa come astronauta nel 1963, era andato nello spazio per la prima volta nel luglio 1966, con la missione Gemini 10. Buzz Aldrin ? nato il 20 gennaio 1930 ed ? stato il secondo uomo a camminare sulla Luna. Dopo aver partecipato alla guerra di Corea, ha ottenuto un dottorato in Astronautica presso il Massachusetts Institute of Technology (Mit). Oltre alla missione Apollo 11, ha partecipato alla Gemini 12 nel novembre 1966, dove ha compiuto anche una passeggiata spaziale. Fra gli altri protagonisti dello sbarco sulla Luna, alcuni sono celebri, come il presidente degli Stati Uniti John Kennedy, che il 25 maggio 1961 aveva annunciato il progetto di portare uomini sulla Luna prima della fine del decennio. Fu per? Richard Nixon a vedere il sogno concretizzarsi durante la sua presidenza e la sua firma era accanto a quella degli astronauti, sulla targa che la missione Apollo 11 lasci? sul suolo lunare. L'allunaggio era stato il realizzarsi di un sogno anche per Werner Von Braun, padre del programma Apollo, cos? come quello della sua squadra dell'Agenzia per i missili balistici dell'esercito e poi del Centro per il volo spaziale Marshall di Huntsville. Hanno avuto un ruolo di primo piano anche ingegneri e tecnici del Kennedy Space Center di Cape Canaveral, la base da cui partirono le missioni Apollo: per loro il programma e il suo finanziamento senza precedenti furono una boccata d'ossigeno, dopo le delusioni per il fallimento di tanti esperimenti. Il programma Apollo coinvolse anche numerose aziende, come Boeing, North American Rockwell, Mc Donnell-Douglas. Chi pi? ne ha pi? ne metta.
  14. luke36

    Amici in F1

    Ripensando alla F1 del passato, oltre alle imprese epiche dei piloti, si ricordano anche le amicizie che nascevano e si strutturavano nella condivisione del rischio della morte. Tutto ci? rendeva le corse pi? amate e sentite e sicuramente molto vicine all'appassionato. Di coppie di amici ce ne sono molte. Sarebbe molto interessante poter sviscerare queste amicizie, riesumando vecchi aneddoti, interviste, fotografie e filmati per poter riassaporare il significato di una F1 ancora legata ai sentimenti e alla passione. Una delle coppie che condivise molto al di fuori della pista fu quella formata da Jim Clark e Graham Hill. Si potrebbe iniziare da qui per poi proseguire con Ayrton Senna e Gerhard Berger, Niki Lauda e James Hunt, Jackie Stewart e Francois Cevert, Didier Pironi e Gilles Villeneuve e chi pi? ne ha ne metta. Luke
  15. luke36

    Amici in F1

    Forse anche questa foto merita di stare qui insieme alle altre gi? postate da King.
  16. luke36

    Bruno Senna

    Riporto una intervista pi? completa fatta a Bruno. Sembrerebbe che la "foratura lenta" possa essere ascritta al sorpasso fatto da Bruno a Di Resta, ove c'? stato un contatto (in effetti mostrato anche in televisione). Ora il sorpasso ? avvenuto tanti giri prima del secondo pit. Possibile che non si siano fermati per il cambio, anche nel dubbio ? Inoltre hanno avuto molti giri per prendere una decisione "in tempo". Doppio errore quindi perch? sapevano ! The good and combative race Bruno Senna at the Belgian GP did not deserve due consideration in winning points. The strategy of a single tire change after the start of the test with compounds middle and later replaced by hard, already gave signs that do not yield the expected results in the closing laps and the hole in the right rear and caused a second unanticipated stop. "It was the final nail in our coffin," summarized the Williams driver. No time to recover the lost positions, Bruno completed the 44 laps in 12th place. Neither Bruno nor Williams know for sure what caused the hole. "When I passed Paul di Resta, there was a shock, but the pressure drop was not immediate. So you can not say it was the touch that caused the problem," Bruno acknowledged that throughout much of the race caught disputes fierce with Red Bull - the first Australian Mark Webber and later with German Sebastian Vettel. Bruno came out in 17 and learned to take advantage of the confusion caused by Frenchman Romain Grosjean at the start and that, besides the pilot of Lotus, left out of the race even at the first corner the Ferrari of Fernando Alonso, McLaren's Lewis Hamilton and Sauber of Sergio Perez. "I left well, went outside and braked later when I realized that the cars in front of me took the foot because of the beat. Lane gave a lightened and managed to pass both Red Bull and Ferrari's Felipe Massa." Even "zeroing" in one of his favorite circuits and where did last year his first race for Lotus, Bruno left the Spa-Francorchamps with the feeling that did everything in his power and that the balance of her performance was positive. "I think it went well, both attacking and defending myself as doing the overtaking. We adopt a riskier strategy, decided this morning. Worked in China, here has not worked the way imagined. Earlier, even gave the impression that it would be possible, but even before the tire problem in the performance was not the same with the hard tires, "he said. "Perhaps no practice Friday because of rain, has been lacking in terms of greater experience with the tires." The next weekend, Formula 1 will again be busy in the Italian GP. It was in the fast lane of Monza that Bruno reached last year, thanks to 9th place, two points in the first category.
  17. luke36

    Bruno Senna

    Credo che Bruno quest'anno stia facendo la cosiddetta "gavetta", come si conviene a un "esordiente" (ritengo l'esperienza HRT inutile ai fini della sua crescita e quella con la Lotus di contro deleteria). Quindi ci sta che Bruno non abbia il piglio in qualifica e penso che il problema sia stato sollevato pi? volte e per migliorare deve provare, provare, provare. Cosa che quest'anno fa ma non a tempo pieno. In gara mi pare sia un pilota piuttosto costante. Porta la monoposto al traguardo. Non dimentichiamo che al contrario di Pasto, che ha buttato per sue colpe punti dalla finesstra, Bruno li ha persi per strategie e scelte tattiche sbagliate. Ricordo Montecarlo ad esempio (errore gravissimo che gli ? costato almeno un 7?) e Spa. Nonch? la speronata di MS. Massa che lo butta fuori in Australia oppure Kobayashi che lo sperona da dietro (e si becca pure il DT). Insomma a me pare che Bruno di cappelle astronimiche non ne abbia commesse. Verissimo che deve tirare fuoi i co****ni, soprattutto in qualifica. Non ci piove. Ma qualcosa di buono la sta facendo al suo "vero esordio" in F1. Poi se la Williams vorr? tenerlo o disfarsene, non ? perch? non ha brillato. Ma perch? qualcuno ? pi? sponsorizzato di altri. Maldonado ad esempio: non so quanto sarebbe durato in anni diversi. Si, ti fa il tempone in qualifica ma quante volte si ? perso in gara o ha commesso errori marchiani ? Chi vivr? vedr?. ... perch? il neretto ?
  18. luke36

    Bruno Senna

    Io non parlerei di riconferma o meno. Non credo nemmeno che Bruno si faccia condizionare da questo. Se verr? riconfermato bene, se non verr? riconfermato bene. Insomma non ? che non dormo la notte se penso a Bruno non riconfermato per il 2013.
  19. luke36

    Bruno Senna

    In tutta onest? mi pare che si stia facendo tanto rumore per nulla. 1 - E' OVVIO che ogni pilota non debba "parlare male" della propria scuderia e non DEBBA MAI dire "come sono andate realmente le cose" ma essere sempre diplomatici. E Bruno cos? ha fatto. 2 - Le qualifiche sono il frutto di ipossibilit? a provare. La pioggia non ci voleva e il setup della monoposto era quello che era. Certo ? che io credo a Bruno quando dice che avevano grossi probelmi di aerodinamica. 3 - La "storia della foratura lenta" ? una balla spaziale. Basta aver seguito il live timing. E come gi? scritto, durante il suo lunghissimo stint con me hard, ha sempre girato costante. Ora in presenza di una foratura lenta, le prestazioni sarebbero decadute molto pesantemente. Cos' non ? stato, anche fino al sorpasso di Vergne, segno che il problema era pi? l'usura delle gomme che altro. Il cambio ? stato fatto perch? Bruno non stava pi? in pista. Tutto qui. La speranza di finire con un solo pit l'ha data Rosberg che faceva il "tappo" alle toro rosso. Infatti, appena passato, Vergna ha preso Bruno in due giri " E Bruno ha sempre girato sui suoi tempi. Pertanto direi che la gara di Bruno ? stata rovinata dalla strategia box. Anche una foratura lenta poteva essere rimediata prima e quindi il pit poteva essere fatto prima, se era realmente "lenta". Ma non lo era perch? non esisteva proprio. C'? poco da dire. Bruno era comodamente 7? e con la monoposto che aveva era "oro colato". In Williams non hanno ancora imparato che le gare devono farle sui loro diretti avversari nel costruttore e cio? STR, FI e Sauber. Hanno perso punti "buoni" molto stupidamente (chiedere a Laurent Debout).
  20. Intervista ad Angelo Parilla "Ho scoperto un marziano" ?Ayrton era una persona educata, non rompeva mai, era calmo nei box ma quando scendeva in pista si trasformava e diventava il marziano che tutti conoscevano?. Chi parla ? Angelo Parrilla, 65 anni, fondatore della Dap insieme al fratello Achille e scopritore di Ayrton Senna, tre Mondiali vinti in Formula 1 (1988, 1990 e 1991), tragicamente scomparso a causa di un incidente il 1 maggio di 17 anni fa durante il Gp di Imola. ?Mio padre aveva un amico che era emigrato in Brasile ? racconta Parrilla -. I suoi figli correvano sui Kart: un giorno questo amico mi chiam? e mi disse che aveva visto un talento incredibile. Io investii su di lui e lo portai in Italia. Quel talento si chiamava Ayrton Senna?. Il brasiliano sbarc? cos? nel nostro Paese ad appena 17 anni, ma fece subito capire di che pasta era fatto. ?La prima volta che lo vidi era un ragazzino ? ricorda Parrilla -. Con noi doveva correre il Mondiale di Le Mans. Lo misi su un Kart e dopo cinque giri faceva gi? gli stessi tempi del campione del mondo Terry Fullerton. Era un marziano, una palla di fucile?. La scoperta di avere per mano un vero e proprio fenomeno arriv? per? nel momento della gara. ?Chiaramente sul giro veloce era una scheggia, ma era la mischia il suo elemento naturale. Quando c?era la competizione, si esaltava. In gara faceva ci? che voleva: sorpassi a destra e a sinistra. Per me era un marziano?. Senna ? sempre apparso come una persona riflessiva, pensierosa, quasi al limite della malinconia. ?A volte viveva in un incubo ? ricorda Parrilla -. Eravamo in viaggio per Le Mans e Ayrton mi disse di sentirsi fortunato, perch? aveva i soldi per correre mentre in Brasile tanti bambini morivano di fame. Era il 1978 e questo ragionamento arriv? da un ragazzino di nemmeno 18 anni?. Ma Parrilla, nei suoi anni trascorsi a fianco del campione di San Paolo, ha anche visto un Ayrton sorridente e spensierato: ?Eravamo a Fano per il Campionato Junior. Lui non correva, ma bazzicava nel box. Arriv? una ragazza molto bella e dopo qualche ora spar? con Ayrton. Due giorni dopo si present? a Parma per effettuare dei test. Lo rimandai a casa a dormire perch? era completamente distrutto da quelle 48 ore di fuoco?. Quello tra Parrilla e Senna ? stato un rapporto di complicit? e amicizia anche dopo l?approdo del sudamericano in Formula 1. ?Non passava spesso a Rozzano a causa dei suoi impegni, ma mi telefonava costantemente. L?ultima volta che l?ho sentito fu il gioved? prima di quel maledetto fine settimana a Imola. Mi disse che voleva lasciare la Formula 1, perch? non stava bene alla Williams. Voleva che lo aiutassi a tornare in Brasile per correre sui Kart?. Il destino ha invece spento ogni sogno alle 14.17 del 1 maggio 1994, quando il piantone dello sterzo della sua Williams si ? rotto, facendolo schiantare contro un muretto della curva Tamburello. ?Non credo alla fatalit? ? ricorda tra il commosso e l?arrabbiato Parrilla -. Non poteva succedere una cosa del genere, perch? il piantone dello sterzo non si salda nemmeno sui trattori agricoli. Inoltre la Williams non ritir? la seconda vettura perch? doveva prendere i soldi della partenza. Ayrton ? morto sul colpo, ma fecero la scenetta di portarlo in ospedale per non annullare il Gp. ?The show must go on?, come dicono gli americani?. Un legame, quello tra Senna e l?Italia, che si sarebbe rinforzato al termine di quel 1994, quando il brasiliano si era promesso alla Ferrari. ?Sarebbe andato a Maranello, era gi? tutto definito. La Rossa era un suo desiderio?. Senna lanciato nel mondo della corse da una casa italiana. Senna tragicamente scomparso, ed entrato nel mito dell?automobilismo a soli 34 anni, a Imola. Senna che avrebbe chiuso la sua carriera con la Ferrari. Un filo conduttore che lega in maniera indissolubile all?Italia quello che per molti ? stato il pilota pi? forte e spettacolare di tutti i tempi.
  21. E' ovvio che in ottica Bernie quello che ha fatto Grosjean NON VA BENE. Azzoppare Alonso e Hamilton ? grave e quindi a nocumento del campionato, ove leggasi interessi Ferrari e McLaren. Sono pi? che convinto che Domenicali e Co. abbiano non fatto pressioni, ma molto di pi? per far bannare Grosjean. Rimane comunque il fatto che illfrancese si ? esibito in perle fin qui non certo edificanti e forse ne ? uscito anche illeso dal punto di vista sanzionatorio. Pertanto l'insieme delle motivazioni e soprattutto interessi, ha portatooa una decisione simile che, secondo me, ? esagerata. Non puoi pensare di raffreddare l'agonismo di un pilota con una squalifica. Deve maturare da solo il concetto che le gare non terminano alla prima curva.
  22. Ci sono sempre le presse giganti
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